Denaro e Paradiso

Un polemista e un economista, ma entrambi cattolici. Ettore Gotti Tedeschi, banchiere e finanziere internazionale, rispondendo alle provocazioni di Rino Cammilleri parla di etica economica, quell’araba fenice di cui tutti discutono ma nessuno sa esattamente cosa sia. 

La povertà è un merito? La ricchezza danna l’anima? Può esistere un’economia «cattolica»? Il capitalismo è il male? E’ proprio vero che sia nato in casa protestante? Cosa deve fare un imprenditore cattolico? Si può cristianizzare l’economia? 

Queste sono solo alcune delle domande fondamentali a cui questo libro risponde. Sì, perché l’economia, oggi, regna nel mondo sovrana. Ma pochi sanno esattamente in cosa consista.

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3 commenti

3 Commenti

  1. alfredo August 22nd, 2009 1:36 am

    per quanto riguarda la nascita del capitalismo ed il falso mito del protestantesimo veda “La vittoria della ragione” di Rodney Stark, edizioni Lindau se non sbaglio; ma credo lo abbia già letto.

  2. Rino.Cammilleri August 22nd, 2009 10:33 am

    Infatti

  3. alfredo August 23rd, 2009 3:43 am

    Come lo ha trovato? Io molto valido. Soprattutto perché politicamente scorrettissimo. Mi è servito per contestare, ovviamente senza risultato alcuno, le solite noiosissime polemiche sulla Chiesa ricchissima che disobbedirebbe al precetto evangelico della povertà. Dico che non è servito a nulla perché probabilmente è troppo difficile capire che la povertà non conviene a nessuno, che proprio la sostanziale indifferenza di Gesù nei confronti della ricchezza non può essere interpretata come un divieto a possederla, che le critiche protestanti in proposito furono molto meno presenti, profonde e condivise di quanto saremmo disposti a credere, che lo sperpero di denaro per le grandi commissioni di quelle tre o quattro decine di migliaia di artisti che vanno da Van Eyck a Bernini e di quelle tre o quattro decine di migliaia di basiliche e cattedrali (le più numerose, belle ed avanzate al mondo) non è, appunto, uno sperpero; al contrario un investimento che dà da vivere non solo a decine di intere capitali in tutto il mondo (non per niente gli stati hanno provveduto solertemente a sequestrare tutto quel ben di Dio in nome della “laicità”, e adesso pretendono anche il pagamento dell’ici), ma anche ai nullatenenti che bussano a qualche convento per avere un piatto di minestra, così come non fu sperperato il denaro che nel 1683 Innocenzo XI impiegò per dare un meritatissimo calcio in c**o ai Turchi, mandando per questo in bancarotta (e fraudolenta per giunta!) l’intero Stato Pontificio. Sa cosa le dico? Inizio a capirla quando dice che questi moralisti lamentoni vorrebbero trasformare il pianeta in una specie di super-convento di clausura giacobina, e soprattutto inizio a capirla quando dice che è stanco di ripetere sempre le stesse cose ai peggior sordi che esistano, cioè quelli che ci sentono ma che non vogliono sentirci.

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