Archiviati per June, 2003
Una giornata particolare
Un afoso sabato pomeriggio a Monza, traffico, ricerca del parcheggio, un bel pezzo a piedi sotto il sole, giacca in spalla. Poi, finalmente, la penombra e la frescura del monastero di clausura delle suore Sacramentine, di cui non sapevo nemmeno l’esistenza. Il loro è un vero e proprio Ordine (laddove credevo che l’ultimo fosse stato quello dei gesuiti).
Fondato nel 1789, proprio l’anno «fatale» dell’inizio del calvario per il cattolicesimo. Devo presentare un mio libro e, dopo scale e corridoi, arrivo alla grata dietro la quale stanno loro, schierate nei banchi ad ascoltare.
Stranissime suore, vestite da suore. Nero, bianco e, davanti, una lunga stola rosso sangue con un piccolo ostensorio d’oro ricamato all’altezza del cuore.
Adoratrici del SS. Sacramento. Non fanno altro. Quanto di più “inutile” ci sia per le filosofie correnti (dal 1789 in poi). Sono di tutte le età, si va dall’anzianissima alla giovanissima. Ero preparato per una concione erudita, zeppa di note in margine e citazioni. Invece l’atmosfera, subito, mi fa sciogliere, parlo come parlerei a una serata al bar con gli amici, quasi quasi tirerei fuori una sigaretta e stenderei le gambe. Seguono con occhi accesi, sorridono, poi ridono e si danno di gomito, qualcuna sembra non riuscire a reprimere l’allegria.
Sono impressionato dalla gioia che hanno, che faticano a trattenere, cui solo il doveroso decoro impedisce l’esplosione. Suore di clausura. Adoratrici perpetue. Dietro la grata. Com’è, mi chiedo, che nel mondo là fuori c’è bisogno di «animatori» per tenere la gente su di giri? Anche ai bambini servono, sennò si annoiano.
Com’è che qui, dove non entra neanche il sole (il re degli antidepressivi), queste donne hanno lo sguardo più luccicante che abbia mai visto e senza bisogno di colliri cosmetici? Com’è che due ore scorrono senza che me ne accorga e la gioia è così contagiosa che non vorrei più andarmene? Questo solo sono riuscito a scrivere sul libro degli ospiti: «Pregate per me».
No commentsBosch
Il Ddt fa male, la marijuana bene.
Gli omosessuali sono «gai» e gli etero depressi. Un tabaccaio ucciso da rapinatori finisce in un trafiletto sulle «brevi» locali. Un tabaccaio che uccide dei rapinatori va in prima pagina e ci resta. Se un diciassettenne scarica via Internet la foto hard di una sua coetanea è pedofilia. Se ha rapporti sessuali con la stessa gli dicono bravo. Una donna che si prostituisce in casa o in strada è una puttana. Se lo fa sotto i riflettori e con tanto di regia è una onorata pornostar.
Un poliziotto pestato a sangue da utopisti non viene neppure nominato dai giornali. Se lo stesso pesta un utopista, va in galera. Se sfascio un bancomat per diletto vado in carcere. Se lo sfascio dopo essermi definito «disobbediente» no.
Se uccido un poliziotto dopo essermi autodefinito «brigatista», dopo un certo periodo di «prigionia politica» (di solito breve) divento stimato conferenziere e memorialista. Se fondo un’associazione chiamata «Nessuno tocchi Abele» mi linciano, prima a mezzo stampa e poi davvero. Se fumo una sigaretta comprata coi miei soldi ci sta che mi picchino e mi denuncino e mi multino. Se mi inietto eroina la società spende miliardi per «recuperarmi».
Se mando i miei bambini a mendicare vengo arrestato e loro dati in affido. Basta che mi travesta da zingaro e la mia «cultura» diverrà rispettabile e rispettata. Se prendo a calci un cane vado in galera. Se sgozzo una capra… Va bene, amici lettori, basta così. Il resto mettetecelo voi. Se la fantasia non vi aiuta, ponetevi davanti a un quadro di Bosch, uno di quei «mondi alla rovescia» in cui il pittore intendeva rappresentare l’anticamera dell’Inferno.
1 commentCasa delle Libertà
E’ la difesa non tanto della Libertà col maiuscolo (quella cosa astratta e giacobina che si risolve sempre nel suo contrario) quanto delle libertà, minuscole e concrete, di cui la Casa in questione è paladina a farmi prendere carta e penna.
Sì, perché questa ossessione antisigarette (nata negli Usa come il Sessantotto e, come il Sessantotto, qui importata dalle sinistre, che sono antiamericane solo quando gli americani fanno qualcosa di buono) si è trasmessa non pari ma maggiorata nel governo di centrodestra, e va sommata a quella delle «domeniche a piedi»: anche questo, discutibile «vanto» di molte amministrazioni del Polo.
Gli effetti del proibizionismo all’americana già si vedono sui ragazzini, che si mettono a fumare per «trasgressione». Non c’è psicologo che non possa informare chi di dovere di questa banalissima verità: certe cose, con gli adolescenti, più le si demonizza e peggio è; vanno, semmai, trattate con noncurante disprezzo, quasi roba da «superati», se si vuole ottenere l’effetto desiderato.
Riguardo alla famosa esibizione «satan-spaghetti» del cantante Marilyn Manson, fior di intellettuali liberali hanno riesumato il volterriano «…non sono d’accordo ma darò la vita…». Invece, sull’ondata di divieti che sta per abbattersi su di noi, zitti e mosca. Parlo da fumatore? Sì, ma che smetterà per meri motivi economici, visto che i rincari, come ai bei tempi dei governi di centrosinistra, vanno a finire sempre e solo lì: venti sigarette del valore venale di -forse- cinquecento vecchie lire oggi ne costano seimila. Per la gioia (si fa per dire) dei pensionati, quelli che, data l’età, sono rimasti legati a quell’unico, innocente, vizio dei tempi in cui nelle caserme c’era un cartello (parlo da testimone oculare) sui vantaggi (sì, avete letto bene) del moderato uso del tabacco. Stilato da medici.
Oggi, quegli stessi medici dicono che fa male anche il fumo «passivo» e mettono zizzania fra i cittadini alimentando la tendenza al talebanaggio nei già affetti da salutismo compulsivo. Un governo che si sbraccia per le piccole e medie imprese, perla e sostegno della nostra Italia, ora costringerà bar, pub, negozi, ristoranti, alberghi e quant’altro a respingere metà dei propri clienti, portando alcuni esercizi sull’orlo del fallimento.
Mi spiace dover riesumare quel giro mentale da ex sessantottino che avevo ripudiato, ma la campagna antifumo «americana» è così violenta e pervasiva da indurmi a chiedere: cosa c’è dietro? Qualcuno ha comprato ettari di deserto a pochi soldi per coltivarci marijuana (che, guarda un po’, adesso viene presa sul serio a «scopo terapeutico»)? Già: quando i produttori di sigarette dovranno riconvertire i loro impianti, cosa arrotoleranno, droghe «leggere»?
Mi si dirà che questa è fantapolitica. Va bene, ritiro tutto. Ma insisto nel dire che dalla Casa delle (delle!) Libertà mi aspettavo dosi maggiori di libertà, non divieti a raffica. Io non voglio morire (perchè prima o poi mi toccherà) coi polmoni puliti. Come quel trentenne che attraversò mezzo intercity per costringermi a sigillare me e i miei co-viaggiatori nello scompartimento-fumatori. Notare che avevo prenotato proprio quel posto, pagandolo.
Ma, essendo il treno stracolmo, una signora incinta non aveva trovato altro. Così, per gentilezza, avevo fumato una sola sigaretta in tutto il viaggio, una sola, ultraleggera che più ultra non si può, mettendomi in piedi mezzo dentro e mezzo fuori sul corridoio. Ma fui avvistato da un volontario del comitato di salute pubblica e trattato come meritavo.
1 comment