il blog di Rino Cammilleri

CONFESSIONE

Domenica pomeriggio, vorrei confessarmi. Leggo che, nella chiesa dove vado, le confessioni avvengono mezz’ora prima della messa, che è alle 18. Vado alle 17,30. La chiesa è vuota, i quattro confessionali pure. Seduto sui banchi, vicino a uno di essi, c’è un signore anziano col piumino beige. Magari attende. Esco a fare un giro. Ritorno. Il confessionale vicino al quale c’è il signore col piumino beige ha adesso la luce accesa. Mi accosto, guardo, è vuoto. Chiedo al signore se deve confessarsi anche lui. Mi fa un gesto che non capisco. Guardo ancora il confessionale vuoto, ripeto la domanda. Mi dice che, se devo confessarmi, posso accomodarmi. Non capisco ancora. Obietto che il prete non c’è. Risponde che il prete sarebbe lui. Ah. Chiarito l’equivoco, mi inginocchio e mi confesso. Di mala voglia, devo dire, perché ho avuto la fondata impressione di dare fastidio. Ora, poiché non è la prima volta che mi capitano situazioni del genere, mi sto chiedendo seriamente: ma perché ai preti scoccia così tanto confessare? Per molti di loro è chiaramente una rottura di scatole. Ma perché, mi chiedo? Nell’era del dialogo, l’unico dialogo vero e sacramentato non lo sopportano? Perché questa parte del loro mestiere, parte essenziale tra l’altro, la fanno di malavoglia e cercano di schivarla come possono? Lo so, essere prete oggi non è facile. E «essere prete oggi» è il titolo di almeno un migliaio di convegni negli ultimi anni. So anche che, data la penuria di vocazioni, la Chiesa non può fare la difficile nella scelta. Ma dovrebbe organizzare un convegno dal titolo: «Prete, che cosa ti va di fare?».



23 commenti

23 Commenti

  1. don Roberto March 20th, 2011 1:29 am

    Dalla descrizione dei fatti bisogna sottolineare che era semplicemente una tua impressione quella di dare fastidio. Tuttavia questo non toglie che, in effetti, potrebbe essere che ci siano alcuni preti che subiscono con fastidio il ministero della confessione. Sono un sacerdote e quello che scrivo riguarda la mia esperienza che, ovviamente, non può essere generalizzata a tutti ma può dare una chiave di lettura di certe situazioni che si creano così da “vivere” con misericordia il rapporto con certi sacerdoti. Le situazioni che possono portare ad una certa “freddezza” nel confessare sono due. La prima è la disposizione fisica-psciologica del confessore. Essendo uomini, anche noi subiamo le conseguenze della stanchezza di una giornata di attività parrocchiale o dello stress psicologico dovuto ad avvenimenti od incontri che accadono prima di accedere al confessionale. E per un prete incontri di questo tipo sono numerosi. Dalla delusione, alla perdita di pazienza, dalla incapacità di gestire “casi” problematici, alla preoccupazione di futuri accadimenti dolorosi. Ovviamente il sacerdote vive questo in Cristo e nella speranza in Lui, però non toglie che non riesca controllare il suo stato d’animo soprattutto se si concentrano in un momento solo ed in un uomo solo tutte queste cose. E’ ovvio che entrare in confessionale in queste condizioni non solo è pesante ma soprattutto pericoloso perché potrebbe non essere la voce di Dio misericordioso che assolve ma dell’uomo giudice, e questo porterebbe il sacerdote a voler evitare di esercitare il ministero della confessione per non “fare danni”. Il secondo motivo, non meno importante del primo, è che più andiamo avanti più diventa stressante esercitare la misericordia di Dio. Mi spiego. L’assoluzione è riservata ai contriti di cuore ma ci si rende conto che spesso coloro che si vengono a confessare lo fanno per abitudine, una lista di peccatucci (come li definiscono i fedeli) dal quale ci si aspetta la solita AveMaria per penitenza e l’assoluzione. Se andassimo poco poco in profondità nella confessione scopriremmo talmente tante cose che il Magistero –in particolare la teologia morale- ci impedirebbe di assolvere il penitente. E questo, data la scarsa preparazione dei fedeli, mostrerebbe un Dio non, comunque, misericordioso dove il mandare via il fedele senza assoluzione sarebbe una vera medicina che può scuoterlo ad una seria analisi di coscienza (vedi vicende di p.Pio), ma di un sacerdote e un Dio cattivo che non assolve ed ama le sue pecorelle. Questa continua tensione tra l’assolvere e il non farlo( se dovessimo seguire pedissequamente le indicazioni del Magistero) ci porta ad uno stress pre-confessione che ostacola (ci mette lo zampino Satana?) l’andare in confessionale ad esercitare il proprio ministero. Ovviamente la Grazia di Dio aiuta sempre, ma se ci fosse un po’ più di preparazione dei fedeli alla confessione? Se il fedele evitasse di pensare che “tanto Dio perdona tutto” dimenticando però che Dio è anche giustizia oltre che amore arrivando così ad un lassismo morale mortale?

  2. Mariano March 20th, 2011 9:18 am

    di non essere carne in scatola!

  3. Marco March 20th, 2011 9:44 am

    Triste fatto, purtroppo sono cose che capitano pure a me. Ma secondo me la domanda finale andrebbbe riformulata più a monte: Vescovi che preti ordinate? Santa Sede che vescovi ordini? Nella mia diocesi, di cui taccio il nome per cristiana carità, il vescovo non gode di buona fama… e i preti (non tutti grazie a Dio) seguono a ruota. I primi a non confessare e a non dialogare con la gente sono i prelati, l’alto clero, i preti in genere, spesso anziani e malati, fanno quello che possono. I vescovi compaiono solo se ci sono telecamere, giornali e riflettori! Che Iddio ci liberi da questi vescovi-conti e ci mandi davvero pastori secondo il suo cuore. E preghiamo perchè anche Benedetto XVI sappia rinnovare la gerarchia. Regnum Christi veniat!

  4. don Adam March 20th, 2011 10:43 am

    Qualche anno fa ho incontrato a Częstochowa un gruppo di 200 pellegrini di Fiesole, tra cui una 20 di sacerdoti e il vescovo Giovannetti. Abbiamo celebrato la s. Messa nella cappella della Madonna Nera, dopo di che un giretto del monastero. In uno dei cortili c`erano dei confessionali, almeno 15, con delle file dei penitenti. Alcuni dovevano aspettare 1-2 ore per il proprio turno. Il vescovo si fermo a bocca aperto dicendo: “Guardate! guardate…”

    Preti e fedeli, cari miei, non trascurate la confessione!!!

  5. Roberto Riccobono March 20th, 2011 12:52 pm

    Forse la risposta a questo quesito la sappiamo trovare tutti. Un prete sarà una persona come tutte le altre, ma educato a studi teologici, preghiere, devozioni, abituato ad elevarsi ( quando non sceglie il ministero per convenienza economica) nella spiritualità, nella fede, subisce uno shock quando si imbatte in anime che non sono al suo livello, che lo usano e lo sviliscono con problemi spirituali, che crede già superati, da adolescente che non ha imparato a vivere.
    Ma sicuramente questo appena detto è il solito balbettio approssimativo e saccente, che non considera come i più grandi santi confessori, molto più mistici dei preti comuni ( o almeno così pensiamo noi; lo sa solo Dio) non furono per niente spaventati e scocciati da questo compito.
    Un riflesso dei tempi, le ideologie che hanno corrotto i preti; oppure l’indolenza diffusa, o forse una vocazione che non è tale, una pessima formazione seminaristica, ma la grazia della santità non riguarda tutti, e chi ne è sprovvisto è vittima della cultura e del mondo in cui si imbatte.

  6. ellecaprino March 20th, 2011 1:19 pm

    Tutto giusto! Alla domanda “Prete, che cosa ti va di fare” io aggiungerei anche “Perchè ti nascondi?”
    Comunque ecco la mia esperienza in tema di confessione. L’ultima volta che l’ho fatta col mio parroco, si è svolta così: seduti su due sedie sul pianerottolo delle scale della cantoria, il confessore in abiti borghesi (come sempre) senza stola, per tutto il tempo con una gamba accavallata sull’altra! Il tutto nella massima indifferenza da parte sua! Da allora (qualche anno fa) non sono più andato da lui, ma da qualcun altro che rispetti di più il Sacramento.

  7. Gian March 20th, 2011 2:23 pm

    Sarebbe utile ricordargli che il Santo Curato d’Ars passava anche 16 ore in confessionale. E un altro più vicino a noi, Maggiolini, ha amministrato il sacramento finanche in sedia a rotelle, negli ultimi giorni della sua vita.

  8. MARCO D. March 20th, 2011 3:46 pm

    Stessa esperienza che ha vissuto più volte mia madre nella mia parrocchia di periferia. Da tempo ho risolto il problema con un confessore fisso, che ho raggiunto nelle parrocchie dove di volta in volta negli anni è stato trasferito e prendendo appuntamento telefonico.

  9. Avion March 21st, 2011 7:07 am

    Probabilmente, per alcuni sacerdoti è fonte di disagio e fatica sentirsi piovere addosso il male altrui.

  10. Rino.Cammilleri March 21st, 2011 8:06 am

    Il confessionale è il posto giusto per insegnare certe cose.

  11. don Adam March 21st, 2011 9:00 am

    @ don Roberto: Credo che condivida con me il fatto che prima di tutto siamo stati ordinati per amministrare BENE i sacramenti. Le cose di don “Ciotti” possono fare i laici

  12. Francesco Paolo Vatti March 21st, 2011 9:27 am

    Purtroppo mi è anche capitato di sentire preti a favore dell’abolizione della Confessione. Mi è piaciuto l’intervento di Don Roberto. Mi resta, però, un dubbio, quando, nel finale, dice che i fedeli dovrebbero essere preparati un po’ di più al sacramento: chi dovrebbe occuparsene?

  13. Paola Caponi March 21st, 2011 10:21 am

    Forse la confessione dovrebbe trasformarsi in una riflessione sul proprio comportamento, una specie di seduta dallo psicologo. Credo che non ci si possa confessare in 5 minuti. Credo comunque che la maggior parte della gente non abbia gravi peccati da confessare; qualcuno poi confessa sempre le solite sciocchezze; qualcun altro non sembra pentito di quello che confessa o è convinto che quel che fa non sia un peccato. Sono solo delle supposizioni.

  14. don Roberto March 21st, 2011 2:26 pm

    @don Adam. 1. Quindi vuol dire che se rischi di non esercitare “bene” il sacramento (per i motivi già esposti) meglio non farlo? Sai, se sei solo in una parrocchia di 25.000 abitanti, o con 5 parrocchie da girare nella settimana, non puoi permetterti il lusso di saltare il giro. E quindi a volte capita di essere…”seccati” (ovviamente non giustifico ma comprendo che possa accadere) 2. Sono d’accordo con te, basta che non diventano più clericali dei preti.
    @ Francesco.Ovviamente la Chiesa (sacerdoti, catechisti, ecc.) e la famiglia per quel che può. Quanto meno nella testimonianza di una vita di fede.
    @ Paola. Per la “riflessione sul proprio comportamento” esiste la direzione spirituale che consiglio a tutti perchè così si evita la possibilità di incontrare sacerdoti “straniti” visto che te lo scegli come vuoi tu e ci prendi l’appuntamento. I peccati sono sempre gli stessi anche perchè i 10 comandamenti sono sempre gli stessi. Il catechismo insegna che ci sono i peccati mortali e veniali, e chi trasgredisce uno dei 10 comandamenti, molto probabilmente, è in peccato mortale, quindi, diversamente da come pensi tu, i peccati sono gravi e da confessare. Il prima possibile.

  15. Clelia March 21st, 2011 3:40 pm

    Può darsi che io viva in un’isola felice: nella mia parrocchia, il vice parroco, novantanne, acciaccato ma lucidissimo, è a disposizione, nel confessionale, quasi tutto il giorno, tutti i giorni, tolto il tempo per celebrare la Messa. Il parroco, solo sessantenne, è sempre disposto a confessare, in qualunque momento lo si cerchi, e specialmente il sabato e la domenica pomeriggio. Entrambi sono vestiti di nero e portano il colletto clergy. Può anche darsi che noi parrocchiani siamo “educati” alla confessione, cioè ci arriviamo preparati e consci del sacramento. Questa educazione, comunque, ce l’hanno data i nostri preti che si sono succeduti come parroci, uno più santo dell’altro. Ripeto, può darsi che sia un’isola felice.

    La lettrice Caponi è veramente ineffabile. Dev’essere l’unica donna confessore della storia, e scrutatrice di coscienze, a giunta, per conoscere così bene le intenzioni dei penitenti. Sarà il caso di farle riscrivere il Catechismo della Chiesa Cattolica, e magari anche i Comandamenti. Cosa sarà, New Age? religione fai da te? ahiahiahiahi!

  16. Elia Schito March 21st, 2011 4:26 pm

    Caro Rino,
    probabilmente il motivo è che si parla di “brutte cose”, e in più la parola “peccato” è volgare. Certi ignoranti poi, vanno a confessarsi addirittura accusandosi, di cos’hanno bisogno se non di essere tirati un po’ su di morale? «…pensa anche alle cose belle, per favore» mi ha detto più d’uno.

    Nessun giudizio sulle persone, e poi non è così dappertutto, e ci sono molti preti che sanno il fatto loro, dentro e fuori del confessionale.

  17. Claudio March 22nd, 2011 8:59 am

    Mi scuso se vado un poco fuori tema, ma vorrei chiedere ai più acculturati in questioni “ecclesiastiche” di me come “funziona” il sacramento della penitenza nelle Chiese orientali cattoliche. Come, mi pare, le “cugine” ortodosse, non hanno la tradizione della confessione auricolare? In quale modo il sacerdote concede il perdono dei peccati ai penitenti? Grazie!

  18. Rino.Cammilleri March 22nd, 2011 9:33 am

    Che io sappia, ce l’hanno.

  19. don Andrej March 23rd, 2011 2:53 am

    Cari amici, sono un sacerdote sloveno. Se posso fare un esempio: quando vado sul Monte Lussari, succede sempre che gli unici a confessarsi siano gli sloveni, gli italiani e gli austriaci al massimo vi accendono qualche cero. Non sara’ che la gente non ‘senta’ piu’ il peccato e quindi il bisogno di confessarsi? Si vabbene, di sacerdoti se ne trovano di tali e di quali, ma intanto bisogna che la gente riscopra il significato del peccato e anche del sacramento della riconciliazione. E poi questo sacramento significa anche crescita spirituale. La gente deve sentire che danni provoca il peccato alle nostre relazioni – con Dio, il prossimo e se stessi.

  20. Rino.Cammilleri March 23rd, 2011 5:09 am

    Il posto adatto per tutto ciò è il confessionale.

  21. etendard March 23rd, 2011 6:16 am

    secondo me, vale sempre lo stesso principio insegnatoci dal Signore: cercate, pregate e troverete.

  22. Roberto March 27th, 2011 1:12 pm

    Il sacerdote quando confessa è Gesù.
    Ricordiamocelo soprattutto noi penitenti, ma anche coloro che impartiscono tale Sacramento.

  23. Calogero March 28th, 2011 6:44 am

    Purtroppo anch’io ho avuto esperienze di confessione vissute ,dal prete, con fastidio.Quindi , alla mia inerzia e pigrizia nel praticare il Sacramento della confessione,devo,quando mi decido, mettere in conto che vado a rompere le scatole a qualcuno;mi dico pazienza, faccio una piccola penitenza in anticipo.Certo che se, come è capitato trovo sacerdoti “giusti”, la voglia di confessarsi cresce.Ancora oggi ricordo volentieri quotidianamente nelle mie preghiere di due cari sacerdoti,don Aldo,che purtroppo dopo alcuni anni è stato trasferito per normale avvicendamento,e un altro, grande, ultranovantenne,e ultratradionalista, don Pio che ti trasmetteva una carica ed gioia nel confessarti che non ho piu’ trovato.Penso che questi due sacerdoti credessero in quello che facevano.Si capiva che non erano burocrati del Sacramento.

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