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CISTERCENSI
Leggo sull’agenzia Zenit del 14 settembre 2010 che è stato eletto il nuovo abate generale dei cistercensi (del ramo detto “comune osservanza). Ma quel che colpisce sono le cifre: secondo dati del 2009, l’Ordine cistercense della “comune osservanza” include 122 case e oltre 1.900 monaci e monache in tutto il mondo, mentre l’Ordine cistercense di “stretta osservanza” ha 175 case e circa 3.600 religiosi tra uomini e donne. Dimostrazione in più, se fosse necessario, che in religione il rigore paga.
12 commentsSEMMELWEIS
Un lettore mi ha ricordato il caso del giovane medico ungherese I. Semmelweis (a proposito della secolare lagna sul povero Galileo incompreso e perseguitato dalla Chiesa). Nella seconda metà del XIX secolo il Semmelweis era andato a lavorare all’ospedale generale di Vienna. Qui si accorse che nella clinica ostetrica I quasi tutte le puerpere morivano in seguito a violente febbri. Nella II no. Volle fare un esperimento e spostò il personale della I nella II e viceversa. Anche la mortalità si spostò. A quel tempo nulla si sapeva di microbi. Dopo ogni tipo di prova, vide che erano gli studenti: dopo le anatomie, passavano alla clinica. Ma l’unica differenza era l’odore caratteristico delle loro mani. Ordinò di “deodorarle” con cloruro di calce. Miracolo. A quel punto volle che tutto, anche gli strumenti, venisse così trattato. Aveva scoperto la disinfezione ma fu sommerso da un mare di critiche, gelosie, maldicenze e polemiche, tanto che dovette abbandonare Vienna. Tornò a Budapest, ma ormai la “fama” lo aveva preceduto. Divenne quasi pazzo e morì per essersi ferito in un accesso d’ira durante un’autopsia. Di infezione. E’ uno dei (tanti) casi di inquisizione laica che hanno colpito (e colpiscono) i pionieri. Cfr. “Storia delle medicina” di Luciano Sterpellone (San Paolo, 1998).
15 commentsCARDENAL
«Fu con l’avvento della teologia della liberazione, nei primi anni Settanta, che ci venne rivelata la verità evangelica secondo la quale tutti quelli che lottano per i poveri, credenti o atei, sarebbero stati uniti oltre la morte; e il regno di Dio, o regno dei Cieli, e la società comunista perfetta sono la stessa cosa (…). E fu proprio qui a Cuba, durante la mia prima visita, che scoprii come il gesuita francese padre de Lubac avesse trasformato la frase di sant’Agostino ‘Ama e fai quello che vuoi’ in ‘Ama e credi quello che vuoi’ (…). E poi ci fu l’ingresso di Fidel all’Avana: un’apoteosi (…) quei giorni furono come il giudizio universale perché a ciascuno veniva dato quanto gli spettava: ad alcuni castighi e ad altri premi (…). Fidel aveva dell’autentico cristianesimo un’idea più chiara di quella di molti vescovi”. Così parlò p. Ernesto Cardenal, monaco trappista e ministro della cultura nella giunta del Nicaragua. Cfr. Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, “L’ultima messa di Padre Pio. Dal ritrovamento di documenti inediti” (Piemme).
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