Archiviati per April, 2003
Germi
Dunque, uno che se ne intende. L’argomento della pagina era la Sars, la strana polmonite che, come tutte le altre da che mondo è mondo, viene dal solito posto (qualcuno dovrà prima o poi calcolare quanto è costato finora al pianeta, almeno in denaro, subire le epidemie influenzali che, cronicamente ogni autunno, ci invadono rispondendo sempre ai nomi di «Shangai», «Hong Kong», «thailandese» eccetera).
Il Lederberg, dopo aver irriso quanti annunciavano che le malattie infettive erano ormai debellate (poi venne l’Aids, e poi tornarono vecchie conoscenze: lue, sifilide, tubercolosi…), consigliava di accettare – che non è subire – la convivenza. Ma c’è in particolare una sua frase, riferita alla razza umana, che mi ha colpito: «Noi siamo isolati geneticamente dalle altre specie, ma anche rispetto alla nostra diretta discendenza. Le nuove generazioni devono sempre reimparare tutto da capo».
A prescindere dalle intenzioni, mi sa tanto che tutto ciò fa a botte con l’evoluzionismo.
Imagine
Il 19 u.s., cioè sabato santo, ho letto su Il Giornale che il giorno avanti, venerdì santo, il predicatore di casa pontificia, Raniero Cantalamessa, ha pronunciato di fronte al Papa nella basilica di San Pietro un’omelia ispirata alla celebre canzone Imagine del fu John Lennon. Si tratta di un brano ormai largamente adottato come inno pacifista ed eseguito, in certe occasioni, anche nelle adunanze degli organismi Onu. Il testo auspica l’unità mondiale, il che al predicatore pontificio quadra col messaggio evangelico.Non abbiamo sentito l’omelia, ahimè, ma sicuramente il predicatore avrà tenuto conto del fatto che un verso di quella canzone recita «…and no religion too»: cioè, «immagina» come sarebbe bello un mondo in cui non ci fossero divisioni, fame, odio «…e nemmeno religione».Certo, è una canzone, e la licenza poetica permette di ispirarvisi anche in senso lato, augurandosi la concordia religiosa nel nuovo ordine mondiale. Però tanti anni fa, nel mio I mostri della Ragione (Ares, con prefazione di Vittorio Messori), accennai alla globalizzazione antiautoritaria e atea inneggiata da Lennon con la sua canzone, e la misi in nota al capitolo sulTestamento del prete Jean Meslier, pubblicato in Francia nel 1773 quando l’autore si era già suicidato.
Diritto allo studio
Questaragazza virginiana si era arruolata per poter pagarsi gli studi ondediventare maestra. Sì, avete letto bene. Quel che per noi europei è un«diritto» fra i più gratuiti e a portata di mano, per gli americani èambìto traguardo da sudarsi anche rischiando la vita. Non intendolanciarmi in paragoni moralistici sui diversi «sistemi», welfare qui eliberalismo assoluto là, ma solo riflettere su quei nostri studentigrassi e viziati che, anche in una scuola ritenuta “facile” come lemagistrali, devono farsi pregare e promettere doni affinchè si degninodi aspirare alla promozione.
Quando Jessica Lynch avràfinalmente raggranellato la somma necessaria a pagarsi la retta, siamosicuri che passerà i pomeriggi e anche le notti sui libri. Senzabisogno che i genitori la supplichino.
