Danimarca
L’agenzia «Corrispondenza romana» del 25 luglio 2009 ha ripreso un interessante articolo comparso su «Euronews» di maggio. Riguarda il libro dello psicologo danese Nicolai Sennels: Tra i criminali musulmani, l’esperienza di uno psicologo a Copenaghen, uscito in febbraio. Sennels ha lavorato a lungo nel carcere di Copenaghen , nel quale il 70% dei detenuti è costituito da islamici. Lo psicologo è finito nei guai (se insisterà sulle sue posizioni verrà licenziato) perché in Danimarca si può dire solo che le cause dei problemi di integrazione sono la povertà, la polizia, i danesi e i politici, ma non che c’entrano la cultura e la responsabilità personale. Già, perché Sennels si è accorto che i musulmani interpretano la nostra mania del dialogo come una debolezza. E che è il comportamento antisociale a rendere poveri, non viceversa: «L’idea che il comportamento della gente sia determinato dalla quantità di denaro sul conto in banca è un punto di vista estremamente limitato». La Banca nazionale danese ha pubblicato un rapporto da cui emerge che un islamico costa allo Stato mediamente sui 300mila euro in aiuti sociali (sussidi alla disoccupazione, interpreti, classi speciali nelle scuole, poliziotti supplementari…). Con questo denaro, dice Sennels, «potremmo aiutarli a condurre una vita felice in un Paese musulmano, evitando loro di doversi integrare in una società che non comprendono e che, di conseguenza, non possono accettare». Tutto ciò, mutatis mutandis, può essere applicato tranquillamente anche al nostro, di Paese, che però di handicap ne ha due: il politically e il clerically correct. Da questo punto di vista sta meglio di tutti la Svizzera, dove ci sono pochissimi comunisti e pochissimi preti.
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Se non ci fossero certi prelati l’Italia si sarebbe liberata di simili sciagure da tempo.
Tornando all’articolo, cosa ci vuole a capire che se uno non si vuole integrare non lo farà mai, a prescindere dai soldi che ha? Credono davvero che i terroristi siano tutti dei morti di fame? Ma mia faccia il piacere.
Come ha ragione!!!
Se è per questo in Svizzera c’è anche il suicidio assistito. Se non ci fossero certi prelati, qualcuna delle volpi che ha partecipato al dibattito magari avrebbe potuto usufruirne prima di scrivere stupidaggini.
Il problema non sono gli islamici: il governo inglese non è islamico, e neanche cattolico, e proibisce alla Chiesa Cattolica di occuparsi di adozioni, consente tutte le bio-idiozie possibili, come quello israeliano (non è islamico neanche quello), non è islamico il governo belga che consente l’infanticidio e neanche quello danese di cui avete giustamente evidenziato l’idiozia. I Calderoli, che tentano di tappare la bocca ai vescovi, non sono islamici. E sono stati anche governi di destra (Francia) a cercare di tappare la bocca al Papa quando ha detto quelle semplici verità sull’Aids. La libertà della Chiesa è messa in pericolo in occidente proprio da questa ideologia laicista-occidentalista altro che dagli immigrati islamici. Caro Cammilleri, se vuoi continuare a fare l’apologista cattolico ricordati che la prima cosa da difendere è la libertà della Chiesa che significa di tutti i suoi membri anche dei prelati che non piacciono a Bossi.
Caro Orselli, tu credi che i vescovi siano da “difendere” anche quando scorreggiano….
Qui nessuno ha mai detto che il pericolo sono SOLO gli islamici. E’ comunque vero che l’islam ha dichiarato guerra all’occidente, non oggi, ma nel 632 d.C.
x ago86:
E va grassa … fortuna che l’ islam non ha dichiarato “libero mercato”, sennò, soprattutto in Italia, non c’ è partita fra decine di escort hurì prepagate all’ infinito sul megatalamo e una nuvoletta su cui ascoltare all’ infinito i canti gregoriani !
Caro Camilleri,
Come lo capisco questo Sennels! Sono stata sposata 6 anni con un mussulmano, vivendo in Francia. Ho visto come anche lì lo Stato continui a fingere che la povertà non abbia niente a che vedere con la cultura di provenienza delle persone e a questo si aggiunge il dogma rivoluzionario laicista per cui la religione è un fatto strettamente privato.
I risultati, nonostante gli ingenti investimenti in politiche sociali dello stato francese, sono catastrofici: come può un ragazzino mussulmano, educato nel disprezzo della lingua francese, “lingua degli infedeli” riuscire bene a scuola, dal momento che già ottenere che i genitori gli comprino un vocabolario è un’impresa ardua?
Gli unici a prosperare e diffondersi sempre più erano i fondamentalisti islamici, che invece questa connessione fra religione e vita l’avevano capita alla perfezione e la sfruttavano per i loro scopi, cioè alimentare l’odio sociale e costruire in Francia una rete capillare di basi e contatti…
E’ anche vero tuttavia che per fortuna una persona non è completamnte determinata dalla propria cultura di provenienza, per cui ho visto alcuni mussulmani riuscire comunque ad integrarsi nella società francese, ma a che prezzo e con quanta fatica!
Quale è la conclusione? Immigrati cattolici per paesi cattolici, immmigrati di una certa religione per paesi che professano la stessa religione? Sarebbe bello, ma a sud abbiamo solo mussulmani: i messicani o i colombiani emigrano tutti in un paese ( Usa) che, guarda caso, non è cattolico, almeno non la maggioranza degli abitanti.
Ma chi l’ha detto poi che sono una minaccia per il futuro della nostra religione ( perchè questo è il punto)? In francia i giovani mussulmani si convertono al cattolicesimo, per me sono una risorsa. A meno che, come nel regno unito, non si mettano in testa di instaurare la sharia come sta succedendo. Perchè questo non porta all’integrazione e neanche al suo contrario: peggio, molto peggio, porta alla secessione.
Conclusione tirata. Immigrati di tradizione cristiana o pure buddisti o indù: gli unici a far problema sono i musulmani.
Cara signora, niente di meglio che una testimonianza di vita vissuta. Grazie.
Negli Usa stanno iniziando a preoccuparsi perché la forte immigrazione dai paesi cattoli sta cambiando la faccia del loro paese. La loro paura si spiega col fatto che i protestanti sono educati alla scuola dell’anticattolicesimo militante, e quindi hanno l’idea che i cattolici siano pericolosi per loro quanto gli islamici. Ora qualcuno sta iniziando a capire che non è così. Quello che volevo sottolineare è che qualunque forte immigrazione in un paese produce forti cambiamenti nella cultura ospitante.
Se vogliamo restare cattolici dobbiamo fare molti più figli e prediligere l’immigrazione dai paesi cristiani /cattolici.
Gli stessi immigrati cristiani/cattolici, se possono scegliere, prediligono paesi come il nostro. Non sono pochi, infatti, gli immigrati provenienti da centro e sudamerica, filippini e molti ortodossi e cattolici provenienti dai paesi dell’est Europa.
Il problema non sono gli immigrati in sé, ma la loro cultura. E l’unica cultura che non intende integrarsi è appunto quella maomettana.
Caro Cammilleri,
Grazie a Lei, perché queste cose non si possono dire mai, si rischia di passare per razzisti…