Archiviati per July, 2009
Biafra
Su «Libero» del 26.6.09 un libro di Linda Polman (L’industria della solidarietà, Bruno Mondadori) è stato recensito da Ernesto Aloia. I più anziani ricorderanno il caso del Biafra nel 1967, diventato sinonimo di “fame”. Il fatto è che non ci fu alcuna carestia. Il Biafra era la regione più ricca della Nigeria e il suo governatore, Emeka Ojuwku, si ribellò. Il governo reagì col blocco economico ed avrebbe avuto ragione dei ribelli se Ojuwku non si fosse rivolto alla Mark Press, agenzia ginevrina di pubbliche relazioni, perché convincesse il mondo che il governo nigeriano affamava i biafrani. Partirono le foto dei negretti denutriti e le poche Ong allora esistenti cominciarono a mandare aerei di cibo. Ma Ojukwu pretese che parte dello spazio nelle stive degli aerei fosse usato per le armi ai suoi uomini. Poi impose tasse di atterraggio e importazione. Arrivarono legioni di giornalisti e il caso del Biafra divenne internazionale, finanziando l’esercito personale di Ojukwu. Questi nel 1970 fuggì con le sue mogli e auto di lusso verso i suoi conti svizzeri. Oggi le Ong sono trentasettemila e raggranellano come la quinta potenza economica mondiale. Ogni nuova crisi è presentata come «la più grave emergenza umanitaria della storia recente». I loro dirigenti sono professionisti laureati in non-profit management, sono esperti di marketing, di pianificazione e di product placement. L’enorme massa di denaro raccolto (dagli Stati e dai privati) finisce in gran parte nelle tasche dei vari «signori della guerra» (che in alcuni casi arrivano a intascare l’80% degli aiuti). O dei talebani al confine del Pakistan, che incamerano un quarto degli aiuti destinati ai campi profughi che controllano. Insomma, ormai «gli aiuti sono diventati una vera e propria componente delle strategie dei contendenti» nelle varie guerre che si combattono qua e là nel mondo. E l’Africa delle “emergenze umanitarie” è una risorsa a cui legioni di Ong non intendono rinunciare.
16 commentsSpagna
Secondo l’agenzia SviPop (Sviluppo e Popolazione) n.102 (24.6.09) in Spagna l’economia “verde” sta distruggendo occupazione. Scrive Riccardo Cascioli: «Per ogni “posto di lavoro verde” creato in Spagna negli ultimi 8 anni grazie al finanziamento pubblico, sono stati distrutti 2,2 posti di lavoro in altri settori. E soltanto 1 su 10 dei nuovi posti di lavoro creati è diventato un lavoro permanente. E’ quanto rivela un recente studio diretto dal professor Gabriel Calzada Alvarez, della Universidad Rey Juan Carlos di Madrid, titolato “Studio degli effetti sull’occupazione degli aiuti pubblici alle fonti energetiche rinnovabili”. La Spagna è stata più volte citata dal presidente americano Obama come un modello di riferimento per il suo progetto di “economia verde”, e in effetti è il Paese europeo che negli ultimi dieci anni ha maggiormente investito in energia rinnovabile seguendo la strada scelta dall’Unione Europea già nel 1997. Lo studio dimostra però che l’economia verde non solo non aiuta a uscire dalla recessione, ma ne è un fattore di aggravamento». Esso ha calcolato anche i mancati investimenti in altri settori. «Una ulteriore conseguenza è stato il drammatico aumento del costo dell’energia, che si ripercuote negativamente anche sull’efficienza delle infrastrutture elettriche convenzionali. Ma lo studio dimostra che per poter sanare il debito pubblico causato dagli investimenti nell’energia rinnovabile la bolletta dovrebbe essere aumentata del 31%. I cittadini spagnoli perciò devono aspettarsi o l’aumento della bolletta o l’aumento delle tasse o una combinazione delle due. In ogni caso l’aumento dei costi energetici e il peggioramento dei servizi stanno già producendo la fuga di grosse industrie, i maggiori consumatori di energia. Lo studio presenta il caso di Acerinox, un gigante dell’industria siderurgica che nel 2004 ha bloccato il programma di espansione in Spagna proprio a causa della politica energetica del paese iberico, così che gli impianti previsti sono stati invece costruiti negli Stati Uniti e in Sudafrica. Ultimo dato da mettere in rilievo è la “bolla” speculativa che tale investimento ha generato. I massicci sussidi statali hanno reso infatti convenienti gli investimenti dei privati nelle energie rinnovabili, tanto che molte compagnie si sono buttate in questo settore. Ma in un periodo di crisi dove è difficile per lo Stato mantenere un tale livello di costi, le compagnie create per lucrare nel settore delle rinnovabili sono destinate al collasso. Con conseguenze facilmente immaginabili». Come mai –aggiungiamo noi- l’ostinazione delle sinistre (Obama, Ue, Zapatero…) per l’economia “verde”? Semplice: perché rimette tutto nelle mani dello Stato, vecchio pallino dei sinistri. Il “verdismo” è tasse, burocrazia e controllo asfissiante dei comportamenti dei cittadini. Ecco perché gli orfani del marxismo sono tutti verdi (e non solo di bile).
23 commentsScala
Sull’ultimo numero (giugno 2009) del «Timone» (rivista solo in abbonamento; fatevene mandare copia gratis: info@iltimone.org) Matteo Salvatti ricorda l’incredibile scala della chiesa di Our Lady of Loretto a Santa Fè nel New Mexico. Costruita nel 1873, è visitata da almeno 250mila persone all’anno. E’ di legno, a chiocciola, ma non si sa chi l’abbia fatta e come: non ci sono chiodi e il legno, dicono gli esperti, è di natura sconosciuta. Salita da centinaia di persone ogni giorno dal 1873, non ha alcun segno di usura e chi ci sale avverte una piacevole sensazione di leggerezza. Trentatré gradini con balaustra, è priva di pilone centrale e si regge tutta -cosa fisicamente impossibile- solo sul primo gradino. Quando le suore fecero fare la cappella in stile neogotico l’architetto Mouly semplicemente dimenticò l’accesso al coro. Era già morto quando se ne accorsero. Tutti gli ingegneri consultati dissero che non c’era nulla da fare: non c’era spazio per scale, occorreva abbattere e rifare. Le suore, che avevano esaurito il denaro, ricorsero a s. Giuseppe, cui la cappella era dedicata. Una novena continua, giorno e notte, al patrono dei carpentieri. Il nono giorno bussò alla porta uno sconosciuto che si disse in grado di eseguire l’opera. Lavorò tre mesi. Poi sparì, senza chiedere compenso. Le suore lo cercarono dappertutto ma nessuno lo aveva visto né ne aveva sentito parlare. Rimase il mistero. Che divenne miracolo quando gli esperti poterono esaminare la scala. Se andate in vacanza negli Usa, è sempre lì.
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