Archiviati per July, 2003

Intellettuali

Come sapete, ci sono fior di scrittori e intellettuali e artisti che si sbattono come possono contro l’attuale governo. Alcuni di loro sono di gran successo anche internazionale, strapremiati e ormai miliardari. Mi sono spesso chiesto: ma chi glielo fa fare? 

Potrebbero godersi i soldi e la fama in pace e tranquillità senza bisogno di attirarsi l’antipatia di tutti quegli elettori che la pensano diversamente. Invece, no. Ho cominciato a darmi una risposta il giorno in cui mi sono trovato al centro di certi problemi, causati dal mio lavoro, che avrebbero potuto mettermi in serie difficoltà sia finanziarie che d’immagine. 

Poiché quel famoso giorno ho raccolto solo qualche pacca sulla spalla, tanti «eh, devi stare attento!», moltissimi «spiacente, il dottore (o il monsignore) è fuori stanza» ed ho pure perso alcuni di quelli che credevo amici, ho compreso l’importanza di una lobby di copertura. Ed ho realizzato che io non ce l’avevo, la lobby di copertura, avendo a suo tempo scelto un’angolazione ideologica (chiamiamola così) «a Dio spiacente e a li nimici sui», come diceva Dante. 

Capisco, dunque, perché, in un mondo in cui nessuno è al sicuro, tutti cerchino di farsi le spalle larghe. «Guai ai soli», dice la Bibbia. Ma il bello è che gli unici ad applicare questa sentenza sono i non cattolici, perfettamente consapevoli dell’esistenza del Peccato Originale fra gli uomini.

E’ un dogma, questo del Peccato d’Origine, cui invece molti cattolici non credono più. Ammaliati da quello che viene (giustamente) chiamato buonismo, hanno dimenticato (anche perché nessuno li predica più loro) pure i Sette Vizi Capitali, uno dei quali è l’Invidia. Della nocività di quest’ultima sono, al contrario, assolutamente consci gli scrittori e intellettuali e artisti di cui sopra. I quali sanno benissimo che essa cresce proporzionalmente al loro successo. 

Per questo si fanno avveduti e, come dice il Vangelo, cercano di «farsi degli amici», amici potenti. Insomma, quanto più “laici” si gridano e professano, tanto più pensano e si comportano evangelicamente, laddove i cattolici per «comportamento evangelico» intendono solo «porgi l’altra guancia» (ma non la propria, naturalmente). Io, da kattolico, ho toccato con mano quest’altra massima scritturale: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo». Anche (talvolta specialmente) se quest’uomo è un cattolico. 

Da tempo ormai tengo appesa davanti agli occhi, quasi filatterio, quest’altra: «Il nostro aiuto è nel nome del Signore». Se al posto di «nostro» mettete «mio» e aggiungete «unico» avrete perfetta contezza dell’unica cosa che, da tempo ormai, mi regge in piedi.

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Sofri

Spero proprio che la grazia a Sofri la diano; così, una buona volta, finisce il periodico tormentone. Non mi interessa, qui, prendere posizione né pormi quelle domande che, pure, saltano alla mente. Per esempio: si può graziare chi, la grazia, non la chiede? 

O bisogna fare una legge apposta? Domanda numero due: quanti sono i detenuti per lo stesso reato che avrebbero analogo diritto? Potrei continuare con le domande-esempio e i dubbi giuridici ma non è questa la sede. Qui voglio, invece, fare appello alla vostra memoria, cari lettori, perché la mia, invecchiando, comincia a perdere colpi. Mi par di ricordare che, negli «anni caldi», fossero i socialisti, più che i comunisti, a provar simpatia per gli estremisti di sinistra. 

E’ noto che i comunisti, fedeli ai loro vecchi princìpi risalenti alla guerra di Spagna, non amassero venir scavalcati a sinistra. Vitale per i socialisti era, invece, impedire il cosiddetto «compromesso storico», quell’abbraccio tra democristiani e comunisti che li avrebbe stritolati. 

Da qui, anche, le «aperture» all’allora Msi, che cominciò allora la sua lunga marcia verso lo «sdoganamento». Scandalo suscitò, ricordo, l’incontro tra un ministro socialista e un famoso latitante “rosso” in Francia. Poi, con Tangentopoli, i socialisti ebbero la loro diaspora politica e partitica. Forse, l’insistenza sul caso Sofri vuol essere un dispetto postumo? 

O è davvero (bisogna essere aperti a ogni ipotesi) una manifestazione di buon cuore? Scusate se, una volta tanto, ho prodotto un Antidoto «politico», ma l’accalorarsi di alcuni sul caso e la tiepidezza di altri mi hanno risolleticato tentazioni dietrologiche da ex sessantottino (ahimè, mai abbastanza pentito). Detto questo, ecco: ma sì, fuori Sofri. E leviamoci il pensiero.

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Cattolici

Questo nostro popolo, grazie anche all’autorevolezza d’immagine (ma solo di quella, ahimè) raggiunta dall’attuale pontefice, non esita nei sondaggi a dichiararsi a incredibile maggioranza cattolico. 

Perfino potenti direttori di potenti quotidiani si dicono tranquillamente cattolici, anche se fino a qualche anno fa l’avrebbero taciuto. Ora, seguite questo ragionamento: se i cattolici in Italia sono così tanti, è sicuro che anche fra i giornalisti ce ne siano moltissimi (dico «è sicuro» anche perché lo so, parecchi li conosco personalmente). Ma la domanda è: vi sembra che l’informazione in questo Paese sia influenzata dal cattolicesimo? No: il papa ha il suo solito angolino fisso e il suo vaticanista apposito. 

Tutti i giorni. Il papa ha detto… il papa ha fatto… il papa ha ricevuto… E basta. Eppure i giornalisti cattolici sono dappertutto e sono tanti. Ma seguono, come gli altri, la «linea editoriale». La quale è cattolica solo nelle pubblicazioni di settore. Insomma, il cattolicesimo è, per tutti, un fatto privato, privatissimo, un ombrello bagnato che si lascia fuori dalla porta prima di entrare al lavoro. 

Può darsi che mezzo secolo di «centrismo» abbia foggiato nei cattolici una mentalità «moderata», chissà. Una cosa che accomuna, comunque, i giornalisti cattolici e li distingue, che so, da quelli comunisti, è la pressochè totale mancanza di spirito di squadra. 

Considerano una gran fortuna e grazia di Dio l’essere riusciti, malgrado il loro cattolicesimo, a diventare giornalisti anziché supplenti di religione, e tanto basta loro. Per il resto, al massimo spalleggiano l’amico d’infanzia o il compagno d’associazione ecclesiale. Gli altri fratelli in Cristo? Si arrangino, come hanno fatto loro. 

O si rivolgano alla Provvidenza, che sta lì apposta. Voi mi direte che questo accade, fra i cattolici, anche al di fuori del settore giornalistico. E’ verissimo, ma ho parlato di quel che conosco meglio e di una categoria che, per l’apostolato, sarebbe l’ideale. Perché accade ciò? Ricordatevi del lamento evangelico sui «figli della luce» che sono, ahimè, «meno accorti» dei figli di qualcos’altro. E osservateli, questi: se toccano uno di loro, chiunque sia, ecco girotondi, comitati, manifestazioni, scioperi e cortei. 

Se è un cattolico ad essere nei guai, o disoccupato o impossibilitato anche a solo mostrare di essere bravo in quel che sa fare, gli altri, gerarchie comprese, fingeranno di neanche conoscerlo. Si rivolga alla Provvidenza per cavarsi d’impiccio o farsi strada. Oppure, si ingegni ad «emergere» a gomitate e lasciando gli scrupoli evangelici sotto il letto. Quando sarà «arrivato», allora tutti, gerarchie comprese, faranno a gara per favorirlo. 

Infatti, non lo dice il Vangelo che «a chi ha sarà dato»?

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