IL VANGELO FA PARTE DEL PAESAGGIO?

IL VANGELO FA PARTE DEL PAESAGGIO?Come il Vangelo, ripetuto ogni domenica da duemila anni e divenuto un’abitudine a cui non si fa quasi più caso, anche tutto il resto è divenuto parte del nostro orizzonte: in questo modo abbiamo perso la capacità di provare meraviglia e stupore di fronte alla bellezza, dando tutto per scontato. Ecco perché serve documentarsi per scoprire quanto è bella la nostra fede e avere le armi necessarie a fronteggiare chi dice il contrario. Questo volume, quarto capitolo della serie Il Kattolico, riprende l’omonima rubrica di Rino Cammilleri sul mensile apologetico “Il Timone”: ogni capitolo è dedicato a un argomento diverso, da leggere nell’ordine che ognuno preferisce. Volete sapere perché diavolo Pilato condannò Gesù? Cristo è veramente nato il 25 dicembre? Che fine fecero i prigionieri borbonici di Garibaldi e soci? A questi e altri quesiti Cammilleri risponde con il suo stile umoristico ma chiaro, decisamente cattolico.
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I DELITTI NELLA CAMERA CHIUSA

I delitti nella camera chiusaLe prove sono schiaccianti: l’indagine su un delitto commesso in una camera chiusa dall’interno, o comunque in un ambiente circoscritto, rappresenta la quintessenza del giallo classico. E appunto in questi spazi delimitati, divenuti scena del crimine, si muovono investigatori vecchi e nuovi, maschere che richiamano i celebri detective del passato e volti originali come l’inquisitore Corrado da Tours o don Gaetano Alicante. Tutti alle prese con rebus apparentemente insolubili, con misteri che travalicano i confini della ragione, con assassini dotati di un’astuzia diabolica. E che il palcoscenico si collochi nel lontano Medioevo, nel ventennio fascista o in epoca attuale, dalla Sicilia all’India britannica al Giappone, tra biblioteche spettrali e party dell’alta società, non cambia la sostanza: un duello d’intelligenze tra il colpevole e chi gli dà la caccia. Sta a dimostrarlo questa collezione di casi da manuale, capaci di rinnovare con maestria l’eterna sfida dell’enigma in attesa di una soluzione.

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Finis

Cari amici, sono stato convocato all’ufficio della polizia postale in Milano per la settimana prossima. Se non ci vado senza giustificato motivo sarò deferito all’autorità giudiziaria. Perciò, ci vado. Per telefono la gentile ispettrice non ha potuto anticiparmi niente, ma immagino che sia per via del mio blog. Cioè, come sospetto, per qualche vostro commento che a me, lì per lì, deve essere apparso solo sarcastico o innocuamente provocatorio ma a qualcun altro no. Ora, nella migliore delle ipotesi non perderò che una mattinata. Tuttavia, questa è solo la più favorevole delle ipotesi.
Perciò, dopo ponderata riflessione, ho deciso di chiudere i commenti del blog. Gli iscritti continueranno a ricevere, come al solito, gli Antidoti, ma dovranno limitarsi a leggerli senza poterli commentare. Mi spiace, certo, dopo tanti anni. Ma non ho alle spalle un editore che si faccia carico di eventuali spese processuali e delle mie giornate di lavoro perse. Un caro saluto a tutti, buon Natale e speriamo che il Nuovo Anno ci porti migliori notizie. Anche se, dato l’andazzo generale, non credo.

IL QUADRATO MAGICO

Il Quadrato Magico
“Rotas. Opera. Tenet. Arepo. Sator”. Queste cinque misteriose parole latine sono state trovate, disposte in forma di quadrato, graffite su una colonna a Pompei. Prima che la città venisse sprofondata dal Vesuvio nel 79 d.C. Sono palindrome, cioè possono essere lette anche al contrario. E, una sull’altra, dal basso in alto e dall’alto in basso. Su di esse pubblicai nel 1999 un libro, “Il quadrato magico. Un enigma che dura da duemila anni” (Rizzoli), prefato da Vittorio Messori e continuamente ristampato. Adesso esce una ennesima edizione nella Bur. Per chi se lo fosse perso.

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Consigli Del Diavolo Custode Per Andare All’Inferno Senza Strafare

Il diavolo Berlicche di C.S. Lewis era piuttosto high church e d’umorismo very british. Quello di Cammilleri è tomista e latino. E non è nemmeno un diavolo ma un’anima dannata inserita nel “corpo mistico” di Satanasso. Scrive a uno che gli somiglia (non d’aspetto ma di indole) e lo informa su come e qualmente, se continua così, finirà anche lui all’Inferno. Non per bontà, giacché nell’Inferno non ve n’è alcuna. Ma solo per avere la sadica soddisfazione di potergli dire: io te l’avevo detto. Infatti, quel che affolla l’Inferno, la stragrande maggioranza, è costituito da gentucola che si è giocata la felicità eterna per quattro soldi, per vizi banali, per avere cercato sempre e solo se stessa e il proprio miserabile vantaggio.

Medjugorje, il cammino del cuore

Un viaggio a Medjugorje nel novembre 1990, prima che scoppiasse la guerra nella ex Jugoslavia. Un ritorno a Medjugorje vent’anni dopo, nel trentennale delle apparizioni. L’autore racconta le sue esperienze, la storia dei veggenti e di quel che accadde in quel 24 giugno 1981, che cosa è successo nei vent’anni intermedi a sé e a Medjugorje, compresi gli esiti misteriosi della Guerra Fredda (costellati di coincidenze “mariane”). Soprattutto le sue riflessioni, il rimando ad altre apparizioni mariane, alle profezie sulla fine dei tempi. Si intrecciano, quasi per associazione di idee, tante storie: quella del papa slavo, di La Salette, di Pellevoisin, le profezie avverate e quelle ancora da compiersi, la serie dei papi di Malachia, i «segreti» di Fatima e quelli di Medjugorje, gli interventi della Vergine in Ucraina e ad Amsterdam. Si dà spazio ai testimonial e agli avvenimenti prodigiosi, ai miracoli. L’autore confessa di non avere visto niente di tutto ciò e le sue perplessità su un fenomeno che ancora la Chiesa esita a riconoscere. Ma ammette francamente che, se gli alberi si giudicano evangelicamente dai frutti, allora Medjugorje è realmente qualcosa di straordinario, una «macchina da conversione» che coinvolge milioni di persone.

Il Kattolico 3

Quando inventai la sigla goliardica «il kattolico» ero giovane ed avevo ancora negli occhi le scritte, sui muri, dei rivoluzionari con la mutua: Craxi con la croce uncinata al posto della «x», Kossiga con la kappa e le «esse» tracciate a mo’ di SS. L’uso della kappa in luogo della «c» dura faceva molto lingua tedesca, il tedesco faceva molto nazista e nazista (o fascista, era lo stesso) era chiunque si opponesse alla Rivoluzione. Da qui la decisione di provocare mettendomela da solo, la kappa. Anche perché dava, come tutti i simboli, un’idea immediata e sintetica. Il messaggio era: qui parla un cattolico tosto, di quelli che non porgono l’altra guancia (di Cristo, non la propria) e non hanno peli sulla lingua.

Svizzera

In marzo il parlamento svizzero discuterà una legge che restringa la possibilità di suicidio assistito, giacché la Svizzera è diventata la meta preferita del turismo eutanasico. Ora, qui non voglio ripercorre gli argomenti che mi fanno schierare nel campo di quelli contrari al suicidio, medicalizzato o meno. Solo una considerazione: è chiaro che chi vuol farla finita crede di metter fine alle sue sofferenze. Ciò implica, evidentemente, o una visione atea o una buonista. Per la prima, rinunciare alla vita significa tornare al nulla, dove non gode ma neanche si soffre; semplicemente si cessa di esistere. La seconda ritiene in qualche modo che Dio sarà meno cattivo della ria sorte che mi ha fatto venir voglia di farla finita. Ambedue le visuali si fondano su un atto di fede, una pia speranza senza uno straccio di prova. Altrettanto valida, dunque, è quella opposta: come la mettiamo, infatti, se esiste l’Inferno e i suicidi ci finiscono? Insomma, chi chiede l’eutanasia fa una scommessa molto azzardata, sulla posta della quale occorrerebbe che qualcuno inducesse il candidato a utilmente riflettere. In verità, alla dipartita dell’eutanasizzato chi tira un respiro di sollievo (per il momento) è chi ha dovuto occuparsene. Tranne le apposite cliniche svizzere, ovviamente.