CROCIATE

«Eleonora d’Aquitania accompagna il marito re Luigi VII nella seconda crociata. Lo storico coevo Niceta Coniata annota come al seguito di questa “dama dagli speroni d’oro” vi siano nobildonne in abiti maschili, e per giunta abili nel maneggiare la lancia e l’ascia da guerra. Non basta, troviamo donne fin sui campi di battaglia, come nella battaglia di Dorileo, durante la prima crociata, dove rischiano la vita per portare l’acqua ai combattenti spossati dal caldo di giugno; i cronachisti arabi, soprattutto durante la terza crociata, riportano perfino di nobildonne a cavallo, rivestite della cotta di maglia, armate di tutto punto, che si gettano nella mischia, combattendo come uomini e a fianco di uomini» (cfr. F. Agnoli, M.C. Del Poggetto, «L’altra metà del cielo. Breve storia alternativa delle donne», La Vela, pp. 39-40).

TOGLIATTI

“Palmiro Togliatti, segretario del Pci, era ancora a Mosca in esilio, dove si faceva chiamare Ercoli. In una serata fredda prenatalizia si intrattiene a discutere con la sua segretaria Nina Bocenina, che nelle sue memorie scrive, riferendosi a Togliatti: “Si è dilungato a spiegarmi le caratteristiche particolari della fede e l’organizzazione della Chiesa cattolica. Mi sono sentita smarrita nell’affrontare questi problemi, di cui so così poco. Ho domandato ad Ercoli quando finalmente sarebbero finite queste sciocchezze, e subito dopo mi sono pentita di averlo detto. Infatti il mio capo si è arrabbiato. ‘Non sono sciocchezze, cara compagna Nina! Il cattolicesimo in Italia non è semplicemente la Chiesa. È un modo di pensare, è un complesso intreccio tra la storia e la politica, tra la cultura e la filosofia. Chi non è capace di discutere alla pari con gli attivisti cattolici può essere paragonato ad un agente dei servizi segreti che va nelle retrovie del nemico senza conoscere la sua lingua e il suo regolamento’”
(Raffaele Reina, Formiche.net 11.5.19).

DELVALLE

«In tutti o quasi i Paesi arabi l’africano è visto male, quindi invece di colpevolizzare l’europeo per le cose che accadono lì, bisognerebbe responsabilizzare i Paesi arabi che hanno sempre diffuso una cultura di razzismo nei confronti degli ebrei e degli africani. Già nelle Mille e una notte l’africano veniva visto come un concorrente sessuale. La sorte degli africani negli Stati arabi è sempre stata terribile, però questo non si dice mai. Vogliono colpevolizzare il popolo europeo, l’Italia, la Francia, per un razzismo che colpisce soprattutto i “neri” nei paesi arabi-musulmani» (Alexandre Del Valle, politologo francese associato all’Ipag Business School di Parigi e ricercatore del Center of foreign and political affairs, intervistato da Francesco De Remigis per Il Sussidiario.net, 6.5.19).

PRIDE

Leggo l’elenco dei GayPride programmati dall’11 maggio (Vercelli) al 14 settembre (Novara). Tutti i giorni, anche più d’uno al giorno (il 15 giugno, per esempio, ce ne sono otto), praticamente in tutte le città d’Italia. Leggo su GenderWatch (La Nuova Bussola Quotidiana dell’11 maggio 2019) che l’elenco è per giunta parziale, perché ancora in fieri (per ora sono quaranta). Cortei, più film, incontri, conferenze, spettacoli, dibattiti. Mi chiedo: ma quanti sono i marciatori in Italia? O si tratta di «villaggi Potemkin»? E chi paga? Boh.

CALABRESI

A proposito di pregiudizi. Le donne votarono per la prima volta nel 1946. Alle elezioni amministrative di quell’anno la prima donna sindaco italiana era calabrese. Delle prime undici donne sindaco ben tre erano calabresi, tra cui la cosentina Lydia Toraldo Serra, prima calabrese laureata in giurisprudenza. Tutte e tre erano Dc. La prima calabrese eletta deputato, nel 1963, Jole Giugni Lattari, era del Msi. (cfr. Cnews24.it del 7.4.19).

AGNOLI

A proposito di femminismo e di oscurantismo medievale, ricordiamo «Marta de Codevachi, una meretrix di fine Trecen¬to che si è molto arricchita, e che, una volta penti-tasi, si dedica a opere di beneficenza, come adotta¬re una bambina esposta, Venturina, o donare par¬te dei suoi averi per la costruzione della cattedra¬le: riceverà un funerale solenne, con tanto di pro¬cessione, degno di una nobildonna, e sarà immor¬talata sulla facciata del Duomo di Milano». Questa è solo una delle tantissime chicche storiche che si trovano nel libro «L’altra metà del cielo» (ed. La Vela, pp. 232, €. 15) di F. Agnoli e M.C. Del Poggetto.

AFRICA

«Ammesso e non concesso che il periodo del colonialismo sia stato soltanto una storia di furti di risorse, negli ultimi 50 anni sono stati versati ai paesi africani, per la lotta alla povertà, oltre mille miliardi di dollari. Mille miliardi di dollari. Per fare un confronto, il famoso «piano Marshall» che gli americani promossero per risollevare l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale, consisteva in un investimento di 14 miliardi di dollari spalmati in 4 anni. L’Europa con 14 miliardi è ripartita in fretta, l’Africa con 1000 miliardi fa estremamente fatica a uscire dal sottosviluppo. Possibile che certo mondo cattolico non sia in grado di farsi qualche domanda seria sulla realtà dell’Africa e, più in generale, dei paesi in via di sviluppo?» (R. Cascioli, La Nuova Bussola Quotidiana, 3.5.19).

GULISANO

Il poligrafo ed eclettico Paolo Gulisano, già medico ed esperto di letteratura anglosassone con particolare predilezione per Chesterton e Tolkien, trovatosi in crisi di astinenza un giorno in cui per ben due ore non aveva scritto niente, ha escogitato I Crononauti (Elledici, pp. 168, €. 9,90), inaugurando il suo ingresso anche nella fiction. Si tratta di un romanzo d’avventure per ragazzi, ma pure per gli attempati che hanno letto i classici per la gioventù. Infatti, la miriade di riferimenti còlti & eruditi di cui sono disseminate le pagine potrà, temo, essere lucrata solo dai nati nel secolo scorso, e almeno nella seconda metà del medesimo. Sanno i ragazzi d’oggi chi era Giulio Verne? Hanno letto qualcosa di Sherlock Holmes e di James Bond? Ma non ha importanza, perché le strizzatine d’occhio dell’autore, novello Umberto Eco, troveranno sicuramente chi saprà lucrarle. Paul McGulisan ha immaginato un tempo ottocentesco in cui a un giovane Jules Verne (ma chi sia lo si capisce man mano) appaiono dei «crononauti» venuti con una macchina del tempo da un futuro remoto (20mila anni, notare il numero che si rivelerà ricorrente) per cercare di impedire la catastrofe che in un’epoca imprecisata si abbatterà sul mondo riportandolo all’età della pietra. Con costoro, sparsisi per il pianeta a causa di un incidente di percorso, il bretone Jules vivrà esattamente tutte le avventure che, poi, finita l’avventura coi crononauti, metterà per iscritto diventando un romanziere famosissimo. Insomma, il Nautilus, il capitano Nemo, le settimane in pallone, il viaggio al centro della terra e quello dalla terra alla luna sono state vere esperienze che Jules ha effettivamente vissuto. Anche il giro del mondo in ottanta giorni che, partendo dalla Londra vittoriana, fornisce l’occasione di far comparire il padre di Mycroft (al lettore indovinare il riferimento), che sarebbe l’«M» dei servizi segreti di allora (idem). C’è il fondato sospetto che Gulisano si sia divertito soprattutto lui, a scrivere questa storia zeppa di rimandi. In ogni caso, io mi sono senz’altro divertito a leggerla. I lettori mi scuseranno se, dato l’oggetto, non posso dire di più. In ogni modo, è un’opera che appassionerà i padri. E che potrà essere utilmente girata ai figli. Chissà che non ci prendano gusto e non nasca in loro la voglia di approfondire…