Non tutti sanno che l’Islanda, conquistata dalla Danimarca nel XV secolo, nel secolo successivo ebbe la sua guerra di religione tra cattolici e protestanti. Lo ricorda Luisa Paglieri sul mensile «Europaitalia» (aprile 2009). Nel 1537 il re danese Cristiano III aderì al luteranesimo e, proclamatosi (come l’inglese Enrico VIII) capo della Chiesa nazionale, impose il protestantesimo anche all’Islanda. Ma i due vescovi dell’isola, Jon Arason e Ogmundur di Skalholt, resistettero, incoraggiati dal papa Paolo III. Ogmundur era però vecchio e quasi cieco, così il vero leader dell’insurrezione fu l’Arason. Si arrivò alle armi ma le truppe cattoliche ebbero la peggio e Jon Arason fu catturato dal balivo Christian Skriver. Il vescovo venne decapitato assieme a due dei suoi figli.  Un’altra sua figlia, coraggiosamente, radunò nuove truppe per soccorrere il padre e i fratelli ma la sua impresa fallì. Il vescovo fu poi vendicato da alcuni pescatori cattolici che giustiziarono il balivo. La cappa luterana si stese, così, sull’Islanda e solo nel 1874 il cattolicesimo poté esservi riammesso. Ma per gli islandesi Jon Arason è l’eroe nazionale, combattente per l’indipendenza e l’identità dell’isola. Nel 1989 il papa Giovanni Paolo II, in Islanda, ne ha ricordato la figura. Non tutti sanno che anche la Svizzera ha un eroe nazionale cattolico, addirittura un santo: s. Nicola di Flüe, che nel XV secolo, a capo dell’esercito, salvò l’indipendenza della confederazione.