Luglio 2011

AIFA

Francesco Agnoli, su La BussolaQuotidiana del 16 giugno 2011, parla della pillola dei «cinque giorni dopo», che si aggiunge a quella di uno solo. Quest’ultima, ebbe parere favorevole dall’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco), il cui presidente, Sergio Pecorelli, dopo l’approvazione dichiarò al Corsera (9 settembre 2009) che, «da ginecologo dico» che l’aborto farmacologico «può comportare un percorso più tortuoso, psicologicamente difficile da sopportare». Con buona pace di chi diceva che l’opposizione alla Ru486 era sadica perché costringeva le donne al solo letto chirurgico. Ma qui voglio sottolineare un’altra osservazione di Agnoli, il quale si chiede qual sia «la ripercussione che tutti questi pesticidi (umani, secondo la definizione di J. Léjeune, ndr) avranno sulle donne che li hanno abbondantemente ingurgitati (…), magari mentre viaggiavano da un negozio all’altro alla ricerca di cibi biologici e di una sana alimentazione».

UNGHERIA

Mi informa l’agenzia Corrispondenza Romana (16 giugno 2001) che Budapest è piena di cartelloni in cui un feto dice: «Potrei pure capire che non sei pronta per me, ma pensaci due volte e fammi adottare, lasciami vivere!». C’è, accanto, il logo Progress della Ue. Cioè, la campagna antiabortista gli ungheresi la stanno facendo anche coi fondi europei. Infatti, sono partiti fulmini e fiamme dalla Commissione, che si sente presa per i fondelli (chi volesse approfondire, CR 1196/02). L’eurodeputata socialista francese Sylvie Guillaume ha tuonato che «utilizzare denaro del programma Progress o di altra fonte Ue per una campagna anti-aborto è un abuso ed è incompatibile con i valori dell’Ue». Infatti, com’è noto, i valori della Ue sono ben altri.