Nell’ottobre 1859, John Brown e diciannove seguaci sequestrarono l’arsenale federale di Harpers Ferry, in Virginia, allo scopo di armare gli schiavi negri e indurli all’insurrezione. Circondati dai cittadini, dalla Guardia Nazionale e dai soldati federali, risposero al fuoco. Dieci furono uccisi. John Brown e altri sei impiccati. Durante la successiva Guerra di Secessione nacque la famosa canzone nordista John Brown’s Body. Eppure, il famoso scrittore Nathaniel Hawthorne (autore della celebre Lettera scarlatta) ebbe a dire che «mai nessuno fu impiccato più giustamente». Quattro anni prima, John Brown, «che era quasi certamente pazzo», aveva compiuto un efferato massacro a Potatawomie Creek in Kansas. Brown, «che si credeva investito di una missione divina: distruggere la schiavitù», con i suoi uomini attaccò cinque famiglie. Nessuna di esse possedeva schiavi ma era legata politicamente alla fazione secondo Brown «sbagliata». I capi famiglia furono trascinati fuori di casa e trucidati sotto gli occhi atterriti dei familiari. Cfr. Thomas E. Woods Jr., Guida politicamente scorretta alla storia degli Stati Uniti d’America (D’Ettoris Editori), pp. 104-105.
CANEVARA
Nella chiesa di Canevara, paesino sui monti di Massa di cui è parroco don Ernesto Zucchini (presidente dell’associazione “Maria Valtortaâ€), in un velo accanto all’altare, un grande velo violetto, è apparso il volto di Cristo. Nelle pieghe. Il velo è stato lavato e stirato ma l’immagine è riapparsa. Si vede bene solo da lontano. Cercate nel web “Immagine di Canevara†e vedrete.
VATIKAN
Ho appena finito di leggere “Vatikanâ€, un romanzo di fantascienza di Pierfrancesco Prosperi (Tabula Fati). Si svolge tra il 2032 e il 2051. Parla di una Chiesa agli sgoccioli e di un pianeta morto in cui sarebbe stata trovata la fede cristiana. L’idea non è nuova, ma qui si cerca di trattarla in modo diverso. Già la copertina, tuttavia, mi pare un po’ stravagante: una donna-cyber nuda in croce, con una corona che ricorda la Statua della Libertà . Mah. La bibliografia allegata in fondo, poi, andrebbe letta prima del romanzo. La cito pari pari: Corrado Augias, I segreti del Vaticano; Schmiegel Maria Olaf, La profezia dell’ultimo papa; Claudio Rendina, I peccati del Vaticano; Card. Paul Poupard, La guida del pellegrino a Roma; J.J.Rousseau, Il contratto sociale. Forse l’autore avrebbe dovuto perdere un po’ più di tempo in biblioteca. E magari non istruirsi sul cristianesimo con Augias, Rendina e Rousseau.
SAMURAI
I «Quaderni del Timone» (richiedibili a info@iltimone.org) hanno un altro titolo: «Shimabara no ran. La grande rivolta dei samurai cristiani». L’autore sono io. Come sapete, ho pubblicato un romanzo sul tema: «Il crocifisso del samurai» (Rizzoli), disponibile in versione e-book e tradotto anche in polacco. Ora ho semplicemente narrato la (triste) storia dei samurai cristiani giapponesi. Il volumetto è arricchito da splendide fotografie dei protagonisti e dei luoghi, e costa solo 6 euro. Buona lettura.
EGITTO
Leggo su Zenit del 7 maggio 2012 che, in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), Mark Riedemann ha intervistato per Where God Weeps (Dove Dio Piange) padre Samir Khalil Samir, S.I., professore di Storia della Cultura araba e di Islamologia a Roma e a Beirut. Dall’intervista traggo i seguenti passaggi: «La discriminazione in Egitto è il secondo livello. Un esempio: tutto il giorno e tutto l’anno, dalle cinque del mattino, vieni bombardato con la propaganda islamica. Iniziano la loro preghiera usando i megafoni e la ripetono cinque volte al giorno. Poi ci sono la radio e la televisione: spesso i vicini seguono questi programmi con un volume altissimo. Non ti puoi lamentare perché il vicino si giustificherà dicendo che è la parola di Dio. Anche la televisione e il cinema sono inondati dalla propaganda islamica. Nelle scuole, i ragazzi e le ragazze iniziano la giornata con l’insegnamento islamico. Comincia quando gli studenti sono ancora fuori, poi vengono di nuovo inondati dalla propaganda islamica, chiamata Khutbah. Quando c’è il cambio di insegnante, si ripete il rituale. In termini di occupazione, quando qualcuno cerca un lavoro, in particolare nel settore pubblico, chiedono il tuo nome, il che è normale, ma in Egitto le cose sono diverse: chiedono il tuo nome, quello di tuo padre, quello di tuo nonno, e se non c’è qualche Mohammed nella serie di nomi allora capiscono che sei un cristiano. (…) Esattamente, non chiederanno la tua carta d’identità , solo il tuo nome, ma in quel momento sai che sei stato classificato e che potrebbe essere un motivo per essere rifiutato per un lavoro e cose simili. Senti di essere trattato diversamente. L’atmosfera è l’islamizzazione della società . E durante il Ramadan (il mese del digiuno islamico, ndr) tutto il sistema cambia. Gli orari cambiano. Il sistema dei trasporti pubblici smette di funzionare dalle cinque di sera fino alle otto della mattina».
PROMULTIS
Nella newsletter WWW.CHIESA del 3 maggio 2012, Sandro Magister, vaticanista de «L’Espresso», ha rivelato le resistenze che sta incontrando il papa nel cercare di far tornare la liturgia all’antico splendore, specialmente nel passo della Consacrazione in cui si dice che il Sangue di Cristo è «sparso per voi e per tutti». In verità la dizione originale recita «pro multis» e non «pro omnes». Per molti. E il papa sta provando a reintegrare le parole giuste. Infatti, «per molti» è cosa diversa da «per tutti», come ognuno capisce agevolmente. E le implicazioni teologiche sono profondissime. Speriamo che la mite tenacia di Benedetto XVI riesca a farsi obbedire almeno in questo.
PAPUA
Leggo su Zenit del 20 aprile 2012: «Ragazzine barattate in cambio di maiali o animali domestici. Vendute in matrimonio appena adolescenti. E’ la triste sorte di molte giovani papuane descritta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre da Suor Maria del Sagrario, religiosa appartenente alle Serve del Signore e della Vergine di Matarà – istituto della Famiglia del Verbo Incarnato. “I matrimoni forzati sono il problema più grave in Papua Nuova Guinea (…). Una volta le sposate, le ragazze vengono maltrattate e sottomesse dai mariti e, contemporaneamente, sono costrette a mantenere la famiglia. Gli uomini papuani, infatti, non sono soliti lavorare».
VOLPINI
Angela Volpini è una signora che nel 1947 ha visto la Madonna (80 apparizioni fino al 1956, località Il Bocco nell’Oltrepò pavese). Leggo su un libro-intervista di Giulietta Bandiera (“Angela Volpini. La via della felicità . Storia delle apparizioni del Boccoâ€, ed. San Paolo) la seguente pagina, che riporto integralmente (pag. 126): «Domando ad Angela che cosa sia rimasto di quella grande stagione di rinnovamento, e lei scuote la testa e fa un sorriso amaro prima di rispondere: “Ben poco –dice- perché Paolo VI nell’ultima sessione del Concilio ha temuto di non poter contenere tutto quel cambiamento. Lo so con certezza, perché, nel 1967, mi trovavo al primo convegno sulla secolarizzazione sponsorizzato dalla Fondazione Agnelli e, sapendo che sarebbe intervenuto il Papa, mi ero ripromessa di dirgliene quattro, se ne avessi avuto l’occasione, per come aveva affossato il Concilio. A un certo punto, per uno dei quegli strani casi della vita, non vuoi che Paolo VI si è venuto a sede proprio vicino a me!?â€. Angela ride divertita nel ricordare quell’episodio e poi continua: «Häring, il relatore che parlava in quel momento, era un famoso moralista e il Papa lo ascoltava con grande attenzione. A ogni passaggio importante del discorso, però, pur non conoscendomi, si piegava dalla mia parte e mi sussurrava all’orecchio: “Il Padre ha ragione. Ma io sono Papa! Capisce? Sono Papa, come faccio!?â€Â». Attendo i vostri commenti, cari lettori.


