Archiviati per May, 1998

Guglielmo Giuseppe Chaminade, un prete tra due rivoluzioni

Il fondatore della Società di Maria, i cosiddetti «padri marianisti», era un semplice sacerdote che riuscì a sopravvivere a ben due rivoluzioni francesi: quella del 1789 e quella, definitiva, del 1830. Essendosi rifiutato di prestare il «giuramento costituzionale» scismatico ai giacobini, fu costretto a nascondersi e ad affrontare mille peripezie per poter svolgere, travestito, il suo ministero. 

Si rese conto che un’epoca si era chiusa e che bisognava rimboccarsi le maniche per ricominciare su basi nuove. Per questo, accantonando i sogni di impossibili restaurazioni del Trono e dell’Altare, si dedicò alle nuove generazioni uscite dalla bufera rivoluzionaria e napoleonica. 

La sua creatura era un corpo di laici e preti che si concentravano sull’educazione, aprendo scuole con criteri pedagogici all’avanguardia. Paradossalmente, le maggiori difficoltà vennero con la Restaurazione. Infatti, la rivoluzione aveva letteralmente eliminato una classe dirigente; fu così che a comandare si ritrovarono gli stessi, riciclatisi con altro nome. Una lezione anche per l’oggi.

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Vita di padre Pio

Quando, più di dieci anni fa, l’editore mi chiese un libro su Padre Pio, mi accorsi con sgomento che sul cappuccino c’erano già centinaia di titoli e migliaia di articoli. Lessi tutto quel che che riuscii a trovare e schedai centinaia di opere. Mi avvidi che l’unica cosa che mancava, nel panorama, era un compendio, una «vita» di Padre Pio completa e, soprattutto, senza peli sulla lingua. Già, perché molte delle opere, scitte da religiosi o da devoti, erano restie su quel che riguardava certi aspetti incresciosi degli impeachment che quel vecchio frate aveva subito da parte del Vaticano (e non solo). Così, stesi una biografia in cui c’era tutto-ma-proprio-tutto, sufficientemente compact perché non risultasse barbosa e inutilmente infiorettata. Ne è uscito l’unico miracolo personale che fino ad oggi Padre Pio mi abbia fatto: quattordici o quindici edizioni, credo, per un libro che continua a vendere perché sempre attuale.

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L’Inquisitore

Pisa, XIII secolo. L’inquisitore Corrado da Tours viene inviato segretamente dal papa in quella città ghibellina per risolvere un misterioso omicidio rituale. C’entra un fantomatico «papa cataro»? O un saraceno ambiguo? O il mago di corte di Federico II, Michele Scoto? In questo romanzo, che fu scritto nel 1987 per dare una risposta kattolica a Il nome della rosa, molto prima di Dan Brown si utilizza la leggenda di Maria Maddalena e dei Merovingi. Cos’è il Graal? Chi ha ucciso la più bella donna di Pisa? Cosa c’entra il conte Ugolino?  Un’avventura mozzafiato e storicamente documentatissima che è stata tradotta in quattro lingue ed ha avuto finora quattro diverse edizioni italiane. Sono in corso trattative per farne un film.

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