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Militari
Fin da bambino sono stato attratto dai supereroi (e lo sono ancora). Figuratevi la mia gioiosa sorpresa quando ho scoperto che la storia della santità cristiana era zeppa di avventure ben più mirabolanti. Con la non piccola differenza che queste erano (e sono) vere. Come potevo, dunque, non dedicare uno dei miei primissimi libri a I Santi Militari (forse il primo in assoluto)? Ripubblicato qualche anno fa in edizione rinnovata e ampliata dalle edizioni Estrella de Oriente (info@estrelladeoriente.it), è una delle mie opere a me più care.
E mi dispiace solo di non aver potuto dedicare, per questioni di spazio, che succinte schede a ciascun «santo militare», visto che sono centinaia. Chi ama l’avventura e il sorprendente non può non entusiasmarsi, come me, alla vicenda, per esempio, di s. Bartolomeo da Corleone, che nel XVI secolo, prima di farsi frate (e finire a combattere coi diavoli, come Padre Pio), era considerato «la prima lama della Sicilia», con tanto di sfidanti che venivano da ogni dove a cercare di togliergli il “titolo”. E s. Olaf di Norvegia? Era un pirata vikingo che aveva sentito parlare di Cristo a furia di saccheggiare monasteri sulle coste britanniche. Un giorno fece un gara di navi con suo fratello, per vedere chi arrivava primo.
Il fratello invocò Thor, il dio del tuono; Olaf provò a invocare Cristo. E vinse. Il resto non lo racconto, non voglio togliervi il gusto di scoprirlo. E poi s. Camillo, soldato col vizio inestirpabile del gioco; s. Ignazio, che si fece spezzare apposta dal chirurgo la gamba ferita in un assedio e risultata storta; s. Galgano, che piantò davvero la spada nella roccia (è ancora là)… Insomma, date retta: leggetelo, questo mio I Santi Militari. E fatelo leggere ai vostri figli. E’ meglio di Harry Potter, anche perché fa bene all’anima.
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Stralcio da un articolo di Stefano Lorenzetto su «Il Giornale» del 10 giugno 2008: «Lo Stato, nel 1975, ha stabilito che per legge si può essere dichiarati morti anche se il cuore batte, il sangue circola, il colorito appare roseo, la pelle promana calore, l’urina continua a fluire in vescica».
E’ la cosiddetta morte cerebrale, dichiarata la quale si può procedere all’espianto. Altro stralcio: «Lo sapevate che per due volte è stata presentata in Parlamento una proposta di legge con le firme di trentadue deputati dell’Ulivo, dell’Italia dei Valori, dei Verdi, dei Comunisti Italiani e di Rifondazione Comunista, che vorrebbe destinare i corpi delle persone in morte cerebrale “a fini di studio e di ricerca scientifica”, cioè agli esperimenti, con unico obbligo di “restituire la salma alla famiglia in condizioni dignitose entro un anno dalla data della consegna”?
Una salma col cuore che pulsa per trecentosessantacinque giorni!». Insomma, se sono salme cerebralmente morte, ci si può fare di tutto. «Perfino buttare dentro il torace, prima di ricucirlo dal collo al pube, i guanti di lattice usati durante l’espianto, come racconta Silvana Mondo, madre di un giovane triestino di diciannove anni, che fu privato degli organi dopo un incidente stradale».
Kattolico
Credo che i lettori degli Antidoti potrebbero essere interessati al libro intitolato Il Kattolico 2 (SugarCo). Fa seguito al primo, uscito per Piemme, e raccoglie altre puntate della rubrica omonima che l’autore tiene sul mensile di apologetica “Il Timone”.
Ogni puntata è a sé stante (perciò il libro può venire aperto anche a caso) e praticamente non esiste argomento che non sia trattato. Sì, perché tutto può essere osservato e letto con sguardo cattolico (la kappa è una reminiscenza dei trascorsi sessantottardi dell’autore, trascorsi che gli hanno lasciato il gusto dell’ironia e, quando serve, del sarcasmo), dalla storia all’attualità, ai fatti minimi. Soprattutto questi, perché di solito sfuggono all’attenzione, sommersi come sono dall’alluvione di informazioni che ogni giorno ci si riversa addosso.
Dov’è il caso, si fa uso della polemica (che è un genere letterario come un altro). Infine, “apologetica” non vuol dire acritica magnificazione, bensì ragionata esposizione del cristianesimo nella versione cattolica. Che, non per colpa dell’autore, è quella vera.
