POVERI

Dal blog di Luigi Fressoia: «Nei secoli e millenni la popolazione al 95% è stata povera, poverissima o in miseria e la Chiesa non mi pare ne fosse ossessionata, oggi che povera è una esigua minoranza (intorno al 10% in questi tempi di crisi, ma povertà relativa nel senso che i disoccupati di oggi mangiano tutti i giorni, hanno una casa, un’utilitaria, il computer, il cellulare e l’armadio pieno di abiti), pare che il restante 90% non esista. Non esista e sia pure colpevole».

GIUSSANI

«Che cosa avrebbe detto don Giussani? Come avrebbe risposto lui, come si sarebbe comportato in questa mia stessa situazione?». In effetti, nel 1993 il fondatore di Cl così parlò: «Non si può dire amo i miei figli permettendo alla società di farne man bassa. Non si può dire amo la mia famiglia, ci tengo alla mia famiglia, permettendo al costume sociale di distruggerla. Occorre il coraggio di difendere questi riferimenti in pubblico associandosi perché senza l’associarsi la debolezza del singolo o del particolare è travolta da qualsiasi forma di potere». Un libro di Gianfranco Amato e Gabriele Mangiarotti cerca di dipanare la questione: «Per l’umano e per l’eterno. Il dialogo con don Giussani continua» (Ares). Per quanto mi riguarda, credo che ogni realtà ecclesiale, oggi, abbia analoghi problemi sia di scelta che di identità.

MILANO

Quando mi trasferii a Milano –io, meridionale- lì per lì ero gasato dal fatto che ci potevo trovare tutto. Mi affezionai, tra gli altri, a un negozio di dvd usati, dove, appassionato di film «introvabili», compravo a man bassa. Un giorno che avevo fatto una vera incetta, mentre il titolare mi metteva la merce in busta mi scappò un allegro: «Eh, mi tratta bene, vero?». Intendevo: visto che sono un cliente fedele e che questa volta ti ho quasi svuotato il locale, mi fai un po’ di sconto? Mi fissò impassibile, raggelandomi: «Perché?». Solo allora realizzai che adesso abitavo a Milano.

PAESICIVILI

Mentre attendo il tiggì, zappico tra i canali e mi imbatto in una tizia che in qualche talkshow sbraita che le nozze omosessuali eccetera ci allineerebbero finalmente ai «paesi civili». Mi viene in mente il seguente pensiero: l’America di Obama scorreggia e a tutti tocca adeguarsi per diventare «civili». Prima i trinariciuti erano di obbedienza moscovita, oggi sono amerikani. Poveracci, deve essere il dna… Il modello è il cane da lager: obbedisce a bacchetta al padrone e ringhia contro chi vuole scappare.

PUBBLICITA’

Ho un cruccio che non so rivolvere. Nella mia villetta al lago ho ben due cassette per la posta. La zona in cui si trova è affollatissima di supermercati. Questi propagandano i loro prodotti in fascicoli di grande formato e molte pagine. Detti fascicoli sono affidati a torme di volantinatori che li infilano in ogni buca da lettere che trovano. Così, ogni giorno le mie cassette sono intasate da detti fascicoli, e la posta vera ha difficoltà a farsi strada nel foro, tanto da sporgere per tre quarti. Quando piove, e là piove spesso, tutta ‘sta carta diventa poltiglia. Talvolta gli avvisi di giacenza all’ufficio postale sono illeggibili perché l’inchiostro è colato via (con conseguenze di incomodi, per me, che non sto ad elencare). Sulle due cassette ho messo una grande scritta: «No pubblicità». Ed ho predisposto, accanto, ben due ampi contenitori in cui mettere la stessa. Ma i volantinatori sono spesso extracomunitari che non sanno leggere l’italiano. O, se sanno farlo, semplicemente se ne sbattono. Appostarsi per minacciarli non serve a molto, perché detti personaggi cambiano spesso e bisognerebbe farlo con ognuno e ogni volta. Così, mi tocca radunare tutta questa carta e farle posto in casa, perché il Comune è virtuoso e la raccolta differenziata ha cadenze settimanali. E, se nel «paper day» sono assente, la carta in casa diventa montagna. Mi chiedo, en passant, se detto sistema pubblicitario porta-a-porta sia davvero proficuo per i supermercati (tutti) che lo attuano. Mah. Voi che fareste al posto mio?