Archiviati per January, 2010

Svizzera

In marzo il parlamento svizzero discuterà una legge che restringa la possibilità di suicidio assistito, giacché la Svizzera è diventata la meta preferita del turismo eutanasico. Ora, qui non voglio ripercorre gli argomenti che mi fanno schierare nel campo di quelli contrari al suicidio, medicalizzato o meno. Solo una considerazione: è chiaro che chi vuol farla finita crede di metter fine alle sue sofferenze. Ciò implica, evidentemente, o una visione atea o una buonista. Per la prima, rinunciare alla vita significa tornare al nulla, dove non gode ma neanche si soffre; semplicemente si cessa di esistere. La seconda ritiene in qualche modo che Dio sarà meno cattivo della ria sorte che mi ha fatto venir voglia di farla finita. Ambedue le visuali si fondano su un atto di fede, una pia speranza senza uno straccio di prova. Altrettanto valida, dunque, è quella opposta: come la mettiamo, infatti, se esiste l’Inferno e i suicidi ci finiscono? Insomma, chi chiede l’eutanasia fa una scommessa molto azzardata, sulla posta della quale occorrerebbe che qualcuno inducesse il candidato a utilmente riflettere. In verità, alla dipartita dell’eutanasizzato chi tira un respiro di sollievo (per il momento) è chi ha dovuto occuparsene. Tranne le apposite cliniche svizzere, ovviamente.

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Attore

Quanto sia distante il mondo odierno da quello dei secoli cristianissimi lo si vede nel mutato ruolo sociale dell’attore. A quei tempi categoria disprezzata e tenuta buona tutt’al più per far ridere, oggi è il sogno di ogni giovane. Intere città sono sorte attorno al mestiere, Hollywood in primis. Sono reputati divinità («divi») e alcuni diventano così ricchi da eguagliare i Pil nazionali. Democratica al massimo (chiunque può diventare attore), la categoria è considerata al top della cultura, tanto da ricevere, oltre a quelle del settore, onorificenze governative e di organismi internazionali. L’attore, colui che finge di essere quel che non è, è il modello sociale per eccellenza, così come in altro tempo lo era il cavaliere. Mi si dirà che ciò vale anche per i cantanti e i calciatori. Tuttavia, anche costoro ricevono consacrazione finale solo quando diventano attori, fosse solo di spot pubblicitari. Il nostro mondo, insomma, idolatra l’attore, colui che finge per mestiere di essere qualcun altro. Inquietante.

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Germania

Nel bel libro di Rodney Stark, Un unico vero Dio. Le conseguenze storiche del monoteismo (Lindau), tra le altre cose viene mostrato puntualmente come i massacri di ebrei a opera di frange marginali di crociati in viaggio verso la Palestina siano avvenuti prevalentemente nella zona della Renania. Queste stragi vennero puntualmente represse dai principi e dai vescovi, con impiccagione dei responsabili, quando possibile. Il punto è che non sempre era possibile, data l’estrema frammentazione (con conseguente debolezza) dell’autorità in quelle regioni. Ma la turbolenza non finì con le crociate (né i guai per gli ebrei finirono con esse) perché dette regioni furono subito teatro di un ribollire di eresie. E, alla fine, scoppiò proprio là la rivoluzione protestante. Né cessò il «problema tedesco», perché è sempre in Germania che nasce l’Illuminismo, poi il Romanticismo, l’Idealismo, Marx, l’hitlerismo. Ed è dalla Germania che parte l’idea di finanziare Lenin nonché di trasferirlo in Russia col famoso treno blindato. Stark fa notare che è sempre in quelle contrade che si sviluppa la rinascimentale caccia alle streghe, infuriandovi particolarmente. Anche per l’Impero romano la zona aveva costituito un problema, e pure per Carlo Magno. Né va dimenticato che è con il Sacro Romano Impero divenuto germanico che la Chiesa deve combattere la lunga Lotta per le Investiture. Misteri della storia.

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