Nel Buthan il buddismo tibetano è religione ufficiale, con tanto di leggi anti-conversione a proteggerla. Il piccolo regno himalayano è considerato la mecca per scalatori ed escursionisti ma anche un paradiso perché il suo re ha proposto di sostituire il calcolo del Pil (prodotto interno lordo), tanto caro agli occidentali, con quello del Fil (felicità interna lorda). Dal paradiso buthanese è bandito pure il fumo, tant’è che la polizia vigila perfino con i cani addestrati. Chi viene trovato in possesso di sigarette rischia fino a cinque anni di carcere. Tutto in omaggio al buddismo mahayana, che considera il fumo un male per il karma. La prima vittima è giusto un monaco buddista trovato in possesso di ben settantadue pacchetti di tabacco da masticare. L’uomo, un giovane, è accusato pure di contrabbando. Fonte: agenzia AsiaNews del 2 febbraio 2011 (segnalato da www.centrofederici). Così, il Buthan, oltre ad essere l’unico stato ufficialmente buddista al mondo, diventerà anche il primo smoke-free. Non si sa, però, se il vicino cinese (il maggior consumatore di tabacco del mondo) apprezzerà . Il Tibet se l’è già preso. E l’altrettanto vicina India s’è presa il Sikkim, altro staterello buddista himalayano…
KUSHPUR
Kushpur è la cittadina pakistana in cui è nato Shahbaz Bhatti, il ministro assassinato. Sono cinquemila abitanti, tutti cattolici. Padre Gheddo l’ha visitata e lo ricorda così: «Nel 1982 la differenza tra Kushpur e i villaggi musulmani vicini era scioccante per vari motivi: la pulizia delle strade e delle case, la libertà delle donne che sorridono, si fermano, parlano, si lasciano persino fotografare (questo era considerato un crimine altrove), la vivacità dei ragazzi e ragazze nel gioco, l’unità delle famiglie (rigorosamente monogamiche) che ha permesso la fondazione di organismi cooperativistici per lo scavo dei pozzi, la canalizzazione dell’acqua, l’acquisto di trattori e altre macchine agricole, la commercializzazione dei prodotti delle terre, ecc. Soprattutto la presenza in Kushpur delle scuole anche medie. Nei villaggi musulmani vicini e lontani (ne ho visitati alcuni in varie regioni) era tutto il contrario di quanto ho detto. Le donne ad esempio, non si vedevano per le strade, la sporcizia regnava sovrana, ecc. (…). Venivano anche da lontano gruppi di musulmani a vedere il villaggio cattolico, si scandalizzavano per le donne non velate e sorridenti, le ragazze che andavano a scuola e dicevano agli uomini che lavoravano la terra: “Ma voi, siete così stupidi che lavorate quando avete la moglie e i figli?â€Â». Io non sono stato in Pakistan ma in Israele sì, e per qualche tempo. Ho visto le differenze tra le città a maggioranza cristiana o ebraica e quelle a maggioranza musulmana. E confermo tutto quel che dice Gheddo. Ah, notizia di stamattina (10 marzo 2011): ad Anila Bhatti, sorella di Shahbaz, le forze di sicurezza hanno vietato l’ingresso in chiesa durante i funerali.
ARABIA
«La reciprocità è una questione importante che non va accantonata; uno Stato non può pretendere dagli altri Stati la libertà religiosa quando non è disposto ad offrirla». Così dice Justo Lacuna Balda, religioso “padre biancoâ€, rettore emerito del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica. A chi si riferisce il sacerdote spagnolo, filosofo, arabista, africanista, islamologo e dottore in lingue e culture africane, intervistato da Zenit il 3 febbraio 2011? Esplicitamente all’Arabia e più precisamente al «regime della dinastia saudita, iniziato nel 1932», che «considera il proprio territorio nazionale come la terra santa dell’Islam». D’altra parte, chi può chiederla, questa reciprocità ? Non certo l’Europa, la cui espressione, la Ue, ha stampato a spese di pantalone tre milioni di diari scolastici in cui non figurano le feste cristiane, nemmeno il Natale. Semplice svista? Non ci crediamo. E’ vero, date le proteste, l’errore è stato riconosciuto e rettificato. Ma paga sempre pantalone. E non risulta che i responsabili siano stati chiamati a risarcire.
NEWYORK
Dall’agenzia Zenit del 23 gennaio 2011 apprendo che il 41% dei bambini di New York vengono abortiti e la percentuale è persino maggiore nel Bronx e tra le comunità nere (afroamericane). «Quasi il 40% di tutte le gravidanze di donne nere finiscono con l’aborto. Si tratta di un dato che è tre volte quello delle donne bianche e due volte quello di tutte le altre etnie messe insieme». Le organizzazioni per la pianificazione familiare (sì, è un eufemismo ma si sono autodenominate così) hanno da sempre «lavorato sodo per promuovere l’aborto tra i neri e i poveri». Ed è inutile nascondersi dietro un dito: l’ideologia eugenetica fin dal Settecento ha predicato che i troppo indigenti o i troppo ignoranti (per tacere dei tarati, degli alcolisti eccetera) non devono riprodursi. Anche se si tratta di interi popoli (da qui la valanga di preservativi che, con la scusa dell’Aids, piomba ininterrotta sul Terzomondo). Ed è dai tempi di Platone che i «saggi» cercano di disciplinare la riproduzione umana come si fa con quella animale. Ma prima li chiamavano «utopisti» (v. il mio «I mostri della Ragione», ed. Ares). Fu col Novecento che si cominciò a fare sul serio. Partirono alcuni States americani. I nazisti applicarono il principio su vasta scala ma è significativo che al processo di Norimberga si siano difesi asserendo che non avevano iniziato loro.
LIBIA 2
Hillary grida che Gheddafi deve andarsene, la flotta americana si mobilita… Possibile scenario, a questo punto: gli Usa e l’Inghilterra hanno trovato il sistema per uscire dalla crisi economica. Mettendo le mani sul petrolio del Maghreb con governi più “amiciâ€. La Francia (la più furba, da sempre, d’Europa) si accoda. Occorre fare le scarpe all’Italia. Berlusconi, non a caso screditatissimo sul piano personale sui media esteri, deve fare la fine di Craxi. Il quale, con Sigonella e, pare, l’avvertimento a Gheddafi di scappare perché gli americani lo avrebbero bombardato, segnò la sua sorte. Fini, avvisato per tempo, si smarca per porsi come leader di un centrodestra più “ragionevoleâ€. Anche perché per l’establishment angloamericano un governo delle sinistre in Italia è preferibile (per eseguire i bombardamenti sulla Serbia, infatti, un governo D’Alema fu l’ideale). In tal modo l’Italia si allineerebbe al nuovo ordine antipapista delle nazioni c.d. più avanzate: nozze gay e quant’altro.


