Archiviati per May, 2002

L’ombra sinistra della scuola

Memorie frustrate di un insegnante di scuola secondaria a cavallo del Sessantotto. Nel senso che prima del Sessantotto era stato un liceale nel Sud, dopo un insegnante. Tutto è cambiato. Un capitolo sì e uno no, l’«armarcord», il «come eravamo»: felici e spensierati quando tutto era vietato. Poi, la scuola vista dall’altra parte della cattedra: un circo equestre senza gabbia. Tutto è raccontato, anno per anno, da un disgraziato che voleva solo insegnare. Ma che è stato costretto a scappare per salvarsi le coronarie e dall’esaurimento. Un libro che è diventato un cult per l’associazione psichiatrica milanese che si occupa di burnout, cioè di insegnanti scoppiati. Le tragicomiche (ma veritiere) avventure di un insegnante nella scuola italiana del dopo-Sessantotto.

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Cianciana

Si stava meglio quando si stava peggio? L’autore è nato in un paesino siciliano, e ricorda com’era la vita in un borgo contadino degli anni Cinquanta. Con le nonne che parlavano a colpi di proverbi, i preparativi e i rituali per i fidanzamenti, la vita in mezzo agli animali e in campagna, la mentalità religiosissima, le feste, l’allegria di un mondo senza televisione e senza «liberazioni». L’emigrazione, la disoccupazione, la fame anche. Ma la gioia rassegnata di chi sa che la vita è bella perché non è tutto. Un microuniverso con tanti bambini e pochi vecchi, dove l’educazione era risolta per le spicce, a mano, eppure nessuno cresceva frustrato o depresso o represso. Un Uomo Chiamato Cavallo nella tribù di Cianciana, a ridosso degli anni del boom (un boom che laggiù non arrivò mai) e prima, grazie a Dio, del Sessantotto. Chi non è nato prima, non saprà mai come può essere dolce la vita.

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Io e il Diavolo

La Mondadori mi chiese di cimentarmi con la vita di s. Antonio di Padova vista da un laico. Doveva essere una collana di vite di santi scritte da scrittori di un certo grido. La collana non ha avuto molto successo ed è stata sospesa. Sì, perché l’unico libro che aveva venduto bene era stato il mio. In effetti, dovetti pensarci a lungo, perché il problema era il taglio: su quel santo era già stato detto tutto (anche se pochi lo conoscono a fondo). Così, decisi di fare una «autobiografia», facendo parlare il santo in prima persona. Ed evidenziando quel che di lui nessuno conosce: la demonomachia, per esempio (le sue lotte col demonio). Di questo «santo dei miracoli» in genere si pensa che sia bravo a far ritrovare le cose perdute. Ma non si spiega perché, dopo la Madonna, è quello che ha il maggior numero di luoghi e città intitolate al suo nome. Non c’è chiesa che non abbia una sua immagine. Nessuno conosce le sue lotte contro gli eretici catari, né il fatto che sia stato lui a convincere s. Francesco a permettere lo studio ai francescani. Lo sapevate che è anche Dottore della Chiesa? Nemmeno si conosce la sua personale crociata contro l’islam. Il risultato è un libro che si legge come una fiction, perché i colpi di scena non mancano. Ma è tutto vero.

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