Archiviati per January, 2012

ALASKA

Su LaBussolaQuotidiana del 14 gennaio 2012, Fabio Spina ha commentato la tempesta di neve che ha sommerso la città di Nome in Alaska. E’ stata rifornita di carburante da riscaldamento per via nave, perché per via aerea costava troppo. C’è voluto un rompighiaccio. Ma la cosa curiosa è un’altra: «Ma perché rischiare di portare il combustibile per nave e non con un ponte aereo? Altrimenti il costo del trasporto avrebbe comportato un prezzo del combustibile troppo alto, assurdo. Secondo gli esperti i costi di spedizione avrebbero aggiunto $ 3 o 4 dollari al prezzo di un gallone di benzina, che si avvicina già ora, per la carenza, a 6 dollari al gallone (…). Ma 9 $ al gallone sono circa i nostri 1,8 € al litro! Per un italiano è normale ciò che per uno statunitense è assurdo, per loro quei prezzi sono “non accettabili” anche se la situazione è dovuta a una causa meteorologica imprevedibile».

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NIGERIA

Nel blog “Settimo cielo” di Sandro Magister il 29 dicembre 2011 è riportata un’agenzia (Fides) sulla Nigeria e i sanguinosi attentati anticristiani degli integralisti islamici Boko Haram, miranti alla pulizia etnica. La divisione tra un Nord musulmano e un Sud cristiano risale al tempo della colonizzazione britannica, che introdusse le scuole all’europea. I musulmani studiavano solo nelle scuole coraniche e diffidavano dei bianchi. “Questo pregiudizio persiste tuttora e per questo l’educazione occidentale è classificata come Haram, proibita. La diffidenza nei confronti dell’educazione occidentale è dimostrata dal basso tasso di scolarizzazione di tutti gli Stati del Nord. Oggi ben oltre l’80 per cento dei genitori musulmani nelle aree rurali ma anche urbane del Nord continua a rifiutarsi di mandare i figli a scuola per acquisire l’educazione occidentale. La situazione delle ragazze poi è ancora peggiore, perché meno del 10 per cento delle bambine va a scuola. Schiere di bambini musulmani che oggi vagano per le strade della Nigeria sono diplomati nelle scuole islamiche, sotto la guida di un insegnante itinerante, Mallam. Questi ragazzi, senza lavoro, sono la linfa che alimenta sette come la Boko Haram (…). Nelle città più importanti dei loro Stati, quasi tutte le forme di attività sono gestite da persone che considerano straniere: quasi tutti i commercianti sono del Sud e sono quasi tutti i cristiani (…). Mentre i musulmani, in proporzione sull’insieme della popolazione della Nigeria, sono di poco cresciuti rispetto a mezzo secolo fa, i cristiani sono invece aumentati in modo impetuoso e oggi sono più di 80 milioni, contro 76 milioni di musulmani. Tra i cristiani, i cattolici sono circa 20 milioni”.

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TRANSAUSTRALIANA

Non è la prima volta che gli assorbenti femminili suscitano putiferi. Al tempo dei gloriosi Beatles, John Lennon, in un pub, se ne mise uno sulla testa e poi chiese alla cameriera: «Sai chi sono?». E quella rispose: «Sì, una testa di c…!». Al che il Lennon si infuriò e rovesciò il tavolo. Dovettero intervenire il proprietario e gli altri camerieri per sedare il tumulto. Quello usato dal Beatle, suppongo, era un assorbente britannico. La maledizione degli assorbenti, però, deve serpeggiare in tutto il Commonwealth, dato quel che ho letto sul Corsera.it in data 3 gennaio 2012 (a firma di Francesco Tortora). Il fatto è questo: gli assorbenti australiani Libra sono stati pubblicizzati in uno spot in cui si vedono due bionde, una naturale e una trans, nella ritirata di una discoteca. Si suppone che si tratti della toilette pour dames. Forse l’agenzia pubblicitaria non ha voluto approfondire questo particolare perché già di suo suscettibile di bagarre. Ricordate quando un incidente del genere (anzi, del gender) capitò al Parlamento italiano? Il deputato/a Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, pretendeva di usare il cesso delle femmine e la collega Mara Carfagna si opponeva. Non so come la querelle sia stata appianata: forse adesso la Camera ha variato i tipi di wc, adeguandosi alle nuove realtà lgbtc. Uno per ogni gender, così non litiga nessuno. E pure uno alla turca per rispetto all’islam. Ma torniamo allo spot della Libra. Libra, in latino, significa Bilancia anche nel senso zodiacale. Sarebbe, questo, il segno della mediazione, ma nel nostro caso si è rivelato zizzanico. Nel breve filmato, le due bionde fanno a gara di femminilità: io mi trucco gli occhi, e io me li trucco più di te; io mi assesto le poppe, e io ce le ho più grosse delle tue. Insomma, roba così. Alla fine, la biondina-vera cala l’atout e tira fuori l’assorbente: marameo, io ho le mestruazioni e tu no. E’ stato questo il particolare che ha scatenato l’inferno, tanto che la ditta Libra si è dovuta scusare e ha ritirato lo spot. Potenza internazionale dei trans! La drag queen («regina del rimorchio») nella scena finale sbatte la porta, sconfitta e compaiono le parole: «Libra ti rende donna!». La (o il? boh) presidente di un’associazione transgender neozelandese ha spiegato che proprio questo è il punto: «La pubblicità è offensiva perché dice chiaramente che l’unico modo per essere donna è avere le mestruazioni. Inoltre veicola il luogo comune secondo cui le transgender non siano persone normali». La (il) sua/o omologa/o australiana mette il dito direttamente sulla piaga: «È chiaro che ci suggerisce che una transgender non è una donna». Eggià, hic sunt leones, è qui il punctum dolens. Un trans, secondo l’ideologia gender, è una donna al pari delle donne-donne. Mentre, secondo gli abitanti del «luogo comune», non sono «persone normali». Eppure, i transideologi non si rendono conto della contraddizione: non erano cinque i gender? In base a detta teoria, le donne sono donne e i trans trans; è una questione di scelta e di «orientamento». Se uno decide liberamente di fare il trans, perché si offende se gli danno del trans e non lo trattano da donna? E’ vero, lo spot discrimina sugli assorbenti. E allora? Che io sappia, i trans, di essere diversi, se ne vantano. Il loro appeal, stando alle dichiarazioni dei loro frequentatori, sta proprio nel fatto di non essere donne né uomini, né maschi né femmine, bensì tutt’e due insieme. I trans sono più liberi degli altri, i cosiddetti normali (termine, quest’ultimo, sempre più ambiguo), e non solo perché possono usare indifferentemente ogni categoria di cesso pubblico. Possono vestirsi in ogni tipo di negozio, possono fare gli impiegati di giorno e le drag queen la notte, possono sedurre ognuno dei cinque genders attualmente esistenti (siamo in attesa degli altri cinque che Scienza & Fantasia stanno alacremente studiando per metterli a disposizione delle liberazioni prossime venture). Perché i transnazionali (come il partito pannelliano!) se la sono presa così tanto in tutto il mondo anglofono? Boh. Chi scrive è nato ai tempi in cui i sessi erano solo due e non può capire. Restiamo rammaricati per la povera ditta Libra, costretta alla ritrattazione anche se non comprendiamo quale segmento di mercato abbia timore di perdere. Altro boh. Le suggeriamo di non scoraggiarsi e, semmai, mettersi di buona lena a studiare un assorbente adatto ai trans, un transassorbente da esibire nel bagno delle donne mentre compare la scritta: «Sai chi sono?».

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