Dawson
Se qualcuno se lo ricorda, alcune puntate fa (a proposito di Oscar Wilde) parlammo dei grandi convertiti inglesi, notando che quasi tutti i nomi più importanti della letteratura britannica sono cattolici, partendo da Thomas More (autore del celeberrimo Utopia, che diede il nome a un genere) e passando per Shakespeare (criptocattolico, per non far la fine di More). Nell’elenco, poi rinforzato da alcuni lettori, mancava però Henry Christopher Dawson (1889-1970), uno dei massimi storici inglesi, che passò al cattolicesimo nel 1914. Studi a Oxford e cattedra ad Harvard, Dawson è autore di importantissime opere sulla storia del cristianesimo, l’ultima delle quali voglio segnalare alla vostra attenzione: La divisione della Cristianità occidentale (D’Ettoris Editori), a cura di Paolo Mazzeranghi e con presentazione di Marco Respinti, giornalista de «Il Domenicale». Vale la pena.
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Poiché non tutti lo sanno, ricordiamo che Tommaso Moro è santo della Chiesa cattolica (e, cosa strana, pure per gli anglicani).
Penso che certi scrittori sarebbero serviti per aiutare coloro che hanno steso i testi nella nuova versione CEI della Bibbia.
Sarà un parere personale e unico senza alcuna importanza, ma ho nostalgia degli aulici Salmi della precedente versione.
Senza contare che al Tabor, le tre tende volute da Pietro sono diventate capanne.
Cosa ne pensa dott. Cammilleri?
In effetti, per fare tende bisogna portarsi dietro i teli, cosa che sul Tabor non credo avessero.
Se non vado errata, la costruzione delle capanne/tende è un rimando biblico, che ha a che fare con la “festa delle capanne” degli ebrei, che ancora oggi la festeggiano, costruendo capanne in giardino o sui terrazzi e vivendoci per alcuni giorni, in ricordo dell’esodo nel deserto e dell’Alleanza con Dio.
Quindi probabilmente è più giusto parlare di capanne, piuttosto che di tende, per questo motivo.
Comunque sono d’accordo che la nuova traduzione della Bibbia ha perso moltissimo sotto il profilo poetico e letterario, se non tutto, senza guadagnare in altri ambiti.
Mi sembra, infatti, che il tentativo di renderla più leggibile e moderna sia una espressione di sfiducia nei confronti del lettore laico, e vada nella direzione sbagliata.
Da un lato, il linguaggio è apparentemente più comprensibile e ciò impone un minore sforzo interpretativo, il che toglie al lettore la possibilità di ampliare la propria visione con ulteriori approfondimenti e collegamenti.
Dall’altro lato, si perdono completamente la forza poetica e l’atmosfera, se così si può chiamarla, dell’epoca. E con essa anche molti significati impliciti.
Si ottiene l’effetto di modernizzare, ma invece di guadagnare qualcosa, si impoverisce il testo.
Un po’ come accade quando si trasportano a forza certi classici al giorno d’oggi: Renzo e Lucia che si scambiano sms in gergo emoticon, ma ve li immaginate? Come si potrebbe spiegare il substrato socio-religioso della vicenda? sarebbe impossibile.
Conseguenza dell’impoverimento didattico e intellettuale della scuola? Temo che ci sia un collegamento: invece di tendere ad elevare il livello culturale dei discenti, lo si abbassa sempre più e si finisce per avere un pubblico incapace di pensiero critico, che è ben più facile da gestire.
Alla lunga, però, temo che tutto ciò non paghi affatto.
Mi accorgo di aver deviato parecchio dal discorso originario, ne chiedo scusa.
Un saluto cordiale con la stima di sempre.
Monica Boccardi
Brava Monica, hai centrato in pieno il mio pensiero al riguardo.