Val la pena riportare quanto ha scritto Paolo Togni su «Tempi» (ripreso dall’agenzia SviPop il 10 ottobre 2008) a proposito di Al Gore, premiato col Nobel e pure con l’Oscar nello stesso 2008: «Non sarà però inutile ricordare che nel recente, clamoroso fallimento della Lehman Bros, la sua corresponsabilità è evidente come un cerchio giallo su un elefante; infatti è stato il nostro premio Nobel che ha convinto la banca d’affari ad effettuare poderosi investimenti nel commercio dei crediti di carbonio. Il che è avvenuto sulla base di uno studio previsionale, pubblicato in due parti, a febbraio e settembre 2007, col titolo The business of climate ch’ange; il documento estendeva fino ai cento anni a venire la previsione di grandi affari da realizzare sul mercato derivato da Kyoto. Lo studio è molto piaciuto ai soliti conformisti, e vari governi lo hanno assunto tra i materiali per le decisioni future (“Lo dice pure la Lehman!â€); facendo una scommessa sul futuro motivata da una capacità di previsione a cento anni di chi non ha saputo prevedere, a dodici mesi, il proprio fallimento».
(Gv 18, 22)
Non c’è mai stata una volta che non abbia dovuto scontrarmi con qualcuno. Mi riferisco alle situazioni in cui, alla radio o in incontri pubblici, sono stato invitato a esporre un punto di vista diverso su questioni spinose della storia del cristianesimo come Inquisizione, Crociate, processo di Galileo eccetera. Quasi sempre i contestatori erano cattolicissimi, gente “impegnata†in parrocchia o in iniziative curiali. Notare che le «leggende nere» sulla storia della Chiesa ci accompagnano fin dalle elementari.
Dunque, almeno per non annoiarsi, costoro avrebbero dovuto gradire un racconto –una volta tanto- differente. Oppure, se quanto andavano sentendo non era loro gradito, alzarsi e andarsene. Anzi, non venire proprio, come faccio io quando, per esempio, apprendo dai manifesti che in tal sala andrà in scena Dario Fo o Sabrina Guzzanti. Invece, no. Restano fino in fondo, poi si alzano e contestano, quasi sempre in modo villano. Ovviamente, dal basso della loro ignoranza, visto che tutta la loro erudizione in merito è tratta dal sussidiario. E pur avendo di fronte non un oscuro pincopallino ma un autore che ha pubblicato più di trenta libri, alcuni dei quali tradotti all’estero, con le maggiori case editrici nazionali. La spiegazione è psicologica.
Sanno che il relatore rappresenta un pensiero di minoranza; anzi, minimanza. Perciò, si fanno zelanti, e non richiesti, zerbini del vincitore del momento. Come quel servo ruffiano che schiaffeggiò Cristo mentre questi era legato («Così rispondi al Sommo Sacerdote?») e aveva appena dimostrato la malafede di coloro che lo interrogavano (Gv 18, 22).
Nobel
Tutti si chiedono perché il Nobel per la Fisica 2008 non sia stato assegnato al prof. Nicola Cabibbo, padre riconosciuto delle ricerche che hanno portato Hambu, Kobayashi e Maskawa al Premio. A pensar male, diceva qualcuno, non di rado ci si azzecca: non sarà che il prof. Cabibbo è Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze?
La giuria svedese che assegna il Premio è, del resto, nota per la sua malcelata antipatia nei confronti del «papismo», forse dovuta a un perdurante e antico orizzonte culturale luteran-massonico-politicamente corretto. La sconcertante assegnazione a Dario Fo, qualche anno fa, ne sarebbe uno dei tanti indizi
La «Rassegna Stampa» inviatami periodicamente on-line dal Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa mi informa che l’avv. Gianfranco Amato, vice presidente di Scienza & Vita di Grosseto e collaboratore di The Christian Institute (organizzazione britannica pro-life), comunica la recente vittoria in una battaglia legale intentata contro Google (il maggior motore di ricerca Internet) per il suo rifiuto di pubblicare un comunicato in tema di aborto.
La vittoria da parte del Christian Institute ha avuto risonanza in quasi tutto il mondo, fuorché in Italia. Lo scorso aprile, infatti, The Christian Institute aveva promosso un’azione legale contro Google a seguito di un rifiuto della pubblicazione su Internet del comunicato il quale riportava testualmente la seguente dizione: «Legge sull’aborto del Regno Unito: opinioni principali e notizie sulla legge da parte del Christian Institute. www.christian.org.uk». Google rifiutò la pubblicazione sull’assunto che la sua politica editoriale non riteneva opportuna la diffusione nei siti Internet di comunicati che «correlassero il tema dell’aborto a considerazioni di natura religiosa».
The Christian Institute incaricò i propri legali di promuovere un’azione contro Google sulla base della violazione di una legge del 2006 (Equality Act) che vieta ogni forma di discriminazione religiosa. E’ davvero paradossale, secondo Colin Hart, direttore del Christian Institute, che proprio Google, che sempre si proclama impegnato nella diffusione degli ideali di libertà di pensiero e di libero scambio di idee, abbia censurato il comunicato in questione definendolo dal «contenuto inaccettabile».
In conseguenza dell’azione giudiziaria promossa nei mesi scorsi, il gigante Google ha concluso una transazione stragiudiziale ed ha accettato di rivedere la propria posizione e pertanto ha autorizzato The Christian Institute e ogni altra associazione religiosa a pubblicare comunicati connessi alle proprie finalità associative in tema di aborto.


