Informa l’agenzia Zenit del 10 novembre 2010 che una donna cristiana, Asia Bibi, è stata condannata a morte in Pakistan per avere offeso Maometto. Ecco i fatti: la trentasettenne Asia, operaia agricola e madre di due bambini, sul luogo di lavoro aveva avuto una discussione con alcune colleghe musulmane che cercavano di convertirla. Durante il diverbio (avvenuto a Ittanwali nel 2009) la donna, spazientita, aveva detto che Cristo era morto per l’umanità , mentre Maometto non aveva fatto nulla del genere. Era stata picchiata e rinchiusa in uno sgabuzzino, poi si era radunata una folla che aveva cominciato a inveire contro di lei e i suoi figli. Il tribunale del Punjab l’ha condannata a morte per blasfemia, nonché a una multa pari a due anni e mezzo di salario. Se ho un auspicio è che tutti gli emigrati islamici in Europa e in America vengano sostituiti con i cristiani orientali, cosa che risolverebbe i problemi di convivenza in Occidente e lascerebbe i musulmani a vedersela con la Cina.
CONTARDO
Vedendo e sentendo certi accademici odierni, in special modo quelli televisivi, viene da chiedersi se le università cooptino soltanto atei o relativisti. Ma, grazie al Cielo, non è così, anche se quelli che non sono atei o relativisti (o eretici) non fanno audience televisiva. Il mondo universitario, anche in tempi recenti, non ha solo dato il malesempio: un bel testimonial è Contardo Ferrini, che fu insigne luminare accademico internazionalmente riconosciuto alla fine del secolo XIX ed è pure Beato. Procuratevi, di Marco Invernizzi, «Il Beato Contardo Ferrini; il rigore della ricerca, il coraggio della fede (1859-1902)», Alberti Libraio Editore (www.albertilibraio.it).
YUNUS
Nella sua rubrica quotidiana sul «Il Giornale», Paolo Granzotto l’8 novembre 2010 avvertiva che «solo negli ultimi due mesi almeno cinquanta suicidi sono stati sicuramente collegati alla pratica dei microcrediti. Suicidi di insolventi, sprovvisti di quelle poche rupie necessarie a saldare la rata settimanale del prestito». Altri si rivolgono «agli strozzini». E Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e Nobel 2006, si riprometteva si spazzar via «i castelli di sabbia dell’economia liberista», aggiungendo: «Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà ». Ricordo l’Antidoto in cui padre Gheddo riferiva che le “banche dei poveri†in Bangladesh «le hanno iniziate i missionari» fin dagli anni Venti. Esse chiedono il 12% annuale, «molto più basso di quello che fanno le banche (del 22-24%) e meno della metà di quello che fa la famosa Grameen Bank di Yunus, che arriva a pretendere il 28% annuo di interesse sui prestiti». Non solo: i missionari lavorano coi poveri più poveri, i tribali pagani e i cristiani, mentre la Grameen Bank si rivolge a musulmani e indù.
GIULIANO
Flavio Claudio Giuliano, meglio noto come l’Apostata, è stato glorificato da Gibbon, Voltaire, Gore Vidal (in un romanzo). Fu imperatore «per un breve, disastroso periodo (361-363)» ed era «un pagano puritano, ascetico e fanatico, iniziato a molti dei culti misterici, compresi i misteri eleusini e probabilmente anche il mitraismo». Fu «molto attento a comportarsi in pubblico come cristiano» fino a che non divenne imperatore, dopoché fece subito “outing†contro «coloro che con sprezzo definiva “galileiâ€Â». Non volle creare nuovi martiri ma «condonò la tortura di diversi vescovi, ne esiliò altri e ignorò le esecuzioni sommarie» avvenute in grande quantità in Siria. Non fece una piega quando le vergini cristiane di Eliopoli «furono sezionate membro a membro e i loro resti gettati ai porci». Alla notizia che sul trono c’era un pagano, i pagani di Alessandria si affettarono «a torturare il vescovo cristiano della città , a tagliarlo a pezzi e quindi a crocifiggere molti cristiani». Giuliano, saputolo, semplicemente si appropriò della biblioteca del vescovo ucciso. Vietò ai cristiani di «insegnare i classici», ben sapendo che «i bambini cristiani non sarebbero stati in grado di competere con la cultura d’élite dell’antichità classica». Spronò i sacerdoti pagani alla beneficenza per far concorrenza ai cristiani ma invano. Morì in battaglia dopo soli diciotto mesi «durante una folle campagna contro i persiani». Ma era riuscito a «far rivivere nei cristiani l’ansia che si stesse avvicinando una nuova era di persecuzioni crudeli». Il rischio era concreto, perché il suo favorito, Procopio, nel 365 si proclamò imperatore. Ma l’esercito lo abbandonò e imperatore divenne il cristiano Gioviano. Cfr. Rodney Stark, Le città di Dio, Lindau.
TEMPIO
Scrive lo storico e testimone Ammiano: «Mentre dunque Alipio portava avanti alacremente i lavori, con l’aiuto del governatore della provincia, formidabili globi di fiamme, erompendo con frequenti ondate presso le fondamenta, resero il posto inaccessibile, dopo aver bruciato talvolta gli operai; in questo modo, poiché gli elementi respingevano addietro in maniera ostinatissima, l’impresa iniziatasi cessò». Non solo, ma fin dal 362 diversi terremoti avevano devastato la Palestina e, nell’area dei lavori di cui si tratta, a un certo punto una scossa aveva abbattuto il portico sotto cui si erano rifugiati molti operai e li aveva uccisi. Stiamo parlando del tentativo di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dell’imperatore Giuliano detto l’Apostata. L’impresa era condotta da Alipio, ex vicario di Britannia, e godeva di stanziamenti ingentissimi, cui si erano aggiunte le offerte di tutti gli ebrei della diaspora. Giuliano, infatti, voleva dimostrare che la profezia di Cristo sulla rovina del Tempio era fallace. E intendeva ripristinare gli antichi culti pagani: un dio diverso per ogni nazione. Cfr. Giuseppe Ricciotti, Giuliano l’Apostata, Mondatori 1856, pp. 280 ss. Qualcuno ha spiegato che, forse, quei globi di fiamme erano dovuti a infiltrazioni di nafta smossa dai movimenti tellurici. Da allora, comunque, nessuno ha più provato a riedificare il Tempio.
BOYLE
Lorenzo Fazzini su «Avvenire» ha segnalato l’autobiografia di Susan Boyle, appena uscita in Inghilterra (The Woman I Was Born To Be) e il Centro Sudi Federici mi ha girato l’articolo. Susan Boyle è l’attuale fenomeno del pop, rivelatosi nel 2009 come «brutto anatroccolo» dalla voce incredibile. Nove milioni di copie in poche settimane, entrata nel Guinnes per la fulminante carriera. Ebbene, la madre di Susan, irlandese e cattolica, aveva già otto figli e lei, la nona, al parto presentava problemi. I medici suggerirono alla donna di abortire ma quella rifiutò. Singolarmente, anche l’altra star assoluta del pop internazionale, Andrea Bocelli, ha rivelato il coraggio di sua madre nel farlo nascere: i medici avevano sentenziato che avrebbe avuto problemi e infatti è cieco. Oggi, Bocelli e la Boyle ringraziano le rispettive madri-coraggio.
CATTOLICI
«…nonostante gli imprigionamenti, le espropriazioni, le torture, le esecuzioni, troppi cattolici continuavano a rimanere tali» in Inghilterra. Moltissimi, anche nobili, erano stati ridotti alla fame per le multe, salatissime, comminate a chi non assisteva alle cerimonie religiose anglicane. Nel 1593, sotto Elisabetta «la Grande», venne emanato il Five Miles Act: a tutti i cattolici, «già privati dei diritti politici e del diritto all’istruzione», fu vietato di «allontanarsi dalla propria dimora per più di cinque miglia», pena l’esilio perpetuo o la morte. Così, il cattolico inglese «era perennemente alla mercé di un corteggiatore respinto, di un rivale invidioso, dello zelota locale, dell’informatore professionista». I cattolici «non potevano ricorrere alla legge quando subivano dei torti, né reclamare la restituzione di denaro dato in prestito. Se ci provavano, erano minacciati di denuncia». Insomma, «puro terrore». (Cfr. E. Sala, Elisabetta “la Sanguinariaâ€, Ares, pp. 240-241).
ASSOLUTISMO
«Precisiamo che il diritto divino dei sovrani, e dunque la dottrina dell’assolutismo, fu una creazione squisitamente protestante e venne teorizzata in forma ufficiale pochi anni dopo (la morte dei Elisabetta I, ndr) da James Stuart in persona» (cioè, dal re Giacomo). Cfr. E. Sala, Elisabetta “la Sanguinariaâ€. La creazione di un mito. La persecuzione di un popolo, Ares 2010, p. 218 nota).


