Debiti con l’Islam

Dai manuali scolastici abbiamo appreso che, mentre l’Europa gemeva nell’oscura barbarie, la civiltà araba era nello splendore. Dai numeri “arabi” ai logaritmi, tutto quel che comincia per al- (algebra, alchimia, alcool, albicocca…) lo dobbiamo all’islam. Non solo: dato il millenario contrasto tra Roma e Bizanzio, gli europei poterono conoscere l’antica sapienza greca solo ritraducendola dall’arabo. Ora, però, un libro di Sylvain Gouguenheim, docente di storia medievale all’Ecole Normale Supérieure di Lione (Aristote au mont Saint-Michel: les racines grecques de l’Europe chrétienne, ed. Seuil), ribalta tutto: fu la presa di Costantinopoli nel 1453 da parte dei turchi a far fuggire in Europa una valanga di intellettuali greci, che fecero conoscere i classici al mondo latino. Il libro ha creato scalpore perché fa passare dall’idea che si debba moltissimo all’islam all’idea che non gli si debba proprio niente. Al di là dello scandalo mediatico (l’autore è stato sottoposto in Francia a una specie di linciaggio politicamente corretto), il filosofo francese Rémi Brague ha cercato di riequilibrare il giudizio (tradotto da A. M. Brogi per «Vita e Pensiero», gennaio 2009). In effetti, c’è ancora chi pensa che la prima università al mondo sia stata quella di Fez, la Qarawiyin, fondata nell’859 (dunque, le università non sarebbero un’invenzione della Chiesa). In realtà era una moschea c. d. “generale” (jâmi’a: termine che designa, sì, le università nel mondo islamico, ma solo nell’evo contemporaneo) e vi si insegnava l’esegesi coranica, le tradizioni sul Profeta, il diritto islamico (fiqh) e quel tanto di “scienza” che serviva a calcolare i nomi di Allah e la direzione della Mecca. Una leggenda da sfatare riguarda la famosa «casa della sapienza» di Baghdad (IX secolo): i traduttori dei testi greci in arabo erano quasi tutti cristiani nestoriani ed essa era «innanzitutto per uso interno, per la precisione una sorta di fucina di propaganda a favore della dottrina politica e religiosa sostenuta dai califfi dell’epoca, in particolare il mu’tazilismo». Un altro mito concerne l’iberico Al-andalus, mito nato più che altro per astio antispagnolo. «Si è cominciato con la “leggenda nera” sulla conquista del Nuovo Mondo. Diffusa dagli scrivani al soldo dei concorrenti commerciali di spagnoli e portoghesi, tra cui la Francia, consentiva loro di legittimare la pirateria di Stato (detta “guerra corsara”)». Per quanto riguarda la dominazione musulmana in terra iberica, il mitico Al-andalus, più che una coesistenza armoniosa «era un sistema paragonabile all’apartheid sudafricano», a tutto danno di ebrei e cristiani. La prima traduzione in latino del Corano la fece Pietro il Venerabile, abate di Cluny, nel XII secolo, ma si dovette attendere il XV e il cardinale Nicolò Cusano perché quel testo fosse studiato (e l’avvento della stampa, un secolo dopo, perché fosse conosciuto). Dunque, scarsa o nessuna “osmosi” tra le due culture. Le arti visive (pittura e scultura) del mondo greco transitarono in Europa senza intermediazione araba, perché l’islam vietava le immagini (anzi, l’eresia iconoclasta nel mondo bizantino fu dovuta al “contagio” della fortissima pressione islamica). Dice Brague che «dell’eredità greca è passato attraverso l’arabo solo ciò che riguardava il sapere in matematica, medicina, farmacopea eccetera. In filosofia (…) solo Aristotele e i suoi commentatori». Ma tutto il resto dovette attendere i «manoscritti importati dagli eruditi bizantini che fuggivano dalla conquista turca». E «tutto il resto è nientemeno che la letteratura greca»: Omero, Esiodo, Pindaro, Eschilo, Sofocle, Euripide, Erodoto, Tucidide, Polibio, Epicuro, Platone, Plotino, Ermete Trismegisto, «arrivati da Costantinopoli alla Firenze dei Medici, dove Marsilio Ficino tradusse in latino tutte le loro opere». I passaggi precedenti non sono che «una goccia d’acqua in confronto all’inondazione rovesciatasi sull’Europa a partire dal XV secolo. Essa ha riguardato tutto ciò che era disponibile in greco. E’ sfociata in una vera ellenomania durata parecchi secoli, dal Rinascimento italiano agli umanesimi e classicismi di tutta Europa». Ancora: «L’ellenismo in terra d’islam ha riguardato solo individui come i “filosofi” (falâsifa), intellettualmente dei geni ma socialmente dei dilettanti privi di collegamenti istituzionali. Solamente in Europa ha assunto la forma di fenomeno». Di più: «Solo in Europa si è imparato il greco in maniera sistematica» e lo si è fatto diventare addirittura «materia obbligatoria nell’insegnamento secondario». Del resto, non ci si può appropriare del sapere senza prima esserne divenuti capaci, senza essersi resi ricettivi in tal senso, cosa che l’Europa fece (rinascita giuridica, sulla scia della Lotta per le Investiture; rinascita letteraria con s. Bernardo, filosofica con s. Anselmo, riscoperta del diritto romano grazie alla Chiesa): «lo dimostra la stessa ricezione di Averroè». Infatti, «dopo la caduta degli Almohadi ai quali era stato legato, il suo ambiente d’origine lo dimenticò in fretta» ma «l’Occidente ha raccolto quel gioiello dalle “pattumiere” dell’islam». Brague si chiede infine se, in ogni caso, sia davvero giusto parlare di “debito”. L’Europa ha ricevuto dalla Cina la seta, il tè, la porcellana e la carta (quest’ultima attraverso il mondo arabo, come i numeri e lo zero, nati in India), e dalle Americhe il granturco, il tabacco, il cioccolato. Ma «nessuno si sognerebbe di dire che abbiamo un debito nei confronti degli aztechi, e tanto meno che dobbiamo parlare con infinito rispetto dei sacrifici umani che praticavano, per il solo fatto che mangiamo i pomodori». Insomma, non è vero che la civiltà occidentale non deve nulla a quella islamica. E’ anche vero, tuttavia, che non le deve granché. Solo che, oggi come oggi, non è politicamente corretto dirlo. 

Il Timone, aprile 2009

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10 commenti

10 Commenti

  1. Luca Di Mauro April 23rd, 2009 1:50 pm

    Gentile Cammilleri

    a parte il fatto che non so quali testi scolastici abbia sottomano, è un dato di fatto che, durante l’alto medioevo, le società musulmane fossero mediamente più progredite, sul piano della tecnica, di quelle cristiane. Questo, tuttavia, non significa che le seconde gemessero, come lei vittimisticamente scrive né tantomeno che i due mondi fossero compartimenti stagni fino alla caduta di Bisanzio. Non si doveva certo attendere Gouguenheim per scoprire l’ondata di intellettuali greci venuta in occidente dopo il 1453 ma non fu certamente (solo) questa fuga a portare nell’Europa cristiana la filosofia del mondo classico. Lei parla di nessuna osmosi tra le due culture solo sulla base della tarda e poco diffusa traduzione del corano in latino; uno sguardo (solo a titolo di esempio) alla cultura sviluppata nell’Amalfi altomedioevale dovrebbe smentire sifficientemente tale congettura. E’ altrettanto indubbio che, se non altro, va riconosciuto al mondo islamico il merito di aver fatto da tramite ed “importato” in Europa tutto quanto (e molto di più) da lei citato.
    Per finire, lei cita, giustamente, la cattedra del Gouguenheim all’ENS di Lione, quello che omette (certamente involontariamente) di dire è che tutti i suoi colleghi tanto della Normale quanto dell’Università si sono dissociati dal suo libro apportando motivazioni scientifiche (e non ideologiche, non è il solito complotto comunista) così come hanno fatto centinaia dei migliori ricercatori su quel periodo anche in Italia.

  2. Barbalbero April 24th, 2009 6:38 am

    dice il prof. Brague: “in filosofia solo Aristotele…” e ti pare poco?
    in realtà io riequilibrierei i termini della discussione nell’affermare che (senza nulla levare ai cristiani nestoriani che tradussero in arabo le opere greche) grazie all’Islam abbiamo ampliato la conoscenza del sapere . In seguito SOLO NOI europei (per una differente Weltanschauung teologico-sociale) abbiamo saputo cogliere la grandiosità di tali elucubrazioni (come dissero i teologi islamici nel XIII secolo? il fuoco è caldo perchè Allah vuole così, se lo avesse voluto freddo lo avrebbe fatto freddo).

  3. Rino.Cammilleri April 27th, 2009 8:19 am

    Quando l’interlocutore tira a sfinirti perchè è interessato solo ad avere l’ultima parola, non è dialogo né scambio di idee ma roba da colf.

  4. Debiti con lIslam April 28th, 2009 11:50 am

    [...] con lIslam Debiti con lIslam April 23rd, 2009 | Categoria: Articoli Dai manuali scolastici abbiamo appreso che, mentre [...]

  5. Alessandro May 13th, 2009 12:29 am

    Egregi Sig. Camilleri

    io la leggo sempre volentieri e sono sempre con Lei, un amico anche se non mi conosce, ma credo che il Sig. Di Mauro abbia portato un valido contributo e un commento valido e anzi io trovo molto interessante. Naturalmente sarebbe per me bello poter vedere continuare la discussione sul piano storico perché non me ne intendo sull’argomento. Insomma, giustamente anche io mi pongo delle domande (per esempio, mi chiedo: sarà vero? Cosa dicono gli altri studiosi? Potessi parlare con un Gesuita o Domenicano che conosce l’argomento, ma poi anche con uno storico o due non necessariamente di fede! E così via…) amerei approfondire il tema senza animosità, dato che é un tema per specialisti. Imparerei anche volentieri a seguire il pensiero di gente più valida di me in entrambi gli schieramenti e certamente mi piacerebbe anche poterli conoscere poersonalmente, chissà . Ipoteticamente, mi piacerebbe fare una bella passeggiata in montagna con tutti loro e anche con Lei e sarebbe una bella giornata davvero! Io penso che in Paradiso questo succeda tutti i giorni e in piu’ potremo chiedere ai diretti interessati. Pensi che nuove prospettive e che gioia! Come si fa a dire che l’eternità é noiosa?

  6. Rino.Cammilleri May 13th, 2009 6:21 am

    Il sig. Di Mauro non ha capito che io non recensivo Gouguenheim ma il filosofo.

  7. Al Fat May 30th, 2009 9:00 am

    Per me l’aspetto fondamentale è un altro: per quanto possano aver trasmesso del sapere, le civiltà islamiche non hanno aggiunto quasi nulla di proprio ed originale. Se manca una spinta culturale, indipendentemente di trovarsi geograficamente al centro di una rete di scambi, evidentemente la civiltà di cui parliamo non vale molto.

  8. alfredo June 29th, 2009 1:12 pm
  9. Rino.Cammilleri June 30th, 2009 6:17 am

    Certo che l’ho letto.

  10. Pulce Teoretica April 9th, 2010 5:13 am

    Signori, io lavoro in università italiana e mi è capitato di sentire un ricercatore (cultura islamica) ed un dottorando (antropologia) discutere dell’etimologia di Alessandria d’Egitto partendo da un termine arabo. Vi chiedo a che punto può arrivare l’indottrinamento. Naturalmente con buon pace di Alessandro e del suo maestro Aristotele…

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