PROFETICO

«Ma per quello che ne so io sono ormai più di due secoli che la Chiesa ha abbandonato la pratica dell’esorcismo. Mi è stato insegnato che la meteorologia ha ormai preso il posto degli “spiriti e delle potenze dell’aria” e che la neurofisiologia ha sostituito egregiamente l’ossessione». Così parla il gesuita Ramon Ruiz-Sanchez in «Guerra al grande nulla» (fantascienza) di James Blish, 1960.

BAND&CHEF

Chissà perché le rock-band sono, e sempre sono state, esclusivamente maschili. Altri ambienti analoghi sono quello delle corse auto e dei grandi chef. Ovviamente, si danno le eccezioni. Ma sono appunto tali. Si noti che non si tratta di ambiti in cui c’erano, prima, preclusioni. Come i carabinieri, per intenderci. Concerti heavy metal: tantissime donne in platea, nessuna sul palco. Mai. Boh.

TOLKIEN

«Le difficoltà provengono spesso da dove meno ce le aspettiamo… perfino dal Signore degli Anelli! Non sai l’ultima? Ebbene: gli eredi del grande Maestro Tolkien ci hanno chiesto migliaia di euro di risarcimento per… aver citato una sola frase del Signore degli Anelli nel contesto del Congresso Mondiale delle Famiglie!» (Jacopo Coghe, newsletter ProVita&Famiglia 29.5.19).

CROCIATE

«Eleonora d’Aquitania accompagna il marito re Luigi VII nella seconda crociata. Lo storico coevo Niceta Coniata annota come al seguito di questa “dama dagli speroni d’oro” vi siano nobildonne in abiti maschili, e per giunta abili nel maneggiare la lancia e l’ascia da guerra. Non basta, troviamo donne fin sui campi di battaglia, come nella battaglia di Dorileo, durante la prima crociata, dove rischiano la vita per portare l’acqua ai combattenti spossati dal caldo di giugno; i cronachisti arabi, soprattutto durante la terza crociata, riportano perfino di nobildonne a cavallo, rivestite della cotta di maglia, armate di tutto punto, che si gettano nella mischia, combattendo come uomini e a fianco di uomini» (cfr. F. Agnoli, M.C. Del Poggetto, «L’altra metà del cielo. Breve storia alternativa delle donne», La Vela, pp. 39-40).

TOGLIATTI

“Palmiro Togliatti, segretario del Pci, era ancora a Mosca in esilio, dove si faceva chiamare Ercoli. In una serata fredda prenatalizia si intrattiene a discutere con la sua segretaria Nina Bocenina, che nelle sue memorie scrive, riferendosi a Togliatti: “Si è dilungato a spiegarmi le caratteristiche particolari della fede e l’organizzazione della Chiesa cattolica. Mi sono sentita smarrita nell’affrontare questi problemi, di cui so così poco. Ho domandato ad Ercoli quando finalmente sarebbero finite queste sciocchezze, e subito dopo mi sono pentita di averlo detto. Infatti il mio capo si è arrabbiato. ‘Non sono sciocchezze, cara compagna Nina! Il cattolicesimo in Italia non è semplicemente la Chiesa. È un modo di pensare, è un complesso intreccio tra la storia e la politica, tra la cultura e la filosofia. Chi non è capace di discutere alla pari con gli attivisti cattolici può essere paragonato ad un agente dei servizi segreti che va nelle retrovie del nemico senza conoscere la sua lingua e il suo regolamento’”
(Raffaele Reina, Formiche.net 11.5.19).

DELVALLE

«In tutti o quasi i Paesi arabi l’africano è visto male, quindi invece di colpevolizzare l’europeo per le cose che accadono lì, bisognerebbe responsabilizzare i Paesi arabi che hanno sempre diffuso una cultura di razzismo nei confronti degli ebrei e degli africani. Già nelle Mille e una notte l’africano veniva visto come un concorrente sessuale. La sorte degli africani negli Stati arabi è sempre stata terribile, però questo non si dice mai. Vogliono colpevolizzare il popolo europeo, l’Italia, la Francia, per un razzismo che colpisce soprattutto i “neri” nei paesi arabi-musulmani» (Alexandre Del Valle, politologo francese associato all’Ipag Business School di Parigi e ricercatore del Center of foreign and political affairs, intervistato da Francesco De Remigis per Il Sussidiario.net, 6.5.19).

PRIDE

Leggo l’elenco dei GayPride programmati dall’11 maggio (Vercelli) al 14 settembre (Novara). Tutti i giorni, anche più d’uno al giorno (il 15 giugno, per esempio, ce ne sono otto), praticamente in tutte le città d’Italia. Leggo su GenderWatch (La Nuova Bussola Quotidiana dell’11 maggio 2019) che l’elenco è per giunta parziale, perché ancora in fieri (per ora sono quaranta). Cortei, più film, incontri, conferenze, spettacoli, dibattiti. Mi chiedo: ma quanti sono i marciatori in Italia? O si tratta di «villaggi Potemkin»? E chi paga? Boh.