Archiviati per February, 2009

Cina

Così ha scritto il 7.2.09 l’inviato Gian Micalessin su «Il Giornale»: «Prima quell’immensa diga, i fiumi deviati, le montagne abbattute, i villaggi spostati nell’indifferenza di un governo sordo e prepotente. Poi le avvisaglie, i tremori nelle viscere, gli allarmi inascoltati. Alla fine il cataclisma, le ottantamila vittime innocenti e una verità che, lentamente, viene a galla». Sì, il terremoto di nove mesi or sono nella provincia del Sichuan è la conseguenza di una immane diga costruita a un solo chilometro da una falda sismica. 320 milioni di tonnellate d’acqua riversate nel lago artificiale di Zipingpu, scavato apposta. Gli ingegneri cinesi avevano avvertito il governo fin dal 2004-2005, quando gli strumenti sismologici registrarono 750 piccole scosse d’avvertimento. Ora, uno studio presentato all’americana Columbia University conferma tutto. Ma si sa: ciò di cui la Cina sovrabbonda sono gli esseri umani.

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Treccani

Cito da www.loccidentale.it: «Sono ormai anni che dai politici di centrodestra vengono prediche appassionate contro l’egemonia culturale della sinistra e  sono anni che si registrano slanci d’orgoglio per dimostrare che anche il mondo conservatore pullula di cultura e di idee. Poi però al momento giusto tutto questo va in fumo. Al momento di indicare un nome per un incarico illustre, per dirigere un museo, per presiedere un istituto culturale, il centrodestra tradisce sempre le sue buone intenzioni e preferisce raschiare il barile della sinistra». A cosa si riferiscono queste parole? Riassumo: Marcello Pera non è riuscito a superare veti e sbarramenti per l’incarico di presidente dell’Enciclopedia Italiana (c.d. Treccani). E chi propone allora il centrodestra? Giuliano Amato. Sì, avete letto bene. Eh, Pera paga la sua amicizia-sintonia con Ratzinger. La squadra (e il compasso) dell’ex Forza Italia è troppo piena di ex socialisti, ex radicali, ex liberali, ex repubblicani, ex sessantottini per apprezzare un ex presidente del Senato che, sui temi etici, la pensa come l’odiato Vaticano. 

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Dossier

Scrive Paolo Rodari su «Il Riformista» (e anche Andrea Tornielli su «Il Giornale» del 3 febbario 2009) che in Vaticano gira da qualche giorno un «dossier Williamson». In sintesi, «la tv svedese, influenzata da un suggeritore, ha voluto strappare a Williamson le dichiarazioni che conosciamo sulla Shoà in modo da usarle a tempo debito» e cioè in concomitanza con la revoca della scomunica il 21 gennaio. L’intervista di Williamson è dell’1 novembre 2008. Qualcuno ha suggerito all’intervistatore di fare domande su certe cose che Williamson aveva detto, anni prima, in Canada. E qualcun altro, forse dentro al Vaticano, ha suggerito alla tv svedese di aspettare un paio di mesi perché il Papa era in procinto di revocare la scomunica. Chi può essere il suggeritore? Il dossier punta il dito su «una giornalista francese, Fiammetta Venner. Chi è costei? È una nota attivista del movimento omosessuale francese, e anche di quello abortista e laicista. È un’assidua relatrice dei convegni sulla laicità del Grande Oriente di Francia. La Venner, che lo scorso settembre in concomitanza del viaggio del Papa in Francia aveva mandato alle stampe un volume firmato assieme alla sua compagna Caroline Fourest e significativamente intitolato Les Nouveaux Soldats du pape. Légion du Christ, Opus Dei, traditionalistes, è intervenuta nell’ampio documentario dedicato ai lefebvriani all’interno del quale la tv svedese ha mandato in onda anche l’intervista a Williamson». Singolare «la decisione della tv svedese (forse imbeccata da qualcuno dentro le mura vaticane), che aspetta fino al 21 gennaio a mandare in onda l’intervista». E c’è di più: «Nei giorni scorsi il giornale tedesco “Der Spiegel” si è spinto sino a ipotizzare che i responsabili delle comunità ebraiche più importanti del mondo, tra queste “il Consiglio Centrale degli ebrei in Germania”, fossero “stati informati” in precedenza delle dichiarazioni negazioniste del vescovo ma non abbiano voluto manifestare la propria contrarietà per intervenire contro il Papa soltanto successivamente, a cose fatte». 

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