La D’Ettoris Editori è una casa editrice “di nicchiaâ€, come si dice, e ogni tanto pubblica delle vere chicche per golosi. Vi segnalo, a questo proposito, il politicamente scorrettissimo “L’Unità d’Italia e il Risorgimento†di Francesco Pappalardo. Poi il classico “La formazione della Cristianità Occidentale†di Christopher Dawson (che non può mancare nella biblioteca dell’affezionato agli Antidoti) e, per i fans del celebre psicologo Viktor Frankl, “La porta della felicità †di Eugenio Fizzotti. Infine, “Il paese più straziato. Disturbi psichici dei soldati italiani della Prima Guerra Mondialeâ€, di Roberto Marchesini. Quest’ultimo titolo mi ha fatto tornare in mente un documento mostratomi a suo tempo da Vittorio Messori. Riproduceva la sentenza di morte per fucilazione come disertore di un fante semianalfabeta che era tornato dalla licenza con un giorno di ritardo. Anche questo fu, la Grande Guerra che “fece gli italianiâ€.
ROMA
Abbiamo il piacere di invitarvi ad un incontro con Rino Cammilleri, giornalista e scrittore, che ci parlerà sul tema “Cosa significa convertirsi?â€. L’incontro si svolgerà martedì 12 aprile alle ore 18.00 presso la sala conferenze della nostra sede di Roma, Piazza Santa Balbina 8. Nell’occasione sarà presentato l’ultimo libro di Rino Cammilleri, «Come fu che divenni C.C.P. (cattolico credente e praticante)», edito dalla casa editrice Lindau. All’incontro, come da tradizione, farà seguito un momento conviviale.Nella speranza di incontrarLa, inviamo i nostri più cordiali saluti. Fondazione Lepanto.
ISRAEL
Stralci da un articolo di Giorgio Israel sul «Giornale» dell’8 marzo 2011: «Dal 2006 i governi britannici non hanno fatto altro che tagliare i fondi pubblici delle università , eppure queste non hanno mostrato alcun segno di difficoltà , al contrario. Difatti, secondo recenti stime, in una decina di anni su di esse sarebbero piovuti quasi 250 milioni di sterline, tutti provenienti da governi dittatoriali o quantomeno assai poco democratici del mondo islamico». La cosa «getta una luce sinistra sulle finalità di queste “donazioni†e sui condizionamenti ideologici e politici che esse hanno prodotto. Non si tratta tanto del fatto che la celebre London School of Economics abbia regalato un diploma di dottorato per una tesi copiata a uno dei figli di Gheddafi dopo la donazione di un milione e mezzo di sterline». Siamo in presenza di «atti sospetti come l’intitolazione di un teatro della LSE all’ex presidente degli Emirati Arabi Uniti (…). Di certo quei quattrini non sono stati regalati in cambio di niente, visto il proliferare di centri islamici dediti a campagne di odio e il fatto che le università inglesi sono diventate i centri mondiali più attivi in quella oscena iniziativa che è il boicottaggio scientifico di Israele (…). E’ da anni che il sistema accademico britannico è la punta di lancia di un politicamente corretto suicida. Ora sappiamo che dietro quella ideologia diffusa e quelle campagne c’è stato un fiume di denaro».
SVEZIA
Il 7 marzo 2011 un lettore residente a Stoccolma ha scritto a «Il Giornale», lamentando che i giornalisti svedesi continuamente informano il loro popolo sulle nefandezze del premier italiano, la mafia e la spazzatura napoletana. La cosa non ci stupisce, dato che, come si sa, i corrispondenti esteri, residenti in Italia a spese del contribuente italico, si informano su «Repubblica». Il lettore faceva presente, tuttavia, che l’«avanzata» Svezia nega l’assistenza medica agli immigrati clandestini e ha rispedito in Irak i cristiani che cercavano asilo. Ma sì, in fondo, gli italiani che sanno della Svezia? Comprano i capolavori (si fa per dire) del defunto Stieg Larsson sui serialkiller locali, besteller politicamente correttissimi e, colmo dell’originalità , pieni di eroici giornalisti, impavide hackers tatuate e magnati corrotti. La prossima trilogia sarà , ovviamente, sui vampiri.
TORINO
Venerdì 1 aprile, alle ore 18.00 , presso OGR OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI – Corso Castelfidardo 22 Torino. RINO CAMMILLERI PARLERÀ SUL TEMA Ufficiale e sacerdote: Felice Prinetti. Nell’ambito della serie di conferenze “Uomini e donne di fede nel Risorgimento†organizzate dall’Associazione Vita Consacrata per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
BHATTI
«Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. (…) Non voglio popolarità , non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo Paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità , i cristiani, i bisognosi, i poveri. (…). Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi». I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro. Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. (…). Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna». Questo è il testamento del ministro federale per le minoranze religiose, il cattolico Shahbaz Bhatti, ucciso il 2 marzo 2011 all’età di 42 anni nella capitale pachistana di Islamabad da un gruppo di uomini armati, dal volto coperto. Sul luogo sono stati trovati volantini firmati dal gruppo Tehrik-i-Taliban-Punjab, un movimento estremista con legami con i talebani dell’Afghanistan. Bhatti era finito nel mirino dei fondamentalisti per aver preso le difese di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte nel novembre scorso per presunto oltraggio al profeta Maometto, per aver appoggiato la campagna a favore dell’abolizione della molto controversa legge anti-blasfemia e per aver condannato l’assassinio di Salman Taseer, il governatore della provincia del Punjab ucciso per lo stesso motivo il 4 gennaio dalla propria guardia del corpo. Alla Radio Vaticana il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha detto: «L’ultima volta che ci siamo incontrati all’aeroporto di Lahore, verso mezzanotte, prima che io mi imbarcassi sul volo per Roma, quando ci siamo separati, mi disse: ‘So che morirò assassinato, ma do la mia vita come testimonianza per Gesù e per il dialogo interreligioso’». Bhatti è dunque un vero martire ucciso in odio alla fede. Va beatificato perché consapevolmente ha affrontato la morte.
CONFESSIONE
Domenica pomeriggio, vorrei confessarmi. Leggo che, nella chiesa dove vado, le confessioni avvengono mezz’ora prima della messa, che è alle 18. Vado alle 17,30. La chiesa è vuota, i quattro confessionali pure. Seduto sui banchi, vicino a uno di essi, c’è un signore anziano col piumino beige. Magari attende. Esco a fare un giro. Ritorno. Il confessionale vicino al quale c’è il signore col piumino beige ha adesso la luce accesa. Mi accosto, guardo, è vuoto. Chiedo al signore se deve confessarsi anche lui. Mi fa un gesto che non capisco. Guardo ancora il confessionale vuoto, ripeto la domanda. Mi dice che, se devo confessarmi, posso accomodarmi. Non capisco ancora. Obietto che il prete non c’è. Risponde che il prete sarebbe lui. Ah. Chiarito l’equivoco, mi inginocchio e mi confesso. Di mala voglia, devo dire, perché ho avuto la fondata impressione di dare fastidio. Ora, poiché non è la prima volta che mi capitano situazioni del genere, mi sto chiedendo seriamente: ma perché ai preti scoccia così tanto confessare? Per molti di loro è chiaramente una rottura di scatole. Ma perché, mi chiedo? Nell’era del dialogo, l’unico dialogo vero e sacramentato non lo sopportano? Perché questa parte del loro mestiere, parte essenziale tra l’altro, la fanno di malavoglia e cercano di schivarla come possono? Lo so, essere prete oggi non è facile. E «essere prete oggi» è il titolo di almeno un migliaio di convegni negli ultimi anni. So anche che, data la penuria di vocazioni, la Chiesa non può fare la difficile nella scelta. Ma dovrebbe organizzare un convegno dal titolo: «Prete, che cosa ti va di fare?».
BAMBINI-SOLDATO
Il 13 febbraio 2011 è stata la Giornata Internazionale contro l’Utilizzo di Minori Soldato. Le organizzazioni Alboan, Amnesty International, Entreculturas, Fundación el Compromiso, Save the Children e Jesuit Refugee Service hanno già fatto firmare a 134 paesi il Protocollo Facoltativo della Convenzione dei Diritti del Bambino e della Bambina, sulla partecipazione dei minori ai conflitti armati. Restanti 23 Paesi lo hanno firmato ma non ancora ratificato. Ma in 35 si sono rifiutati. Tra essi, i soliti Guinea Equatoriale, Etiopia, e Zimbabwe. E pure Malaysia e Myanmar, di governo non propriamente democratico. Segnalo alla vostra attenzione l’Arabia Saudita, che ho lasciato appositamente per ultima.


