Aprile 2008

Omo

Il padre John Flynn, dei Legionari di Cristo, riferisce alcuni fatti del mondo anglosassone sull’agenzia Zenit (27 aprile 08).
In Canada, per esempio, la foia di legge sulla parità omo-etero sta mettendo fuori gioco la libertà di espressione, specie quella cristiana. Un insegnante del British Columbia, Chris Kempling, è stato più volte sospeso dall’insegnamento, senza stipendio (una volta per tre mesi), per avere espresso idee cristiane sul problema dell’omosessualità.
Il College of Teachers si è messo anche a spulciare le sue lettere a quotidiani dal 2003 al 2005 e, avendovi trovato ben dodici «reati», lo ha citato in giudizio. Così il vescovo di Calgary, Fred Henry, ha sbottato: «Le leggi sui diritti umani, emanate originariamente come scudo, vengono ora usate come spada». Infatti, il periodico Catholic Insight Magazine è stato querelato per «violazione dei diritti umani» in alcuni articoli in cui aveva illustrato l’insegnamento cattolico sull’omosessualità. E lo stesso vescovo è stato citato due volte in giudizio per i «commenti discriminatori» contenuti in una sua lettera pastorale sul matrimonio.

Né va meglio in Inghilterra. Qui il vescovo anglicano Anthony Priddis è stato condannato a frequentare «corsi per le pari opportunità» e a pagare 47mila sterline a un omosessuale che aveva rifiutato di assumere come «animatore giovanile». La coppia cristiana Eunice e Owen Johns, che accoglievano nella propria casa una ventina di bambini durante il fine settimana per dare ai genitori un po’ di respiro, si sono visti togliere il permesso dalle autorità del Derby City Council perché rifiutano di dire ai bambini loro affidati che l’omosessualità è uno «stile di vita» come un altro. L’Irlanda, infine, è stata strigliata dalla Commissione Europea per una sua legge che permette a scuole e ospedali religiosi di non assumere persone non in sintonia con i propri principi etici. Lasciamo perdere, per ora, una Commissione che era nata per integrare gli europei tra loro e non per imporre agli europei la propria minoritaria filosofia. Quel che personalmente mi preoccupa è il trend: quando l’omosessualità diverrà obbligatoria, vorrei essere avvertito per tempo perché non ho il porto d’arm

Clooney

Non so voi ma io comincio a non poterne più di vedere la faccia di George Clooney nel 90% della pubblicità cartacea e televisiva italiana.
Caffè, spumanti, orologi, Veltroni… Oltre alle locandine dei film, s’intende, e le sue avventure sul lago di Como. Una moratoria, per cortesia. Per esempio, dov’è finito quel bellissimo deretano di modella che, nottetempo, si avviava a fare la doccia dentro alla vetrina di un negozio?
I pubblicitari dovrebbero essere, si dice, «creativi». Invece, quanto a fantasia, risultano più monotoni di un Tir col rimorchio. Passata la stagione in cui dovevi girare ad occhi bendati per non vedere Megan Gale, è poi venuta quella di Michelle Hunzinker. Ora il Clooney…

Ferrara

Alle elezioni 2008 la lista antiabortista di Giuliano Ferrara non è stata clamorosamente sconfitta «dagli italiani», quasi si fosse trattato di una riedizione del referendum sulla 194.
Semplicemente, i cattolici hanno ritenuto che, dato il vigente sistema elettorale, fosse più utile «non disperdere il voto». Dunque, sono i cattolici che, dopo averlo preventivamente avvisato in tutti i modi, hanno penalizzato Ferrara e la sua lista. Il ragionamento che sta dietro alla manovra di cui sopra è ineccepibile, certo.
Ma, mi chiedo: e se adesso Berlusconi facesse ministro della salute, per esempio, la Prestigiacomo, le cui posizioni sull’aborto sono ben note? Beh, staremo a vedere. Ma qualcosa mi dice che, pur tra mille tergiversazioni, gerarchie di priorità, trattative, rimandi a tempi migliori, sopravvenienze impreviste, negoziazioni e impuntature,  l’aborto legale in Italia ce lo terremo.
Così com’è. E Ferrara si terrà, unico, le aggressioni subite in campagna elettorale. «Se hanno odiato me, odieranno anche voi», dice il Vangelo. Benvenuto nel club.

Decolonizzazione

Da Mondo e missione (dicembre 2007), p. Piero Gheddo: «Esempio classico il Congo belga (oggi Repubblica democratica del Congo), esteso sette volte l’Italia e con 15 milioni di abitanti nel 1960.
Il 1° luglio di quell’anno giunge all’indipendenza con soli 14 laureati, alcuni dei quali purtroppo educati a Mosca all’odio verso l’Occidente. Sale al potere uno di questi, Patrice Lumumba, che una settimana dopo l’indipendenza espelle tutti gli stranieri e specialmente i belgi che tenevano in piedi l’economia, i trasporti, gli aerei, le banche, i commerci internazionali, la medicina e gli ospedali, le scuole superiori, la polizia e l’esercito, ecc. In un mese il Congo è precipitato nel caos».
Commento: a quel tempo la parola d’ordine era «indipendenza senza se e senza ma». Nel secolo precedente, l’Africa era stata colonizzata con diversa parola d’ordine: «il fardello dell’uomo bianco». Che portò strade, scuole, ospedali, sì, ma non creò un ceto medio che fosse in grado di reggere il proprio Paese da solo.
Ma a quel tempo le Potenze europee non avevano alcun motivo, né interesse, per farlo. Avrebbero dovuto farsi precedere dai missionari, o aprire loro la strada, perché cambiassero previamente le mentalità indigene (improntate all’islam o all’animismo). Purtroppo, i governi occidentali erano in guerra con la Chiesa e, anche qui, l’ideologia prevalente ostava a una vera emancipazione dell’Africa.
Oggi l’ideologia dell’Occidente è il politically correct, che manda denari e preservativi ma esige che le «culture locali» restino sotto vetro come allo zoo (pardon, parco ecologico). Così, la povera Africa è sempre condannata a subire quel che i sinistri intellettuali occidentali di volta in volta escogitano.

Porno

Passando per il mercato rionale, l’altro giorno ho sentito il solito vucumprà negro che, conversando col collega accanto mentre con un occhio sbirciava l’eventuale presenza di vigili, ridacchiava: «Italiani segaioli!».
Sì, perché sullo straccio che aveva steso sul marciapiede stavano, ben in fila, dvd taroccati, alcuni dei quali porno. Alla vista di tutti, compresi i bambini in giro per spese con le mamme. Avrei voluto chiamarli io, i vigili.
Ma il vucumprà li avrebbe avvistati in tempo e sarebbe scappato per poi ritornare venti minuti dopo. Così, ho ripescato un commento di Oscar Sanguinetti, ricercatore del Cnr, su «Storia e Identità». Stando a una ricerca condotta in Belgio e riportata dal «Corsera» del 9 aprile 2007, nei soli Usa ogni 39 secondi viene immesso in internet un nuovo video porno.
A metà del 2006, in tutto il mondo, erano stati scaricati 1,5 miliardi di immagini e video. Porno, il 35% di tutti gli scaricamenti. In testa stanno i cinesi (€. 20,5 mld), seguiti da sudcoreani (19,25 mld), giapponesi (15 mld), statunitensi (9,98 mld). Agli ultimi posti gli italiani (soli 12 €. a testa per il sesso in rete), i belgi (9) e i tedeschi (6).
Manca la spiegazione del perché gli asiatici amino tanto il genere. Mancano anche i dati sull’Africa, ma da quelle parti hanno problemi più urgenti, com’è noto, e internet è merce rara.
Ah, se proprio vi interessa sapere com’è andata a finire al mercato: mi sono messo in un angolo a osservare chi si sarebbe fermato a comprare i dvd porno. Ebbene, non ci crederete. Si è fermata ad acquistare, tra mille risolini, una coppia ben vestita (lui e lei) di negri.

Santo

Poiché mi è stata recapitata in copia una gran quantità di lettere di protesta-sostegno a proposito della momentanea sospensione della mia rubrica quotidiana «Il santo del Giorno» che appare da una quindicina d’anni su «Il Giornale», è giusto che io ringrazi, qui in un sol colpo, tutti i miei lettori. Ma anche è bene che chiarisca i contorni della vicenda. Il nuovo direttore de «Il Giornale» ha dato una linea più grintosa al quotidiano e aperto maggiori spazi alle lettere dei lettori. Ora, la mia rubrica stava giusto in una di queste pagine, perciò mi è stato chiesto di sospenderla fino a nuovo ordine perché la direzione aveva necessità di «ripensare» le pagine in questione.
Essendosi ciò verificato a ridosso della Pasqua (ma anche delle elezioni), diverse realtà di cattolici internettiani si sono allarmate. «Il Giornale» è stato raggiunto, ho saputo, da numerose e-mail che chiedevano conto di una rubrica a cui moltissimi erano da anni abituati e affezionati. Come da accordi, la segreteria de «Il Giornale» mi chiese dopo qualche giorno di riprendere. La sospensione è durata, in tutto, dal 20 al 27 marzo. L’ultimo Santo uscì il 19 (festa di s, Giuseppe) e la ripresa mi fu comunicata il 25 (festa dell’Annunciazione).
So che il sito Centro Cattolico di Documentazione, forte di 70mila contatti, deve aver creato qualche problema alla posta de «Il Giornale». Va detto che, se «Il Giornale» avesse avvisato i lettori per tempo, nessun equivoco si sarebbe verificato (come dice il proverbio, scherza coi fanti…). Il sito TotusTuus, da parte e bontà sue, mi ha definito «il maggiore apologista vivente» (sono commosso ma non merito il titolo, che spetta a Vittorio Messori).
Un paio di lettori hanno trovato esagerato il complimento, perché io «attacco i vescovi» e sono diventato «acido». Mi si permetta di giustificarmi: io non attacco i vescovi, li tiro per la giacchetta se ritengo lo meritino. Certo, non sono infallibile. Ma neanche loro, specie quando, per esempio, disubbidiscono al papa vietando di fatto il rito in latino nelle loro diocesi.
Dare sempre e comunque ragione al clero si chiama clericalismo. Invece, ammetto la recente «acidità» e chiedo perdono: invecchio e il mondo va sempre peggio. A parte questo, ringrazio di cuore tutti quelli che, scrivendo al «Giornale», mi hanno esternato la loro fiducia. Non credevo foste tanti. Dio vi benedica.