Il giornalista Antonio Gaspari (ragionpolitica.it, 2.3.09), visto che è il centenario della nascita di Darwin e il 150° del suo Origine delle specie, è andato a rileggersi l’altra grande opera darwiniana, Origine dell’uomo (Editori Riuniti 1983) e vi ha trovato un capitolo intitolato «Selezione naturale operante nelle nazioni civili», dove sta scritto: « Fra i selvaggi i deboli di corpo e di mente vengono presto eliminati; (…) D’altra parte, noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per gli incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all’ultimo momento. (…) Così i membri deboli della società civile si riproducono. Chiunque sia interessato dell’allevamento di animali domestici non dubiterà che questo fatto sia molto dannoso alla razza umana (…) ma, eccettuato il caso dell’uomo stesso, difficilmente qualcuno è tanto ignorante da far riprodurre i propri animali peggiori» (pag. 176). Più avanti: «Eppure l’uomo potrebbe mediante la selezione fare qualcosa non solo per la costituzione somatica dei suoi figli, ma anche per le loro qualità intellettuali e morali. I due sessi dovrebbero star lontani dal matrimonio, quando sono deboli di mente e di corpo» (pag. 255). E, nella pagina seguente: «quelli che non possono evitare una grande povertà per i loro figli dovrebbero astenersi dal matrimonio»; tuttavia è anche vero che «se i prudenti si astengono dal matrimonio, mentre gli avventati si sposano, i membri inferiori della società tenderanno a soppiantare i migliori».