Antidoti

ALGERIA

«Nel 1962, alla fine della guerra (d’Algeria), il governo di Parigi abbandonò alle vendette dei vincitori i suoi soldati musulmani (c.d. harkis). Fu una mattanza (…). Solo pochi trovarono scampo nella patria di adozione». Gli altri, «tra i 30mila e 150mila», furono trucidati «nei modi più atroci: costretti a scavarsi la fossa e a ingoiare le decorazioni prima dell’esecuzione, bruciati vivi, dati in pasto ai cani, evirati, legati ai camion e squartati. Intere famiglie, anche con i figli piccoli, vennero eliminate» (Marco Valle, «Il Giornale» 12.10.18).

PAKISTAN

«In Pakistan la comunità transgender comprende dalle 350mila alle 500mila persone». «Il Paese asiatico vanta (…) l’agghiacciante primato di essere il primo stato al mondo per il consumo di eroina. All’anno vengono consumate 44 tonnellate di sostanza e i tossicodipendenti sono oltre 800mila» (Daniele Bellocchio, «Il Giornale» 25 gennaio 2019).

GAIANI

«Gli Usa sono in posizione dominante nella produzione e nell’esportazione di armamenti. Ma anche perché sono estremamente protezionisti nei confronti delle produzioni degli alleati, da cui non comprano nulla. In compenso non esitano a colpire con sanzioni quei paesi che provano a comprare armi dagli avversari, soprattutto dalla Russia» (Gianandea Gaiani, La Nuova Bussola Quotidiana 29.10.18).

LEO

Intervistato da Cinzia Romani per «Il Giornale» l’8 gennaio 2019, l’attore Edoardo Leo ha risposto, tra le altre, a questa domanda: «Quali sono, per lei, le scene più difficili da girare?». Risposta: «Quelle di sesso. Ho sempre fatto fatica: a volte passa solo un’ora da quando conosci l’attrice con cui lavorerai, a quando ti metti lì… Bisogna annullare in fretta i rispettivi pudori. Non è facile». Eh, è duro guadagnarsi il pane…

ADAOBI

Adaobi Tricia Nwaubani, nigeriana, ha scritto sulla prestigiosa rivista «New Yorker» la storia del suo bisnonno schiavista, Ogogo, sei schiavi del quale «vennero seppelliti con lui quando morì». La schiavitù in Africa era antica come il continente. Se la passavano meglio gli schiavi venduti agli arabi o agli europei. Infatti, «gli Igbo, l’etnia di Adaobi, potevano essere schiavi di altri Igbo. Come punizione per i propri crimini, come pagamento dei debiti o come prigionieri di guerra (…), ma venivano sacrificati nelle cerimonie o bruciati vivi insieme ai padroni deceduti» (Stefania Vitulli, «Il Giornale» 24.8.18).