Questa è proprio carina. Il Centro Cattolico di Documentazione mi ha passato una notizia comparsa sul «Corriere della Sera» del  5 febbraio 2008 che mi era sfuggita.
 La londinese Michelle Stepney, trentacinque anni e madre di un bambino di cinque, incinta di due gemelline (Alice e Harriet) si è ritrovata affetta da un tumore all’utero. Ha deciso di accettare solo una chemioterapia blanda per non danneggiare i due feti. A rischio della sua vita. Ebbene, le piccole sono nate senza capelli per via della cura ma si è scoperto il perché scalciavano tanto nella pancia della mamma: avevano spostato a calci il tumore, impedendo che facesse del male a tutte e tre. Il tumore è poi stato felicemente operato dopo il parto.
Il Cancer Research Center britannico ha premiato la coraggiosa madre col Women Courage Award, assegnato a chi fa qualcosa di veramente speciale per gli altri.
Tumore
Ferrara
Riguardando le foto delle donne dei c.d. centri sociali intente a inveire contro Giuliano Ferrara che presentava la sua lista elettorale contro l’aborto, la mente corre a quelle donne musulmane che manifestano per il «diritto» di portare il chador e di essere frustate insieme alle altre tre mogli e alle concubine, il cui numero dipende dalla ricchezza del marito. Le occidentali delle foto suddette rivendicavano la loro dignità di secchi della spazzatura che prima si riempiono e poi si svuotano a piacere (non a caso il cassonetto ha oggi sostituito l’antica «ruota degli esposti»). Autodeterminazione, si chiama. Bah: bullshit (fatevi tradurre questa espressione idiomatica americana).
Holmes
Nell’Ottocento la nuova filosofia ateo-positivista che esaltava la Scienza e il Progresso affrontò quella antica, medievale e “tomista†(fede+ragione). Ambedue avevano una loro Chiesa: la prima, la Massoneria; la seconda, quella Cattolica. Per rappresentare questo scontro ho scritto un romanzo, del genere «giallo storico», attorno a un caso concreto: la morte di Ippolito Nievo, scrittore italiano e colonnello dei Mille.
Il Nievo scomparve nell’esplosione notturna del piroscafo che lo riportava da Palermo in continente. Con sé aveva le ricevute delle somme enormi che i massoni inglesi e americani avevano messo a disposizione di Garibaldi per l’impresa siciliana. A indagare viene in Italia il campione dell’intelligenza “scientifica†del tempo, Sherlock Holmes. Il quale, però, si imbatte nel rappresentante di quel cattolicesimo ragione+fede che non si autolimita credendo che esista solo ciò che si vede e si tocca: don Bosco, perfetto testimonial di mistica e azione. I due si incontrano e don Bosco convince Holmes a deviare la sua indagine sulla Sindone, che qualcuno ha rubato.
Attraverso una serie di mirabolanti colpi di scena in giro per l’Italia, i due casi verranno risolti da Holmes, il quale, però, sarà l’unico a rendersi conto di non averne alcun merito, e che c’è un altro modo per arrivare alla verità , un modo che mai avrebbe sospettato. Questo metterà in crisi la coscienza di Sherlock Holmes…
Meteo
Antonio Gaspari, sull’agenzia Zenit del 22 aprile 08, fa sapere dell’uscita di un libro che si presenta intrigante: Fede e Scienza, un incontro proficuo. Origini e sviluppo della metereologia fino agli inizi del ‘900, scritto da Luigi Iafrate e pubblicato dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
L’autore, che è uno specialista, ha pubblicato in precedenza un testo che, fosse uscito prima, mi sarebbe piaciuto utilizzare per il mio Doveroso elogio degli italiani (Bur): Dalla meteorologia antica alle origini italiane della meteorologia moderna. Diavoli d’italiani, hanno inventato proprio tutto! E non solo italiani ma pure preti! E’ un domenicano perugino, Egnazio Danti, a costruire il primo anemoscopio-anemometro (strumento che indica la direzione e misura la velocità del vento) moderno.
Evangelista Torricelli, faentino, inventa nel 1643 il barometro. E’ allievo del monaco Benedetto Castelli, che introduce il pluviometro. Nel 1654 il duca Ferdinando II de’ Medici inaugura il primo servizio meteorologico del mondo con l’ausilio del gesuita Luigi Antinori.
L’elettricità dell’aria è studiata, si sa, dal piissimo Alessando Volta. In contemporanea con lo scolopio Giambattista Beccaria. L’abate Felice Fontana perfeziona il barometro, il canonico Angelo Bellini il termometro, il barnabita Francesco Denza il pluviometro. Il gesuita Angelo Secchi realizza un metereografo, cioè la prima stazione automatica al mondo, meraviglia dell’Esposizione di Parigi del 1867.
Grazie a Denza e Secchi nacque in Italia il primo servizio meteorologico di Stato. Le stazioni di misurazione si trovavano nelle abbazie di Vallombrosa, Camaldoli, Montecassino e Montevergine. Agli inizi del ‘900 i gesuiti organizzarono una rete di osservazione per lo studio dei tifoni, a vantaggio della navigazione in Estremo Oriente.
Questo per la meteorologia. Se vi interessa l’astronomia, andate a vedere il ruolo del clero nel mio Il caso Galileo (Quaderni del Timone).


