VALLI

Copio l’incipit di una recensione (a «Indagine sul cristianesimo», di Francesco Agnoli, Piemme) di Aldo Maria Valli comparsa su «Il Foglio» del 7 maggio 2010: «Come si sa, un metodo rapido e infallibile per apparire illuminati progressisti politicamente molto corretti nonché aperti, lungimiranti, antidogmatici e amabilmente tolleranti è quello di sparare sul cristianesimo, sulla Chiesa cattolica e sul Papa. Il successo è assicurato. In una cultura come la nostra, nella quale, per dire, se ti permetti di formulare un giudizio anche vagamente critico verso l’islam ti ritrovi automaticamente iscritto nel club dei reietti, parlar male del cristiano e del cattolico non solo è possibile, ma vivamente consigliato. La patente di libero pensatore è garantita. E poco importa che dal punto di vista storico ciò che tu dici sia insostenibile, condito di falsità e leggende. Nella società dell’immagine non c’è tempo per la storia, e approfondire è attività considerata poco compatibile con l’apparire. Ciò che conta è come tu ti presenti. E se vuoi essere à la page devi attrezzarti: prova a buttare là una battuta contro Benedetto XVI, fai un accenno ai preti che insidiano i bambini, ricorda che la Chiesa è sempre stata un’istituzione retrograda, innalza un inno alla liberazione sessuale. Vedrai, non te ne pentirai».

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3 commenti

3 Commenti

  1. Lorenzo_P May 17th, 2010 12:07 am

    Bravo Agnoli. Troppo onore fa, però, ad Augias nominandolo in quarta di copertina.

  2. MARCO D. May 17th, 2010 8:52 am

    Per questo provo ancora più dolore per il fatto che da qualche mese siamo noi cattolici a stendere i nostri panni sporchi in pubblico, a coprirci di cenere per lo zero virgola di sacerdoti sessualmente malati, meravigliandoci poi se c’è qualcuno che ne approfitta.
    Lo so di essere minoranza della minoranza, ma continuo a chiedermi se quello che sta avvenendo porterà solo del bene o avrà anche conseguenze sull’immagine che della Chiesa ha il popolo, nutrito dalla sola TV e non dalla lettura dell’Osservatore (vedi sondaggio pubblicato oggi da Repubblica).
    Non so se sia bello raccontare al primo passante i tuoi peccati, sottolineando che sei cattolico praticante. A che pro?
    Ma sono solo minoranza. Appunto.

  3. Paolo May 19th, 2010 12:13 am

    @ MARCO D.
    Io credo che, per quanto questo sembri illogico a qualsiasi criterio di “marketing”, il metodo di riconoscere i propri peccati e di attivarsi per ogni possibile rimedio sia la scelta migliore. Noi sappiamo che la persecuzione (per ora solo) mediatica è ingiusta. Noi sappiamo che altri peccati, ben più gravi, sono a carico di molti di coloro che puntano l’indice. Ma il nostro compito è riconoscere i peccati nostri. Questo contraddice la logica del mondo ed è quello che fa il nostro grande Papa. Non dico che non si debba rispondere. Ma non poniamo affidamento sul “rispondere colpo su colpo”. Gesù non l’ha fatto. Nessun santo l’ha mai fatto.
    Il “non prevalebunt” non si basa sulle nostre armi.

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