Antidoti

PROCESSIONE

Un curiosa abitudine, da parte di molti cattolici, è stata innescata dai cortei del Gay Pride. Al grido di Pier Capponi («voi suonate la vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane»), a ogni Gay Pride segue processione cattolica. L’ultima, per chi voglia aggregarsi, partirà il 29 giugno p.v. alle 19,15 da Piazza Castello a Milano, dove è appena cominciata una settimana «arcobaleno».

SILENZIO

«Giovedì 30 marzo 2017 alle ore 12 l’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino inaugura la “stanza del silenzio”» (fonte: Centro Studi Federici). Si tratta, ovviamente, di un luogo privo di contrassegni religiosi. Nulla da obiettare, di questi tempi ci sono pazienti musulmani e, in misura (molto) minore, sikh. Magari, l’unico ad aver qualcosa da eccepire potrebbe essere il titolare dell’ospedale. Ma tanto è morto…

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PERU’

«Io, in qualità di Presidente della Repubblica del Perù, con l’autorità che mi è stata consegnata faccio un atto di consacrazione all’amore e alla protezione di Dio onnipotente della mia persona, della mia famiglia e della Repubblica del Perù per mezzo dell’intercessione del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria». (Pedro Pablo Kuczynski, 21 ottobre 2016).

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PERSILI2

“Anche la descrizione della posizione del sudario – che secondo traduzioni recenti era «non là con i teli, ma in disparte, piegato in un luogo» – ha convinto poco don Antonio: «Keímenon, come già keímena, è participio di keîmai, giacere. Ou metà tôn othoníon keímenon significa che il sudario non era disteso come le altre bende. Ma, al contrario (così va tradotto l’avverbio khorìs, in senso modale), appariva arrotolato (entetyligménon, dal verbo entylísso, che significa avvolgere, arrotolare) in una posizione unica, singolare. Così si può tradurre eis héna tópon, che le versioni correnti traducono banalmente come “in un luogo”. Significa che il sudario, a differenza delle fasce distese, appariva sollevato, in maniera quasi innaturale, forse perché su di esso i profumi avevano avuto un effetto inamidante». (don Antonio Persili, intervista a «30 giorni», febbraio 2001, ricordato da Giuliano Guzzo).

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PERSILI

«Nell’originale greco è scritto che Pietro, entrando nel sepolcro, vide “tà othónia keímena” […] la versione della Cei traduce questa espressione con “i teli ancora là”. Altre versioni la traducono con “i teli per terra”. In realtà il verbo keîmai, da cui viene il participio keímena, non significa genericamente “essere lì” né tantomeno “stare per terra”. Esso indica una posizione precisa, significa giacere, essere disteso, in una posizione orizzontale. Ciò vuol dire che i due videro non le fasce a terra, ma le fasce distese, afflosciate, senza essere state sciolte o manomesse. Erano rimaste immobili al loro posto. Probabilmente in una nicchia scavata nella parete, tipica dell’architettura funeraria di tipo signorile, in cui era stato posto il corpo di Gesù. Semplicemente, ora quel corpo non c’era più, e le tele si erano afflosciate su se stesse» (Antonio Persili, intervistato da «30 giorni» nel febbraio 2001, e rammentato da Giuliano Guzzo).

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CEVELLERA2

Padre Bernardo Cervellera su Asia News: «Da tempo l’ex generale al Sisi preme per una società egiziana in cui cristiani e musulmani abbiano stessi diritti e stessi doveri; in cui le procedure per costruire chiese e moschee siano le stesse; in cui vi siano stesse possibilità di carriera nella società e nell’esercito per i fedeli delle due religioni. Un successo di al Sisi in questo campo sarebbe una rivoluzione nel mondo arabo, data l’importanza dell’Egitto, dal punto di vista numerico e culturale».

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