INTELLETTUALI
Friedrich Hussong (“Kurfüsterdamm”), parlando degli intellettuali: “Pretendevano di impersonare il Geist nazionale, la cultura, il presente e il futuro del Paese. Erano i suoi rappresentanti nel mondo, parlavano nel suo nome (…); tutto il resto era sbagliato, inferiore, deplorevole, kitsch, odioso, filisteo (…). Erano sempre in prima fila. Nominavano i cavalieri dello spirito e dell’anima europea (…). Esisteva solo ciò che incontrava la loro approvazione (…). Essi ‘creavano’ se stessi e gli altri. Chiunque li serviva era sicuro di riuscire ad avere successo: recitava nei loro teatri, scriveva sui loro giornali, sia che si trattasse di formaggio o di relatività, di cipria, di nuove medicine o diritti umani, democrazia o bolscevismo, propaganda per l’aborto o contro il sistema legale, musica negra o danze scollacciate. In breve, non ci fu mai una dittatura più impudente di quella dell’intellighentsija democratica”. Chissà di chi parlava… Non certo di “Repubblica” e “L’Espresso”, non esistevano ancora.
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La cosa che più mi addolora è notare che questi “cattedratici della menzogna” manipolano felicemente le coscienze dei giovani nelle scuole, in cui – nel nome del laicismo, del politichese e dello spirito relativista – spacciano per verità assoluta il loro liquame putrefatto, disorientando i nostri figli. Come già notava Cammilleri in una delle sue ultime fatiche (che Dio lo benedica), anche la storia presentata nei comuni libri scolastici è presentata secondo la versione riveduta e corretta di questi massoni detentori del sapere.
È ora di creare uno scudo di difesa attraverso la preghiera e la formazione, per ridonare ai nostri ragazzi l’orgoglio di essere cristiani.
Buondì Rino
le scrivo quì perchè non so dove altro mandarle queste note.
Ho appena finito di leggere il suo libro “Il quadrato magico” e volevo farle notare una stonatura.
Premetto che sono profondamente ignorante di tutte le vicende che lei racconta e le ricerche che lei riporta.
Le accolgo come veritiere applicando la formula della pre-stima e la ringrazio per tutto quel tesoro di notizie, analisi, meditazioni che lei riporta.
La stonatura a cui faccio riferimento è la citazione del numero cinque come il giorno della resurrezione di nostro Signore.
A me risulta che sia risorto il sesto giorno, cioè venerdì.
Posso capire che sia un pò difficile uscire dagli schemi del moderno sentire per cui la settimana inizia di lunedì e la domenica è, come dire, il giorno del riposo dovuto dopo il lavoro.
Ma in realtà Dio si riposò il settimo giorno, cioè il sabato.
Grazie per avermi letto e le rinnovo i miei complimenti per la sua generosa attività.
Cordialmente
L’ho scritto molti anni fa e non ho tempo per andare a cercare il passo che lei giudica stonato. Se mi dice la pagina, facciamo prima.
Ciao a tutti,
Non so dove scrivere, spero di non intasare o creare spam.
Volevo informare tutti quanti voi che, leggendo il libro “Diario di scuola” di Daniel Pennac ed. Feltrinelli a pag 165 c’è una bestemmia.
Questo mi ha provocato un forte malessere, ho chiuso subito il libro e ho smesso di leggerlo.
Volevo informarvi affinchè non abbiate la mia stessa esperienza.
I commenti sullo scrivere simili cose mi sembrano superflui. Voglio dire solo una cosa.
Se dire una bestemmia è peccato, allora scriverla è peccato ogni volta che qualcuno la legge.
Ciao
Luca
*** Commento di Gnocchi & Palmaro a “Katanga che Sorpresa”,forse un po’ lunghetto ma ne vale la pena fino in fondo : ***
Mezza paginetta, ma
gustosa e, soprattutto, più illuminante
di un trattato di sociologia.
I personaggi sono un certo
Katanga, appartenente alla categoria
descritta più sopra, e un
certo Gestetner. Dietro questo
nome si cela la figura di un giornalista
e intellettuale che, partito
da Lotta Continua, è passato per
i giornali della famiglia Agnelli, ha
diretto il Tg1, scrive su «Repubblica
», pontifica su La7 e, a tempo
perso, collabora con una rubrica
a nigrizia.it, il sito dei missionari
comboniani. Se qualcuno
non l’ha ancora riconosciuto abbia
la pazienza di leggere quanto
segue. « Gestetner, il leaderino
della scuola, un allampanato
ricciolotto brufoluto, occhialini
di ferro alla Gramsci ben piantati
sul naso adunco, con la esse
blesa e la erre moscia, da tempo
faceva il doppio gioco e voleva
mettersi in proprio; diceva di
seguire la linea della Statale, ma
quando parlava a tu per tu con i simpatizzanti
li convinceva a entrare in un collettivo autonomo
guidato da lui e dal più giovane fratello.
In altri termini, era una lingua biforcuta. Pensava
in un modo e agiva in un altro. L’assemblea
stava per finire: Gestetner, dopo aver impazzato
in lungo e in largo monopolizzando il
microfono, stava scrivendo la mozione conclusiva
per cui gli studenti del Berchet, invece
di scendere in piazza a fianco della Statale,
decidevano di restare all’interno della scuola
e di discutere tra loro. “Posso dare un’occhiata
anch’io? Quattro occhi vedono meglio
di due” disse Katanga sopraggiungendogli alle
spalle. Istintivamente Gestetner sobbalzò e
divenne cereo. Poi, senza dire una sola parola,
si infilò in bocca il foglio su cui stava scrivendo
la mozione e cominciò a masticarlo
lentamente. Inghiottito il boccone, come se
niente fosse, si rivolse a Katanga: “Per favore
scrivi qualcosa tu, sai, non mi sento in forma.
Tanto questi stronzi votano sempre quello
che gli si propone” ». Superiorità dell’élite intellettuale
e disprezzo per il popolo, il metodo
rivoluzionario non potrebbe essere spiegato
meglio: «Tanto questi stronzi votano sempre
quello che gli si propone».
In dieci parole sono condensati secoli di rivoluzioni
fatte dalle élite in nome di un popolo
che non le aveva mai chieste. E tanto basta
per smascherare tutti quei maestrini riciclati
che, in fondo, non cambiano mai. Poi, però,
finisce che te li ritrovi a condurre le serate in
parrocchia con una mozione da far votare.
Nel film “Il Postino” di Massimo Troisi, ci sono un paio di scene che meriterebbero di essere più conosciute :
1
Mario, l’ umile e ingenuo postino, fa notare al Funzionario di Partito, tale Giorgio, l’ incoerenza di uno smodato “Amore per il Popolo” in contrapposizione ad un altrettanto smodato “Odio per la gente” …
2
Il celeberrimo Neruda viene regolarmente appellato da Mario “Voi Don Pablo” , ma risponde sempre con “Tu Mario” … non è forse un rapporto servo / padrone tipico dell’ economia latifondista ?
Buondì Rino
Il capitolo è il 13°. La pagina è la 229. A metà del paragrafo “Numeri”.
Con simpatia
Ne “Il quadrato magico” c’è un riferimento al cinque quale giorno della morte del Cristo (venerdì, se si parte dal lunedì) – p. 229. Non “giorno della resurrezione”, come dice il commentatore, che notoriamente è il settimo (Domenica).
Il riferimento al cinque/venerdì di Rino mi pare corretto, perché il primo giorno della settimana cristiana è appunto la Domenica, non più il sabato ebraico. Dalla Domenica al successivo venerdì corrono cinque giorni.
Grazie, caro Brachetta.
Legga il commento di Brachetta, che mi ha risparmiato la fatica.
Però i “Gestetner” hanno vinto su tutti i fronti e noi abbiamo perso. Alla fine la loro non è altro che una sorta di sofisticata mafia con cui si appoggiano, si proteggono e si reggono l’un con l’altro. Basta vedere come si muovono compatti e sincronizzati senza nemmeno una piccola variante. D’altra parte è facile quando comunque vadano le cose (e le votazioni) si detiene sempre almeno il 51% del Potere.
Sarò forse un pò tardo in aritmetica ma da domenica a venerdì io conto 6.
Che poi il settimo giorno sia “notoriamente” la domenica dissento fortemente.
Il settimo giorno Dio si riposò (Genesi).
Da cui deriva il riposo ebraico del sabato.
Io conto cinque, proprio tenendo conto dell’ebraismo, i cui giorni iniziano dalla sera:
domenica sera – lunedì sera (1° giorno),
lunedì sera – martedì sera (2° giorno),
martedì sera – mercoledì sera (3° giorno),
mercoledì sera – giovedì sera (4° giorno),
giovedì sera – venerdì sera (5° giorno).
Gesù morì all’ora nona (pomeriggio) di venerdì.
Senza polemica, con affetto.
prima di dire che i “Gestetner hanno vinto” io aspetterei di vedere cosa succede nell’Aldilà…
Caro Mandis, si l’ho considerato, ma attenzione che non appena quelli si renderanno conto che c’è un aldilà, viste le loro attitudini e precedenti, correremmo il rischio di vederli insediati al posto di San Pietro più pontificanti e al sicuro che mai.
Nell’attesa non sarebbe male una sistematina anche nell’aldiquà…
Grazie a Davide dell’info. Mi è piaciuta un sacco la descrizione-racconto su Gestetner. Francamente trovo che corrisponda esattamente a quanto immaginavo e mi ispirava, anzi la realtà è ancor peggio.Mi sarebbe piaciuto vedere la scena mentre ingoiava la carta! Potesse ripetersi la scena quando mente…(forse meglio di no, ne morirebbe tante sono le menzogne che propina
Giovanni, prima di pensare all’Aldilà io mi preoccuperei °seriamente° di questa terra…
Grazie.
Non si è mai finito di imparare.
Cordialmente.
Beh, possono fregare noi nell’aldiqua, ma il Padre eterno NO nè di qua nè di là. Se si convertono per calcolo non vale, se non rinnegano il passato neppure..
Io da quando morì mio nonno che avevo 7 anni (parlo di 27 anni fa) ho il chiodo fisso dell’aldilà comunque.