Attore
Quanto sia distante il mondo odierno da quello dei secoli cristianissimi lo si vede nel mutato ruolo sociale dell’attore. A quei tempi categoria disprezzata e tenuta buona tutt’al più per far ridere, oggi è il sogno di ogni giovane. Intere città sono sorte attorno al mestiere, Hollywood in primis. Sono reputati divinità («divi») e alcuni diventano così ricchi da eguagliare i Pil nazionali. Democratica al massimo (chiunque può diventare attore), la categoria è considerata al top della cultura, tanto da ricevere, oltre a quelle del settore, onorificenze governative e di organismi internazionali. L’attore, colui che finge di essere quel che non è, è il modello sociale per eccellenza, così come in altro tempo lo era il cavaliere. Mi si dirà che ciò vale anche per i cantanti e i calciatori. Tuttavia, anche costoro ricevono consacrazione finale solo quando diventano attori, fosse solo di spot pubblicitari. Il nostro mondo, insomma, idolatra l’attore, colui che finge per mestiere di essere qualcun altro. Inquietante.
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Forse perchè la nostra società afferma di amare la vita, e invece la teme e la sopporta solo come finzione. Inquietante è a proposito anche un altro aspetto degenere della nostra società: il mondo dei
videogiochi. Non solo per i contenuti, politicamente corretti come in ogni altro ambito, ma perchè in quel loro mimare la vita, in fondo la disprezzano perchè non vogliono provarne le conseguenze, e in più sembrano nei loro contenuti disprezzare ogni atto, azione ed emozioni che contraddistinguono la vita.
Ha ragione Camilleri c’è da rimpiangere i secoli cristiani: l’unica letteratura che avesse piena cittadinanza in quei secoli era quella religiosa, perchè rinviava a quella storia della passione e morte di cristo ( questa vera, non finta) che è l’unica novella che può interessare veramente l’uomo.
Se ci si appassiona ad una persona che finge di mestiere vuol dire che si vorrebbe fingere una vita non propria. In quest’epoca di benessere abbiamo il male di vivere più grande della storia.
Anche questo è vero. Ma pensavo all’Ambiguo per eccellenza…
Il fenomeno dell’attore va inserito in un contesto più ampio, in una società lontana dai valori cristiani.
Forse il problema deriva anche dalla scuola che non riesce più ad attuare il suo compito educativo sui giovani, con una formazione sempre di più lontana dal cristianesimo.
Essendo uno studente di una quarta liceo, mi sto accorgendo come la storia e parte della letteratura italiana siano per opera di certi professori, usati per attaccare il cattolicesimo e i suoi valori.
A riguardo dott. Camilleri vorrei una sua opinione (forse andando fuori tema), di come sia stato possibile far leggere il Candido di Voltaire.
Il romanzo del filosofo francese è stato usato per porre una feroce critica alla religione cristiana e al clero cattolico.
E’ inquietante anche questo.
‘Tirate il sipario, la farsa è finita’ (F. Rebelais, in punto di morte).
Si procuri il mio “Fregati dalla scuola” (Effedieffe).
A me pare che “oggi” piu’ che l’attore si adori il protagonismo. Ai tempi di mio padre (grazie papa’, perche’ mi ha fatto amare il cinema in bianco e nero,
Jean Gabin, Lino Ventura, Antonio De Curtis, Umberto D.) l’attore rispettava pienamente il suo ruolo di “maschera”, l’ambiguita’ era quindi “esposta”, oserei dire “lecita”, si poteva tranquillamente odiare Little Caesar ed al tempo stesso amare James Cagney. Certo si aveva il fenomeno del divismo, ma era contenuto all’interno di una sfera ben precisa, grazie anche ad una morale ancora massicciamente presente. Oggi non si distingue piu’ l’uomo dall’attore – questa, imho, e’ la specie di ambiguita’ da temere, non ci sono piu’ storie che danno vita al “personaggio”: e’ lo stesso “attore” che e’ “personaggio”, e’ “protagonista” anche fuori dallo schermo. Ecco che in una societa’ in cui si e’ azzerata l’identita’ della persona diventa quasi “naturale” che l’attore-protagonista diventi un *idolo*, un patchwork, un “golem” emotivo.
Mi permetto di aggiungere il mio punto di vista alla considerazione di Alberico.
E’ vero che c’è una forte deriva mediatica, dagli attori veri ai protagonisti.
E’ vero anche che per arrivare alla situazione attuale si è passati proprio per quel cinema con quegli attori.
Pare, dal mio umile punto di vista, che nel mondo delo spettacolo si stia seguendo da tempo una lunga serie di piccoli passi per far peggiorare (paganizzare) sempre un po’ di più la società .
I cambiamenti del mondo dello spettacolo (forte di una potenza mai avuta prima, e di un contrasto delle coscienze mai così blando) fanno pensare:
* sono “moralmente unidirezionali”, sempre nella direzione di una “distensione dei costumi”
* tendono a guadagnare consenso e potere sulla società, e a spederli per peggiorarla.
(Ovviamente, queste sono considerazioni di massima, che non tengono conto di molte eccezioni, e di persone che vivono con coscienza il proprio mestiere)
Aberto Sordi ricordava con affetto il signor Armando, lo spazzino che dopo aver ramazzato le strade preparava storie teatrali che poi rappresentava per gli abitanti del suo quartiere. C’era l’uomo e c’era l’attore. Non c’era divismo ma carita’.
[...] dall’utilitarismo e dall’estetismo del falso (il cinema e i suoi idoli – http://www.rinocammilleri.com/2010/01/attore/) corrente. Ed è quanto più capace di vivificare dall’interno il nostro fare e il [...]
Forse è un sintomo della generale preferenza della finzione sulla realtà e anzi fuga dalla realtà? Guarda caso “attore” in greco si dice “ipocrita”…
A me sembra che la professione dell’attore sia molto nobile, ovviamente se messa al servizio del Bene. Quanti film (e telefilm) fanno riflettere e pensare a Dio! Basti pensare a “The passion” di Mel Gibson, che ha convertito tante persone.
Mi pare inquietante piuttosto acclamare quegli attori che non hanno saputo scegliere film con la giusta morale, ma hanno celebrato se stessi e basta, in spettacoli dove il sesso e il linguaggio scurrile la fanno da padroni! Lo stesso dicasi per i cantanti…
E per i calciatori pure: ogni fine campionato viene conferito un premio, il “Pallone d’argento”, al miglior giocatore per “il fairplay, la sportività, la buona moralità e per la generosità verso i più deboli” … Mi viene in mente Gianfranco Zola che lo ricevette nel 2005, persona davvero affascinante (molto amata qui in Sardegna), umile nonostante il successo!