Cianciana

Si stava meglio quando si stava peggio? L’autore è nato in un paesino siciliano, e ricorda com’era la vita in un borgo contadino degli anni Cinquanta. Con le nonne che parlavano a colpi di proverbi, i preparativi e i rituali per i fidanzamenti, la vita in mezzo agli animali e in campagna, la mentalità religiosissima, le feste, l’allegria di un mondo senza televisione e senza «liberazioni». L’emigrazione, la disoccupazione, la fame anche. Ma la gioia rassegnata di chi sa che la vita è bella perché non è tutto. Un microuniverso con tanti bambini e pochi vecchi, dove l’educazione era risolta per le spicce, a mano, eppure nessuno cresceva frustrato o depresso o represso. Un Uomo Chiamato Cavallo nella tribù di Cianciana, a ridosso degli anni del boom (un boom che laggiù non arrivò mai) e prima, grazie a Dio, del Sessantotto. Chi non è nato prima, non saprà mai come può essere dolce la vita.

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2 commenti

2 Commenti

  1. Fiorella December 30th, 2009 11:07 am

    Leggendo Cianciana mi è sembrato di sentire i racconti dei miei nonni… biellesi!
    Da un capo all’altro dello stivale non esistevano grandi differenze se non nelle lingue dialettali,si somigliano nel significato anche i proverbi!
    La Cultura (quella maiuscola) permeata dalla religione cattolica garantiva da nord a sud dignità, onestà, senso della famiglia, del dovere e della comunità.
    Qui ci fu (il remoto è d’obbligo) in alcune zone l’industria laniera, ma non furono tutte rose e fiori…
    Grazie per averci dato un po’ di Sicilia da amare e finalmente senza la tiritera della mafia che ci hanno propinato in ogni salsa scritta e televisiva!
    Dimenticavo: mi sono caratterialmente specchiata nella sua nonna!
    buon anno

  2. Rino.Cammilleri December 30th, 2009 12:14 pm

    Buon anno anche a lei.

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