Aprile 2009

2012

«Voyager» ci ha avvertiti che nel 2012 il mondo finirà. L’hanno detto i Maya: il termine del Quinto Sole sarà per il 4 Ahaw 3 Kankin, cioè il 23 settembre 2012. Anche «La Stampa» ci avvisa che, a sentire certi scienziati, nel 2012 il sole farà un bizza tale da creare sconquasso sul nostro pianeta. Tranquilli: il 23 settembre è la festa di Padre Pio.

Solo

Chiedo scusa se per una volta non mi lagno delle malefatte del laicismo; ma chi mi segue sa quanto io sia affezionato all’editore di fumetti ReNoir, che produce albi potabili anche ai cattolici pur senza essere noiosi. Ricorderete che, per la ReNoir, ho ideato la serie western Gli Sconfitti, di cui a breve uscirà il seguito. Oggi voglio segnalarvi Solo, di Oscar Martin, una specie di Mad Max post-atomico in cui certi animali (topi, scimmie e faine) si sono evoluti, condividendo il pianeta con gli umani e specie mutanti. Tutti cacciano (per mangiare) tutti. Il protagonista è un topo. Date retta, vale la pena.

Sud

Sono siciliano e del libro di Veneziani, ovviamente, sono andato a cercarmi in primis il capitolo che mi riguarda. L’occhio mi si è fermato su questo brano: «…il cosiddetto “familismo amorale”, tara del Sud, è anche un grande ammortizzatore sociale e civile, della disoccupazione all’abitazione, dall’assistenza ai bambini, ai malati e ai vecchi al sostentamento di nipoti…». Sarebbe facile, qui, prodursi in paragoni con il cosiddetto Settentrione, dove le dinastie le trovi anche nella carta stampata. Ma no, l’aveva già detto De Crescenzo che il Sud è cosa davvero diversa e forse sarà il caso di lasciarlo com’è, perché non esiste vizio che non possa essere trasformato in virtù. Veneziani l’ha capito: «Di quel torbido vincolo c’è da salvare il legame comunitario, per svegliare un modello di sviluppo compatibile con la storia e la tradizione del Sud. Quel legame è fondato su basi non disdicevoli: la cultura del dono che prevale su quella utilitaristica, anche se degenera nella cultura del favore e del privilegio; la convivialità e l’ospitalità come base del legame sociale, l’attaccamento al luogo natio, (…) la capacità di addomesticare il dolore, la morte e la solitudine con un sofisticato sistema di riti». Non era Cesare Musatti, il decano della psichiatria, a dire che la sua materia era stata inventata da ebrei per convincere gli anglosassoni a vivere da italiani? Scorrendo le statistiche, si potrebbe dire lo stesso ai settentrionali nostrani. Ginevra e Zurigo sono il top dell’efficienza e del civismo. Napoli e Palermo stanno in fondo. Ma Ginevra e Zurigo hanno anche il top dei suicidi e del consumo di psicofarmaci, laddove Napoli e Palermo stanno in fondo anche riguardo ad aborti, divorzi e a ogni altro tipo di malessere. Eh, non si vive di sola efficienza. Veneziani: «Più la globalizzazione coincide con la settentrionalizzazione del mondo, più il Sud diventa il luogo della vita autentica». Ma, aggiungerei, solo chi ha respirato a lungo, pirandellianamente, «l’aria del continente», può dire, come Veneziani (e me), ai meridionali: ma perché vi lamentate sempre? Da due secoli vi ripetono che il Nord è meglio del Sud e avete finito col crederci. Questa storia l’hanno inventata i Padri della Patria, i quali, stravedendo per l’ottocentesco Impero Britannico, crearono l’Italietta, ridicolo tentativo (ahimè riuscito) di applicare alla penisola la Rivoluzione Francese facendola fare ai Piemontesi. I quali cenavano alle sette, figurarsi quando arrivarono al Sud, dove ancora si cena alle undici, se va bene.  La città italiana più irradiata (dal sole) è Siracusa. Quella di meno, Torino. E il sole, oggi lo si sa per certo, stimola le endorfine, molecole della joie de vivre. I plumbei piemontesi estesero al Sud il loro sistema, il quale era modellato sul giacobinismo francese. Non poteva non uscirne un papocchio. Il Sud emigrò in America, lasciando alla Patria Unita i «paglietti» e i parassiti della pubblica amministrazione. Poi l’America ci restituì la mafia con gli interessi. Cose risapute. Oggi c’è quasi da ridere: i poveri leghisti non fecero in tempo a lamentarsi dei terroni che subito vennero subissati da ben altro Sud, quello africano, musulmano, albanese, romeno, cinese. Ha ragione Veneziani: «Per il bene d’ambedue, allontanate la Sicilia dal continente, piuttosto che tentare unioni artificiose». Ma vale per tutto il Meridione. Ma sì, facciamolo a Eboli, il Muro, altro che a Gaza. Il Sud italico, lasciato a sé stesso (una buona volta) sarebbe costretto a guardarsi allo specchio e a domandarsi come mai i «sudici», a suo tempo emigrati, nei Paesi che li hanno accolti si sono dimostrati lavoratori durissimi e spesso geniali. Perchè il Sud fuori dal Sud primeggia, come primeggiavano i suoi avi prima che si stendesse il tetro sudario piemontese? Il Regno delle Due Sicilie poteva vantare uno strabiliante elenco di primati mondiali in tutti i campi, dall’economico allo scientifico, senza contare arte & cultura (si legga utilmente il lavoro di Simonelli citato da Cervi). Poi, dall’oggi al domani, crollò come un castello di carte, giacché la sua classe dirigente era ammaliata dall’ideologia, allora «moderna», del nazionalismo centralistico. Risultato: cinque milioni di emigrati e il Sud diventato la «questione meridionale», una palla al piede per il Nord e un eterno complesso di inferiorità per i suoi abitanti. Ma finché l’Unità d’Italia sarà «il Risorgimento», cioè un mito, nulla cambierà, inutile farsi illusioni.

 

(C) il Giornale 4.4.09 

Tozzi

Umberto Tozzi è l’autore di musica pop italiano più conosciuto nel mondo. I suoi pezzi hanno sfondato anche nel mercato, impenetrabile per gli italiani, americano e un suo brano, Gloria, è ormai un classico evergreen internazionale (oltreché colonna sonora del celebre musical Fame). Eppure, Tozzi non ha mai beneficiato del traino dei tg sulle sue nuove uscite, né molta gente sa che faccia abbia. Niente interviste, niente scandali, niente reality, niente veline. Infatti, (Corsera del 2 aprile 2009) si tratta di un artista che, stimolato sulla politica, dice di non aver nulla di dichiarare in quanto incompetente. Ecco un buon esempio di persona onesta, in un mondo in cui l’ultimo cialtrone, appena acquisito un minimo di visibilità, diventa tuttologo e disquisisce dei massimi sistemi, dall’esistenza di Dio alla bioetica. Naturalmente, sfoggiando i «secondo me» più piatti, sciatti, banali, alla moda (di sinistra) e politicamente corretti che ci siano.

Iraq

L’arcivescovo di Kirkuk, Louis Sako, a Vienna su invito di ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) l’1 aprile 2009 (fonte: Zenit), ha detto che la guerra in Iraq è costata la vita, negli ultimi cinque anni, a 750 cristiani, compreso l’arcivescovo di Mosul, Paulos Faraj Rahho. Sono 200mila i cristiani che hanno abbandonato un Paese in cui erano presenti da venti secoli. «I musulmani vivono come nel VII secolo, e questo è un problema», ha detto. Il che, in soldoni, significa che per loro le truppe americane sono «i cristiani» o i «crociati». Ora, Obama intende lasciare la piazza e concentrarsi –dice- sull’Afghanistan. Comprensibile: non ci sono più soldi e forse è meglio affrontare il problema alla fonte. Ma gli Usa si sono assunti il compito di polizia mondiale e sarebbe meglio se finissero il lavoro. Infatti, la Ue non intende prendersene la responsabilità, preferendo continuare a sputare nel piatto in cui mangia. Ci sono Paesi dotati di atomica, come il Pakistan (ma anche l’India), che non offrono molte garanzie in quanto a stabilità e civiltà (da XXI secolo, intendo). Abbandonare l’Iraq al VII secolo non è affatto un buon affare. Forse i Bush dovevano limitarsi a ridurre Saddam a più miti consigli e basta. Sia come sia, cosa fatta capo ha. Ma bisogna finire il lavoro. Altrimenti finisce come in Somalia, Libano e Bosnia. Classici esempi di lavori iniziati ma non completati.

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