Marzo 2009

Liam

Apprendo con gioia (ag. Zenit) che, su iniziativa del musicista americano Ray Herrman, il famoso attore Liam Neeson (Schindler List) darà voce a una Via Crucis su musiche di s. Alfonso de’ Liguori. Herrman è cattolico è ed vincitore di un Grammy Awards (l’Oscar della musica), ha lavorato anche con Christina Aguilera, i Chicago, Carlos Santana, Bob Dylan, Stevie Wonder. Il suo marchio discografico Little Lamb Music ha messo in vendita un Cd intitolato Praying The Way of the Cross” (Pregando la via della Croce). Herrman è un cattolico da rosario, che si aggira in un mondo, quello dello spettacolo, dominato da ben altre mentalità. Ma gli americani hanno questo di buono: amano i soldi, da qualunque parte provengano. E sanno che i cattolici negli Usa sono davvero tanti. Dunque, un investimento in tal senso non può non essere ampiamente remunerativo. A patto, però, che si facciano le cose professionalmente. Nel caso in questione, un attore di primo piano e un musicista dello stesso rango. Qui in Italia, invece, la musica cattolica è in mano ai dilettanti. E ai preti, il che è lo stesso. Abituati a ricevere in dono e non a spendere, al massimo ti fanno lo Zecchino d’Oro: zero investimento, altissimo guadagno. Ma con questo giro mentale non si approda a niente e si rimane, sempre, nell’insignificanza culturale.

Costituzione

«All’interno della Democrazia Cristiana di allora si confrontavano due anime: una che faceva capo a Giuseppe Dossetti e che trovava una valida sponda in Giorgio La Pira e Amintore Fanfani, formatasi “nel clima illiberale prefascista e fascista, e che vedeva nella Costituzione non uno strumento con il quale porre un limite al potere […] bensì lo strumento per la pianificazione – un’opera di ingegneria sociale”; e un’altra incarnata da Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi e don Luigi Sturzo, secondo cui “nessun principio guida per la politica è migliore di quello liberale”». Così, riferendosi ai tempi della Costituente, ha affermato il prof. Flavio Felice, docente di Dottrine economiche e politiche alla Pontificia Università Lateranense e di Filosofia dell’Impresa alla LUISS Guido Carli di Roma, nonché direttore della Fondazione Novae Terrae e presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton. Felice, intervistato da Mirko Testa per l’agenzia Zenit.org (4.3.09), di fronte all’attuale crisi ha dato voce, col suo libro intitolato “L’economia sociale di mercato” (Rubbettino, 2008, pp. 128, € 8,00), alla «necessità di ancorare nuovamente l’economia all’eticità e di ripensare allo Stato come arbitro del gioco economico, lontano però da dottrine interventiste che possano falsare la libera concorrenza e generare disuguaglianza». Ora, poiché i novantenni, com’è noto, muoiono di nostalgia per la loro gioventù («eh, ai miei tempi…!») ecco gli Scalfaro e gli Andreotti e i Napolitano correre in soccorso alla Costituzione (ispirata a quella sovietica del 1935: per questo fu tranquillamente votata dai comunisti di Togliatti). Anche lo stesso Dossetti uscì dal suo monastero per difendere la sua creatura dal “mostro di Arcore”, che osava e osa criticare la Costituzione italiana, che per i novantenni è più sacra del Vangelo. Quest’ultimo, infatti, per i dossettiani è elastico, tant’è che lo tirano volentieri dalla loro. Ma la Costituzione è intangibile. Come il Corano.

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