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Wilde
«La Chiesa Cattolica è soltanto per i santi e i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana». Chi poteva averlo detto se non lui, Oscar Wilde? Battezzato in segreto, apologeta di Pio IX, gran lettore di Dante e sant’Agostino, filantropo, pellegrino, amico dei gesuiti: tutto questo era Wilde. Che, sì, era di condotta scandalosa (e la pagò cara) ma anche uomo eccezionalmente buono e caritatevole. Quando vedeva dei mendicanti – e nella Londra vittoriana ce n’erano in numero altissimo – non mancava di dar loro l’elemosina; la sua attenzione al prossimo si manifestò anche in occasione di un’inondazione che aveva colpito particolarmente il borgo londinese di Lambeth: insieme a un amico si recò sul posto per cercare di aiutare le persone in difficoltà, riuscendo anche a far divertire col suo buonumore una vecchia signora costretta a letto. Il Wilde sfrontato e beffardo era un uomo dalla grande sensibilità verso il dolore, verso chi era sofferente, finché lui stesso non piombò negli abissi cupi del dolore, dell’umiliazione, dell’abbandono. Un abisso dove ritrovò definitivamente Dio. Questo e (molto) altro troverete nel libro di Paolo Gulisano Il ritratto di Oscar Wilde (ed. Ancora). Humour all’inglese: quasi tutti i maggior letterati della storia britannica erano cattolici.
11 commentsFeyerabend
Com’è noto, il papa non è stato “gradito” all’università La Sapienza (!) di Roma perché qualcuno aveva opportunamente rimesso in circolo una sua vecchia citazione del filosofo anarchico Paul Feyerabend. Questi, infatti, aveva scritto che, nel processo a Galileo, la Chiesa aveva avuto sostanzialmente ragione. Da qui i fulmini degli Illuminati con i loro Angeli & Demoni. Naturalmente, nessuno di quegli “scienziati” pagati dal contribuente sapeva chi fosse Feyerabend. Figurarsi se l’avessero letto. Avrebbero scoperto che quello era, sì, anarchico ma non per questo stupido o incolto. Infatti, aveva scritto ben di peggio e addirittura sullo stesso Copernico. Il quale, nel comporre la sua famosa opera (dedicata al papa) non solo non aveva consultato nessuno degli scienziati che, prima di lui, avevano ipotizzato il sistema eliocentrico (fin dal tempo di Aristarco di Samo, III secolo a.C.), ma citò invece un «pitagorico folle», cioè un tal Ecfanto che Copernico non sapeva essere un personaggio immaginario di uno dei dialoghi di Eraclide Pontico. Da qui la prudenza della Chiesa su un’ipotesi che, in pieno revival “magico” rinascimentale, poggiava solo su basi esoteriche. Copernico era letteralmente stregato dalle teorie degli antichi pitagorici sull’«armonia del cosmo» in senso musicale. Fu nel cercare la «nota» emessa da ciascun pianeta che impostò il suo eliocentrismo, l’unica ipotesi con la quale la «melodia» gli tornava. Leggere, per credere, Kitty Ferguson, La musica di Pitagora (Longanesi).
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1 commentSamurai
Cari amici, è in libreria la mia ultima fatica: Il crocifisso del samurai (Rizzoli). Si tratta di un romanzo storico attorno a un episodio poco noto della storia: la grande rivolta dei samurai cristiani nel 1637. Circa quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. Vennero massacrati fino all’ultimo e fu la loro rivolta a provocare la chiusura ermetica del Giappone al mondo esterno per due secoli. Quando i missionari europei poterono tornare, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione. Solo alla fine del XIX secolo cessarono le persecuzioni dei cristiani nel Sol Levante. I pochi rimasti erano quasi tutti concentrati a Nagasaki. E furono centrati, com’è noto, da una delle due bombe atomiche.
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