Archiviati per June, 2009

Giornalisti

Il 27 maggio 2009 un lettore, su «Il Giornale», si lamentava di essere stato disinformato. Era accaduto che, il 23 maggio, era apparsa la stupefacente notizia che in Olanda si sono tante di quelle celle carcerarie vuote da indurre il governo a offrire posti al vicino Belgio. Confesso di essere stato tratto in inganno anch’io, avendo solo scorso i titoli quel giorno. Mi sono detto: possibile che l’Olanda sia il paradiso dell’ordine pubblico? Ma poi, distratto da altre notizie, passai oltre nella lettura. Del resto, dovendo ogni giorno leggere una vagonata di roba, è prassi normale, per me, scorrere i titoli per soffermarmi solo su quegli articoli che siano suscettibili di interessare uno che fa il mio mestiere. Quel lettore, però, aveva fatto anche i conti e scoperto che una popolazione carceraria sui 12mila detenuti in rapporto a 6 milioni di abitanti dava una percentuale quasi doppia della nostra. Dunque, l’Olanda non è affatto un paradiso ma, semmai, il suo contrario. Il problema è che i giornalisti devono riempire tutti i giorni il giornale per cui lavorano. Ora, poiché è impossibile che tutti i santi giorni accada qualcosa degno di essere portato alla conoscenza del pubblico, lascio a voi le conclusioni. Tra i giornalisti circolano un paio di battute che val la pena meditare. Una è questa: «Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare». E questa è l’altra: «Non dite a mia madre che faccio il giornalista; lei crede che io suoni il piano in un bordello».

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Avviso

Tanti anni fa lessi, su una biografia di don Bosco, che il santo non di rado era oggetto di attentati. In una di queste occasioni, aggredito alle spalle, prima stese a cazzotti il suo aggressore e poi lo soccorse. Stupito, chiesi al mio direttore spirituale se ciò non contraddiceva il porgi-l’altra-guancia. Risposta: don Bosco era un maestro; talvolta è carità dare una lezione. Ne ho fatto tesoro. Questa premessa serve a mettere sull’avviso quei miei lettori che si scandalizzano quando mi vedono rispondere in modo apparentemente inurbano a certuni. Può sembrare, in effetti, che non sopporti chi non la vede come me, ma non è così. Dopo più di trenta libri pubblicati coi maggiori editori nazionali e migliaia di articoli, credo di avere raggiunto una certa autorevolezza. Perciò, chi mi chiede un chiarimento ha cortese risposta. Chi crede di saperla più lunga di me e non ha un curriculum almeno pari al mio, riceve anch’egli una cortese risposta. Una. Ma se insiste in modo petulante, urtante e umanamente fastidioso, deve imparare a non far perdere tempo al prossimo. Ho aperto gli Antidoti per dialogare coi miei lettori e soprattutto fornire una vetrina ai miei libri. Il tempo che vi dedico è sottratto allo studio ed è un servizio rivolto a coloro che, apprezzando quel che faccio, mi danno da vivere comprando i miei libri. Gli altri, quelli che nessuno ha invitato, sono pregati di navigare al largo. Il web, come è noto, permette ad anonimi pinchipallini di sfogare la loro frustrazione ingaggiando dispute senza fine; beati loro che hanno tempo da buttare. Potrei semplicemente cancellare gli interventi che non mi piacciono, come fanno tutti. Ma io, autore cattolico, uso la carità di don Bosco. Si prega di far girare questo avviso.

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Cammilleri su Rete 4

Domani, 9 giugno, su “Top Secret” (Rete 4), prima e dopo il film “L’ultimo inquisitore”,il conduttore Claudio Brachino intervista Rino Cammilleri sull’Inquisizione.

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