La benemerita agenzia Zenit (5 giugno 2011) ha commentato il recente viaggio del papa in Croazia. Il pontefice, tra le altre cose, ha elogiato il cardinale beatificato Alojzije Stepinac (1898 -1960). Perseguitato dai comunisti jugoslavi, Stepinac fu fatto nel 1952 cardinale da Pio XII, atto che spinse la Jugoslavia di Tito alla rottura delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Il Beato morì misteriosamente, si dice avvelenato. I comunisti lo avevano processato e condannato con l’accusa di aver favorito, durante la guerra, il regime ustascia filonazista. La propaganda comunista è sempre stata la migliore del mondo e le sue conseguenze rasentano l’eternità . Infatti, l’articolo dell’agenzia di cui sopra ricorda «alcune delle biografie su Stepinac riportate da Wikipedia, nelle diverse lingue. Mentre la versione spagnola (…) presenta il Cardinale come un collaborazionista del leader filonazista, in croato viene descritto il suo impegno contro le leggi naziste e la persecuzione degli ebrei in Croazia. In inglese, Wikipedia sottolinea la sua opera in favore degli ebrei e dei perseguitati dal nazismo, benché lo presenti come un fiancheggiatore del regime Ustascia; lievemente differente la versione in francese, che parla del suo sostegno allo Stato Indipendente di Croazia, ma anche della sua ferma condanna degli oltraggi commessi da questo regime». Se questo vale per Stepinac, mi chiedo, tutte le voci Wikipedia che toccano argomenti “delicati†sono così? Allora, mi ri-chiedo, a che diavolo serve un’enciclopedia del genere? Un’enciclopedia, cioè, che cambia completamente ogni voce a seconda della lingua in cui è scritta? Tanto vale tenersi la garzantina…
DEFINIZIONE 2
Eutanasia: l’ultimo ritrovato della scienza medica.
NAPOLI
A proposito del pattume napoletano, segnalo un lucido commento di Robi Ronza su La BussolaQuotidiana del 25 giugno 2011. Napoli, scrive, è una ex grande capitale europea che i piemontesi declassarono a prefettura. E’ «un gigante snervato, perciò incline alla follia». Da qui la pretesa di nazionalizzazione di un suo problema comunale. Né «si spiega diversamente il caso di una grande città a forte vocazione turistica che all’inizio dell’estate si garantisce una potente campagna negativa» rilanciata dalle tivù di tutto il mondo. «Napoli si fa gestire lo smaltimento delle immondizie dallo Stato a spese di tutti noi (…). Appena la gestione statale viene meno si ritorna al caos di prima». Il nuovo sindaco è a capo di «una coalizione che comprende anche i “verdi†e che ha vinto le elezioni con un programma nel quale tra l’altro si dice di voler risolvere il problema dei rifiuti con la crescita esponenziale della raccolta differenziata senza ricorrere in alcun modo agli inceneritori». Dunque, se la veda lui. Se proprio vuole aiuto statale, questo non sia «a totale carico dello Stato bensì in cambio della cessione del gettito della tassa comunale sui rifiuti». Meglio non si potrebbe dire.
JUNG
Nel cinquantesimo della morte del celebre psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, Roberto Marchesini ha scritto un interessante commento online su LaBussolaQuotidiana. «In generale il mondo cattolico ebbe, almeno fino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, un atteggiamento di notevole diffidenza nei confronti della psicoanalisi e delle altre dottrine da essa derivate (ad esempio la psicologia analitica di Jung e la psicologia individuale di Adler)». Nel 1961 la Congregazione per la dottrina delle fede proibì al clero, ai religiosi e ai seminaristi di praticare la psicoanalisi o di sottoporvisi. A fine decennio, però, «la psicoanalisi venne riproposta attraverso i lavori di Reich, Marcuse e Fromm, che proponevano una rilettura di Freud in sintonia con il pensiero marxista». E, data l’infatuazione cattolica per il marxismo, la psicoanalisi risultò sdoganata. Soprattutto quella di Jung, che rifiutava il pansessualismo e l’ateismo freudiani. Ma non tutti sapevano (né sanno) che «buona parte dell’Opera Omnia di Jung è occupata da libri che trattano di… alchimia». Sì, proprio alchimia-alchimia. Nel 2002 la Rizzoli pubblicò un suo libro, «Ricordi sogni riflessioni». Qui Jung spiega che «il procedimento alchemico della coniunctio oppositurum, ossia l’unione degli opposti, è il cuore della psicologia analitica». A p. 262 si può leggere: «Chi è il responsabile di questi peccati? In ultima analisi è Dio, che ha creato il mondo e i suoi peccati, e perciò deve patire Egli stesso la sorte dell’umanità di Cristo». Ragionamento gnostico. Ma c’è di più: «Jung racconta che nel 1916 fu oggetto di un fenomeno di scrittura automatica durato tre sere». Ne fece un in libretto di poche pagine intitolato Septem sermones ad mortuos e «dettatogli» dal filosofo gnostico Basilide (II sec.). Nel 2010 «è stato pubblicato il “Libro rossoâ€, tenuto segreto dallo stesso Jung per tutta la sua vita e, in seguito, dai suoi eredi; esso contiene i Septem sermones ed altri scritti magici (…): un enorme volume che Jung di suo pugno ha vergato in caratteri gotici, miniato e dipinto». Mah. Sarà meglio tenerci le nostre nevrosi.
ACQUA 2
I lettori degli Antidoti mi perdonino se per una volta rinuncio alla brevità . Ma quanno ce vo’ ce vo’. «Osservatorio internazionale Van Thuân -Newsletter n. 335 del 14 giugno 2011. + S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, Presidente dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân: In occasione del recente referendum, e specialmente a proposito dei quesiti sull’acqua, si può parlare di una mobilitazione del mondo cattolico in quanto tale e dell’espressione di una posizione, se non comune, certamente maggioritaria e globale. Era da tempo che questo non avveniva. Forse nemmeno ai tempi dei referendum contro divorzio e aborto si era vista una militanza di questo genere. Dichiarazioni di vescovi e di uffici pastorali delle diocesi, proclami di associazioni cattoliche, volantinaggi davanti alle chiese, manifesti con l’invito ad andare a votare posti sotto gli altari, militanza attiva di ordini religiosi, compatta presa di posizione delle riviste cattoliche, specialmente quelle missionarie, catene di messaggi in rete, indicazioni molto precise per gli studenti delle scuole cattoliche. (…). Il fatto è che questi schemi destano molte perplessità e l’“unità ritrovataâ€, che a prima vista sembra una forza – il raggiungimento del quorum non sarebbe stato possibile senza le parrocchie – evidenzia anche molti aspetti di debolezza. Sorge infatti la domanda: con queste categorie di pensiero e di azione, con la strumentazione messa in campo in questa occasione, i cattolici sono in grado di affrontare i problemi di oggi per dire qualcosa di proprio, di originale, di vero e di utile? Oppure vanno a rimorchio di altri? Solitamente, quando la Chiesa entra in questioni politiche viene accusata di integralismo (…). Sul recente referendum, invece, niente di tutto questo. Non si è letto su nessun giornale “progressista†la minima accusa ai numerosi esponenti ecclesiastici che hanno invitato apertamente ad andare a votare e a votare in un certo modo (…). Durante al campagna referendaria c’è stata anche un’altra forma di integralismo, legata all’ampio abuso di citazioni bibliche ed evangeliche adoperate in modo avventuroso. Si è sentito di tutto, purtroppo; è stata perfino utilizzata la richiesta di Gesù sulla croce – “ho sete!†– per sostenere l’esigenza di andare a votare. Dove sono finiti gli esperti, di solito così attenti a distinguere i piani, a rimandare alle diverse competenze, ad evitare interpretazioni letterali? (…). Ci sono stati diversi convegni di esperti di questo genere, dai quali però sono usciti slogan più che attente riflessioni rispettose della complessità , anche tecnica, del problema. Un aspetto tipico di questo integralismo metodologico è stata l’enunciazione di principi astratti ed assoluti – “l’acqua bene comuneâ€, “l’acqua diritto universaleâ€, “l’acqua bene primario creato da Dio†– dai quali si sono dedotti impropriamente immediati comportamenti elettorali. (…) Non si è distinto tra beni pubblici, beni collettivi, beni comuni. Non si è chiarito che un bene può essere pubblico e non gestito dallo Stato. Si è confuso il problema dell’acqua in Italia con quello dell’acqua in Africa. Questi approcci approssimativi e queste incertezze di metodo devono indurci ad una seria riflessione su come viene insegnata la Dottrina sociale della Chiesa (…). Come è possibile che tutto lo sforzo delle istituzioni educative cattoliche, anche di alto livello, produca poi risultati così deludenti quando bisogna orientare il popolo cristiano a delle scelte pubbliche alla luce degli insegnamenti ricevuti? Queste semplificazioni e perfino distorsioni si pagheranno in futuro: se non applico il principio di sussidiarietà al tema dell’acqua, mortificando la società civile, come potrò poi far valere quello stesso principio per chiedere la libertà di educazione? Ed infatti sulla libertà di educazione non è ipotizzabile un coinvolgimento del mondo cattolico nemmeno lontanamente paragonabile a quello ottenuto sull’acqua. Molti esponenti cattolici hanno chiamato “profetico†l’impegno a favore del referendum sull’acqua. Si tratta di una concezione piuttosto strampalata di profezia, che si ispira ad uno strumentalizzato San Francesco e ad una interpretazione riduttiva del Cantico di Frate Sole appiattito sulla problematica della gestione dell’acqua. (…) Che profetismo a buon mercato è quello che si esprime con una crocetta in cabina elettorale? Che profetismo è quello che combatte per un diritto all’acqua che nessuno nega, nemmeno quelli che a votare non ci sono andati; che distoglie lo sguardo dalle molteplici colpevoli rendite di posizione sulla distribuzione dell’acqua; che nasconde i problemi concreti sotto il manto dei richiami alle belle frasi evangeliche; che trasforma una questione opinabile, legata alle diverse situazioni concrete e oggetto di umana deliberazione, in una specie di imperativo etico? (…) Dedicassero le nostre riviste, comprese quelle missionarie, alla vita almeno un centesimo dell’attenzione rivolta all’acqua… Molti cattolici saranno contenti di aver contribuito ad evitare una inesistente “privatizzazione†dell’acqua. Trasformare il quesito referendario nel dilemma “privatizzazione sì privatizzazione no†è un vero e proprio non senso. Però molti cattolici penseranno di avere “vinto†o di aver contribuito a far vincere la causa giusta. In realtà hanno fatto vincere il vento del mondo, e ad un prezzo piuttosto alto. Una minore ingenuità , a questo proposito, sarebbe stata molto utile. (…) Ogni appuntamento referendario ha anche una ricaduta sul quadro politico. Si vota sull’acqua ma le ripercussioni politiche aprono (o chiudono) altre porte. Può capitare che uno pensi di andare a votare per l’acqua insieme ad associazioni che promuovono i diritti umani. Poi però si accorge che quelle associazioni che promuovono i diritti umani e votano con lui per l’acqua sono anche a favore dell’aborto, lo sostengono teoricamente e lo promuovono praticamente. Il voto sull’acqua non è stato solo un voto sull’acqua. Di quel voto altri ne approfitteranno per fare cose che ai cattolici non dovrebbero andar bene (…)».
DEFINIZIONE
Eutanasia: nome scientifico del sollievo di «quelli che se ne devono occupare».
COREN
Apprendo dall’agenzia Zenit del 5 giugno 2011 l’uscita (in inglese) del libro «Why Catholics Are Right» (Perché i cattolici hanno ragione), ed. McClelland and Stewart, del giornalista canadese Michael Coren. Nato in una famiglia non praticante da padre ebreo, si è convertito al cattolicesimo. Nel libro l’autore ripercorre strade a noi già note per le opere di Rodney Stark, Michael Heseman e altri. Quel che mi ha colpito, però, è questo: «Essere ebreo lo ha aiutato nella sua carriera, mentre – come spiega nell’introduzione al suo libro – la sua fede cattolica lo ha portato a perdere due lavori e a vedersi chiudere molte porte in faccia nel mondo dei media».
DIOCLEZIANO
La Presidenza (ungherese) dell’Unione europea ha organizzato nei giorni scorsi (giugno 2011) una conferenza internazionale per il dialogo interreligioso tra cristiani, ebrei e musulmani, a Gödollö (Budapest). Tra i relatori c’era anche il rappresentante dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), Massimo Introvigne. Questi ha fatto sapere che ogni anno 105mila cristiani vengono uccisi perché tali. In media, uno ogni 5 minuti. «Se non si riconosce che la persecuzione dei cristiani è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, il dialogo tra le religioni produrrà solo bellissimi convegni ma nessun risultato concreto», ha detto. Uno ogni 5 minuti. Eh, Diocleziano era, al confronto, un bravo ragazzo. Comunque, non c’è da farsi illusioni: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me (…). Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15, 18). Non finirà mai. Fino alla fine del mondo.


