OGAM

Le edizioni Tabula Fati di Chieti hanno pubblicato un romanzo breve (72 pagine) di Donato Altomare, «L’ogam del druido». Dovrebbe essere il primo di una trilogia intitolata «Demoni di Sicilia». Quando ho visto che si trattava della mia isola, sapendo che essa nasconde moltissimi misteri (nel 1984 un siciliano, Matteo Collura, giornalista del Corsera, ci fece un libro per la Rizzoli, «Sicilia sconosciuta»), mi sono precipitato a leggerlo. Ma di Sicilia c’è poco, il resto è un horror alla Lovecraft. L’autore ha vinto nel 2000 il Premio Urania e ha una visione cinematografica (da effetti speciali) della sceneggiatura. Speriamo che la prossima volta faccia meglio. Comunque, se vi piacciono l’horror lovecraftiano e il romanzo breve, fa per voi.

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FERRARA-BOSARO

Il 21 gennaio 2012, alle ore 16, presso l’Oratorio di San Benedetto dei pp. Salesiani di don Bosco, Piazzale San Benedetto (Corso Porta Po), Ferrara, si terrà l’incontro “Con Benedetto XVI per un nuovo movimento liturgico”. Relatori: mons Athanasius Schneider, prof. Don Nicola Bux. Moderatore: Rino Cammilleri. Alle 21 dello stesso giorno, al Teatro Comunale di Bosaro (Ro) stessi relatori e moderatore sul tema “La testimonianza di un vescovo kazako e la riforma liturgica benedettiana”.

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SOLI

«Soli» è il titolo di un romanzo di Giovanni D’Alessandro edito dalla San Paolo. Dato l’editore, ci si aspetta una narrativa compatibile col palato dei cattolici. E in effetti lo è, a parte qualche dettaglio osé che non aggiunge nulla alla narrazione e, dunque, poteva benissimo essere tralasciato. Il tema religioso però non c’è. C’è quello paranormale, che tuttavia occupa solo un aspetto del romanzo. Il resto della storia è il racconto di una lotta intestina all’interno di una università per una cattedra. Il mondo universitario, l’autore sembra conoscerlo bene. Anzi, si ha l’impressione che stia raccontando cose che ha visto da vicino (e magari personalmente). Però c’è l’happy end, alla Grisham. Va detto, l’editor San Paolo ha un dilemma di difficile soluzione: da una parte, uscire dal cliché del “romanzo cattolico” per rivolgersi a un pubblico più ampio; dall’altra, non perdere il suo tradizionale pubblico. Il quale può venire disorientato, com’è capitato a me. Così, il rischio è di non guadagnare gli uni e di perdere pure gli altri.
L’unica, a mio modesto avviso, è editare narrativa che abbia almeno la filosofia cattolica, cioè il punto di vista. Anche se poi la religione non compare nemmeno. Come Il Signore degli Anelli, per intenderci.

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