Archiviati per September, 2009
Enciclopedia
Bolšaja Sovetskaja Enciklopeja, la Grande Enciclopedia Sovietica (30 voll.), fu pubblicata in tre edizioni diverse, l’ultima nel 1978. A ogni edizione certi personaggi sparivano e ricomparivano, anche nelle foto. Il più “ballerino” di tutti era, naturalmente, Trockji (Leiba Davidovič Bronštejn). Chi cadeva in disgrazia semplicemente spariva dal passato, non era mai neanche esistito, era «non persona», come in 1984 di Orwell. E’ lo storico Marco Tangheroni (Cristianità, modernità, Rivoluzione, Sugarco) a far notare il parallelo con una scena del film Danton (1982, di Andrzej Wajda con Gérard Depardieu), in cui Robespierre fa visita all’atelier del pittore “ufficiale” David. Questi sta dipingendo l’enorme Giuramento della Pallacorda, inizio della rivoluzione. Robespierre osserva il lavoro e fa notare che questo e quest’altro personaggio non c’erano. David ribatte che, sì, c’erano, era presente e si ricorda benissimo. Allora Robespierre si fa gelido: «Non c’erano».
1 commentMenzogne
«A cadere sotto il colpo di forza bolscevico fu la Russia come repubblica democratica, ormai libera dallo zarismo» (Vittorio Strada). Questo nell’ottobre 1917. Difficilmente, poi, si troverà nei libri, oltre il mito, ciò che successe subito dopo. Cioè, «le consultazioni del novembre 1917 per l’Assemblea costituente, che videro la sconfitta dei bolscevichi (fermi al 25%) e la vittoria clamorosa dei socialisti (col 40%), sia la grande manifestazione popolare che si tenne il 5 gennaio 1918, cioè nel giorno di apertura della Costituente, e che venne repressa dal governo bolscevico nel sangue, sia infine lo scioglimento con la forza militare della stessa Costituente ritenuta un covo di “controrivoluzionari”: e ciò mentre sotto la presidenza di Viktor Cernov, già ministro dell’agricoltura nel governo di Kerenskij, l’Assemblea stava votando la distribuzione della terra ai contadini». Invece, com’è noto, si continua a credere che il bolscevismo sia stato una «rivoluzione» contro lo Zar, anziché un golpe contro una socialdemocrazia. Leggete, di Sandro Fontana, Le grandi menzogne della storia contemporanea (Ares), con capitoli dai titoli intriganti (per esempio, «La strage di Marzabotto» e «La menzogna della Resistenza tradita»).
5 commentsDigiuno
Poiché quest’anno il Ramadan inizia in pieno agosto e poiché esso vieta cibo e bevanda (perfino l’acqua) dall’alba al tramonto, sorge qualche problema per i braccianti stagionali di fede islamica. Raccogliere meloni e pomodori per otto ore al giorno sotto il sole estivo può creare qualche problema (l’estate scorsa, nel mantovano, un clandestino è morto di insolazione). Così, il Comitato provinciale per la sicurezza in agricoltura di Mantova il 12 agosto 2009 (v. Corsera del 13) ha diramato una nota: «La tutela della salute viene prima di ogni pratica religiosa». Già. Peccato che questo sia un precetto cristiano, derivato dall’evangelico «Il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato». Infatti, non sono mancate le proteste degli imam. Così, qualche azienda, per sicurezza, preferisce rivolgersi a braccianti romeni. La notizia fa il paio con un’altra (stesso giorno, fonte agenzia Reuters): una donna musulmana ha denunciato il custode di una piscina presso Parigi che non l’avrebbe ammessa in «burkini», il costume integrale da bagno, per (giustificati, va detto) motivi igienici. Quando il cardinale Biffi consigliò di privilegiare ove possibile l’immigrazione europea rispetto a quella africana e mediorientale intendeva proprio questo: l’unica religione-mentalità che crea problemi è quella islamica, anche se non è politicamente corretto dirlo. Il cardinale, naturalmente, fu subissato d’improperi dalle sinistre (interessate ai voti di un improbabile neo-proletariato) e da quelli che Lenin chiamava «utili idioti», molto diffusi, ahimè, tra i cattolici e il loro clero.
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