Archiviati per June, 2009

Scrittori

Il 27 maggio 2009 a Milano, nella «Libreria del Mondo Offeso» (sic!) Erri De Luca e Marco Bocciarelli hanno presentato (cito dal Corsera) «il nuovo romanzo di Barbara Balzerani». Qualcuno dovrà, prima o poi, studiare questa cosa: tutti i rivoluzionari ideologici, nessuno escluso, hanno fatto (e fanno) gli scrittori o i giornalisti. Compreso lo stesso Marx e pure il nostro Mazzini. Ma la cosa risale alla Rivoluzione francese, come ho abbondantemente dimostrato nel mio libro I mostri della Ragione (Ares). Frugate pure nelle vostre reminiscenze ma non troverete nessuno che abbia fatto un mestiere diverso. Sì, Battisti faceva il portiere a Parigi per mantenersi, ma la sua vera attività era lo scrittore di noir. Inventare nuove realtà e “denunciare” continuamente quella vera, vivere in un mondo di parole e il desiderio compulsivo di obbligare tutti gli altri a regolamentare minuziosamente la loro esistenza secondo le direttive della «società di pensiero». Da qui, anche, la stretta parentela con l’ecologismo.

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Giornalisti-2

Sul Corsera del 27 maggio 2009 un titolo mi intriga: «La Chiesa comprese Galileo ma non fu meno colpevole». Sottotitolo: «Il pentimento di oggi lascia intatte le responsabilità di ieri». Firma: Emanuele Severino. Mi aspetto, dunque, la solita tirata contro la Chiesa oscurantista. Invece, nel lungo e dotto articolo, il filosofo dimostra che, per Galileo, tramite la matematica si può raggiungere una conoscenza pari a quella di Dio. La Chiesa capì venissimo questo punto. «Mi riferisco al cardinale Roberto Bellarmino. Egli ebbe a possedere della scienza, matematica compresa, lo stesso concento che la scienza ha oggi di sé stessa: di non essere un sapere necessario (in senso filosofico, ndr), ma soltanto ipotetico, probabile, falsificabile (nel senso popperiano, ndr). E appunto per questo egli esorta Galileo a esporre le proprie dottrine non come un sapere necessario che costringe “assolutamente” a modificare la lettera delle Scritture (cioè l’affermazione del movimento del sole), ma come ipotesi che, come tali, possono convivere con quella lettera». Così conclude Severino il suo articolo: «La Chiesa che oggi si pente di aver condannato Galilei è cioè meno avanzata di quella che lo ha condannato». Insomma, il testo dell’articolo dice il contrario del titolo. Ora, poiché nei giornali il cosiddetto «titolista» è persona diversa dall’estensore, abbiamo un classico esempio di titolo fuorviante. E di media che, anziché informare, deformano.

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Inquisizione

Cari amici, molti di voi mi hanno visto martedì 9 giugno su «Top secret», programma su Rete 4 condotto da Claudio Brachino. Io e Marina Montesano commentavamo il film di Milos Forman L’ultimo inquisitore, prima e dopo la visione. La Montesano è coautrice, con Franco Cardini, de La lunga storia dell’Inquisizione (Città Nuova), io ho scritto La vera storia dell’Inquisizione (Piemme, prefazione di Franco Cardini). Insomma, due libri garantiti da uno dei massimi medievisti al mondo. Non c’era molto tempo per fare le pulci storiche al film, che sul tema «Inquisizione» pescava nel più torbido dei romanzi gotici ma di storico non aveva nulla (e poi, tra un film di due ore e un controintervento di pochi minuti non c’è partita). Si dirà che le opere di fantasia non hanno obblighi con la storicità; però io, che scrivo anche romanzi storici, la storia la rispetto. I registi cinematografici, invece, devono fare i conti con chi dà loro i non pochi soldi che servono a fare un film, e pagare tributo alle lobby che tengono i rubinetti del denaro. Le quali, oggi, sono ideologicamente nemiche della Chiesa. Ora, poiché il grosso pubblico non legge i saggi storici ma guarda i film, detto grosso pubblico rimane come era quello sovietico rispetto alla storia del comunismo: miti e fandonie al posto dei fatti, perché non c’è migliore schiavo di quello che non sa di esserlo. Credete che l’Oliver Stone de Le crociate (Heaven’s Kingdom) e il regista de Il ponte di San Luis Rey (con De Niro e cast stellare) non possano permettersi di consultare uno storico serio? Dunque, quando falsificano la storia, lo fanno apposta. Per questo il Beato don Alberione aveva fondato (prima del Concilio) la San Paolo Film. Nel film di Forman tutto quello che si vede sull’Inquisizione è volutamente falso, e anche incongruente, come ho detto in trasmissione. Da secoli, per esempio, due cardinali dovevano visitare le celle inquisitoriali per controllarne lo stato due volte al mese. Le lenzuola venivano cambiate due volte alla settimana. Non c’erano le catene e c’erano le ore d’aria e i permessi sulla parola. Ma non fatemi ripetere qui quel che ho scritto sul mio libro. Fate solo sapere ai capoccioni ecclesiastici che, nella civiltà dell’immagine, fa più un solo film di Mel Gibson di tutti i loro piani pastorali.

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