Clericalismo
Di fronte all’ennesimo «credente e praticante» che mi oppone i «mea culpa» della Chiesa, stufo di arrampicarmi sugli specchi per spiegare «ciò che ha veramente detto il papa», dichiaro forfait. La gente oggi parla (e intende) la lingua dei titoli dei giornali e dei talkshow, cioè slogan. Figurarsi se legge i lunghissimi e verbosissimi documenti della Chiesa. Neanche i preti li leggono. Mi domando se la gerarchia ecclesiastica se ne renda conto. Ormai, il cattolicesimo è diventato ciò che i sociologi chiamano un movimento carismatico, cioè un aggregato (piccolo o grande, non importa) di persone che seguono un leader, il papa in questo caso. Non c’è più, tra «vertice» e «base», un laicato che traduca le direttive del Capo in azione politica, in linguaggio concreto, in strutture autonome e armonizzate al fine di (ri)costruire una civiltà cristiana. Così, mancando questo diaframma, il popolo cattolico ha finito per usare il linguaggio dei preti, i quali parlano (ovviamente) da preti. Ed è per questo che un buonismo francescaneggiante è ciò che ormai caratterizza la mentalità cattolica. Ed è per questo che la «posizione» cattolica si è ridotta al no all’aborto e al preservativo; due «no», tra l’altro, che pochi cattolici sono in grado di motivare sensatamente senza far ricorso alla lingua di legno clericale («donarsi reciproco», «apertura alla vita»…).
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Be’, direi che l’analisi è un po’ spietata.
Più che da un laicato dedito a diffondere e chiarire le posizioni ufficiali del Magistero (e comunque, ce ne fose!) occorrerebbe che queste fossero ben comprese e “veicolate” in modo comprensibile dalla rete del clero secolare e non. Sennò è come dire che a me lavoratore le istruzioni sul da farsi me le da il cliente dell’azienda e non il mio management.
L’analisi spietata rende bene.
Sig. Cammilleri, penso che lei sia uno dei pochi a poter suggerire un vocabolario di carne, e non di legno, ai cattolici italiani di oggi.
Non sarebbe bello trovare le parole giuste per esprimere la bellezza della vita in Cristo, anche ai giorni nostri, e a queste persone.
Una volta sentita anche la nostra campana, finalmente con una bella voce squillante e gioiosa, deciderà la gente chi seguire.
L’altro giorno discutevo anch’io con alcuni cattolici riguardo ad alcune leggende nere sulla storia della Chiesa e del cattolicesimo e, come al solito, hanno ritirato fuori la questione del «mea culpa» di Giovanni Paolo II. Sig. Cammilleri, lei ha senz’altro ragione, la gente oggi trae le sue conclusione solamente leggendo il titolo, senza mai andare a scavare affondo della faccenda. Però bisogna anche riconoscere che la Chiesa di questo non ne ha tenuto poi molto conto, e alle volte penso che questo «mea culpa» se lo poteva risparmiare. Sembra quasi diventato un modo per giustificare tutti coloro che demonizzano la storia del cattolicesimo.
Rispondo a Giovanni:
l’esempio del management non mi quaglia. La Chiesa è Maestra, dunque si rivolge ad “alunni”: se non sa più spiegarsi in modo chiaro e comprensibile, abbiamo un problema. L’uomo di oggi recepisce in modo diverso da quello di ieri. Ebbene, a quello di ieri ci si rivolgeva con il chiaro e secco: “Si quis dixerit…anathema sit”. A quello di oggi con valanghe di parole. Mi pare paradossale.
Cosa?? L’”anatema sit” sarebbe il “motivare” e lo spiegare con «donarsi reciproco», «apertura alla vita» sarebbe un linguaggio verboso e incomprensibile?
A me pare questo paradossale…
@Lore: Provi a usare il “donarsi reciproco” conversando con un laicista, poi mi dirà…
@mb: Io non ne ho idea. Se l’avessi, farei il teologo morale, non lo scrittore. Tuttavia, da scrittore (ed ex insegnante), so che cosa NON funziona con gli adolescenti. Specialmente in un mondo in cui televisione e cinema remano contro.
“donarsi reciprocamente”…”apertura alla vita”. Ho sentito molte volte usare queste parole per spiegare il no della Chiesa al preservativo (e onestamente non mi hanno mai convinto troppo) …e secondo lei quali parole dovrebbero essere usate per poter convincere i giovani?
Grazie
Magari che l’Inferno esiste…
Scrive saggiamente Rino Cammilleri:”la «posizione» cattolica si è ridotta al no all’aborto e al preservativo; due «no», tra l’altro, che pochi cattolici sono in grado di motivare sensatamente senza far ricorso alla lingua di legno clericale («donarsi reciproco», «apertura alla vita»…)”. Una riflessione intelligente e ironica. Inoltre sottolinea Cammilleri:”La gente oggi parla (e intende) la lingua dei titoli dei giornali e dei talkshow, cioè slogan”. Condivido il pensiero. Volevo aggiungere solo una mia semplice considerazione. Quante cose ti insegnano nei talk show. Ti dicono anche la morale, dopo aver chiaccherato come in un grande mercato rionale mediatico per ore.