Archiviati per June, 2003
Anomalia
Anche all’estero il grido dall’allarme per l’«anomalia italiana» risuona, e già da un po’. In effetti, se un magnate delle televisioni e della carta stampata diventa anche capo del governo la libertà, almeno quella di essere informati a tutto campo e non a senso unico, corre dei rischi.
Il mio angoscioso turbamento ha però ceduto il campo alla sorpresa quando ho letto il Corriere della Sera del 15 giugno u.s. In un box nelle pagine interne si riferiva di una lettera circolare inviata a tutti i direttori di testate italiane e firmata da: Cossiga, Andreotti, Fragalà, Guzzanti. Cioè, ilgotha della commissione bicamerale «Mitrokhin». Almeno i primi due, insomma, sono personaggi cui la stampa è solita enfatizzare anche gli starnuti.
Epperò questa gente ha dovuto ricorrere a quel sistema per farci sapere che
a) l’11 giugno si è svolto un convegno in una sala della Camera,
b) al quale erano presenti come relatori «alti rappresentanti della storiografia italiana, esperti militari e significativi esponenti di primo piano delle istituzioni e del mondo politico»,
c) erano presenti anche «inviati di punta delle maggiori testate giornalistiche»,
d) l’avvenimento ha avuto ben quattordici lanci d’agenzia.
Nessun giornale e nessun telegiornale (neanche Mediaset, a quanto pare) ne ha parlato. Cito l’indignazione dei firmatari: «Non una parola! Non un accenno!».
Confesso di aver pensato subito che, molto probabilmente, il tema del convegno doveva essere la pittura rupestre camuna o l’influenza del calo del prezzo della lane merinos sull’import-export nazionale. Poi mi son detto che, anche se così fosse stato, qualcosa doveva pur trapelare. Invece l’argomento era il presunto golpe del 1964 (quello attribuito al generale dei carabinieri De Lorenzo) e la sua scoperta da parte del settimanaleL’Espresso tre anni dopo. Al convegno un colonnello dell’ex Kgb ha rivelato che quel golpe fu una manovra di disinformazione posta in essere dallo spionaggio sovietico per disarticolare i nostri servizi segreti. Una notizia del genere, all’estero avrebbe prodotto un terremoto. Infatti, all’estero non hanno l’«anomalia».
Apertura
Leggo sul settimanale «L’espresso» del 12 giugno 2003 che i missionari della Consolata hanno affidato una rubrica sul loro mensile «Missioni Consolata» a Giulietto Chiesa, «mitico corrispondente da Mosca dell’”Unità” al tempo dell’Urss» (così si esprime Denise Pardo nella spiritosa rubrica «Mass media»). La mente è subito corsa a Gad Lerner che aveva (ce l’ha ancora?) anch’egli una rubrica su «Nigrizia». Voi penserete: ecco, ora tirerai fuori qualcosa di sarcastico sull’argomento, ma è tutta invidia perchè a te i missionari non danno un bel niente.
Che vi devo dire? Ne parlerò col mio direttore spirituale. Ma, in attesa del responso, un pensiero come quello che vado a esprimere non fa male a nessuno: sarebbe bello se la stampa «laica» osservasse la par condicio è offrisse rubriche a giornalisti kattolici. I quali, «a Dio spiacenti e a li nimici sui», rischiano l’emarginazione sia di qua che di là. Laddove quelli «laici» pescano e sguazzano sia di là che di qua. Bella cosa, l’«apertura», certo. Ma non sarà che, a furia di «aperture», si finirà col pigliarsi la polmonite?
No commentsAnziani
Certo che «Famiglia cristiana» è sfortunata. Già certi cattolici “di destra” l’accusano di pendere eccessivamente “a sinistra”; ci mancava quest’altra disattenzione. Sul numero 23 in edicola dal 4-5 giugno u.s. alle pagg. 12-13 è annunciato il dossier «Anziani d’Italia» che sarà allegato al numero successivo.
Alla pagina 12 c’è una foto tuttapagina con un grosso punto interrogativo da una parte e la didascalia: «Anziani: come valorizzarli?». Il fatto è che la foto ritrae un distinto signore occhialuto, cappello in testa sulla pubblica piazza. Veste una bianca tuta da jogging con scarpe sportive in tinta. Sta dietro una bicicletta pure bianca. Trent’anni fa sarebbe stato scambiato per uno dei provos danesi, caratterizzati, appunto, dalle biciclette bianche.
Ma è sicuro che quel signore non sia un ex provo trent’anni dopo perché il giornale che è intento a leggere è italiano. Se ne vede chiarissimamente la testata, che è in primo piano: «L’Unità». Vuoi vedere che si tratta di uno scherzo da prete dell’agenzia pubblicitaria ai danni del popolare settimanale cattolico? Mi si dirà che qualunque testata si sarebbe prestata a equivoci di simpatie politiche.
E’ pur vero che il fotografo poteva benissimo chiedere al soggetto della foto (non può essere un’istantanea, per via della legge sulla privacy) di piegare diversamente il giornale: una foto che voglia essere rappresentativa di tutti gli «anziani d’Italia» dovrebbe essere neutrale; per restare nello spirito della rivista si sarebbe potuto mettere «Avvenire» o «L’Osservatore Romano»… Già (obietterete voi), così il settimanale sarebbe stato accusato di faziosità, di far pubblicità a quelli del proprio lato… Invece, con «L’Unità» l’imparzialità è a prova di bomba.
Giusto, non ci avevo pensato.
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