Archiviati per July, 2003

No Nukes

Mentre scrivo, l’allarme siccità minaccia di razionare (per la primavolta nella storia italiana) l’energia elettrica. Da più parti, suigiornali, c’è chi lamenta la mancanza di centrali nucleari nel nostroPaese, bisognoso di acquistare elettricità così prodotta dalla Franciae dalla Svizzera. 

Lanostra bolletta, così, è fra le più salate del mondo civile. A suotempo ci vietammo il nucleare a colpi di referendum, buttando al ventoun’esperienza d’avanguardia che risaliva agli anni Cinquanta e ai tempidell’Euratom (non a caso nata a Roma). 

Gli svizzeri, che direferendum se ne intendono visto che referendeggiano continuamente sututto, hanno recentissimamente confermato la loro volontà di continuarecol nucleare, dal momento che costa poco, non inquina e li rende nondebitori ma creditori dei Paesi meno illuminati (in ogni senso). 

Ora,non starò qui a magnificare i vantaggi del nucleare occidentalerispetto a quello scassato sovietico, né a chiedermi con quale energiasi produrrà il sospirato idrogeno, né a domandarmi se riempire l’Italiadi mulini a vento o di campi di cellule solari avrà un impattodevastante sull’ambiente. 

No, sforzerò la memoria, la mia e lavostra, per cercare di ricordare a chi si dovette, a suo tempo, lapromozione e il sostegno di quel famoso referendum che preferì ilmetano africano al nucleare nostrano. Sì, i verdi di allora c’erano:«sole-che-ride» sugli adesivi che occhieggiavano dai vetri delle Dyanecolor arancione, un paio di rockettari americani diventati miliardaricome «profeti del No-Nukes», Chernobyl fin troppo a fagiuolo. 

Ma,aiutatemi, cari lettori: c’erano i radicali? c’erano i socialisti? Mipare di sì. E cosa dicono, oggi, i socialisti (ormai ex, dovunque sianoconfluiti)?

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Divorzi

Cito dal libro di Stefano Zurlo, Inchiesta sulla devozione popolare(Piemme): in Italia, «negli ultimi otto anni i delitti commessi da coniugi dopo la separazione sono stati 760 e 70 i suicidi (dati dell’ottobre 2002)». 

Non so quali numeri siano da aggiungere dall’ottobre ultimo scorso al corrente luglio né, confesso, ho voglia di andare a cercarli. Mi basta aprire il giornale per rendermi conto che la cadenza è, ormai, suppergiù settimanale. Di solito, chi decide per la “soluzione finale” è, mediamente, lui. Fa fuori tutti, figli compresi, e poi se stesso. 

Quel che, in genere, meno si sopporta è il pensiero che i figli debbano, da lì in avanti, convivere con chissà chi. Naturalmente c’è anche il resto: l’angoscia di dover ricominciare tutto da zero a quaranta-cinquant’anni, la casa comprata magari con sacrifici (o, peggio, ereditata dai propri vecchi che, a suo tempo, l’avevano tirata sù magari con sacrifici) che il giudice infallibilmente assegnerà a lei, la frustrazione di dover arrendersi alla volontà altrui, l’atroce delusione di un sogno di felicità che si è tramutato in una gabbia infernale. 

Così, quella che a suo tempo fu acclamata come «conquista di civiltà» è diventata un orrido boomerang di cui ormai non si può più fare a meno. Tornare indietro è infatti impossibile. Procediamo, dunque, nella direzione di una sempre maggiore precarietà in questa Valle di Lacrime già incerta per conto suo. 

Ci pensa la selezione naturale ad eliminare via via i più fragili. Ed è inutile ipotizzare pezze legislative che potrebbero rivelarsi peggiori del buco. Nessuno cuce una toppa nuova su un tessuto vecchio, lo dice il Vangelo, ed ha, anche qui ragione. 

Non c’è che una via d’uscita: procedere alla nuova evangelizzazione. Ma, per cortesia, non con piani pastorali e simposi di “esperti”. Déjà vu, non servono a niente. Preghiamo il Padrone della Messe che ci mandi i (grandi) santi giusti per questi nostri infelici tempi.

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Annunciatrici

Ero un ragazzino quando ogni programma tivù veniva annunciato da Nicoletta Orsomando, Aba Cercato, Emma Danieli eccetera: le «signorine buonasera», la cui vita privata riempiva i rotocalchi al pari delle star, e tutti a chieder loro autografi. 

Rarissimamente, e sempre in «seconda serata», qualcuna di loro, visibilmente imbarazzata e col viso compunto, era costretta a comunicare ai telespettatori che di quel film se ne consigliava la visione ai soli spettatori adulti. 

Ciò, ricordo, sollevava mugugni in famiglia, visto che costringeva a spegnere la televisione -quando c’era un solo canale – o a passare sul «secondo», dove magari davano una barbosissima commedia con Paolo Stoppa, Lia Zoppelli ed Emma Gramatica. Negli ultimi anni le annunciatrici sembravano sparite. 

Ora paiono rispuntate, anche se non dicono più «buonasera» ma «felice sera» o qualcos’altro. Ma, ormai quasi sempre e sottolineo sempre, perogni film (e in «prima serata»), comunicano sorridendo che, «per i temi trattati e alcune immagini contenute», di quel film «se ne sconsiglia la visione» ai minori. 

E, dopo la dissolvenza, parte il bollino rosso all’angolo dello schermo. Ripeto: praticamente per ogni film. Così, le famiglie meno abbienti, quelle che non hanno un televisore per stanza (uno anche nella cameretta di ciascun pargolo), quelle che la sera non sanno dove andare perché non possono permettersi teatri e baby sitter, non essendo abituate ad andare a letto alle nove sono costrette a cambiare canale e sintonizzarsi su qualcosa di «adatto» anche ai bambini: lo show con le ballerine in bikini di perline e i comici dalle battute pesanti. Insomma, tutta la «tutela dei minori» garantita da Mamma Rai, a cui paghiamo il canone anche per questo, è assicurata dal fatto che le annunciatrici ci avvertono prima. Tutte le sere. E c’è ancora qualcuno che se la prende con Pilato…

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