Luglio 2010

SHECHITA

Anche gli ebrei osservanti, come gli islamici, hanno la loro macellazione rituale. Si chiama “Shechita” ed è, se non vado errato (e, se ci vado, accetto volentieri correzioni), praticamente uguale a quella islamica. Nel maggio di quest’anno nella Nuova Zelanda è stata proibita perché crudele nei confronti degli animali (che vengono lasciati morire dissanguati, come richiede il rito). La Nuova Zelanda si allinea così all’Islanda, alla Norvegia e alla Svezia (ringrazio il lettore che mi ha passato il link con la notizia). Ovviamente, ci sono state proteste. Ma, chissà perché, da noi (e non solo) gli animalisti, quelli che fanno i blitz nelle cliniche dove si pratica la vivisezione e tirano vernice addosso alle signore che indossano pellicce, tacciono. Un ricordo personale: quando abitavo a Milano una certa cura omeopatica (che non seguo più) mi aveva vietato la carne di maiale; così, per sicurezza, facevo spesa in una macelleria islamica, dove anche il salame era “sicuro”. Il gestore, per garantirsi con la sua clientela abituale, proiettava a ciclo continuo su un piccolo schermo un documentario in cui si vedeva l’esecuzione della macellazione rituale: un bue infilato in una specie di camera iperbarica da cui usciva solo la testa; un addetto gli recideva la gola con un coltellaccio; la “camera” ruotava su se stessa e il bue, testa semirecisa penzoloni, si liberava dal sangue (ci voleva, certo, qualche tempo). Il filmato rassicurava, certo, i devoti, ma raccapricciava me. Così, smisi di andarci.

IPAZZI(A)

Hanno rotto l’anima e le scatole e tutto il rompibile con lamentele, raccolte di firme, “denunce” e guaiti alti lai perché in Italia il Vaticano (sic) boicottava il film su Ipazia. Non era vero niente, tanto per cambiare. Ora, però, qualcuno ci spieghi perché il film “The Blind Side”, con cui Sandra Bullock ha vinto l’Oscar, da noi non viene neanche tradotto. Forse perché è un film cristiano? Senza forse…

KAZAKISTAN

Leggo su Zenit.org del 5 luglio 2010 la trascrizione di un’intervista fatta da Mark Riedemann per “Where God Weeps” (programma televisivo e radiofonico settimanale, prodotto da Catholic Radio and Television Network e Aiuto alla Chiesa che Soffre) al vescovo Athanasius Schneider, segretario della Conferenza episcopale kazaka. Nel Kazakistan i cristiani sono presenti fin dal III secolo ma il boom attuale è dovuto paradossalmente a Stalin: “Alla fine degli anni ’30, Stalin ha fatto deportare milioni di europei in Kazakistan, che è diventato un enorme campo di concentramento in cui improvvisamente si sono ritrovati quasi mezzo milione di cattolici”. I genitori del vescovo “facevano parte degli insediamenti tedeschi nel Mar Nero, vicino Odessa. Verso la fine della Seconda guerra mondiale le forze armate tedesche hanno preso tutta questa gente – 300mila persone – e l’hanno portata a Berlino per proteggerla dai russi. E quando l’esercito russo ha occupato Berlino questa gente è stata ripresa e messa ai lavori forzati, dislocandola in tre luoghi: Kazakistan, Siberia e gli Urali”. Lui, nato in Kirghizistan, ricorda che i suoi genitori andavano a messa solo una volta al mese in quanto la chiesa più vicina stava a 100 km. Prendevano il treno di notte e tornavano di notte perché avevano quattro figli ed era vietato portare i bambini in chiesa. Nel 2009 il vescovo ha pubblicato un libro (“Dominus Est. It is the Lord: Reflections from a Bishop in Central Asia on Holy Communion”), nel quale auspica un ritorno alla comunione in ginocchio. “Mi veniva detto che lì era realmente presente Dio. Era quindi del tutto naturale inginocchiarsi davanti al Santissimo”. Sua madre una volta aveva nascosto un prete alla polizia e, poiché la nonna era molto malata, chiese al prete di lasciarle un’ostia. “Mia madre poi diede la Santa Comunione a mia nonna e per farlo si mise un paio di guanti nuovi, per non toccare l’ostia con le mani nude, (…) e utilizzò un cucchiaio per amministrarla”. Dice il vescovo: “È innegabile che vi sia stata una banalizzazione; come distribuire fette di torta (…). Quando il Signore risorto è apparso alle donne e queste lo videro, si inginocchiarono”.

ABORTO

Ci si faccia caso: sono ormai migliaia gli studi prodotti dagli antiaboristi, di fronte al silenzio totale degli abortisti, di solito così queruli. Il fatto è che non hanno argomenti. Sanno benissimo, infatti, che si tratta di un omicidio tout court. Non per nulla si avvolgono di pezze come l’autodeterminazione della donna e l’utero è mio. Il prossimo passo del ritorno al paganesimo sarà la legalizzazione della schiavitù e della pedofilia (per ora torna buona per dare addosso ai preti, ma è questione di poco). Fossero almeno contenti… (v. i numeri degli ammazzamenti e dei suicidi).

COMPLOTTI

Riferisce l’agenzia Zenit del 23 luglio 2010: il presidente della conferenza episcopale tedesca, mons. Robert Zollisch, arcivescovo di Friburgo, è stato completamente scagionato, dalla procura di Costanza, dall’accusa di insabbiamento (ergo, complicità) riguardo a un presunto caso di pedofilia avvenuto negli anni Sessanta. “L’accusa era stata rilanciata dalla maggior parte dei media in tutto il mondo nei primi giorni di luglio”. Ma gli stessi si sono guardati bene dal riportare l’archiviazione-assoluzione. Solo Radio Vaticana e la summenzionata Zenit. A volte mi passa la voglia di non credere ai complotti…

VENEZIANI

L’amico Marcello Veneziani, commentando il Premio Strega assegnato a Pennacchi (“un ex fascista che diventò poi comunista; dubito che sarebbe stato premiato se avesse avuto il percorso inverso”), così ha scritto sul “Il Giornale” il 7 luglio 2010: “C’è chi ha eretto tutta la sua credibilità nel mostrarsi virtuosamente equidistante dalla destra e dalla sinistra. A loro, terzisti, cerchiobottisti, equilibristi, serviva uno straccio di cultura di destra per poter criticare l’egemonia di sinistra, ma in modo bilanciato. Ci sono tanti ballerini e trapezisti che camminano sul filo e nei loro articoli danno un colpo a sinistra e poi, state certi, il prossimo colpo è riservato alla destra”. Ancora: “Non hanno mai espresso un’idea che sia una, mai suscitato un pensiero, hanno solo fatto i maestrini dell’equilibrismo, autocompiacendosi di questo ruolo super partes (…) e di questa autorevolezza che non derivava dallo spessore delle idee ma dalla collocazione. Eh, io sono virtuoso, non sto né con quelli né con questi”. Allora, forza, cari lettori: di chi sta parlando Veneziani? Badate che sono parecchi. Un aiutino: i più li trovate sul “Corriere della sera”.