CONFESSIONE

Vorrei confessarmi, vado in chiesa. I due confessionali sono vuoti, il prete sta confessando una attempata signora seduto con lei su uno dei banchi. La signora parla concitata, il prete ascolta. Si sente praticamente tutto. I fedeli fanno finta di nulla. Sto a debita distanza. Dopo un quarto d’ora, a gesti faccio capire che vorrei confessarmi anch’io. Il prete annuisce. Dopo mezz’ora la confessione non è ancora finita, così prendo e me ne vado. Alcuni giorni dopo, entro in una chiesa milanese dove, da tal ora a tal altra, confessano. Lucetta rossa accesa, mi siedo e aspetto il mio turno. Il confessionale è una moderna cabina con la porta di vetro smerigliato. Intravedo una signora che parla. Attendo, anche qui, mezz’ora abbondante. Finalmente tocca a me, entro e mi trovo faccia a faccia col prete. Scarico l’elenco e in tre minuti sono fuori. Ora, io sono una persona conosciuta nell’ambiente ecclesiale e non mi va di raccontare le mie miserie a un prete col quale potrei trovarmi, in seguito, a dover polemizzare per motivi professionali. Dunque, avrei necessità della grata interposta tra il mio viso e quello del confessore. Si chiama privacy, l’aveva inventata la Chiesa ma vi ha rinunciato e oggi la usa solo Rodotà. L’Anno Sacerdotale è trascorso, tuttavia il Papa, nelle sue esortazioni alla pratica della confessione sacramentale, non ha tenuto conto del moderno arredo. Né dell’imbecillità di certo clero. E’ quest’ultimo, infatti, a scoraggiare il ricorso alla confessione in quei pochi che, in tempi di cristianizzazione, vorrebbero ritornarvi.

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34 commenti

34 Commenti

  1. roberto August 29th, 2010 1:03 pm

    I protestanti hanno eliminato la confessione (e non solo quella). Nei loro paesi gli psicologi imperversano.
    Quanto invidio quelli che riuscirono a confessarsi da Padre Pio. Non dava l’assoluzione a tutti. Anzi qualcuno veniva cacciato in malo modo. Ma se tornavano erano veramente pentiti. Allora ricevevano l’assoluzione.
    Con Lui non si barava.
    Se non tiravi fuori tutti i peccati, li diceva Lui per te (e li caricava su di se).
    Insomma dopo una confessione del genere l’anima tornava leggera.
    Il confessore rappresenta Cristo, Lui era l’Alter Christus.

  2. pretedimare August 29th, 2010 1:40 pm

    Gent.mo Sig. Camilleri,
    sono un sacerdote che ama confessare perchè al di là della fatica che comporta (non avete idea della pesantezza dell’ascoltare per ore gli stessi peccati, gli stessi drammi, del cercare di scendere nel profondo delle anime, del dolore che si condivide e di quello che nasce nell’anima nell’ascoltare tutto il male di cui noi uomini siamo capaci), nonostante non ci sia nessun lustro o considerazione o prospettiva di carriera ecclesiastica nel confessare, non esiste nulla di più grande e di più bello del trasmettere la misericordia di Nostro Signore dicendo “io ti assolvo dai tuoi peccati…”. Mi permetto di fare due rilievi al suo aneddoto. Tante volte mi è capitato, nel confessare, di vedere l’impazienza delle persone in attesa, ma io non potevo cacciare chi aveva bisogno di mettere la propria vita ed i propri drammi davanti a Dio. Oggi è così difficile trovare chi ti ascolti veramente, se non lo facciamo noi confessori, da chi altri può andare una persona, tanto più se è un anziano che più nessuno sta ad ascoltare? A volte sono uscito dal confessionale a mezzanotte per confessare tutti quelli che erano in fila. Mi dispiace ma non posso mettere l’orologio da cucina alla confessione. Il Signore mi da la grazia di dimenticare una confessione subito dopo averla conclusa e di separare nettamente il rapporto con la persona durante la confessione da qualsiasi rapporto al di fuori del sacramento. Capisco il desiderio di privacy e non ho mai rifiutato di usare i confessionali con la grata, ma non sempre si hanno a disposizione ed ho confessato in moltissimo luoghi diversi e stranissimi, certo evitando sempre di urlare o di far urlare il penitente, ma cercando di tutelare la riservatezza richiesta dal sacramento. Inutile dire che mi viene molto più facile trasmettere l’attenzione, l’accoglienza e la misericordia di Dio faccia a faccia, così come mi confesso volentieri faccia a faccia indipendentemente dal confessore. E poi i sacramenti non sono nostri, ci sono donati e anche se la carta che avvolge il dono non è di nostro gusto, quello che c’è dentro è più grande di tutte le nostre attese e pretese. Forse accettare una modalità antipatica è un gesto di umiltà con cui il Signore ci introduce alla penitenza ed al Suo perdono. Con inalterata stima e gratitudine.
    Dio la Benedica,
    Don Daniele

  3. Salvatore Di Fazio August 29th, 2010 2:26 pm

    Come non esser d’accordo?
    Proprio l’altro giorno ho vissuto la stessa esperienza.
    Personalmente non trovo alcun problema, ma mi domando quante persone evitano di confessarsi perchè vedono il sacerdote in faccia.
    So che quella persona in quell’istante è cristo, ma c’è una componente umana di non poco conto.

  4. Guido August 29th, 2010 2:48 pm

    Si concordo, e’ un problema, ma non perdo la speranza, ci sono ancora preti motivati (ne ho conosciuto uno africano di passaggio nelle Marche straordinario), fedeli pronti e combattivi. E poi .. “non prevalebunt”

  5. Arturo Prussi August 30th, 2010 1:11 am

    Carissimo, esimio Cammilleri,
    come sempre lei ha pienamente centrato il problema, ed è uno dei problemi più seri nella Chiesa postconciliare. L’efficacia anche terapeutica della confessione è riconosciuta ormai dagli psicologi ed è parte essenziale della comunione con Dio. Con essa si arricchiscono molti psicanalisti, solitamente atei e ateisti convinti e militanti. L’abolizione dell’anonimato ha messo la confessione sacramentale in crisi (eufemismo per dire: di fatto quasi abolita a sua volta, in Italia, ma in altre realtà non sanno neanche cosa sia).
    A parte l’ingenuità di alcuni sacerdoti e la malafede di alcuni altri, penso che la causa principale di ciò sia che vogliono togliersi di dosso un impegno che – fra incontri vari pseudopolitici se non partitici in senso stretto, iniziative sociali e pseudoculturali, visite alle famiglie senza preghiere nè tantomweno benedizioni, gite ai colli e ai laghi, tristi pizze “comunitarie” e ccetera (il tutto vivamente consigliato dai vescovi di sinistra) – la maggior parte dei preti non vuole più assolvere.
    A mio avviso sarebbe necessaria una preparazione specifica nei seminari, affinchè la confessione possa essere anche vero e proprio “counseling” spirituale.
    Tanti, tanti, cordiali saluti e ringraziamenti.
    PS: posso permettermi di chiederle di pubblicare quanto più possibile questa sua importante dichiarazione?

  6. Mario August 30th, 2010 3:06 am

    Caro Rino,
    concordo pienamente con quanto hai scritto.
    Trovo assolutamente fuori luogo non usare il confessionale e trovo assolutamente fuori luogo la “creativita” nella costruzione di certi confessionali (sono finito una volta in uno con un sibilante impianto di ventilazione per il ricambio dell’aria che interferiva magnificamente con il raccoglimento).

    Personalmente fa eccezione la confessione con il mio confessore abituale che esercita anche la direzione spirituale.
    Fermo restando che la confessione avviene in una stanzetta e non in mezzo al publico, ritengo in questo caso importante che non ci siano barriere tra penitente e confessore.

    Scusa, ma forse l’ultima tua frase voleva essere:
    “……….quei pochi che, in tempi di ‘scristianizzazione’, vorrebbero ritornarvi.”

    Con stima.
    Mario

  7. Rino.Cammilleri August 30th, 2010 4:12 am

    Refuso.

  8. Rino.Cammilleri August 30th, 2010 4:13 am

    Spetta a voi lettori farla circolare.

  9. Rino.Cammilleri August 30th, 2010 4:18 am

    Caro amico, parlavo di confessionali presenti e appositamente disertati. Il vecchietto che vuole parlare con qualcuno lo faccia ai giardinetti, non monopolizzando il confessore. E’ giusto non guardare l’orologio ma così si premia chi non ha niente da fare. Infine, i sacramenti non sono stati creati per la comodità del prete, che non ne è il proprietario. Molto clero lo dimentica. Dio benedica anche lei.

  10. Pulce Teoretica August 30th, 2010 6:37 am

    Capisco il problema, anche io ho incontrato situazioni spiacevoli in cui si sente tutto e gente che origlia oppure strani casi in cui amabili vecchine mostrano imprevedibili scatti da centometrista puro e ti passano avanti…
    Io vivo in un paese e nella nostra chiesa ci sono i vecchi confessionali, la grata non è mai chiusa, ma volendo la si potrebbe chiudere.
    Come dire: se Maometto non va alla montagna…

  11. VentoGagliardo August 30th, 2010 8:16 am

    ….quella poi di confessare sulle panche “all’aperto” devono averla inventata nel ’68, mah, davvero deludente questa “modernizzazione”!

  12. Lorenzo August 30th, 2010 8:59 am

    Quest’ultimo Venerdì Santo a me è capitato questo. Nel bel mezzo della Confessione, al sacerdote suona il cellulare. Invece che spegnerlo immediatamente, il prete diceva “mi scusi, è mia madre” e poi iniziava a parlare (brevemente) per definire i dettagli del pranzo: “oggi faccio tardi, comincia pure a mangiare, e simili”.
    Il mio primo impulso è stato quello di alzarmi e andarmene, ma vista la coda per le confessioni in periodo pasquale, e senza speranza di poter altrimenti ottenere il Sacramento, terminavo esterrefatto la confessione, sia pure senza più nessun raccoglimento e con pochissima disposizione. [Parrocchia di Salò (BS)]

  13. Giovanni Mandis August 30th, 2010 10:03 am

    non esageriamo, anche San Giovanni Bosco confessava all’aperto.
    http://4.bp.blogspot.com/_6ji9fiuqvF8/SYbQG3iwREI/AAAAAAAAABA/Dx4AKZ54LO0/s1600-h/don+bosco.jpg

  14. Rino.Cammilleri August 30th, 2010 11:07 am

    Non esageriamo, anche Padre Pio confessava al chiuso.

  15. pretedimare August 30th, 2010 11:15 am

    Gentilissimo Sig. Camilleri Le invio questa mia per ringraziarla per la cortesissima risposta e non per veder pubblicata questa mia; concordo pienamente sul fatto che i Sacramenti non sono proprietà di noi sacerdoti, ma non potrò far altro che continuare ad accogliere tutti senza guardare l’orologio, stando certamente attento a che la loro esposizione non divaghi, ma sia sempre indirizzata al Sacramento che stiamo vivendo. Condivido il dispiacere di tanti di fronte alla sciatteria e distrazione con cui alcuni confratelli celebrano questo dono di Dio. Ma quando in Seminario non ti insegnano che la cosa più importante fra tutte le cose importanti è la salvezza dell’anima e che è questo il primo obiettivo del ministero pastorale, diventa facile far scivolare in secondo piano la celebrazione del Sacrificio salvifico di Cristo (Eucarestia) e quella del perdono dei peccati (Confessione). Ma io sono fiducioso nella cura che Dio ha per la Sua Santa Chiesa. Sempre ammiro la sua opera e sempre la benedirò. Fra pochi giorni sarò a Medjugorie e la ricorderò nella preghiera.
    Don Daniele

  16. Davide August 30th, 2010 4:19 pm

    I nonnetti dallo “p$icanali$ta” ? Spesso non possono permetterselo, e quelli che potrebbero permetterselo hanno un retaggio cattolico (pochissimo recepito dai figli e ancor meno dai nipotini)che li induce saggiamente a diffidarne …

  17. Arturo Prussi August 30th, 2010 11:24 pm

    La mia esperienza personale è che, consigliato da un prete molto “impegnato” di andarmi a confessare faccia a faccia con un suo collega, sono rimasto così segnato da quell’esperienza che non sono più riuscito a confessarmi per trent’anni, di fatto restando fuori dalla Chiesa. Poi, in un pellegrinaggio, ho potuto confessarmi con la grata e ho iniziato una nuova vita. Ora torno spessoa aconfessarmi lì, ma penso a chi non avrebbe i soldi per farlo e ai tanti bambini, magari, come me, più sensibili di altri, che restano traumatizzati da quelle confessioni faccia a faccia con chi ti conosce benissimo: credo che pochi di loro riusciranno a continuare, soprattutto quando i peccatucci dei bambini diventano peccati grossi degli adolescenti o degli adulti. Non mandate i vostri figli allo sbaraglio, insegnate loro a confessarsi nell’anonimato.
    Naturalmente è divverso il caso della vera e propria direzione spirituale o di chi ha una maturità maggiore di quella dimostrata da me. Però sono cose per poche, grandi personalità; la gente comune non le sopporta.

  18. Simone August 30th, 2010 11:42 pm

    Concordo, parola per parola. La confessione, inoltre, è sempre più disertata, e questa è la cosa peggiore. Al di là della modalità. Personalmente mi confesso al Sacro Monte di Varese, dove si utilizzano i confessionali presenti in quello splendido Santuario Mariano. Per motivi fisici, però, sono sempre costretto a “metterci la faccia”, e stare affacciato davanti al sacerdote coperto dalla tendina. Purtroppo, quando i confessionali venivano costruiti “come Dio comanda” l’altezza media era assai diversa dalla mia, e anche solo 5 minuti ripiegato lì dentro alla mia età produrrebbero l’effetto da Lei descritto, cioè una prolungata attesa degli altri fedeli in coda. Attesa dei sanitari che mi vengano ad estrarre…

  19. Gianni August 31st, 2010 2:11 am

    Nel motu proprio “Misericordia Dei” su alcuni aspetti della celebrazione del sacramento della penitenza firmato da Giovanni Paolo II il 7 aprile 2002 si chiede alle Conferenze Episcopali di emanare disposizioni in cui si garantisca che i confessionali siano collocati “in luogo visibile” e siano provvisti anche “di grata fissa”.
    Il Cardinal Bertone (30 Giorni, maggio 2002) parlo’ di:
    - disposizione saggia a garanzia di non essere riconosciuti quando ci si va a confessare
    - garanzia di libertà di coscienza dei fedeli da accordare a tutti coloro che la desiderano
    - disposizione non richiesta se si tratti di direzione spirituale o di fedeli che abbiano un confessore stabile

  20. Rino.Cammilleri August 31st, 2010 4:19 am

    Ottimo memento. Che pochi preti hanno letto. O se ne fregano.

  21. Rino.Cammilleri August 31st, 2010 4:22 am

    Un confessionale “classico” può essere costruito ex novo: bastano quattro assi. Ma nelle chiese moderne ce ne sono pochi. E, quei pochi, disertati. Dal prete e dal suo protagonismo.

  22. Rino.Cammilleri August 31st, 2010 4:22 am

    La confessione è cosa diversa dalla direzione spirituale, dice bene.

  23. Rino.Cammilleri August 31st, 2010 4:23 am

    Ci conto, e grazie.

  24. Giovanni Mandis August 31st, 2010 7:40 am

    Rino, anche io sono per la “grata”, il mio non esagerare era riferito alla confessione nelle panche come invenzione del ’68 (detto da qualcuno).

  25. Francesco August 31st, 2010 8:48 am

    Caro Cammilleri, a me sembra (ma posso sbagliare) che la questione “grata si’/grata no” sia un falso problema. Il punto centrale, almeno per come io vivo il sacramento della Riconciliazione, e’: quanto tengo alla mia salvezza? E quanto ho consapevolezza dei miei peccati e del male che ho fatto? Quando mi capita di vedere con chiarezza le stupidaggini che combino e la sofferenza che causo, anche non intenzionalmente ed anche alle persone che amo, ebbene sono disposto a mettermi in coda ad un ospizio di anziani e parlare in faccia al piu’ scorbutico e distratto dei sacerdoti pur di avere la possibilita’ di ri-cominciare. Ogni ritrosia ed impazienza cede il passo all’urgenza di attingere al perdono di Dio.
    Con stima,
    Francesco

  26. Rino.Cammilleri August 31st, 2010 9:33 am

    Beato lei che pecca di rado.

  27. Marius August 31st, 2010 9:37 am

    Be, la confessione, sembra sia uno dei sacramenti proprio in disuso.Comunque addirittura a me capitò un sacerdote che, con “uso faccia a faccia”, mi domandò stupito cosa intendessi per peccato (visto che c’è nel catechismo).Io guardai lui più che stupito,indignato…ingurgitò un globo di saliva e gli ricordai i dieci comandamenti all’uopo.Rimase un po’ inebetito e mi assolse,senza naturalmente darmi alcuna penitenza.Avrei preferito un Padre Pio che mi sbatteva fuori a calci almeno sarei stato sicuro di sentirmi confessare.Non mi prenda alla lettera pretedimare, per carità, ma certe volte si incontrano i 60ottopreti che sono un disastro. Comunque capisco benissimo Cammilleri che esige una grata e sono pienamente d’accordo con lui. Immaginiamoci quando si fanno le confessioni comunitarie raccontandosi le sparapanzate gli uni di fronte agli altri per accedere al gradino superiore della “gnosi” …..NON provare per credere, ma esistono anche situazioni così, fatte apposta per “umiliare” e costringere a legame psicologico i membri della comunità intera.In certi casi è proprio una forma di costrizione psicologica da rifiutare totalmente.

  28. Paul Freman August 31st, 2010 10:46 am

    Altro aspetto di cui tenere conto – e che estende il sacrosanto diritto alla grata o comunque alla segretzza – è che il “materiale” della confessione non può e non deve essere usato nella direzione spirituale successiva. A meno che, ovviamente, il penitente non lo ripresenti, volontariamente, allo stesso confessore.
    Quanto detto nella confessione è coperto da assoluta delicatezza e privacy nel dna del sacramento stesso secondo le indicazioni della chiesa. Con l’assoluzione il “materiale” della confessione non esiste più. Tuttavia poiché a volte le cause di una fragilità nascono da problemi a monte (non necessariamente riconducibili a psicologia), e quindi necessitano di direzione spirituale, è lo stesso confessore che può esortare il penitente a trattare la questione in altra sede. La direzione spirituale infatti necessita di tempistica e metodologia differente dalla confessione.
    Ha carattere sistematico e tempi lunghi di colloquio e di verifica. Ma quanto detto dal penitente, solo il penitente può ripresentarlo nella direzione spirituale, altrimenti, a seconda della situazione, scatta la sanzione canonica verso il sacerdote che viola il sigillo sacramentale.

  29. Oliviero August 31st, 2010 5:11 pm

    la confessione è in disuso ANCHE perchè è un Sacramento non amato, o non adeguatamente valutato da molti sacerdoti che di conseguenza ne sviliscono l’amministrazione.

  30. roberto September 2nd, 2010 2:15 am

    Padre Pio, il curato d’Ars, stavano nel confessionale anche più di 12 ore al giorno.
    Dobbiamo pregare tutti per la santificazione dei sacerdoti e anche che ci siano nuove vocazioni.
    Dobbiamo anche capirli.
    Non esiste più la figura della perpetua.
    Un solo parroco deve correre per 3 o 4 chiese periferiche rimaste senza prete.
    Dalle mie parti c’è una chiesa ricca di opere d’arte.
    E’ una piccola chiesa di campagna. Visitarla durante la settimana è impossibile, la trovo sempre chiusa, l’ultimo parroco è morto da più di 30 anni.

  31. roberto September 2nd, 2010 8:57 am

    Medjugorje Messaggio del 2 agosto 1981:
    Su richiesta dei veggenti, la Madonna concede che tutti i presenti all’apparizione possano toccarle il vestito, il quale alla fine rimane imbrattato: «Coloro che hanno sporcato il mio vestito sono quelli che non sono in grazia di Dio. Confessatevi frequentemente. Non lasciate che nella vostra anima rimanga a lungo anche soltanto un piccolo peccato. Confessatevi e riparate i vostri peccati».

  32. don Adam September 4th, 2010 2:54 am

    Vedi Roberto, proprio ieri sono tornato da Medjugorje, non edificato dal comportamento di alcuni Italiani chiacchieroni, anche su Krizevac, dove qualcuno voleva fare in silenzio la Via Cricis.
    A don Daniele vorrei dire che la confessione non va confusa con una seduta dal psicologo, dove uno parla tanto ma non confessa i suoi peccati. Forse bisognerebbe un po istruire i fedeli in Italia come confessarsi.
    don Adam

  33. P. Antonio A. September 23rd, 2010 3:17 pm

    Egr. Dr. Rino Camilleri,

    Apprezzo sempre lo sfogo sincero di un laico che ritengo abbia tutto il diritto di dire la sua. Del resto noi sacerdoti ci siamo solo per essere a vostro servizio, così come un papà serve con sollecitudine i propri figli (ma lungi da me fare il paternalista, perché in ultima analisi siamo solo tutti fratelli).

    Le cose che lamenta lei le vedo anch’io da anni. Le ho viste quando ero un giovanissimo laico, le vedo ora da giovane (ma non troppo) sacerdote di mezza età.

    Da canonista le dico che il Codice di Diritto Canonico le da pienamente ragione, sono i preti e i vescovi ad essere “contra legem”.

    Cito il can. 964 in latino (tanto lei lo conosce):

    §1. Ad sacramentales confessiones excipiendas locus proprius est ecclesia aut oratorium.
    §2. Ad sedem confessionalem quod attinet, normae ab Episcoporum conferentia statuantur, cauto tamen ut semper habeantur in loco patenti sedes confessionales crate fixa inter paenitentem et confessarium instructae, quibus libere uti possint fideles, qui id desiderent.
    §3. Confessiones extra sedem confessionalem ne excipiantur, nisi iusta de causa.

    Credo che non servano commenti ulteriori perché il canone è chiarissimo! Eppure i primi a non osservarlo siamo noi ministri. La riservatezza nella confessione è un sacrosanto diritto di ogni fedele!

    Quanto alla lunghezza di certe confessioni sta alla discrezione del penitente e soprattutto del confessore che dovrebbe moderare saggiamente il tutto ed eventualmente rimandare il penitente che desidera approfondire il colloquio ad un momento successivo… specie se c’è tanta gente che attende di confessarsi.

    Personalmente sono convinto che si debba avere un particolare riguardo per la cura pastorale degli uomini, spesso trascurati dal clero perché richiedono particolare impegno e perché sono più esigenti. Con le donne basta far leva su un po’ di sentimento ed il “successo pastorale” è garantito, non così con gli uomini che badano di più al sodo.

    Ringrazio Dio di avermelo fatto capire anche durante la mia esperienza di cappellano militare: non mi sono mai pentito di aver dato tempo e attenzione in più e ne ho sempre avuto gratitudine e riconoscenza.

    Dio voglia che nella Chiesa ci sia anche oggi il coraggio della verità. Fino ad oggi il “mea culpa” lo ha fatto solo il Papa, quando cominceremo a farlo anche noi preti insieme ai vescovi, sinceramente?

    Avremo oggi lo stesso coraggio che ebbero i membri del “Consilium de emendanda Ecclesia” dinanzi a Paolo III?

    E’ un documento di una sincerità e di un coraggio spettacolare:

    «[...] Nonnulli pontifices tui praedecessores, prurientes auribus, ut inquit apostolus Paulus, coacervaverunt sibi magistros ad desideria sua, non ut ab eis discerent, quid facere deberent, sed ut eorum studio et calliditate inveniretur ratio, qua liceret id quod liberet. [...] Ex hoc fonte, sancte pater, tanquam ex equo Troiano, irrupere in ecclesiam Dei tot abusus et tam graves morbi, quibus nunc conspicimus eam ad desperationem fere salutis laborasse, et manasse harum rerum famam ad infideles usque (credat sanctitas vestra scientibus) qui ob hanc praecipue causam, Christianam religionem derident, adeo, ut per nos, per nos inquimus, nomen Christi blasphemetur inter gentes» (cfr. MANSI, Supplementa, XXXV, col. 347).

    Credo che questo sia uno specchio della Chiesa odierna dove un po’ tutti… “coacervaverunt sibi magistros ad desideria sua”… e frattanto, in verità… “nomen Christi blasphemetur inter gentes”!

    Che Iddio ci aiuti a convertirci con tutto il cuore.

    Le auguro ogni bene nel Signore

  34. Rino.Cammilleri September 24th, 2010 6:29 am

    Anche a lei, caro amico.

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