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165 commenti165 Commenti
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non sono un ‘veterano’ del sito ma quello che ho letto da qualche mese a questa parte mi suggerisce che sarà ancor più interessante e, soprsattutto, UTILE, vista la notevole ignoranza della stragrande maggioranza dei cattolici che ”sperano sempre che qualcuno faccia quello che loro non fanno per atavica indolenza”
Salve.
Sto incontrando qualche difficoltà a reperire alcuni dei libri del’autore. Ad esempio il primo volume dei Mostri della Ragione risulta reperibile su IBS ma una volta ordinato, dopo alcune settimane di stand by, viene regolarmente depennato dall’ordine di acquisto. Suggerirei di inserire nel sito dei link a bookshop (on line o meno) ben forniti delle pubblicazioni dell’autore.
Saluti.
Caro Cammilleri , in riferimento alla sua ultima graditissima newsletter , anche Paolo VI invero contribui’ in forma indiretta alla desacralizzazione dei defunti con l’ accettare la liceita’ della cremazione…
Oremus, Maurizio Muscas
w gli antitodi al nulla che avanza e che pretente di vincere (inutilmente perchè Cristo ha vinto la morte!) Ciao prof. Rino
Messaggio per Rino Cammilleri (del quale non conosco la mail). Per quanto riguarda il peccato originale le segnalo una interesante rivelazione privata, ricevuta da un sacerdote, che può illuminarla in proposito. La rivelazione è privata, con quanto ne consegue, ma io l’ho trovata molto interessante. Legga senza pregiudizi il libro, scaricabile gratuitamente all’indirzzo http://www.genesibiblica.eu
Mi farebbe piacere, poi, conoscere la sua opinione. Grazie.
@alessandra:
@alessandra: Grazie, lo conosco già. La tsi è suggestiva ma lascia aperte molte domande: perchè, per esempio, anche la natura è implicata nel peccato originale?
@Spartaco: Caro Spartaco, il secondo volume ingloba il primo. Se ha il secondo può stare tranquillo.
r.c.
Dice il catechismo che “a causa dell’uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione”. Questo in effetti, insieme ad altro, non è spiegato dalla rivelazione ricevuta da Don Guido a proposito del peccato originale, e in ciò che non è rivelato non credo sia il caso di indagare. Ma se il messaggio è autentico (sottolineo il “se” perchè ho il terrore di sbagliare) dobbiamo prendere la parte spiegata, che costituisce un tassello importante, e sperare che il Signore, quando e se vorrà, ci illumini anche sul resto. Se non l’ha fatto, avrà certo le sue ragioni. Grazie per avermi risposto, la seguo con stima e interesse.
Alessandra
Caro Rino Cammilleri,ho letto oggi il suo articolo sul peccato originale e ho cercato di contattarLa al più presto.Poco tempo fa sono venuta a conoscenza delle sorprendenti rivelazioni su questo argomento,ottenute da don Guido Bortoluzzi,morto nel 1991.Dopo la lettura capirà in che cosa è consistito il Peccato Originale.Ecco gli indirizzi riguardanti la GENESI BIBLICA:
http://freeweb.dnet.it/gen/
http://freeweb.dnet.it/gen/genesi_3_it.pdf
Buona lettura!
Mi sono imbattuto, sul sito del prof. Cardini, in un suo ricordo di Alexis Carrel, in particolare riguardo al suo libro su Lourdes e al più noto “L’uomo, questo sconosciuto”. Introvabili. Perché non prova a suggerirne la pubblicazione ai suoi amici della Ares? Mi sembra che il “politically correct” sia – per fortuna – l’ultima delle loro preoccupazioni.
Vita di Padre Pio.
Un buon libro, da conservare con “poche sottolineature e cancellazioni con la biro rossa”.
Grazie
Dott. Danilo Romano’
Visit our web site:
http://www.missioninelmondo.com
http://www.operapadrepio.es
Opera Padre Pio
Thank You
Egregio Prof.
Ho molti amici “atei”.
Provo loro a spiegare che la differenza sta nel fatto che
Gesù o è risorto o non lo è.
Se non è risorto allora è solo un profeta, come lo considerano gli Ebrei e i Musulmani (con i quali abbiamo in comune il Dio di Abramo): ha portato “un po’ di giustizia”.
Se invece E’ Risorto, tutto cambia. E’ una vera Rivoluzione. Questa la differenza con gli Altri Uomini
(che comunque rispettiamo): Loro “non hanno” un Dio fatto Uomo che E’ Risorto. E questo li “condanna” all’ eterna infelicità (anche intellettuale).
Bene invece il pensiero di Ludwig Wittgenstein in merito:
Credo in Dio, ma tra il mio Dio e il Tuo ci potrebbe essere un abisso. Questo non è un ‘nonsense’.
Grazie, Buona Giornata.
dott. Danilo Romanò
@danilo romanò: Si definiscono atei ma in verità spesso sono solo agnostici, il che è anche peggio.
r.c.
@danilo romanò: sono curioso: quali?
r.c.
@Valentino De Carlo: scriva lei stesso alla Ares, a nome mio.
r.c.
@renata: Ho letto il libro ma mi lascia perplesso, devo dire.
r.c.
@Maurizio Muscas: nell’Ottocento i massoni cremavano in polemica con la Chiesa. Oggi c’è un problema di spazio (talvolta anche di costi) e l’intenzione è quello che conta.
r.c.
Ancora per lei Prof.
Mi scuso se rubo il prezioso spazio di questo ottimo sito, ma il tema dell’ateismo è stato recentemente rilanciato dal Santo Padre in occasione della crisi delle borse valori e che ha dilapidato i risparmi di migliaia di persone (povera gente comune inclusa).
Non a caso infatti ateismo e adorazione del dio denaro spesso coincidono in maniera significativa, anzi, “molto spesso” oseremmo dire.
Basta guardarsi attorno, specie nelle cosiddette “alte sfere” del “potere” e dintorni.
Tutto qui.
Grazie ancora per lo spazio.
danilo romano’
@danilo romanò: Infatti non bisogna adorare il denaro, solo usarlo oculatamente, come ha fatto il Vaticano investendo in oro pochi giorni prima del grande crack.
Cesano Maderno 14.12.08
Una tragedia annunciata.
Abito a pochi metri dal luogo della strage.
Pochi giorni fa l’amministrazione comunale, “progressista”, laica, modernista, avanguardista, abortista, ambientalista ha rimosso una statua di Padre Pio che è posta a 5 metri di distanza dal punto di impatto dell’auto pirata sulla folla dei pellegrini diretti a Ginevra.
“Tanto è solo una statua”, avranno pensato.
Grazie.
Padre Pio, la sua presenza spirituale, in quel luogo maledetto, è mancata stamattina alle 4.
Non era solo “una statua”, secondo me, che conosco Padre Pio “da vicino”. Ma di più non posso dire, è vietato, è una cosa da nascondere, è il silenzio imposto dalla DEA RAGIONE, quella che sorregge il Principe di Questo Mondo.
Cordialità, prof.
Ritorno al mio “ecumenico silenzio” almeno per oggi, il giorno del lutto.
Dott. Danilo Romano’ consigliere comunale uscente
Leggo oggi di un libro intitolato “Andrea Camilleri. Ritratto dello scrittore” scritto da un giovane intellettuale a nome Marco Trainito. Ho pensato che la cosa potesse interessarle – pseduo-omonimia a parte – per il semplice fatto che l’articolista, riferendo della tesi di Trainito, parla del rapporto fra mafia e cattolicesimo quale nucleo portante fatto emergere da Camilleri nei suoi libri. Sarà. A me risultava che il termine mafia avesse ascendenze musulmane e affondasse in quell’humus culturale le sue radici, ma probabilmente anche il mio è un pregiudizio. In ogni caso volevo spedirle l’articolo (ma qui non vedo una mail a cui farlo) e sentire il suo parere. Cordiali saluti.
@danilo romanò: notizia sconcertante
@Alessandro Cappellotto: c’è chi campa di gloria altrui…
ho letto quasi tutti i libri di Camilleri ma sul rapporto mafia/cattolicesimo non emerge nulla di originale.
100 anni fa il terremoto di Messina.
I primi aiuti stranieri provennero, guarda un po’, dall’odiato cattolicissimo imperatore Francesco Giuseppe. Aiuti sia in militari, sia in denaro.
I politici liberlmassoni si aspettavano invece un attacco alle spalle e in seguito criptarono per sempre la notizia. Vittorio Emanuele III fu costretto a dare perfino un’onorificenza all’Imperatore.
7 anni dopo, per ringraziamento, pur ancora alleato, gli dichiarerà guerra.
P.S.: a proposito di Impero Asburgico, è curioso che in Piazza San Pietro ci sia un albero di Natale proveniente dalla bassa Austria che ha 120 anni. 1888, un regalo di Cecco Beppe!
@Marco Diaferia: Ha letto “Requiem per un impero defunto” di François Fejto?
Carissimo Prof.
Concordo con Lei quando dice che la Messa odierna è un po’ snaturata. E’ un rituale, molto spesso. Dovrebbe essere un “Sacro Rito”, sempre.
Non voglio per forza citare Padre Pio, la cui messa durava due ore, ed era “la trasposizione della Passione di Cristo in mezzo a noi”, calvario incluso (per il Santo Officiante). Epperò qualche spunto bisognerebbe prenderlo. Altrimenti la Messa, con i suoi canti e le sue omelie, diventerà, poco a poco, uno show.
Non basta il ritorno al latino. La conversione deve essere innanzitutto spirituale. A che serve rincorrere quanti non vengono a messa? Perché offrire loro a tutti i costi un “mix di offerta”? Mica siamo al supermarket.
Cordialità
danilo romano’
p.s.
Che ne pensa di coloro i quali dicono, con molta
non chalance: “prego a modo mio”.
Che significa? Che tipo di preghiera è?
Vai avvedere che la Messa odierna, poco alla volta, verrà “tarata” sulla lunghezza d’onda di queste persone?
cordialità prof.
d.romano’
NON E’ CHE LE NOSTRE PREGHIERE SIANO SBAGLIATE?
Mi pongo da tempo una domanda: possibile che preghiamo “per la pace” in Terra Santa da decine di anni e non è cambiato nulla?
Non è che la nostra preghiera sia sbagliata?
In realtà, quando noi cattolici preghiamo per la pace a-bellica, non preghiamo quasi mai per la “pace evangelica”.
In realtà sembra che preghiamo perché rimanga lo status quo (anche se è palesemente ingiusto) nel mondo, perché tutti se ne stiano buoni e non turbino le nostre delicate coscienze. Proprio noi cattolici che solo fino al 1870 non ci scandalizzavamo se lo Stato Pontificio usava le armi per difendersi dagli atti di terrorismo di garibaldini o piemontesi.
Non ho mai sentito il Papa, un Vescovo, un Parroco, un prete, una suora, un frate, un laico pregare apertamente perché il popolo palestinese sia liberato dalla violenza e dall’ottusità dei propri governanti. Perché le menti e il cuore dei cristiani palestinesi siano illuminati sulla scelta delle loro guide e non si appiattiscano sul fanatismo dei loro concittadini di altra fede. Perché i “nostri fratelli maggiori” ebrei (a parole, sembra di capire dalle posizioni politiche vaticane) possano vivere in pace nelle loro terra senza ricevere missili sulle loro città. Perché in Terra Santa sia fatta finalmente giustizia, per cui chi semina anche tra i bambini l’odio, chi utilizza le famiglie come scudi umani, chi non vuole la pace, chi non riconosce altra fede che la propria, altro stato che il suo, sia alla fine sconfitto.
Quell’Israele che ha trasformato una terra difficile in un giardino, nell’unico stato democratico, progredito, con valori occidentali della regione è anche figlio della millenaria convivenza fra cristiani ed ebrei. Il travaso fra le due culture è stato proficuo.
Mi meraviglio che anche la Chiesa, che parla sempre di radici giudaico-cristiane, non sopporti quell’Israele tanto somigliante a noi.
Se dovesse ricrearsi una frattura fra ebraismo e cristianesimo, ovvero fra le tante decantate colonne della nostra civiltà, sarebbe una sciagura. E una vittoria, l’ennesima, della mezzaluna.
@M. Diaferia: Forse il Vaticano conosce un po’ meglio di noi i “fratelli maggiori”.
Mi sento intellettualmente e spiritualmente dilaniato dalle immagini di Gaza.
Impressionato e commosso dalle distruzioni e dall’eccidio di esseri umani da una parte.
Dall’altra quei filmati palestinesi, con le panoramiche sui condomini distrutti, il bambino che cerca il quaderno fra le macerie, le zoommate sulle lacrime dei bambini, i disegni ovviamente pieni di morti e di aerei da guerra, le maestre sconvolte, assomigliano tantissimo a quelli dell’Istituto Luce dopo i bombardamenti alleati sulle nostre città.
Ho il triste presentimento che Eluana Englaro verrà eliminata in fretta e furia (ma la magistratura sta controllando? Non si palrlava di 12 giorni?) per fare un dispetto a Berlusconi e Ratzinger.
Ringraziamo i sessantottini (e il sig. Englaro mi sembra di quell’età) per averci veramente regalato un mondo migliore!
Ho visto una pubblicità davvero discutibile promossa da un sito di offerta/ricerca lavoro, InfoJobs.it.
Ecco il link:
http://senzaunoziovescovo.infojobs.it/?utm_source=ziovescovoemailpc&utm_medium=email&utm_campaign=ziovescovoemailpc
Be’, almeno non è blasfemo…
Buongiorno (ma dopo il TG di La7 appena trasmesso, 21/05/09 0re 13) lo sarà meno.
E’ l’ennesima storia di maltrattamenti e violenze subiti dagli orfani, stavolta irlandesi, ospiti di istituti cattolici per mano di religiosi.
Si parla di indagini durate 9 anni, dalle quali sono emersi migliaia di casi (violenze sessuali, botte, persino suicidi) avuti luogo tra gli anni ’30 e gli ’80.
Le autorità ecclesiastiche irlandesi si dicono addolorate e piene di vergogna.
Vorrei solo che si facesse chiarezza su questi fatti. Tuttavia credo sia difficile far rientrare anche questa notizia tra le tante (troppe) inventate o gonfiate ad hoc per mettere in cattiva luce la nostra Chiesa.
Quindi, un po’meno buongiorno a tutti.
La vicenda di “Magdalene” si è poi rivelata una bufala, anche se nessuno lo ha riportato con la medesima enfasi. Vediamo se anche questa lo è.
In effetti, l’abuso del termine “carità” nei secoli rischia di farlo passare per “elemosina”.
“islam ed economia”:come sempre gli antidoti fanno riflettere; volevo segnalarle e ,se possibile, inviarle il libro di marco casetta (autore, mio ex compagno di scuola) “il grande tradimento “(prefazione di enzo martinelli ed appendice di guglielmo piombini), un testo di veloce lettura,con alcune lucide considerazioni anche storiche, sicuramente non “politically correct”, su islam ed occidente
Me lo mandi pure al “Giornale”.
vorrei invitare tutti ad approfondire la conoscenza della
personalità(sconcertante)di Mario Mieli, l’omosessuale morto suicida negli anni 80(credo).www.mariomieli.org/ . E’ oggi uno dei personaggi da cui traggono maggiore ispirazione i movimenti omosessuali,ed ha scritto alcuni libri nei quali esponeva le sue teorie(abberanti), alcune delle quali , interessanti per capire certa politica contemporanea. Mieli auspica e prevede il passaggio necessario da una rivoluzione operaia ad una rivoluzione sessuale, o meglio, pansessuale/omosessuale per la società. teorico della pedofilia e del pansessualismo in generale, rivendica la libertà dei rapporti sessuali con i bambini asserendo che solo gli omosessuali hanno la capacità di amare fino in fondo i bambini. questo per riflettere sull’odierno e principale interesse dell’ establishment
e della classe politica di sinistra ,estrema e non, a tali argomenti.(Agghiacciante!!)
La sinistra ha perso i voti degli operai (e le elezioni)
anche perchè non ne ha più curato nemmeno solo apparentemente gli interessi avendo incentrato una larghissima parte del suo discorso politico sulle argomentazioni omosessuali femministe ecologiste
Ho dedicato al Mieli un intero capitolo del mio “I mostri della ragione/2″ (Ares)
Allora provvederò subito ad acquistarne una copia!
Grandissimo Camilleri,
ho da poco acquistato e letto d’un fiato “il Kattolico” e provvederò ad acquistare anche “il Kattolico 2″ – pur essendo abbonato a il Timone.
La ringrazio e Le faccio tanti auguri per il proseguimento della sua “bella vita” essendo qualunque vita bella se spesa nel solco del Cristianesimo.
cordiali saluti.
renzo fabris
p.s.: sulle raccolte dei Suoi articoli pubblicati nei libri, non sarebbe possibile aggiungere la data (mese e anno) di pubblicazione sulla stampa?
In realtà sono già purgate delle puntate datate, proprio per renderle fruibili anche a chi non le ha mai lette prima.
Mi rivolgo a lei con confidenza, dato che da molto tempo la seguo nei suoi
libri e articoli.
Lei mi ha dato la possibilità di ribattere su tante accuse false alla
Chiesa.
Riesco spesso a confutare le tesi contro la Chiesa, che spesso hanno come
fondamento solo la propaganda, il sentito-dire. Ma ho capito che, con chi è
contro la Chiesa, i preconcetti e l’ignoranza valgono più dei ragionamenti e
delle prove.
L’ultima che ho sentito, è che l’Italia è un paese anormale, dove la
politica e i politici sono macerie di corruzione senza speranza di cambiare.
Tutto questo perchè in Italia c’è la chiesa cattolica.
E’ una tesi, credo, diffusa dalle mie parti (abito a Reggio Emilia).
Credo che la situazione politica in Italia sia più frutto del fatto che
abbiamo avuto il partito comunista più forte di tutto l’ovest europeo, che
ha distrutto il tessuto sociale di solidarietà, onestà e altruismo che
esisteva, grazie alle radici cristiane, sostituendolo con la
contrapposizione delle classi, l’invidia e l’egoismo.
Ma mi piacerebbe che lei mi suggerisse approfondimenti su questo tema.
Grazie
Giovanni Voli
Ho scritto un intero libro: “Doveroso elogio degli italiani” (Bur).
Salve,
vorrei sapere dove poter leggere qualche cosa di serio e attendibile sul femminismo e sulle sue radici che credo essere di origine massonica.Vorrrei anche sapere se è stato scritto qualcosa che tratti del fenomeno massonico e a quali movimenti in generale abbia più o meno direttamente dato vita e sui simboli più o meno occulti che caratterizzano questi movimenti essendo tali simboli direttamente derivati dall’esoterismo ,dalla magia ,dal satanismo (credo che la massoneria abbia radici ben più antiche di quelle che in genere si evincono dalla sua storia vulgata e che tali radici siano appunto sataniche ed esoteriche)
Grazie ancora per il Vostro prezioso lavoro.
Non credo che abbia origini sataniche, e l’esoterismo si è aggiunto per strada. Comunque, legga “Massoneria” di Massimo Introvigne (Elledici).
Vorrei chiedere a Rino Cammilleri come mai da alcuni anni è sempre meno presente al Meeting di Rimini. Ricordo male, o ne era “Fellow Member”?
Grazie.
vado solo dove sono invitato
Caro dottor Cammilleri, la prego di correggere il record della sua nota “Il santo del giormo” sul Giornale di oggi: l’antico porto di Trebisonda non
è l’odierna Tabriz in Persia bensì Trabzon in Turchia.
Tirare a indovinare spesso non paga. Controllare sempre!
Con simpatia, Bruno
Io non tiro a indovinare. Riporto quel che leggo. Poi aspetto il lettore sagace che mi fa notare l’errore e lo ringrazio.
Carissimo Dottor Cammilleri,
mi chiamo Salvatore Carloni e la seguo da tempo. Mi permetta di proporle una richiesta: la devozione al Sacro Cuore ha segnato un’epoca ma oggi – e la invito a verificare – neanche l’Apostolato della Preghiera dei Gesuiti pubblica più un’esauriente biografia di Santa Margherita Maria Alacoque. Io ne ho una del 1980 di padre Jean Ladame intitolata “Margherita Maria Alacoque – apostola del Sacro Cuore” Edizioni Dehoniane Andria.
Ho scoperto cose terribili: morti predette dalla santa che puntualmente avvenivano, visioni angeliche e dialoghi con il Signore Gesù. Le chiedo formalmente di pubblicare, con il suo piglio incisivo e limpidamente cristiano, una biografia della santa visitandina visto che in Italia ci siamo scordati dove andare a bussare per ottenere qualcosa dal Cuore di Maria e quindi dal Cuore di Gesù.
Ringraziandola per l’attenzione,
Salvatore Carloni
Caro Carloni, bisogna fare i conti col sistema editoriale: quante copie venderebbe un’opera simile?
L’Apostolato della Preghiera è in tutta Italia come i conventi delle visitandine. Io comunicai anche alla suora segretaria della Madre federale delle visitandine questo problema: calcoli che loro continuano a distribuire qui a Roma una antica biografia di Santa Margherita Maria Alacoque ai devoti, ma è proprio il colmo che di libri su Fatima ce se siano tanti come sicuramente ne uscirà uno su suor Lucia dos Santos per la beatificazione quando manca -secondo logica – la biografia della prima mistica in epoca moderna del Sacro Cuore. Così il Re sole che non volle consacrarsi al Sacro Cuore vince due volte purtroppo. Peraltro penso che quello che scrive lei, dottor Cammilleri, proprio per il suo piglio d’eccezione un posto sicuro nelle case di tanti lo trova di sicuro. Poi lei passa alla storia per aver rotto l’omertà sui carismi soprannaturali di Santa Margherita Maria e il Sacro Cuore gliene sarà sicuramente eternamente grato.
Ci penserò.
Gentile dottor Cammilleri,
utilizzo questo spazio non avendo altro modo per comunicarLe quato segue.
Ho pubblicato di recente una raccolta di brevissime citazioni tratte da autori che abbiano scritto, in senso critico, intorno ai luoghi comuni della sinistra. Ho inserito, nel piccolo repertorio, una citazione dal suo libro “I mostri della ragione” laddove si parla dell’invidia. Il titolo dell’opera è “Adversaria: frammenti d’autore”, edito nel 2009.
Penso di averLe fatto cosa gradita nel fornirLe la notizia.
Con i migliori saluti
Paolo Maggiolo
Grazie, ho letto il suo libro. Le faccio i miei auguri per il migliore successo.
Egregio dott.Cammilleri
(Giudici, 16) Sansone va a trovare una prostituta a Gaza, in terra filistea. Saputolo, i Filistei circondano la casa in attesa dell’alba e tendono un agguato. A mezzanotte Sansone esce, scardina la porta della città, se la mette sulle spalle e la porta in cima al monte che guarda in direzione di Ebron- mutatis mutandis il libro dei giudici e il racconto di Sansone è figura della storia di Berlusconi, delle sue escort e di Repubblica? Berlusconi è un personaggio biblico, Fantastico! Peccato che la Chiesa abbia dimenticato che tutta la storia divina è interpolata di prostituzione, se non c’è peccato nel mondo a che vale l’annuncio evangelico della salvezza?
Carissimo dott. Cammilleri,
la leggo sempre con piacere. Recentemente ho tentato di ritrovare un suo articolo in cui parlava di come la sinistra non possa appropriarsi della cultura, quasi che ne fosse l’unica depositaria, e di quanto sia falsa l’affermazione per cui gli “intellettuali”, debbano per forza essere colorati di rosso.
Le sarei infinitamente grato se mi mettesse sulla buona pista per ritrovarlo.
Ho letto tanti libri e articoli suoi che mi riesce difficile ricordare dove lo abbia letto.
La ringrazio infinitamente e le auguro ogni bene
Davide Marchesi
Ahimè, neanch’io mi ricordo. Provi a guardare nella raccolta del Timone.
Provi con la raccolta del Timone. Io stesso non mi ricordo più.
Quello che scrivo non ha nulla a che vedere con questo bel sito. Quello che propongo, stando sempre alle sue possibilità, alle sue voglie e alla sua disponibilità, è l’idea di trasportare gli Antidoti su YouTube. Perchè non apre un canale su YouTube per pubblicare brevi filmati con le sue pillole anti-veleno? Un pò come ha fatto Luigi Amicone di ‘Tempi’. Ci rifletta. A mio avviso non è una cattiva idea. certo, si attirerà tante belle parolone ma noi saremo lì a difenderla e, questo è l’obbiettivo, far prendere coscienza della bellezza dell’essere cattolici ai titubanti e agli incerti.
Giro questa al mio webmaster.
All’approssimarsi delle feste di San Colombano del 23 novembre volelo segnalare la figura di Colombano un santo monaco e missionario irlandese che evangelizzo l’Europa fra il VI e VII secolo fino a Bobbio che raccoglie le sue spoglie mortali nella cripta dell’Abbazia a lui dedicata il cui scriptorium fu alla pari di Montecassino uno dei più importanti d’Europa fra il VII ed il XII secolo, preso anche come spunto per il romanzo di Umberto Eco “Il nome della rosa”.
***San Colombano***
Irlanda, Navan (Leinster), 540 o 543 – Italia, Bobbio (Piacenza), 23 novembre 615
San Colombano è stato un monaco, abate e missionario irlandese, noto per aver fondato numerosi monasteri e chiese in Europa sotto la regola celtico-irlandese. Poi divenuti di regola benedettina.
È conosciuto anche con altri nomi, impropri e più rari, quali san Colombano di Luxeuil (in Francia) o san Colombano di Bobbio o san Columba il Vecchio. In gaelico è chiamato Colum o Columcille.
Tramite le sue numerose fondazioni contribuì alla diffusione in Europa del monachesimo irlandese. Stabilì una regola monastica che in seguito si assimilò a quella benedettina e fu definitivamente abrogata anche formalmente nel 1448 da papa Niccolò V. Introdusse con il Paenitentiale l’uso della confessione privata in sostituzione di quella pubblica per il sacramento della penitenza.
Papa Benedetto XVI lo ha definito “santo europeo”. Infatti, San Colombano stesso scrive in una lettera che gli europei devono essere un unico popolo, un “corpo solo” che viene unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate; inoltre usa per la prima volta l’espressione latina “totius Europae”.
È santo patrono dei motociclisti.
Inoltre vi è una petizione per la nomina di Colombano a patrono ufficiale d’Europa assieme a Benedetto ed altri santi.
Si festeggia il 23 novembre.
Colombano è uno dei rappresentanti del mondo monastico che danno origine a quella ‘peregrinatio pro Domino’, che costituì uno dei fattori dell’evangelizzazione e del rinnovamento culturale dell’Europa. Dall’Irlanda passò (c. 590) in Francia, Belgio, Germania, Austria, Svizzera e Italia Settentrionale, creando e organizzando comunità ecclesiastiche e fondando vari monasteri, alcuni dei quali, per esempio Luxeuil, Bregenz, San Gallo e Bobbio, celebri per gli omonimi libri liturgici. La regola monastica che codifica la sua spiritualità è improntata a grande rigore e intende associare i monaci al sacrificio di Cristo. La sua prassi monastica ha influito sulla nuova disciplina penitenziale dell’Occidente. (Mess. Rom.)
-Etimologia: Colombano = “Colum” o “Columcille” (in gaelico) = dolce, delicato, tranquillo
-Emblema: Bastone pastorale, l’abito bianco e la colomba.
- Martirologio Romano: San Colombano, abate, che di origine irlandese, fattosi pellegrino per Cristo per istruire nel Vangelo le genti della Francia, fondò insieme a molti altri monasteri quello di Luxeuil, che egli stesso governò in una stretta osservanza della regola; costretto all’esilio, attraversò le Alpi e fondò in Emilia il monastero di Bobbio (PC), celebre per la disciplina e gli studi, dove, benemerito della Chiesa, morì in pace e il suo corpo fu deposto in questo giorno.
- Vita:
Il santo abate Colombano è l’irlandese più noto del primo Medioevo: con buona ragione egli può essere chiamato un santo «europeo», perché come monaco, missionario e scrittore ha lavorato in vari Paesi dell’Europa occidentale. Insieme agli irlandesi del suo tempo, egli era consapevole dell’unità culturale dell’Europa. In una sua lettera, scritta intorno all’anno 600 e indirizzata a Papa Gregorio Magno, si trova per la prima volta l’espressione «totius Europae, di tutta l’Europa», con riferimento alla presenza della Chiesa nel Continente (cfr Epistula I,1).
Colombano era nato intorno all’anno 543 nella provincia di Leinster, nel sud-est dell’Irlanda.
Educato nella propria casa da ottimi maestri che lo avviarono allo studio delle arti liberali, si affidò poi alla guida dell’abate Sinell della comunità di Cluain-Inis, nell’Irlanda settentrionale, ove poté approfondire lo studio delle Sacre Scritture. All’età di circa vent’anni entrò nel monastero di Bangor nel nord- est dell’isola, ove era abate Comgall, un monaco ben noto per la sua virtù e il suo rigore ascetico. In piena sintonia col suo abate, Colombano praticò con zelo la severa disciplina del monastero, conducendo una vita di preghiera, di ascesi e di studio. Lì fu anche ordinato sacerdote. La vita a Bangor e l’esempio dell’abate influirono sulla concezione del monachesimo che Colombano maturò col tempo e diffuse poi nel corso della sua vita.
All’età di circa cinquant’anni, seguendo l’ideale ascetico tipicamente irlandese della «peregrinatio pro Christo», del farsi cioè pellegrino per Cristo, Colombano lasciò l’isola per intraprendere con dodici compagni un’opera missionaria sul continente europeo. Dobbiamo infatti tener presente che la migrazione di popoli dal nord e dall’est aveva fatto ricadere nel paganesimo intere Regioni già cristianizzate. Intorno all’anno 590 questo piccolo drappello di missionari approdò sulla costa bretone. Accolti con benevolenza dal re dei Franchi d’Austrasia (l’attuale Francia), chiesero solo un pezzo di terra incolta. Ottennero l’antica fortezza romana di Anne-gray, tutta diroccata ed abbandonata, ormai coperta dalla foresta. Abituati ad una vita di estrema rinuncia, i monaci riuscirono entro pochi mesi a costruire sulle rovine il primo eremo. Così, la loro rievangelizzazione iniziò a svolgersi innanzitutto mediante la testimonianza della vita. Con la nuova coltivazione della terra cominciarono anche una nuova coltivazione delle anime. La fama di quei religiosi stranieri che, vivendo di preghiera e in grande austerità, costruivano case e dissodavano la terra, si diffuse celermente attraendo pellegrini e penitenti. Soprattutto molti giovani chiedevano di essere accolti nella comunità monastica per vivere, come loro, questa vita esemplare che rinnovava la coltura della terra e delle anime. Ben presto si rese necessaria la fondazione di un secondo monastero. Fu edificato a pochi chilometri di distanza, sulle rovine di un’antica città termale, Luxeuil. Il monastero sarebbe poi diventato il centro dell’irradiazione monastica e missionaria di tradizione irlandese sul continente europeo. Un terzo monastero fu eretto a Fontaine, un’ora di cammino più a nord.
A Luxeuil Colombano visse per quasi vent’anni. Qui il santo scrisse per i suoi seguaci la Regula monachorum per un certo tempo più diffusa in Europa di quella di san Benedetto disegnando l’immagine ideale del monaco. È l’unica antica regola monastica irlandese che oggi possediamo. Come integrazione egli elaborò la Regula coenobialis, una sorta di codice penale per le infrazioni dei monaci, con punizioni piuttosto sorprendenti per la sensibilità moderna, spiegabili soltanto con la mentalità del tempo e dell’ambiente. Con un’altra opera famosa intitolata De poenitentiarum misura taxanda, scritta pure a Luxeuil, Colombano introdusse nel continente la confessione e la penitenza private e reiterate; fu detta penitenza «tariffata» per la proporzione stabilita tra gravità del peccato e tipo di penitenza imposta dal confessore. Queste novità destarono il sospetto dei vescovi della regione, un sospetto che si tramutò in ostilità quando Colombano ebbe il coraggio di rimproverarli apertamente per i costumi di alcuni di loro. Occasione per il manifestarsi del contrasto fu la disputa circa la data della Pasqua: l’Irlanda seguiva infatti la tradizione orientale in contrasto con la tradizione romana. Il monaco irlandese fu convocato nel 603 a Châlon-sur-Saôn per rendere conto davanti a un sinodo delle sue consuetudini relative alla penitenza e alla Pasqua. Invece di presentarsi al sinodo, egli mandò una lettera in cui minimizzava la questione invitando i Padri sinodali a discutere non solo del problema della data della Pasqua, problema piccolo secondo lui, «ma anche di tutte le necessarie normative canoniche che da molti cosa più grave sono disattese» (cfr Epistula II,1).
Contemporaneamente scrisse a Papa Bonifacio IV come qualche anno prima già si era rivolto a Papa Gregorio Magno (cfr Epistula I) per difendere la tradizione irlandese (cfr Epistula III).
Intransigente come era in ogni questione morale, Colombano entrò poi in conflitto anche con la Casa reale, perché aveva rimproverato aspramente il re Teodorico per le sue relazioni adulterine. Ne nacque una rete di intrighi e manovre a livello personale, religioso e politico che, nell’anno 610, si tradusse in un decreto di espulsione da Luxeuil di Colombano e di tutti i monaci di origine irlandese, che furono condannati ad un definitivo esilio. Furono scortati fino al mare e imbarcati a spese della corte verso l’Irlanda. Ma la nave si incagliò a poca distanza dalla spiaggia e il capitano, vedendo in ciò un segno del cielo, rinunciò all’impresa e, per paura di essere maledetto da Dio, riportò i ed entusiasmo ai coetanei. monaci sulla terra ferma. Essi, invece di tornare a Luxeuil, decisero di cominciare una nuova opera di evangelizzazione. Si imbarcarono sul Reno e risalirono il fiume. Dopo una prima tappa a Tuggen presso il lago di Zurigo, andarono nella regione di Bregenz presso il lago di Costanza per evangelizzare gli Alemanni.
Poco dopo però Colombano, a causa di vicende politiche poco favorevoli alla sua opera, decise di attraversare le Alpi con la maggior parte dei suoi discepoli. Rimase solo un monaco di nome Gallus (Gallo); dal suo eremo si sarebbe poi sviluppata la famosa abbazia di Sankt Gallen, in Svizzera. Giunto in Italia, Colombano trovò un’accoglienza benevola presso la corte reale longobarda, ma dovette affrontare subito difficoltà notevoli: la vita della Chiesa era lacerata dall’eresia ariana ancora prevalente tra i longobardi e da uno scisma che aveva staccato la maggior parte delle Chiese dell’Italia settentrionale dalla comunione col Vescovo di Roma. Colombano si inserì con autorevolezza in questo contesto, scrivendo un libello contro l’arianesimo e una lettera a Bonifacio IV per convincerlo a fare alcuni passi decisi in vista di un ristabilimento dell’unità (cfr Epistula V). Quando il re dei longobardi, nel 612 o 613, gli assegnò un terreno a Bobbio, nella valle del Trebbia, Colombano fondò un nuovo monastero che sarebbe poi diventato un centro di cultura paragonabile a quello famoso di Montecassino. Qui giunse al termine dei suoi giorni: morì il 23 novembre 615 e in tale data è commemorato nel rito romano fino ad oggi.
Il messaggio di san Colombano si concentra in un fermo richiamo alla conversione e al distacco dai beni terreni in vista dell’eredità eterna. Con la sua vita ascetica e il suo comportamento senza compromessi di fronte alla corruzione dei potenti, egli evoca la figura severa di san Giovanni Battista. La sua austerità, tuttavia, non è mai fine a se stessa, ma è solo il mezzo per aprirsi liberamente all’amore di Dio e corrispondere con tutto l’essere ai doni da lui ricevuti, ricostruendo così in sé l’immagine di Dio e al tempo stesso dissodando la terra e rinnovando la società umana. Cito dalle sue Instructiones: «Se l’uomo userà rettamente di quelle facoltà che Dio ha concesso alla sua anima allora sarà simile a Dio. Ricordiamoci che gli dobbiamo restituire tutti quei doni che egli ha depositato in noi quando eravamo nella condizione originaria. Ce ne ha insegnato il modo con i suoi comandamenti. Il primo di essi è quello di amare il Signore con tutto il cuore, perché egli per primo ci ha amato, fin dall’inizio dei tempi, prima ancora che noi venissimo alla luce di questo mondo» (cfr Instr. XI). Queste parole, il santo irlandese le incarnò realmente nella propria vita. Uomo di grande cultura scrisse anche poesie in latino e un libro di grammatica si rivelò ricco di doni di grazia. Fu un instancabile costruttore di monasteri come anche intransigente predicatore penitenziale, spendendo ogni sua energia per alimentare le radici cristiane dell’Europa che stava nascendo. Con la sua energia spirituale, con la sua fede, con il suo amore per Dio e per il prossimo divenne realmente uno dei Padri dell’Europa: egli mostra anche oggi a noi dove stanno le radici dalle quali può rinascere questa nostra Europa.
Autore: Papa Benedetto XVI (udienza generale 11.06.2008)
- Culto in Italia:
-Emilia:
*Abbazia di San Colombano di Bobbio (PC)
*Eremo di San Michele di Coli (PC) (con la chiesa di San Colombano)
*Chiesa di San Colombano a Ottone Soprano di Ottone (PC)
*Chiesa di San Colombano a Lusurasco di [[Alseno]](PC)
*Chiesa di San Maurizio e San Colombano di [[Pianello Val Tidone]](PC)
*Chiesa di San Colombano a Muradello di [[Pontenure]](PC)
*Chiesa di San Colombano di [[Vernasca]](PC)
*Chiesa di San Colombano a Vicobarone di [[Ziano Piacentino]](PC)
*Chiesa di San Colombano a San Colombano di [[Meldola]](FC)
*[[Chiesa di San Colombano (Bologna)|Oratorio di San Colombano]] di [[Bologna]]
*Chiesa di San Colombano a [[Fogliano (Reggio Emilia)|Fogliano]] di [[Reggio nell'Emilia]]
-Liguria:
*Chiesa di San Colombano di [[Casarza Ligure]](GE)
*[[Chiesa di San Colombano (Cogorno)]](GE)
*[[Chiesa di San Colombano (Davagna)]](GE)
*Chiesa di San Colombano a Vignale di [[San Colombano Certenoli]](GE)
*Chiesa di San Colombano a Gavenola di [[Borghetto d'Arroscia]](IM)
*l’[[Cattedrale dei Santi Pietro, Lorenzo e Colombano|Abbazia di Brugnato]] a [[Brugnato]](SP)
*Chiesa di San Colombano a [[Cornice (frazione)|Cornice]] di [[Sesta Godano]](SP)
*Chiesa di San Colombano a Lodisio di [[Piana Crixia]](SV)
-Lombardia:
*Chiesa di San Colombano a Valtesse di [[Bergamo]]
*Chiesa di San Colombano di [[Parzanica]](BG)
*Chiesa di San Colombano a San Colombano di [[Collio (Italia)|Collio(BS)]]
*Chiesa dei Santi Gottardo e Colombano a Arlate di [[Calco]](LC)
*Chiesa dei Santi Pietro, Paolo e Colombano di [[Fombio]](LO)
*Chiesa di San Colombano a [[San Colombano al Lambro]](MI)
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*Chiesa dei Santi Colombano e Bernardo a [[Ciglione (Ponzone)|Ciglione]] di [[Ponzone]](AL)
*Chiesa di San Colombano a Variana di [[Grondona]](AL)
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*Chiesa di San Colombano a [[San Colombano Belmonte]](TO)
-Toscana:
*[[Chiesa di San Colombano (San Casciano in Val di Pesa)|Chiesa di San Colombano]] a [[Bargino]] di [[San Casciano Val di Pesa]](FI)
*[[Chiesa di San Colombano (Scandicci)|Chiesa di San Colombano]] a Settimo di [[Scandicci]](FI)
*Chiesa di San Colombano a Canneto di [[Fivizzano]](MS)
*Chiesa di San Colombano a Posara di [[Fivizzano]](MS)
*Chiesa dei Santi Giovanni e Colombano di [[Pontremoli]](MS)
*Chiesa di San Colombano a San Colombano di [[Capannori]](LU)
*[[Chiesa dei Santi Clemente e Colombano]] a Terrinca di [[Stazzema]](LU)
*Chiesa dei Santi Matteo e Colombano a Pietrabuona di [[Pescia]](PT)
-Trentino Alto Adige:
*[[Eremo di San Colombano]] di [[Trambileno]] (prov. di [[Trento]])
-Veneto:
*Chiesa di San Colombano di [[Bardolino]] (Priorato di Bardolino)
*Chiesa dei Santi Colombano e Giuseppe a Pero di [[Breda di Piave]](TV)
Fonti: Santi e Beati e Wikipedia.
Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/San_Colombano
Santi e Beati: http://www.santiebeati.it/dettaglio/30200
Portale europeo: http://www.sancolombano.eu/home/
By: Gian Luca Libretti (ass. “Amici di San Colombano” di Bobbio).
Buona serata,
sono Salvatore Carloni di Roma e le volevo comunicare quanto segue del culto al Volto di Cristo e della vita della prossima beata Madre Pierina de Micheli.
Potrà avere del materiale biografico sulla Madre Pierina dalle suore di cui le ho indicato i recapiti più sotto.
Per quel che riguarda più in generale del materiale teologico sul culto del Volto di Cristo la reindirizzo all’ISTITUTO INTERNAZIONALE DI RICERCA SUL VOLTO DI CRISTO
Via della Conciliazione 15 – 00193 ROMA
tel.: 06 68307181 – 6864728
fax: 06 6833974
Posta elettronica: santovolto@unigre.it
Il loro sito internet è http://www.santovolto.it/infogenerali/contatti.htm
Perciò la prego di leggere quanto sotto.
Voglia, con l’occasione, accettare per lei il mio augurio di Pace per il Santo Natale che vi rivolgo con le parole e le intenzioni del Signore Gesù: “Pace a questa casa” (Dal Vangelo secondo Luca 10,5-9).
Il giorno 3 aprile 2009 il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza privata Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare il Decreto riguardante il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio MARIA PIERINA DE MICHELI (al secolo: Giuseppina), Suora dell’Istituto delle Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires; nata a Milano (Italia) l’11 settembre 1890 e morta a Centonara d’Artò (Novara, Italia) il 26 luglio 1945.
La vita di Madre Pierina è stata dedicata alla diffusione della medaglia e del culto al Volto di Cristo. La Madre fu oggetto di visioni soprannaturali in cui la Madonna Santissima la incitava a far coniare una medaglia dedicata al Volto di Gesù. La richiesta divina era riparazione dei peccati ogni martedì: il dono erano le cinque promesse per chi ripara ed indossa la medaglia.
Madre Pierina ebbe l’autorizzazione della Curia per far realizzare il suo progetto ma si trovo’ in stato di necessità quanto al corrispettivo da pagare alla Ditta Johnson di Milano fino al giorno prima della consegna. Madre Pierina racconta di essersi ritrovata nella sua stanza a porte chiuse in una busta la cifra di 11200 lire, esattamente quanto doveva dare alla ditta.
Potrà chiedere la conferma di questo particolare alle sue consorelle dell’Istituto Spirito Santo di Roma il cui indirizzo è il seguente:
Istituto Spirito Santo
Via Asinio Pollione, 5 -ROMA
Tel.06/5743432 fax 06/5745500
http://www.istitutospiritosanto.it
Oltre a questo le sue consorelle mi hanno testimoniato delle lotte che Madre Pierina ebbe con il demonio, che fu visto andare e venire dall’Istituto Spirito Santo al centro di Roma.
In ultimo Madre Pierina a due settimane dalla propria morte profetizzo’ alle sue consorelle che la propria sarebbe stata un felice trapasso e non una morte dolorosissima: cosi’ fu e pertanto si compi’ anche la quinta delle promesse per la medaglia del Santo Volto, ossia che chi ripara otterrà una felice morte sotto gli occhi del Redentore.
Promesse per chi ripara al Martedì indossando la Medaglia del Volto di Cristo:
- sara’ fortificato nella fede
- sara’ pronto a difenderla
- avra’ le grazie per superare le difficoltà spirituali interne ed esterne
- sara’ aiutato nei pericoli dell’anima e del corpo
- avra’ una morte serena sotto lo sguardo sorridente del Figlio di Dio
La ringrazio per le preziose informazioni.
Salve a tutti, voglio condividere con voi alcune mie riflessioni sulla Lingua Italiana.
Insegno italiano a stranieri a Roma e spesso organizzo i miei corsi nelle capitali europee. Posso assicurare che ancora oggi la Lingua Italiana attrae fortemente, e in alcune realtà comincia ad essere lingua parlata anche nelle aziende. Il silenzio sulla vera realtà e potenzialità della Lingua Italiana è dovuto ai soliti stereotipi che gli italioti stessi contribuiscono ad alimentare, ma anche al boicottaggio che essa subisce proprio da parte di quegli Stati in cui è richiesta perché in un certo modo la “temono” e non riescono a gestirla con insegnanti non madrelingua. A questo aggiungiamo i grandi investimenti che ad esempio la Francia fa sulla propria Lingua e il bombardamento che costantemente subiamo da parte della Lingua Inglese (io parlo l’inglese), e compariamoli con quelli che l’Italia,(non) fa sulla la propria Lingua e la situazione è ancora più chiara.
Ma la realtà rimane un’altra: a Novembre, con qualche giro su internet ed un annuncio sul giornale locale, ho organizzato un corso a Sofia. Dodici studenti. un buon successo. Tornerò a Sofia a Febbraio, e magari gli studenti saranno più di dodici. Poi voglio tornare a Kiev(dove statistiche alla mano la Lingua Italiana è la prima richiesta! L’Inglese ed il Francese sono dietro), e poi sarà la volta di Londra…
Devo organizzare tutto da solo, ma questa cosa mi piace. Meglio essere trascurati che gestiti da burocrazie idiote.
Maurizio
Gentile dottor Cammilleri,
le scrivo a proposito del suo articolo sull’ing. Patchauri sul Giornale dio oggi 7 Gennaio 20010.
Il senatore Fielding e Lord Monckton, il 16 Dicembre, il giorno dopo aver spedito la lettera aperta sulle attivita` del buon Patchauri, vennero esclusi dai lavori dell’IPCC e menati dalla polizia danese, io ritengo che furono fatti menare.
Veda http://sppiblog.org/news/is-the-european-police-state-going-global
oppure http://www.sepp.org
Cordialmente Guido Parravicini
PS sono quel fisico che parlo` di Galileo insieme con lei alla parrocchia di Santa Maria del Suffragio a Milano un paio di anni fa.
Lieto di risentirla. Ho apprezzato quella volta la sua onestà intellettuale e scientifica. Adesso la apprezzo ancora di più. Benvenuto nel club degli Apoti (quelli che non la bevono).
Molto interessante l’articolo di ieri sui cattolici perseguitati, mi chiedo se questo argomento non sia “materia da vaticanisti”. Ma Il Giornale ha un cosiddetto vaticanista ? Perché se c’è non si vede ….
Non è da vaticanisti, riguarda tutti.
Caro dott. Cammilleri, come suo fedele e assiduo lettore (libri e Il Giornale) soffro quando trovo nei suoi testi qualche neo. L’ultimo che ho notato è l’affermazione che “sunna” sia il termine arabo per indicare la comunità dei credenti islamici, mentre la parola corretta è “umma” (articolo “In 5 miliardi sono perseguitati per la loro fede” – Il Giornale 13 gennaio), D’accordo: il lapsus e il refuso sono sempre lì in agguato. Il danno però non cambia. Esagero se le chiedo maggiore attenzione a ciò che le viene pubblicato? – supposto sempre che abbia lei l’ultimo controllo prima della stampa (in caso contrario dovrebbe esigere maggiore cura al mitico “proto”!). Non me ne voglia; per un lettore affezionato si tratta di un aspetto importante, per non parlare delle occasioni di critica che si offrono ai nostri avversari.
E’ chiaro che si tratta di un lapsus da fretta (gli articoli vengono concordati, anche le righe, spesso pochissimo prima). Ma mi sfugge il “danno”… Se a uno interessa la mia effettiva competenza sull’islam non ha che da leggersi la mia opera omnia, soprattutto l’ultimo libro.
Se il mio nome ti dice qualcosa … se nella tua memoria c’è ancora traccia di qualche vecchio amico…se possiedi ancora quella strana chitarra che ti ho regalato…allora inviami un email per scambiarci i numeri di telefono.
Giuseppe Brignone
Gentile Dott.Cammilleri,
sono grato al Signore per la vivace e profonda attenzione che lei impiega per aiutarci a guardare oltre l’apparenza e le distorsioni che l’avversario insinua subdolamente nelle nostre menti e da anni leggo e diffondo la sua opera.
Poichè mi sentirei onoratissimo di essere da Lei cooptato nel club degli Apoti (quelli che non la bevono), propongo alla sua attenzione, per sostenere la mia candidatura, un comunicato pervenutomi tramite l’autorevole posta elettronica del Rettore del Politecnico presso il quale lavoro come docente, che raccomanda l’adesione ad un Comitato che sostiene il Nobel per la pace a tutte le donne d’africa:
di seguito incollo il testo di presentazione allegato ci in pdf, nonchè il link al piede di pagina del volantino.
A Lei il commento.
Il sito dei promotori è: http://www.noppaw.org
LA PROPOSTA
“Lanciare una campagna internazionale per l’attribuzione del premio Nobel per la Pace nel 2011 alle donne africane nel loro insieme”. Non una campagna per l’attribuzione del Nobel a una singola persona o a un’associazione, ma una sorta di Nobel collettivo. Si tratta, lo capiamo, di una proposta atipica, ma questa proposta che vogliamo perseguire, conoscendone le difficoltà, ci serve per lanciare una campagna internazionale tendente a far conoscere il protagonismo delle donne africane e per privilegiare nei rapporti di cooperazione proprio le donne e le loro organizzazioni.
APPELLO NOPPAW
L’Africa cammina con i piedi delle donne. Abituate da sempre a fare i conti con la quotidianità della vita e con la sfida della sopravvivenza, ogni giorno centinaia di migliaia di donne africane percorrono le strade del continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa. Gran parte di loro fanno fino a 10-20 chilometri per portare l’acqua alla famiglia. Poi vanno, sempre a piedi, al mercato, dove, per tutta la giornata vendono quel po’ che hanno, per portare la sera a casa il necessario per nutrire i propri figli. Riproducendo così ogni giorno il miracolo della sopravvivenza. Pullulano di donne i mercati delle città africane. In un arcobaleno di colori, dove insieme con i beni di scambio, si incontra la gioia di vivere e il calore della convivialità. Spesso sulle loro spalle i figli che ancora non camminano. Oppure attorno ad esse la corsa e il rumore dei bambini, la cui cura è completamente affidata a loro. A volte, anche se non sono loro figli. Perché nell’Africa delle guerre e delle malattie, le donne sanno accogliere, nella propria famiglia, i piccoli rimasti orfani.
Sono in maggioranza le donne a lavorare i campi in una terra che quasi mai appartiene a loro, solo perché donne. Ad esse che controllano il 70% della produzione agricola, che producono l”80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della loro commercializzazione, è quasi sempre impedito di possedere un pezzo di terra.
Sono decine di migliaia le piccole imprese che le donne africane hanno organizzato attraverso il microcredito, in tutti i settori dell’economia: dall’agricoltura, al commercio, alla piccola industria. Sono migliaia, forse decine di migliaia, le organizzazioni di donne impegnate nella politica, nelle problematiche sociali, nella salute, nella costruzione della pace. E sono le donne quelle che con più coerenza, assicurano, nell’Africa troppo spesso segnata dal malgoverno e dalla corruzione, la speranza del cambiamento e della democrazia.
Sono le donne africane che, in condizioni quasi impossibili a causa del maschilismo, della poligamia, del disinteresse o dell’assenza degli uomini, continuano a difendere e a nutrire la vita dei loro figli; a lottare contro le mutilazioni genitali, a curare i più deboli e indifesi.
Sono le donne africane che, di fronte alle prevaricazioni del potere, sanno alzarsi in piedi per difendere i diritti calpestati.
Dentro al dramma della guerra soffrono le pene dei padri, dei fratelli, dei mariti e dei figli votati al massacro. Si vedono strappare bambine e bambini costretti a fare i soldati e ad ammazzare. Per loro poi, per i loro corpi e le loro persone, se vengono risparmiate dalla morte, spesso è pronta la peggiore delle violenze, che salva forse la vita, ma colpisce per sempre l’anima.
Le donne sono la spina dorsale che sorregge l’Africa. In tutti i settori della vita: dalla cura della casa e dell’infanzia, all’economia, alla politica, all’arte, alla cultura, all’impegno ambientale.
Per questo, in Africa, non è pensabile alcun futuro umano, senza la loro partecipazione attiva e responsabile. Senza l’oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l’Africa.
Certo è indiscutibile il progresso che le donne africane hanno compiuto nella vita politica, economica e culturale a tutti i livelli. Ma ciò non rappresenta che una goccia nell’oceano nella valorizzazione delle loro capacità e del loro impegno.
Per questo vogliamo lanciare una campagna internazionale. Perché sia formalmente e ufficialmente riconosciuto questo loro ruolo, troppo spesso dimenticato. In questo nostro mondo, segnato da una crisi che non è solo economica, ma anche umana, le donne africane, con il loro umile protagonismo, possono indicare un percorso nuovo per ricostruire su basi più giuste e più umane la convivenza. Possono divenire un investimento per il presente e il futuro non solo dell’Africa ma del mondo intero.
Sia la comunità internazionale a trovare le giuste forme, anche attraverso l’attribuzione alla Donna Africana del Premio Nobel per la pace nell’anno 2011, per far conoscere, valorizzare e proporre come esempio il suo impegno tanto importante per la crescita umana dell’Africa e del mondo.
CHI SIAMO
Il CIPSI è un coordinamento nazionale – nato nel 1982 – che associa attualmente 42 organizzazioni non governative e associazioni che operano nel settore della solidarietà e della cooperazione internazionale. Il CIPSI è uno strumento di coordinamento politico, culturale e progettuale che promuove una nuova cultura della solidarietà attraverso la realizzazione di campagne nazionali di sensibilizzazione e responsabilizzazione dell’opinione pubblica sul piano dei comportamenti solidali, iniziative di solidarietà basate su un approccio di “partenariato” fondato su relazioni dirette fra gruppi della società civile nel mondo, e corsi di formazione per operatori impegnati nella cooperazione e solidarietà internazionale.
Tramite azioni a valenza culturale, il CIPSI si è impegnato a concentrare le azioni di persone, gruppi e organizzazioni su temi e obiettivi ben delimitati. Da qui la scelta di impegnarsi su grandi campagne nazionali e internazionali, per mobilitare e sviluppare una rete di grande partecipazione attiva sulle tematiche legate all’attualità e al futuro dell’Africa: la Campagna “Chiama l’Africa”: per un patto di solidarietà con il popolo africano volta a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul continente africano nel suo insieme; la Campagna “La mia casa è il mondo: cooperazione, migrazione, diritti umani, per uno sviluppo umano” ideata per diffondere una maggiore sensibilità verso la cooperazione, con particolare riferimento ai temi dell’accoglienza e della difesa dei diritti umani; la Campagna “AFRICA: Debito, Globalizzazione, Percorsi di Riconciliazione” che si è proposta di continuare a stimolare la mobilitazione dei singoli cittadini nei confronti del continente africano, rilanciando specifiche proposte sul tema del debito e sostegno ad iniziative di cooperazione decentrata; la Campagna “Lotta alla povertà e difesa dei diritti: rafforzamento delle relazioni di partenariato fra cittadini del Nord e del Sud del mondo”, finalizzata a creare nell’opinione pubblica italiana le premesse per stimolare un maggiore coinvolgimento di componenti della società civile rispetto alla necessità di un maggior impegno nella “lotta contro la povertà”, che costituisce un punto prioritario della politica di cooperazione e di sviluppo, da parte dell’Italia; ed infine la creazione della rivista “Solidarietà Internazionale” strumento di approfondimento e di dibattito sulla nuova identità della cooperazione internazionale.
Il lavorare insieme, in coordinamento, per far vincere la solidarietà in Italia e nel mondo costituisce l’obiettivo del CIPSI. È una sfida nell’interesse dei popoli impoveriti del Sud del mondo.
CHIAMA L’AFRICA è nata nel 1997 come campagna di sensibilizzazione nell’ambito delle attività di “Educazione allo Sviluppo” promosse dal Cipsi. La Campagna ha richiamato in questi anni l’attenzione dell’opinione pubblica sul continente africano nel suo insieme, facendosi carico di far emergere i valori di cui il continente è naturale portatore, ed ha avuto un tale successo e continuità che è stata formalmente costituita come associazione Chiama l’Africa, nel 1999. L’obiettivo principale di Chiama l’Africa è quello di esercitare un’azione di pressione sui governi, le istituzioni nazionali ed internazionali affinché si prendano iniziative concrete per la pace e lo sviluppo del continente. Le principali attività organizzate in Italia riguardano l’organizzazione di incontri e convegni su differenti tematiche legate all’Africa, la realizzazione di campagne di sensibilizzazione, la promozione di nuove proposte di leggi nazionali, l’organizzazione di campi di lavoro in cui si svolgono attività di formazione e sensibilizzazione volte a riflettere, condividere e conoscere l’Africa e la società in cui viviamo, i viaggi di conoscenza nei paesi africani. Chiama l’Africa promuove una nuova politica della solidarietà che vada oltre gli aiuti e l’assistenza tecnica e che riconosca a ciascun popolo il diritto di scegliere la propria via allo sviluppo.
È importante costruire in Italia e in Europa un approccio che sappia superare l’aspetto caritatevole e assistenziale e che possa restituire finalmente all’Africa il posto che le spetta nel panorama mondiale e nella storia dell’umanità.
Chiama l’Africa ha realizzato numerose iniziative in Italia: l’evento “Arriva l’Africa” ha inviato 3 camion in giro per l’Italia per diffondere una mostra itinerante in 48 città italiane. Le soste dei camion prevedevano dei momenti dedicati a dibattiti, convegni e manifestazioni culturali; la mostra itinerante “Riconciliarsi con l’Africa, riconciliarsi in Africa – Le settimane territoriali”, accompagnata da manifestazioni culturali e musicali, ha continuato il lavoro di formazione e di sensibilizzazione su tematiche che interessano il continente africano, intraprendendo nuovi viaggi attraverso i comuni italiani; la realizzazione di campi di lavoro per coniugare lavoro volontario e momenti di studio, in uno spirito di condivisione solidale; la programmazione dei “Martedì dell’Africa” per parlare di Africa con giornalisti, operatori della solidarietà, testimoni e studiosi attraverso un dibattito che coinvolgeva immigrati, associazioni, istituzioni e cittadini; i viaggi di turismo responsabile; la mostra itinerante “Africa: società civile, cambiamento” per informare sulle diverse modalità di organizzazione della società civile africana.
LA MOTIVAZIONE
La proposta nasce a partire dalla constatazione del ruolo crescente che le donne africane hanno acquisito nella vita quotidiana dell’Africa. Le donne sono protagoniste e trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell’attività politica e sociale. Sono le donne in Africa che reggono l’economia familiare nello svolgimento di quell’attività, soprattutto di economia informale, che permette ogni giorno, anche in situazioni di emergenza, il riprodursi del miracolo della sopravvivenza. Le donne da decenni sono protagoniste nella microfinanza: dalle storiche tontine dell’Africa occidentale, fino alle forme più elaborate di microcredito in tutte le parti dell’Africa. Microcredito che ha permesso la nascita di migliaia di piccole imprese. Le donne africane sono capaci nell’organizzazione della gestione dell’economia: esistono in Africa migliaia di cooperative che mettono insieme donne impegnate nell’agricoltura, nel commercio, nella formazione, nella lavorazione di prodotti agricoli. Le donne africane stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella definizione e nella ricerca di forme autoctone di sviluppo economico e sociale, attraverso l’organizzazione capillare delle attività economiche e sociali nei villaggi. Le donne in Africa stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella difesa della salute, soprattutto contro il morbo dell’HIV e della malaria. Sono loro che svolgono spesso formazione sanitaria nei villaggi. Sono i gruppi organizzati di donne che si stanno impegnando contro pratiche tradizionali dell’infibulazione e della mutilazione genitale. Sono le donne africane, infine, che riescono a organizzarsi per lottare per la pace e a mantenere la vita anche nelle situazioni più tragiche, in un impegno politico spesso capillare e non riconosciuto. Molto spesso con il rischio di subire violenza e sopraffazione. L’Africa oggi può sperare nel proprio futuro soprattutto a partire dalle donne comuni, quelle che vivono nei villaggi o nelle grandi città, in situazioni spesso di emergenza, e di cui le donne che sono emerse, sia nella politica, sia nella cultura, sia nell’attività imprenditoriale, non sono che un’espressione visibile
MODALITÀ
Lancio di un manifesto- appello firmato da personalità che hanno un ruolo internazionale riconosciuto.
Creazione di un comitato nazionale e internazionale in Africa e negli altri continenti;
Lancio capillare della campagna attraverso iniziative diffuse sul territorio per raccogliere firme all’appello: convegni, iniziative di movimento, incontri organizzati con donne africane, proposte di viaggi in Africa per incontrare realtà di donne organizzate, e altre ancora.
Diffusione del sito web multilingue http://www.noppaw.org, luogo ufficiale per conoscere le attività della campagna, per presentare storie di donne organizzate in Africa e per consultare le pubblicazioni e i dossier sulle tematiche di gender.
Il Nobel lo darei a quell’economista keniota -donna- che ha detto che è l’ora di smetterla di aiutare l’Africa…
In questo articolo tratto dell’anomalia UE:
http://stampa.ismea.it/Viewer.aspx?Date=Today&ID=200801298767345
Volevo segnalarle questo interessante sito web sulle possessioni e sugli esorcismi… una realtà che mi pare sia troppo messa da parte dai vertici della Chiesa Cattolica… Volevo chiederle che ne pensa.
Grazie.
http://esorcismi.altervista.org
Il sito mi sembra ortodosso. Tuttavia, coi diavoli è bene non fissarsi troppo…
Da cattolico praticante, mi pongo un quesito: come mai la Chiesa ammette ai Sacramenti gli omosessuali dichiarati e impedisce lo stesso ad una persona “separata” (magari per colpa del coniuge)?
Gradirei un Suo parere, sia per la stima che ripongo in Lei, sia perchè la questione riguarda una parente a me vicina, profondamente colpita da questo “vade retro” ecclesiastico.
Grazie.
P.S. Mi scuso, ma non ho trovato altro modo per contattarLa
Salve, gentile Cammilleri!
Mi sia concesso di condividere con Lei questa riflessione pubblicata su
http://www.aifr.it/pagine/notizie/050.html
Cordialmente MT
Grazie.
150 ANNI DI TRUFFE E DI RAPINE
dest. dott. Cammilleri Rino
c.a. dott. Krancic Alfio
Egr. Dott. Cammilleri,
Le volevo proporre il ricordo del pisano Narciso Pelosini (1823-96). la sua opera, composta nel 1871, si intitola “Maestro Domenico” (Sellerio, 1982). in una giornata del 1850 circa, il Sig. Domenico compie un’escursione campestre e , dopo una frugale merenda, si appisola sotto una quercia. al risveglio, si alza con la barba lunga e i vestiti lisi. rientrato in paese, scopre di trovarsi nel 1869.quali cambiamenti!!! i gendarmi e i giudici parlano piemontese e siciliano; il costo della vita è aumentato in modo più che proporzionale (si fa riferimento, per es., al costo dei sigari); la classe dirigente è uguale a quella descritta ne Il Gattopardo, per le volgarità e l’esibizionismo da nuovi ricchi.
vi sono riferimenti anche alle spoliazioni ecclesiastiche e ad appartenenze lobbistiche (chiamamole così) di un certo tipo. la vita politica, inoltre, è in mano a personaggi “più sudici di un bastone da pollaio” (ovvero il trespolo delle galline). alla fine, disgustato, il nostro eroe torna a dormire sotto la quercia, in attesa di tempi migliori. unico difetto: il Pelosini viene nominato senatore del Regno nel 1890. Ahimè, nessuno è perfetto. Resta, però, questo gioiellino, gustoso anche nella lingua ( simile a quella di Collodi).
Vengo ora al punto che mi premeva: poichè Lei ha firmato la sceneggiatura del fumetto de Gli Sconfitti, non può studiare una cosa analoga in questo caso?
per le matite vedrei bene Alfio Krancic.
note personali per il dott. Krancic: Mi perdoni il disturbo, ma secondo me è una buona idea per avvicinare gli adolescenti.
saluti sinceri
giuseppe.corsi.fi@gmail.com
giuseppe.corsi.fi@gmail.com
Ne parlerò con la ReNoir. Ma il libro si trova ancora?
penso di sì. se vi siano problemi provi a contattare controrivoluzione di P Cipriani. in caso negativo, io lo possiedo.
Caro dott Cammilleri,mi permetto di suggerirle la lettura di un fumetto ( so che non disdegna) l’ho scoperto per caso in libreria e l’ho trovato bellissimo e commovente, inoltre cosa rara l’autore è un cattolico, si tratta di fratelli di Roberto Battestini e si può leggere qui http://flipflashpages.uniflip.com/2/33515/60309/pub/ mi faccia sapere cosa ne pensa..saluti
Simone
Non riesco ad aprirlo. Mi dica dove si può comprarlo.
qui http://www.fumetto-online.it/it/ricerca_dettaglio.php?CODICE=68798
Mi pare ci sia un refuso. Pagina della biografia, secondo paragrafo: “fin d’ora”.
Può darsi…
a mario cervi
p.c. rino cammilleri
Caro Cervi, in Borgo Albizi, a Firenze, c’è una lapide che ricorda un miracolo di S. Zanobi, copatrono della città. Che si creda o meno a tal miracolo, ovvero la Resurrezione di un fanciullo, la lapide è molto antica e quasi coeva dell’episodio (V sec. d.C.). addirittura compare come intestazione la formula greca “siùn Theò” (con Dio). Un deficiente, che forse si annoiava, ha sporcato il lato destro di questa lapide con vernice spray. Ma fino a quando dovremo sopportare queste angherie?
Giuseppe Corsi Firenze
O NO!!!!! ANCORA LUI !!!!!!!!!!!!!!
Caro Cammilleri (visto che allitterazione, gente?)
può accogliere nella sua bacheca la mia invettiva contro Facebook?
Basti dire che:
1 ci resti anche da morto (molto discutibile)
2 la competenza giurisdizionale, in caso di reati o di risarcimento civile, è esclusivamente in USA (beh, forse meglio che in Italia……………………………………………… però, chissà che costi!)
3 esponendo candidamente i tuoi interessi ti sottoponi ad un vero mobbing sociale
giuseppe.corsi.fi@gmail.com
MAH! SARO’ MICA GRAFOMANE? grazie, Cammilleri, per la pazienza
A: libero-news.it
p.c. Rino Cammilleri, Giorgio Seveso, Don Beniamino, Elena Bianchini Braglia
Cari amici di “Certamen”, (mi concedete l’onore di questa espressione confidenziale?)
spira e sempre più forte spirerà il vento del CXXXXX nefasto e ferale. Fin dalle elementari, ho conosciuto il ricorso degli unitari all’Anànke del 1861, 66,70,18 (che sia la nipotina della Dea Ragione?). Con la presente ho compiuto un primo assalto da guastatore ( la Grande Guerra? Grazie, Savoia!). Potete intervenire anche Voi?
“ Sono pienamente convinto che che nella Sicilia e nel Napoletano la rivoluzione è finita. Vi possono essere alcuni pochi, che vogliono levarsi a rumore: ma si apre un manicomio e vi si cacciano dentro” . Nino Bixio, Camera dei Deputati, seduta del 14.III.1861 (discussione del progetto di legge per la proclamazione del Regno d’Italia)
Egr. Prof. Parlato,
in seguito a quanto appreso ne “La grande bugia” di Pansa Lei gode della mia completa simpatia. Tuttavia, dissento da Lei con riguardo a quanto riportato da Libero in data 3.X.10.In sintesi, Lei sostiene che “il Risorgimento- e questo talvolta lo si dimentica- non fu solo il processo di unificazione dei vari stati: fu anche il processo per cui a tutti i cittadini degli ex stati preunitari fu garantito un sistema politico fondato sulla rappresentanza. Magari ristretta (vo a braccio: non si arrivava al 5% della popolazione ndr), come è ovvio per un giovane stato che voglia difendere le proprie identità e la e la propria sicurezza”.il dilemma tra dittatura illuminata (sul modello ateniese di Pisistrato)e repubblica delle banane è, certo, di difficile ed ardua soluzione. Oggi, inoltre, è assodato che il Parlamento raccoglie una congrega di peones che devono schiacciare un bottone, con isolamento degli “idioti” che credono in qualcosa ( per info., chiedere a Gilberto Oneto o/e a Marcello Veneziani).La mia obiezione, però, muove da un altro fronte. Mi preme notare, cioè, che l’applicazione di una sorta di darwinismo storico all’800 italiano tende a sminuire troppi fattori. Il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana , prima della Rivoluzione francese, progettò una vera e propria Costituzione, dove si parlava di cittadini e produttori. Lo stato pontificio, chissà, avrebbe avuto in Pellegrino Rossi un riformatore all’avanguardia, se non fosse stato assassinato da mazziniani aut similia (le violenze del 900 nascono nell’ ’800: banale, ma prova a dirlo in un liceo).
Certamente, la storia non si fa con i se: però, la tassa del macinato, la leva obbligatoria, gli affari della Banca Romana, le imprese di Crispi e i cannoni di Bava Beccaris valevano la candela?
Cordiali saluti.
Giuseppe Corsi Firenze
Buonasera,
sto acquistando un po’ di libri del nostro grande apologeta. Ma Immortale Odium è introvabile. Non è che per sbaglio lo posso ricevere via mail dall’autore?
Neanche l’autore ha più copie.
egr. Cammilleri,
se è vero che gli italiani sono diventati schizzinosi per il lavoro, non si può , però, trascurare altri dati. io non ho mai preso in giro chi dava latino e greco ad ogni settembre; non ho mai deriso chi ha fatto il liceo con due bocciature: tuttavia, l’esame di stato di avvocatura ha premiato, nella sua aleatorietà, tante persone-diciamo- discutibili. ed oggi sono deriso dai nipotini di Freud, Marx e Marcuse. è proprio un albero avvelenato quello del 68: tante parole, ma i suoi virgulti, a 18 o a 26 anni, calano sul tavolo da gioco della vita degli assi socio-economici mica male! intanto, uno, invece di imparare la professione forense per cui aveva studiato, è finito schiavo in Egitto, tra fumo passivo, bestemmie gratuite, dequalificazione. i sindacati italiani non permetterebbero mai simili ingiustizie perpetrate a danno delle badanti rumene, come sanno tanti poveri malcapitati.
giuseppe corsi firenze
> Non è che per sbaglio lo posso ricevere via mail
LOL !
Vietato. Provi in bliblioteca pubblica.
12.XI
SIAMO TUTTI VITTORIO FELTRI
Egr,
ne “Il cimitero di Praga” si trova una interpretazione interessante di una vicenda risorgimentale oggetto del suo interesse. se non altro, sta arrrivando al grande pubblico (finalmente) il concetto che i drammi del 900 sono figli legittimi dell’800.
Sapevo, grazie.
caro Cammilleri,
il romanzo “Giuliano” (Apostata) di Gore Vidal segue l’impianto del romanzo epistolare. verso la fine, un filosofo scettico, protagonista dello scambio di lettere, riconosce il suo antico allievo migliore nella faccia di Giovanni Crisostomo! piangendo, erompe: “-il mio prediletto! E i Galilei me l’hanno rubato!”. ma Giovanni replica: ” – non rubato, ma trovato”.
sappiamo che tanti, con la scusa di “farsi tutto con tutti”, hanno causato tante derive ad una confessione religiosa ben determinata. io, lungi da questo metodo, voglio però rendere qui l’onore delle armi a Gore Vidal.
Mi chiamo Lisa, sono cattolica e vivo in Spagna. Questa lettera è una richiesta di aiuto; la infilo dentro a una bottiglia e la affido alle onde della web.
Mi sono trasferita in questo paese andaluso tre anni fa con mio marito, che è spagnolo; mi sono integrata senza problemi, ho un lavoro, una casa e mi piace vivere qua. Ma c’è qualcosa che manca, o meglio, che non è come dovrebbe; e purtroppo è la cosa più importante…
Prima di cominciare voglio fare una premessa: sono cattolica, sì, ma per molti anni sono stata lontanada dalla Chiesa. Ho abbandonato la mia religione per seguire le suggestioni dei movimenti new-age e delle filosofie orientali. Sono colpevole di arroganza, di ribellione e di stupidità. La mia conversione è stata recente, e sono tornata alla casa del padre come il figliol prodigo, in punta di piedi e piena di vergogna; ma appena entrata ho scoperto l’ammutinamento dei suoi servi… Non ho nessuna autorità per giudicare, non voglio farlo, solo mi appello all’autorità di Cristo; come ho detto all’inizio, la mia è soprattutto una richiesta di aiuto, la polemica non mi interessa e non rientra nelle mie intenzioni.
Ma cominciamo dall’inizio. Quando sono arrivata qui, la prima fase è stata quella dello stupore. Abituata a vivere in un paese pieno di chiese, stentavo a credere che in un comune di 7.000 abitanti ce ne fosse solamente una, e che tra l’altro fosse sempre chiusa. Apriva solo per le messe, due la domenica e una nei giorni feriali. Tranne il lunedì, perché quel giorno il sacerdote riposava. E per le confessioni? Dopo la messa si poteva andare in sagrestia, questione di cinque minuti; non ho trovato la fila nemmeno una volta…
Ma non volevo lamentarmi, non mi sentivo in diritto di farlo, avevo snobbato la Chiesa per tanti anni e adesso era la Chiesa che snobbava me. L’ho accettata come una sorta di espiazione. E poi cercavo di capire, di non essere troppo esigente; mi trovavo in un paese più laico dell’Italia, le usanze erano diverse, il sacerdote si vestiva con i jeans e la maglietta ed era un po’ difficile individuarlo, anche perché in Chiesa non c’era mai… Ma per forza, era solo, chissà quante cose doveva fare.
Poi mi accorgo che non è solo questo. È anche il modo di fare la messa. C’è qualcosa che non va. Forse non me lo ricordo bene, è passato tanto tempo… Così mi metto a consultare libri, cerco su internet, mi ripasso il Catechismo della Chiesa Cattolica. E in effetti qualcosa non va, non è così, non dovrebbe essere così. Il sacerdote modifica la liturgia della parola; dovrebbe essere lui a guidare l’atto penitenziale, invece lo fa sempre qualcun altro, un laico che sale sul pulpito e legge tutta la prima parte della messa. Ma non è la liturgia vera e propria; all’inizio penso che è per via della traduzione, non ho abbastanza dimistichezza con la lingua, eppure… Ogni domenica è diverso, l’invocazione “Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà”, è arricchita da frasi specifiche ogni volta diverse, e preceduta da riflessioni poetiche. Lo stile letterario è piuttosto mediocre, e sospetto che l’autore non sia esattamente un poeta; ma nessuno pretende che un prete si intenda di poesia, non ce n’è bisogno, la liturgia è già tutta scritta, basterebbe leggerla… Eppure tutta la messa è così, alterna brani della liturgia ufficiale (molti li omette, come ad esempio il Credo) a riflessioni pseudo-poetiche recitate alternativamente dai fedeli.
La liturgia eucaristica mi lascia ancora più perplessa, tanto che mi metto a cercare delucidazioni su internet. Trovo le istruzioni del Redemptionis Sacramentum e leggo che: se c’è un mumero sufficiente di ministri consacrati, non si devono designare ministri straordinari per la distribuzione della comunione. E allora perché, in una parrocchia che conta una settantina di persone nei giorni di massimo afflusso, delle quali soltanto la metà va a comunicarsi, il sacerdote è sempre affiancato da due ministri laici? Inoltre i ministri si alternano, fino ad ora ne ho contati otto, sei donne e due uomini. Dubito che abbiano fatto tutti il corso di preparazione e siano stati ufficialmente designati… Perché il vescovo dovrebbe istituirne così tanti in una parrocchia dove non va nessuno?
Leggo inoltre nel Redemptionis Sacramentum che il sacerdote, che sia affiancato o no da altri ministri laici, deve sempre e comunque distribuire la comunione. E allora perché lui certe volte non lo fa? Soprattutto nelle occasioni speciali, come la messa di Natale e quella di Pasqua, resta seduto e lascia fare agli altri. A Pasqua non mi sono comunicata per questo motivo. Voglio ricevere il sacramento dalle mani consacrate di un sacerdote, non voglio nemmeno toccarlo con le mie, piuttosto non vado. Forse anche altri hanno fatto come me? Non lo so, ma so che quando si arriva al momento della comunione, la fila del sacerdote è sempre quella più lunga. Questo provoca i borbottii delle ministre, che si offendono e lanciano occhiatacce; così il prete, per non contrariarle, certe volte non distribuisce affatto. Oppure lascia la pisside a una di loro, e lui usa un piattino di ceramica smaltata di quelli che si vendono nei negozi cinesi. E di ostie ce ne mette sempre poche, così quando le finisce, quelli che erano in fila da lui sono costretti a deviare sulla ministra al lato.
Leggo anche che è vietato distribuire le ostie non consacrate. E allora perché, dopo la messa, il sacerdote chiama i bambini in sagrestia per dare ad ognuno di loro una particola, sue testuali parole, “senza la parolina magica”?
Forse questo sacerdote non ha letto il Redemptionis Sacramentum. Allora cerco la versione spagnola del testo, ne faccio una stampa e gliela mando in forma anonima; mi sentirei in imbarazzo a parlargli, e non voglio che si imbarazzi lui… All’inizio ho fiducia e speranza. Prego per lui e prego anche per me, perché, se non sono degna di partecipare a questa mensa, a maggior ragione non posso “pretenderla”. Non oso. Quindi prego. E aspetto.
Ma la situazione peggiora. Mi accorgo che non è soltanto la poesia. A questo sacerdote piace anche il teatro. Soprattutto nelle occasioni in cui c’è molto pubblico. Così il giovedì santo, dopo il vangelo, in omaggio al vangelo di Giovanni, fa togliere le scarpe a quelli delle prime file, si mette in ginocchio con una tinozza e lava i piedi a tutti. Durante la messa di Natale, sempre dopo la lettura del vangelo, organizza una recita in costume. I bambini vanno intorno all’altare e fanno una rappresentazione di un quarto d’ora, dall’annunciazione alla nascita nella grotta, con tanto di scatti di foto, telecametre e applausi da parte dei genitori. Il tutto all’interno della messa…
E poi ci sono le prime comunioni. In questo paese quasi nessuno è praticante, ma la comunione del figlio è un evento sociale importante che coinvolge tutta la comunità, tanto che per la numerosa partecipazione i bambini vengono divisi in gruppi e le celebrazioni si susseguono per diverse settimane di fila, con la chiesa traboccante di persone tutti i sabati e le domeniche. La maggior parte di quei bambini, poi, non torneranno più in Chiesa dopo quel giorno. La maggior parte dei loro genitori non ci sono andati mai nemmeno prima. Eppure l’occasione è perfetta per un teatro: sono vestiti tutti così bene, e ci sono persino i fotografi. Allora si fa così: ogni bambino va a ricevere la comunione affiancato dai due genitori, in posa perfetta per la foto ricordo; prima il bambino la riceve dalle mani del sacerdote, poi il padre e la madre infilano la mano nella pisside, prendono un’ostia consacrata, la inzuppano nel vino e se la mettono in bocca. Molti di loro non sono abituati, qualche goccia cade per terra, si scostano per non macchiare il vestito… Quanti sanno davvero che cos’è quello si sono messi in bocca? Quanti si sono confessati prima della messa? Per ogni bambino che ha ricevuto il sacramento, quante comunioni sacrileghe ci sono state?
Adesso non sono più perplessa. Adesso comincio a stare male, e passo alla seconda fase. Mi metto a fare novene e digiuni. Chiedo perdono per i miei peccati. Prego per tutti i sacerdoti. Continuo a frequentare la messa, ma tante volte mi viene da piangere.
Mi sento molto isolata. Non so con chi parlare. Mio marito è indignato, certe volte preferisce non accompagnarmi in Chiesa. Per le vacanze decidiamo di fare un pellegrinaggio. Andiamo a Medjugorje e poi a Roma, passando per Venezia, Norcia e Cascia. Entro in tutte le chiese, prego tutti i santi. Nella chiesa di san Pietro mi metto in ginocchio di fronte alla tomba del primo Papa e gli chiedo perdono. Mi sottometto alla sua autorità e a quella della Chiesa. Recito il Credo ripetute volte.
Ma quando ritorniamo è ancora peggio. La situazione diventa intollerabile, non ce la faccio più. Dopo che a Norcia, nella chiesa di san Benedetto, ho avuto occasione di partecipare a una messa con il rituale romano, in latino, queste celebrazioni mi sembrano una farsa. Sto entrando nella terza fase. Adesso basta. Non voglio più che il mio Signore venga offeso. Anche il sacerdote, rinvigorito dalle vacanze, ricomincia più agguerrito di prima.
Si dichiara, durante un’omelia, favorevole al divorzio. Dice inoltre che le coppie omosessuali hanno il diritto di rivendicare i loro diritti. In sede di confessione mi aveva già detto che su certi argomenti non condivide le posizioni della Chiesa. È difficile ottenere l’assoluzione da un ministro quando gli confessi di avere rifiutato la maternità facendo uso di contatraccettivi, se lui ti ribatte, con un piglio ribelle e baldanzoso, che una donna ne ha tutto il diritto. Come se fosse “rivoluzionario” fare certe affermazioni… Diciamo che qui in Spagna, dove il matrimonio tra gli omosessuali è approvato dalla legge, sarebbe molto più rivoluzionario essere contro. Sarebbe più coraggioso rifiutare la comunione ai divorziati. Sarebbe più anticonformista opporsi all’uso dei preservativi…
Mi metto in fila per la comunione; come sempre, corro avanti per fare in modo di riceverla da lui; ma questa volta non me la vuole dare in bocca. Lo guardo sconcertata, non capisco; lui insiste perché la prenda con la mano. Faccio cenno di no. Alla fine lui cede, un po’ scocciato… So che ci sono opinioni diverse riguardo alla comunione in mano, ma la Chiesa difende il diritto del fedele di pretenderla in bocca. Questa però è la sua chiesa, qui le regole le decide lui. Il segno della pace, per esempio, va scambiato con almeno sei persone, il che comporta corsette tra i banchi e risatine nel bel mezzo della liturgia eucaristica; così per i bambini diventa come un gioco, tutta la messa a loro sembra un gioco. Dopo la comunione alzo lo sguardo. C’è una ragazzina di fianco all’altare, con il microfono in mano; è stata lì per tutta la messa perchè era parte del reading poetico. Ha ricevuto la comunione anche lei, e forse le si è attaccata al palato perché adesso, con un gesto plateale, si infila un dito in bocca e tira fuori l’ostia benedetta. Mentre lo fa ridacchia, poi se la rimette sulla lingua e ci gioca come se si trattasse di una gomma da masticare. Chiudo gli occhi perché non voglio più vedere. Poi devo chiudermi anche le orecchie perché cominciano le poesie… Adesso basta, davvero, in questa chiesa non ci voglio ritornare più.
Io e mio marito cerchiamo un’alternativa. Qua intorno, nel raggio di 60 chilometri, ci sono solo tre parrocchie. Oltre alla nostra che n’è una che dista 20 chilometri e un’altra 30. Decidiamo di andare in quella più vicina. Qui il sacerdote è ancora più sfacciato. Va all’altare con la chitarra, suona e canta circondato dai bambini; la comunione non la distribuisce affatto, ci pensano i vari ministri, lui si dedica a intrattenere i bambini… Usciamo prima della benedizione finale. La domenica successiva tentiamo con l’altra parrocchia. La celebrazione qui è più seria; è vero che anche questo sacerdote indossa i jeans, ma c’è di peggio, l’anno scorso ho assistito in questa stessa Chiesa a una messa celebrata da un prete che aveva alle orecchie due vistosi piercing d’argento. Anche qui i bambini stanno tutti intorno all’altare, però sono rispettosi e indossano abiti da chierichetto; ci sono anche bambine-chierichetto, il che non sarebbe del tutto corretto, ma comunque… Perlomeno il sacerdote si attiene alla liturgia e distribuisce da solo la comunione.
Durante l’omelia, era la festa di Cristo re, ci spiega che siccome Cristo è re, allora anche noi, in quanto cristiani, siamo tutti re. Non mi suona; vado a casa e consulto la Bibbia. Nella lettera ai Colossesi di san Paolo si afferma il primato di Cristo, capo del corpo della Chiesa, principio sovrano di tutte le cose, sia nei cieli che sulla terra, sia visibili che invisibili. Insomma, sembra chiaro chi sia il re…
Che siamo tutti dei re è un’idea new-age. Esseri di luce, reincarnati, creature immortali che hanno il potere di cambiare da sole il loro destino. Solo dopo essermi bruciata ho compreso la portata di queste teorie. Sono tutte idee luciferine. Forse ce lo meritiamo. Siamo stati noi, con la nostra arroganza, a chiamarlo. Sono stata anche io. E adesso lui si è insinuato persino nelle Chiese, difficile da sradicarsi come un’erba infestante.
In ogni caso scegliamo quest’ultima Chiesa. Ogni domenica facciamo 60 chilometri per andare a messa; ci mettiamo nei banchi più in fondo per non farci notare. Non siamo di questa parrocchia e mi imbarazza l’idea di dover dare spiegazioni, i sacerdoti si conoscono, probabilmente sono anche amici. Sul giorno di riposo, per esempio, sembra che si siano messi d’accordo: il lunedì non si celebra la messa in nessuna di queste tre parrocchie. Peccato. L’anno scorso, per il mese di novembre, avevo fatto il voto di andare a messa tutti i giorni per i defunti della mia famiglia, ma i quattro lunedì li ho persi tutti.
Per confessarmi dentro a un confessionale con un prete vestito da prete che mi assolva con la formula rituale, devo andare fino ad Almeria, 65 chilometri da casa. Per un totale di 130 tra andata e ritorno, più tre euro di parcheggio perché la chiesa è in centro.
Non so per quanto riuscirò a continuare. Adesso poi si è aggiunto un altro fatto. Io e mio marito aspettiamo un bambino. È stato un dono di Medjugorje, un altro “pezzo” della nostra conversione. Credo sia questo che mi spinge a scrivere, e che mi fa sentire tanta urgenza. Che cosa farò quando sarà nato? Dove lo farò battezzare? Come potrò educarlo in maniera cristiana? Quali esempi vedrà, che tipo di messe?
Mi sento molto sola. Faccio parte di una comunità che qui non ha riscontri. Non ho interlocutori. Non so a chi chiedere consiglio. Vivo una sorta di schizofrenia, perché devo sempre stare attenta, controllare quello che dice il sacerdote, verificare i testi: ma questo non può reggere, io non sono preparata, non ho studiato teologia, non è il mio ruolo! È come se mi operassero di appendicite e io al contempo dovessi stare attenta a dove taglia il chirurgo. Non può funzionare, sono troppo coinvolta. Non ha senso.
In questi anni ho letto molti libri. Libri di santi. Libri di autori cattolici. Sono stati loro i miei interlocutori. Allora mi viene un’idea, un’idea disperata e un po’ ardita… E se provassi a parlare con loro? Vado nella mia biblioteca e cerco i nomi: Vittorio Messori, Rino Camilleri, Antonio Socci, Nicky Eltz, Gabriele Amorth, Beppino Co, Patrizia Cattaneo, Michele Bianco… Alcuni di loro hanno un blog, qualcun altro ha un sito. Forse non riuscirò a raggiungerli tutti, ma lancio loro questa bottiglia.
Lo faccio per chiedere aiuto. Chiedo preghiere, prima di ogni cosa; forse da sola non ho pregato abbastanza. E poi chiedo un consiglio. Come ci si comporta in questi casi? C’è un’autorità a cui posso rivolgermi? In che modo posso farlo? Ammetto che l’idea di parlare con il Vescovo mi atterrisce; mi farebbe sentire come una delatrice. In ogni caso non voglio innescare una guerra privata. Non ho niente di personale contro questo sacerdote, non voglio offenderlo né giudicarlo. E poi, con che diritto? Forse sono io che sbaglio tutto… Vorrei soltanto poter andare a messa, fare la comunione e confessarmi secondo le norme della Chiesa Cattolica. Non so più cosa fare, e quando ci penso mi viene da piangere. Ho proprio bisogno che qualcuno mi aiuti. Tra le altre cose poi, noi donne incinte, con tutti i nostri sconvolgimenti ormonali, siamo piuttosto inclini all’isterismo…
Questa lettera può essere pubblicata e divulgata. Ringrazio anticipatamente quelli che avranno la gentilezza di rispondermi.
Lisa (lisarafa@gmail.com )
Cara Lisa, io da anni offro l’oretta di messa settimanale come sacrificio al Signore. Sopporto in silenzio. Tenga presente che, nella storia, le crisi della Chiesa durano decenni, a volte secoli. C’è stato un tempo in cui c’erano tre papi…
Forza Lisa: quando i generali tradiscono, c’è bisogno della resistenza e del coraggio dei soldati. cerchi su internet- esiste anche un web buono- anche il sito della rivista Sodalitium.
sono stato a trovare Don Furno (classe 1913) all’ospizio dei preti di Firenze. molte vecchie querce del clero fiorentino hanno applicato il Vaticano II con onestà, restando fedeli a Trento e alla Rivelazione Eterna. chiedendoVi una preghiera per questi miei amici speciali (c’è anche il Padre Battazzi), resto comunque atterrito dalla lettera “iberica”.
12.I.11: il Tribunale di Firenze ha accolto un ricorso per la nomina
di un “particolarissimo” tutore: questo soggetto, in caso di perdita di
coscienza del tutelato, potrà dare il diniego alle cure mediche. ma non siamo già all’eutanasia? “i giudici non hanno scritto eutanasia, e blablabla”.
Egregi, non ho potuto reperire il numero di tale ricorso; mi permetto
comunque di provare ad urlare dai tetti.
Giuseppe corsi firenze
Unita’ ! Correnti in Rifondazione; correnti nel PD; fuorusciti dal PD; IDV; è una gamma sinistra che trova unità (larvata) contro la Chiesa e palese contro il capo del Governo. Le correnti ci sono dappertutto,ma di solito dovrebbero essere coerenti con il loro settore politico; premetto che chi vi scrive non è berlusconiano, tuttavia fa male e stanca sentire sempre invettive contro la persona, demolire l’individuo. Non è politica,questo modo di usare i termini ed i mezzi peggiori per far colpo sulla massa, per distruggere. Fanno bene Berlusca e Fini a resistere !!!! Come vorremmo vedere un modo migliore di reggere questo NOSTRO paese, presentando esempi educativi, dando speranza ai giovani, incentivando il desiderio di riuscire in qualcosa che dia comunque modo di guadagnarsi il pane, come facevamo noi da giovani, senza pretendere tutto da tutti, ed il posto certo, senza guadagnarselo. Chi vi scrive è una mamma di quattro figli. Anziana, ma con tanta voglia ancora di fare: prima lavoro per la famiglia, rispetto verso chi ci dava il lavoro,poi libera professionista, ora volontaria per gli altri. Una lunga storia. Ma contenta.
Grazie per avermi letto fin qui.
Buon Anno ! (lasciare anonimo)
Sono un suo affezionato lettore
Ho qualche difficoltà a trovare il fumetto da lei sceneggiato “gli sconfitti”.
Ha qualche consiglio da darmi? abito a Torino.
Oppure se è possibile ordinarlo tramite Intenet.
La ringrazio anticipatamente per la pazienza.
Lo si trova o nelle fumetterie specializzate o scrivendo alla ReNoir.
Egr. Granzotto,
provo ad aprire un secondo fronte per alleggerire gli amici
neoborbonici. apprendo che ne Le mie Prigioni del Pellico sussiste
un’invenzione: l’amputazione da macellaio, in realtà, non avvenne,
giacchè i prigionieri godevano delle cure della scienza medica
dell’epoca. può illuminarmi? giuseppe corsi firenze
ecco la fonte da esaminare:
RC sta per Radici Cristiane
RC n. 37 – Ago/Set 2008
In nome dell’Imperatore
FAUSTA GARAVINI – Cierre, Verona 2008, pp. 322, € 12,50
Negli anni Venti dell’Ottocento, certificano i comunicati di polizia,
la quasi totalità del popolo del Lombardo-Veneto era contrario ai
sommovimenti, scottato ancora com’era dal passaggio del terrore
giacobino prima e dalla vendita napoleonica di Venezia all’Austria
poi. Le sirene carbonare esercitavano ben scarso influsso e, tranne
qualche testa calda, i cosiddetti “patrioti” erano solo poche decine
di illusi, lontanissimi dal resto della popolazione.
Come è stato possibile, dunque, che questi pochi agitatori, talvolta
veri e propri criminali (si veda per tutti il caso dell’assassinio di
Pellegrino Rossi), nel giro di qualche decennio siano assurti al ruolo
di divinità laiche, di martiri dell’Unità italiana? La risposta
consiste principalmente in una parola: propaganda. E lo strumento
maggiore di tale propaganda fu un “romanzo”, Le mie prigioni di Silvio
Pellico, in cui l’autore, sotto forma di memoriale, descriveva, con
abbondanza di fantasia, la propria detenzione nel carcere moravo di
Spielberg, divenuto da allora sinonimo di prigione terribile.
Peccato che lo scrittore si sia lasciato prendere dalla “sindrome di
Ulisse”, che abbia vergato pagine memorabili (una per tutte, la famosa
amputazione della gamba di Maroncelli) dai colori foschi, ma non
conformi alla realtà. Peccato che abbia omesso di ricordare la
presenza di quattro chirurghi giunti da Vienna per curare il malato in
questione (altro che barbiere munito di sega!), peccato che non abbia
descritto il trattamento più che dignitoso riservato ai prigionieri
(biblioteca personale di cento volumi, vitto aggiuntivo,
riscaldamento, niente isolamento) per cui più che una vera e propria
carcerazione, la detenzione in Moravia si potrebbe assimilare ad una
vacanza forzata.
E peccato, soprattutto, che Pellico non faccia parola del pubblico
ministero che condusse l’inchiesta, Antonio Salvotti, magistrato
brillante (concluderà la propria carriera a Vienna come membro del
Consiglio Segreto), persona tanto intelligente quanto umana, al quale
lo stesso Pellico scriverà alcune lettere di ringraziamento per il
comportamento tenuto durante le indagini e il processo (Salvotti non
solo aveva chiesto pene miti, distinto tra illusi non pericolosi e
menti criminali – primo fra tutti Confalonieri, già tra i linciatori
del conte Giuseppe Prina, ministro napoleonico delle finanze – e si
era battuto perché venisse concessa la grazia).
Il motivo del successo del fantasioso memoriale era individuato già
all’epoca dallo stesso Salvotti nella segretezza del processo: un
pubblico dibattimento, sosteneva il magistrato trentino, avrebbe
evitato la nascita di mille calunnie che avrebbero portato a
modificare nella popolazione l’idea dell’Austria come buona madre e
avrebbero diffuso l’idea di una annessione al Piemonte come panacea
per tutti i mali. Invece, la segretezza delle procedure fece
fantasticare di inquisitori da tregenda e di torture psicologiche,
facendo assurgere a martiri figure mediocri di cospiratori illusi,
pronti ad accusarsi a vicenda. Se fosse stata conosciuta da tutti la
vicenda dei cospiratori sarebbe risultata una farsa, non certo quella
tragedia dipinta dai memoriali dei prigionieri, primo fra tutti quello
celeberrimo di Pellico, insegnato anche (e soprattutto) alle scuole
elementari.
La francesista Fausta Garavini per una volta abbandona il suo usuale
campo di studi per dedicarsi alla ricerca storica attraverso lo studio
dei documenti processuali, delle relazioni di polizia e delle fitte
corrispondenze tra vari personaggi del Risorgimento italiano per
redigere, dopo anni di studio, un romanzo delicato e interessante
incentrato sulla vituperata figura di Antonio Salvotti, mente lucida
al servizio dell’Imperatore ma cuore aperto a cercare di comprendere
la reale partecipazione alle trame carbonare dei vari arrestati,
desideroso di non fare di ogni erba un fascio, come accade invece alla
maggior parte dei magistrati in cerca di facile pubblicità. Ne risulta
un romanzo che scava approfonditamente nella psicologia del
personaggio principale e di tanti coprotagonisti, ma che descrive
anche la società del primo Ottocento e sfocia nella conclusione che,
se non fosse stato per la propaganda, non vi sarebbe stato alcun moto
anti-austriaco.
L’opera di Pellico dimostra come talvolta la letteratura possa
rivelarsi più forte delle stesse bombe mazziniane. (RC n. 37 – Ago/Set
2008)
il 15 febbraio ricorre la Madonna del Conforto, adottata come vessillo
dai Viva Maria. i nostri Toscani riuscirono a vincere le truppe
d’occupazione francese, i cd. Nuvoloni (nei proclami cittadini e
rurali essi usavano la formula Nous Voulons, noi vogliamo…..).
certo, Napoleone era in Egitto, ma comunque non fu impresa da poco.
sperando di non offendere chi non crede, riporto due strofe dell’Inno
alla Vergine “aretina”:
se in ciel nembi si addensano
e se la terra trema
ancora senza tema
fidiamo in tua bontà.
per Te se ostile esercito
calpesta il nostro suolo,
Vergine,è un grido solo:
vittoria e libertà.
niente male per degli analfabeti.
Ci farebbe piacere anche il resto.
A Silvio Pellico ho dedicato un intero Kattolico sul “Timone” a suo tempo. Lo cerchi.
Bianca Regina, fulgida
stella del vasto mare,
come dura ci appare
la nostra via quaggiù!
Ma il tuo sorriso, o Vergine,
è a noi conforto e vita
e l’anima smarrita
ritorna al tuo Gesù.
In un giorno di lacrime,
ne la taverna oscura,
bella, la tua figura,
come un sole splendè.
Allor questo tuo popolo
Ti chiamò suo “Conforto”:
dal dolore risorto
a la gioia, per Te!
Se in ciel nembi si addensano
e se la terra trema,
ancora senza tema
fidiamo in tua bontà.
Per Te se ostile esercito
calpesta il nostro suolo
Vergine è un grido solo:
vittoria e libertà!
Ormai, fra noi, da secoli
chi lotta e chi dolora
in Te dolce Signora
la pace Sua trovò:
onde dai bei palagii
e l’umili sue stanze
i voti e le speranze
Arezzo a Te sacrò.
Ancora i nostri pargoli
pegno dell’avvenire
veniamo a benedire
o Vergine al tuo piè;
e tutti i nostri cantici
e tutti i nostri fiori
e tutti i nostri amori
o Madre son per Te!
Nel 1552, a Siena, un soldato spagnolo mandò in frantumi la statua della Madonna di Provenzano. Alcuni operai salvarono la testa riponendola nella nicchia. Questa testa venne posta su un busto d’argento. Tale culto arriva nella vicina Arezzo (Firenze era già sede della SS.ma Annunziata).
la sera del 15. II .1796 , in un periodo di forti scosse sismiche, tre calzolai entrarono nella cantina di un ospizio camaldolese, presso una porta cittadina, per comprare il vino. Uno di loro accese una candela di fronte ad una Madonnina annerita dal fumo secolare. Dopo le prime litanie, ecco il miracolo: la Madonna diviene bianca e lucente (varie testimonianze coeve di soggetti accorsi, raccolte dal vescovo Marcacci). sia come sia, il terremoto cessa e la Madonna viene collocata in cattedrale.
Vari ex voto.
Occupazione francese: contesto conosciuto (ruberie, alberi della libertà etc.).
6 maggio1799 : inizia l’insurrezione, al grido di Viva Maria. Si arriva a Firenze il 6 luglio. Vi è addirittura una sorta di Giovanna d’Arco locale: Cassandra – Sandrina- Mari, di Montevarchi.
Visto il riferimento chiaro e netto all’Insorgenza, ritengo che il testo dell’inno sia quantomeno ottocentesco (se fosse nato successivamente, avrebbe subito delle probabili censure! Il testo di uno studioso di nome Brigidi, gli insorgenti o il Viva Maria, è fortemente critico-diciamo così- e siamo nel primo novecento).
Da notare che stiamo parlando di una zona mistica (vedi Camaldoli e la Verna).
Oggi vi si registra la presenza di sette esoteriche, come nel pistoiese.
Questa invece è del giudice Mario Sossi:
Pietoso Iddio
Signore degli Eserciti
liberaci dalle catene e dalla vergogna. (Genova 2008)
Perfetto, grazie.
Egr. Cammilleri,
gli scritti di Don Bosco sono monumentali e non so dove cercare: sa spiegarmi perchè il Nostro criticasse negativamente i Promessi Sposi?
Forse li trovava, per certi aspetti, melliflui o di posa?
Attendo risposta, grazie.
Gc Firenze
Non lo sapevo. Forse perchè Manzoni era un catto-liberale? O perchè il libro parla male, sbagliando, del dominio spagnolo su Milano?
Gentilissimo Camilleri,
le scrivo per segnalarle che ho di recente scansionato e messo online il suo articolo “La verità su Galileo”
pubblicato sul numero 90 di Fogli nell’anno 1984.
Trovo che l’articolo sia un punto di riferimento per la ricostruzione della vicenda, e qualora volesse scaricarlo, per ripubblicarlo sul suo rito, lo può trovare al seguente indirizzo: (sono 17 MB):
https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=explorer&chrome=true&srcid=0B0q_zfekXpBZYzcwZjBiZGQtNTI0YS00NDJjLTgyMjgtYjI3ZjZjZTdlY2Qw&hl=it
Ho eseguito anche una conversione in testo del documento: quando avrò ultimato la correzione, conto di segnalarglielo.
Un cordiale saluto
Fabio Carpenedo
E’ stato riversato, rivisto e ampliato, nel Quaderno del Timone “Il caso Galileo”. Grazie, comunque.
UN CONTRADDITTORIO
destinatario: sito on line de Lo Straniero, di Antonio Socci
p.c.:
Sodalitium
Storia Libera
Centro Studi Risorgimentali
Rino Cammilleri.com
Autonomia Toscana
c.a. Il Cinghiale Corazzato
chiedo pubblicazione della presente sulla rivista on line de Il Cinghiale Corazzato, sollecitando il numero più ampio di interventi possibili al fine di creare un dibattito aperto, leale e reale. (nonché sagace, efficace, tenace. Sperem!)
Egr. Socci,
come farLe capire le mie inclinazioni? Proviamo così: ritengo fondamentale il Suo testo de “I nuovi perseguitati”; ritengo doveroso appoggiare la Sua battaglia contro il c.d. Testamento biologico; ritengo prezioso il Suo lavoro sulla persecuzione di Don Bosco (fine anni ’80!).
nonostante sia dato questo “perimetro di gioco”, mi permetto di contestare la Sua seguente dichiarazione:
“D’altra parte il Regno dei Savoia è sempre stato cattolicissimo.
Con la restaurazione fu l’unico regno italiano, insieme allo Stato pontificio, ad abolire il Codice napoleonico: “la dinastia sabauda” scrive De Leonardis “aveva dato alla Chiesa cinque beati e vantava titoli di fedeltà al Cattolicesimo che fino al 1848 erano forse superiori a quelli dei Borbone e degli Asburgo; a differenza di questi ultimi i sovrani sabaudi non si erano compromessi con le idee illuministe e massoniche”.
Sarà l’ultimo re d’Italia infine a donare alla Chiesa la più preziosa delle reliquie: la Sindone.
Che l’unificazione d’Italia sotto il re sabaudo – con Cavour – abbia preso la forma di un conflitto contro la Chiesa è una di quelle tragedie storiche che probabilmente nessuno volle in maniera deliberata.
Basti pensare che il Regno sabaudo nel suo Statuto proclamava il Cattolicesimo come sua religione ufficiale.
E poi c’è anche il cattolicesimo di molti patrioti (come il Pellico) e infine il fatto che lo stesso Pio IX era un entusiastico sostenitore dell’unificazione nazionale (per via federale).”
Lo Straniero, 13.II.11. NDR : sottolineatura del sottoscritto
al giorno d’oggi, esistono ancora fior di tomisti che, difendendo le interconnessioni tra reale, razionale e linguaggio, potrebbero fare a pezzi quanto sto per dire (e, pensando ad una Loro eventuale Consulenza Tecnica d’Ufficio sul punto, già mi tremano le vene e i polsi…………..
un po’ anacoluto, ma efficace.). Visto ciò, sostengo che la definizione del Cattolicesimo quale religione di stato nel Regno Albertino sia una MERA concessione alla tradizione, SVUOTATA DI OGNI SOSTANZA. Argomento questo assunto:
giuridicamente, perchè tale riconoscimento non impedì le leggi Siccardi ((spoliazioni varie e soppressione degli Ordini Contemplativi). A tal proposito, specifico che uno statuto ottocentesco ha la forza di legge ordinaria, sempre e comunque riformabile da leggi successive;
in via analogica,, perchè la Costituzione dell’Urss riconosceva la libertà religiosa per tutti (ed infatti s’è visto……………);
in via subordinata ed alternativa (come aut-aut), qualora sia riconosciuta l’onestà di fondo dello Statuto Albertino nei confronti del Cattolicesimo (ma al momento attuale non ne vedo le prove), continuo a sostenere che tale espressione formale naufragò di fronte ai fatti successivi.
( come dite? in questo anche la Repubblica italiana non è messa tanto bene? Beh,………………..)
cordialità sincera ( sperando sempre in buone notizie su un difficile “Vietnam” che, ahimè, la vede
impegnato)
Giuseppe Corsi Firenze, 5.III.11
Caro Cammilleri,
ho letto con tristezza i fascicoli sul Risorgimento finora pubblicati da Il Giornale.
Vi si riconosce la più trita vulgata laicista e vetero-anticlericale, secondo la quale i cattolici, arroccati attorno a Pio IX, voltafaccia verso i liberali che lo avevano creduto dei loro, costituivano il versante reazionario, nemico del progresso e dell’unità d’Italia (es. fascicolo 16 pag. 180-181).
Possibile che i cattolici fossero così intransigenti contro il bene e che volessero solo preservare intollerabili privilegi?
Addolora che sia ignorato completamente una vasta letteratura, compreso il bel libro di Tornielli su Pio IX, non so se per radicato pregiudizio o per semplice incompetenza (perchè chi pretende di scrivere di storia trascurando una posizione e la letteratura che produce è superficiale ed incompetente).
Sarà possibile assistere su Il Giornale ad una discussione ed un’informazione che inizino a fare giustizia di queste calunnie? Possibile che i cattolici, quando si qualificano e spiegano le loro ragioni diverse da quelle dei “laici” siano sempre “intransigenti”? Non agiamo mai secondo ragione ma solo per cieco fideismo?
Cordiali saluti
Corrado Godani
Purtroppo non ho voce in capitolo sul Giornale.
in “Perfido ottocento.16 picole cronache”, di Sergio Anselmi, de Il Mulino, si trova, in “Rivoluzione”, una vicenda molto istruttiva. È quella di Alvaro Barabicchi, “garzone di ciabattino, inchiodato ad un graveolente deschetto con due vecchi scarpari” . Siamo a Scorzano, paese della legazione di Fermo, nello Stato pontificio. Il poveretto vi conduce una vita grama, tra i fumi degli acidi, delle colle e delle resine, tra crudeltà di paese varie ed assortite (ad opera del curato latifondista, dei benestanti del capoluogo etc.). nel 1849 il Nostro si ritrova a Foligno con altri volontari: un garibaldino li conduce a Roma. Il quadro è molto interessante: “i romani continuavano nelle loro faccende”; “era curioso vedere alcuni religiosi con la camicia rossa indossata sul saio o sulla veste, andare in giro con fucile e bandoliera, inneggiando a Dio e al Popolo”. L’avventura finisce male: mentre i più furbi, con la nomea di “moderati”, trovano asilo nel regno sardo, Alvaro, ruminando contro gendarmi, preti e padroni, non vuole tornare più a casa e si rifugia a Corfù, da dove viene espulso come indesiderato dal governatore britannico.
Con due camerati il garzone ripara in Sicilia, tra le campagne di Ficuzza e Donna Giacoma. Le imprese alla Robin Hood non vengono capite dai poveri locali, destinatari- almeno nominalmente- dei proventi del brigantaggio da strada. I tre stranieri (parlano infatti una lingua forestiera) vengono traditi dai loro “protetti” e il tribunale del barone Don Corlèo, di Corleone, ne decreta la fucilazione sommaria. A Scorzano,dopo il 1860, eressero una statua al “generoso garibaldino morto in esilio per la patria redenzione”.
E di sicuro sarà andata così anche nelle valli di Bergamo-città-dei-mille: si sarà sparsa la voce, tra i giovani, che qualcuno stava cercando volontari, offrendo una divisa, vitto e soldo giornaliero. Mi direte che da Neanderthal in qua è sempre stato così: bene, ma allora perchè fare il santino di Garibaldi?
Ps: a pensare su queste rivoluzioni-gioco per ricchi, che perdurano fino agli anni ’70 del xx sec., mi domando sempre: chissà quante vittime strumentalizzate dai cattivi maestri di turno (non vedo perchè dovrei essere l’unico bischero, nel contesto odierno che durerà ancora mesi, a non far domande retoriche e ovvie)?
Gli stati preunitari si chiamano, in filatelia, stati antichi. La “vexata quaestio” su quale sia il primo francobollo italiano viene risolta dalla maggioranza (chi l’avrebbe mai detto, è una vera sorpresa!) a favore del regno di Sardegna ( primi mesi del 1851), in quanto il Lombardo-Veneto (1850) viene liquidato come stato d’occupazione straniera. A tal proposito, chiedo al Cinghiale di indire su queste pagine un bel referendum!
La serie lombardo-veneta 1850-57 riporta lo stemma Asburgo-Lorena (eredità del matrimonio tra Maria Teresa d’Austria e Francesco Stefano di Lorena, granduca di Toscana dopo l’estinzione dei Medici con Gian Gastone), caricato sull’aquila bicipite; seguono le serie con effigie in rilievo di Francesco Giuseppe, volta a sinistra, 1858-62, a destra, 1861-62, e di nuovo l’aquila bicipite (1863).
per il regno sardo v’è il “re galantuomo” di profilo dentro una cornice ovale, appunto 1851( e così sarà per i territori annessi al nuovo regno d’Italia). Seguono: le poste modenesi, 1852, con l’aquila coronata estense;
Parma, 1852, con il giglio borbonico racchiuso in un cerchio;
Toscana, 1851, con il Marzocco coronato (il Marzocco è il leone sacro di Marte, secondo l’antica araldica della Repubblica Fiorentina, la quale dietro Palazzo vecchio, nell’attuale via dei Leoni, installò un serraglio con il re della foresta. Ed il povero animale visse anche a lungo, morendo sdentato e spelacchiato!);
stato pontificio, 1852, con il triregno e le chiavi decussate (una curiosità: il francobollo da 20 Bai, con le cifre dentro un rettangolo, e il territorio, “Romagne”, riportato in calce, del 1859);
Napoli, 1858, caricato con gigli, Trinacria e cavallo, e Sicilia, 1859, con l’effigie di Ferdinando II.
Negli anni ’50 del XX sec. vi sono stati i centenari, ovvero le riproduzioni dei suddetti nel francobollo delle Poste Italiane dedicato a ciascun stato. Volete ridere? Nel catalogo Bolaffi del 1970, non trovo comunque un centenario del Lombardo-Veneto. Curioso……………………….
Salve Cammilleri, le segnalerei un nuovo programma gratuito per la ricerca approfondita in un archivio di testi cattolici, che può prendere qua:
http://dedaloprg.altervista.org
Grazie e buon lavoro.
Max
Grazie a lei.
Dest: Mario Cervi
pc: Alfio Krancic, Stefano Lorenzetto, Storia Libera, Sodalitium
chiedo a Il cinghiale corazzato di fungere da “agorà” di discussione in materia, sub la rabbia di Guareschi. grazie
Egr. dott. Cervi,
in data 6.IV ci riferisce di aver visto un DeGasperi prostrato dal processo per diffamazione a mezzo stampa a carico di Guareschi. Per amor di completezza: Giovannino aveva pubblicato lettere, poi riconosciute come falsi (ma siamo proprio sicuri?), in cui l’uomo politico invitava gli Alleati a bombardare Roma (nell’ottica del “tanto peggio tanto meglio”, sperimentata anche nel Triangolo della Morte dai Gap e Sap comunisti). Avrei gradito, però, almeno una menzione a favore del povero scrittore! Uomo tutto d’un pezzo, non ricorse in appello e scelse la reclusione (mi sembra a Parma). Il regime carcerario applicatogli fu duro (per intenderci, erano i tempi del cd bugliolo). Tornato in libertà, raccontò che non avrebbe mai immaginato che un carcere italiano sarebbe stato più duro della prigionia in un campo di concentramento tedesco, sofferta come militare che non aveva aderito alla RSI. Né Vittorio Emanuele III né Badoglio, a mio avviso, meritavano questo esempio di fedeltà ad un giuramento! Ma, come scrisse il Nostro in Don Camillo e Don Chichì, ristampato-senza le pesanti censure del centrosinistra dell’epoca-nel 1996 circa, certe cose esistono anche se la gente non può vederle: pietà, onestà, pudore, onore e fede.
Ps: già che siamo in tema di glorie “patrie”: a mio avviso Masaccio, morto a 27 anni, supera di gran lunga certi personaggi che , a distanza di 150 anni, godono di una agiografia ancor oggi molto discutibile.
(nota per chi legge in copia: Cervi, in pieno diritto, critica negativamente i cd neoborbonici. Mi piace rispondere con questa provocazione)
Giuseppe Corsi Firenze
Salve, vorrei scriverLe una mail per chiederLe dei consigli, ho cercato in tutto il suo sito ma non ho trovato il Suo indirizzo e-mail, sarebbe così gentile da indicarmelo? O è possibile scriverLe solo su questo sito?
Grazie per l’attenzione
Scriva pure qui.
Nuova versione di Dedalo, il primo software gratuito per lo studio della letteratura cattolica e cristiana.
http://dedaloprg.altervista.org
Cordiali saluti.
Max
p.s.
Per un’occhiata veloce senza perderci tempo, ecco qua alcuni video di esempio:
http://dedaloprg.altervista.org/video.html
caro Cammilleri, chiaramente conosco i danni del cd “sociale” sulla spiritualità cattolica. nondimeno, le invio quanto segue, sperando che i fruitori del sito possano farne buon uso in situazioni difficili a loro conoscenza.
“”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”
Il 30 giugno 2011 scade il termine per la presentazione delle domande di prestito agevolato – “Fondo di credito per i nuovi nati” – previsto per le famiglie i cui figli siano nati, o siano stati adottati, nell’anno 2010.
Per i bambini nati o adottati nel 2011 la domanda potrà essere presentata entro il mese di giugno 2012.
Tale agevolazione, riferita ai bambini nati o adottati nel triennio 2009-2011, consente ai genitori di richiedere un prestito, a tasso agevolato, di un massimo di 5000 euro presso le banche che hanno aderito all’iniziativa governativa.
Per maggiori informazioni sul fondo di credito per i nuovi nati, compresi gli istituti di credito aderenti, è possibile visitare la pagina dedicata del sito http://www.fondonuovinati.it o il contact center, gestito in collaborazione con l’INPS, raggiungibile al numero verde 803.164.
Il Fondo è stato istituito nel 2009 a seguito di un protocollo d’intesa tra il dipartimento delle politiche per la famiglia e il Presidente dell’ABI con il quale si avviava la fase operativa per la concessione di prestiti, a tassi particolarmente agevolati, alle famiglie con figli nati o adottati nell’anno in corso.
Le operazioni di finanziamento effettuate dalle banche sono garantite dal fondo per le politiche della famiglia fino ad un massimo del 75% dell’eventuale insolvenza, tramite un apposito stanziamento.
Il prestito, che può essere concesso per un ammontare non superiore ai 5 mila euro, da restituire in 5 anni, è finalizzato ad agevolare le famiglie in un momento in cui devono far fronte alle più comuni spese legate alla nascita e all’assistenza dei nuovi figli.
Un’attenzione particolare è posta nei confronti dei bambini affetti da malattie rare, per i quali il prestito sarà assistito anche da un contributo in conto interessi.
Fonte: Ministero delle politiche per la famiglia 03/06/2011
“”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"”"” valete
Grazie, buono a sapersi.
PER I PIU’ PICCINI.
caro Cammilleri, credendo nella positività del fumetto d’autore, le invio i seguenti titoli, che dovrebbero essere stimolanti e edificanti per i giovani (almeno ci ho provato, ndr):
Alan Ford, di Magnus &Bunker
n.7, una gita a San Guerreta- satira sull’imperialismo USA in America del sud, ove i piani Marshall della situazione sono utilizzati dai caudilli locali per i propri lussi. Novembre 1969
n.10, Formule- satira sulla sinistra nelle fabbriche. Un agente segreto russo, riccamente vestito, strattona un operaio, apostrofandolo come vile capitalista, e invitandolo a cedergli il passo quale proletario. Febbraio 1970
n.40, Ecologia- un pazzo, Aseptik, vuole distruggere la Terra. Per mascherare i suoi intenti reali, organizza convegni contro l’inquinamento. L’agente Bob Rock, sbadigliando, si chiede perchè, tra tante chiacchere, nessuno costruisca i depuratori. Siamo nel 1972!
n.73, il dottor Cancer: uno scienziato denuncia le multinazionali del tabacco. Siamo nel 1975.
Batman, the killing Joke, A. Moore e Brian Bolland, 1988- il lettore scopre in medias res che il criminale Joker, prima di un incidente chimico, era una vera e propria vittima della società. Nel duello con Batman, il delinquente chiede all’eroe perchè, lottando contro il crimine, finga che tutto abbia un senso. La risposta è da brividi:
“forse le persone normali NON cedono sempre. Forse, quando ci troviamo nei guai, non è detto che dobbiamo strisciare sotto un sasso.”
Asterix, Goscinny e Uderzo.
Asterix e il duello dei capi- si assiste allo scontro tra i Celti del villaggio e i Galli latinizzati, che torneranno- rari aves- alla Tradizione.
Asterix e la Obelix spa: non occorre chiamarsi Catone per capire che l’avidità e l’ingordigia hanno distrutto la Roma repubblicana. Perchè non replicare con i resistenti?
Asterix e il regno degli Dei: una città à la page in una foresta antica, nuovi abitanti, nuovi bisogni, riqualificazione turistica di una società ancestrale……….Goscinny era un genio.
Cammilleri mai-abbastanza-lodato, la situazione in Kosovo è drammatica (narcotraffico, islam radicale etc.).
può pubblicare quanto segue? da http://www.luomolibero.it:
MISSION TO KOSOVO
13 – 19 aprile 2011
Mercoledì 13 aprile si parte. Alle 6.00 ritrovo a Busto e poi via: destinazione Belgrado. Bel tempo e poco traffico, tutto lascia prevedere un viaggio piacevole. Il navigatore indica dieci ore all’arrivo, soste comprese. Alle 18.00 saremo a destinazione, in tempo per goderci un po’ di buona cucina serba e una camminata per le vie acciottolate di Skadarska (la centralissima strada in stile Bohemien di Belgrado).
Non è andata così in realtà: abituati alla libera circolazione delle merci tra gli stati dell’Unione non abbiamo considerato cosa significhi avere a che fare con le dogane. Poco importa che la merce trasportata (gli aiuti raccolti in questa prima fase del progetto: 22 Personal Computer per aule scolastiche, medicinali, giocattoli, cancelleria e dolci pasquali) abbia una destinazione umanitaria. Complessivamente, tra Croazia, Slovenia e Serbia, abbiamo perso ben otto ore per le incombenze burocratiche, oltre alla cauzione di 500€ e altri 65€ di tariffe e balzelli doganali. Raggiungeremo la capitale solo alle tre di notte, esausti. Prima di addormentarci, pensiamo che forse l’Unione Europea a qualcosa serve. Queste Strade d’Europa, tanto amate, le vivremo certamente in altri modi.
Giovedì 14 incontriamo nel Palazzo del Governo di Belgrado la dott.ssa Kruna Petkovic e la dott.ssa Sladjana Marcovic, rispettivamente Sottosegretario del Ministero di Belgrado per il Kosovo e Metohija e Assistente, già incontrate nella spedizione di capodanno. Oltre al piacere di ritrovarsi, accogliendoci con un banchetto allestito nell’ufficio del Sottosegretario, facciamo il punto della situazione sul progetto. I ringraziamenti non ci sembrano né dovuti né forzosi: quello che stiamo cercando di fare per loro è molto importante. Purtroppo ci informano che appena due giorni fa è stata distrutta un’altra Chiesa Ortodossa in Kosovo e che il progressivo ritiro delle truppe della KFOR programmato sarà un disastro. «Chi proteggerà ora la culla della nostra cultura?» ci domandano preoccupate e ci pregano di far conoscere il più possibile la terribile situazione del Kosovo. Impresa ardua, pensiamo noi, ma da cui non ci tireremo indietro. Con questa promessa ci accomiatiamo. Domani ripartiremo con destinazione Mitrovica. La seconda fase del progetto “Accendiamo la Speranza” comincia ad entrare nel vivo.
Venerdì, 15 Aprile
Alle 9:00 puntuali lasciamo Belgrado e indirizziamo i nostri due mezzi verso il Kosovo. Ci godiamo il viaggio. Il paesaggio serbo, prevalentemente di pianura, avanza davanti ai nostri occhi: la ruralità di alcuni posti aggiunti alla “modernità” dei mezzi che incrociamo proietta le nostre menti ad immagini viste in filmati in bianco e nero. Belgrado e la Serbia sono così, sospesi tra voglia del nuovo e un’economia che stenta a decollare. Lasciato alle spalle il bellissimo Monastero di Zica (primo patriarcato della Chiesa autocefala serba) che sorge nelle vicinanze della città di Kraljevo – dove si trovano ancora oggi decine di migliaia di profughi serbi scappati dal Kosovo dal ’99 in poi -, incominciano le bellissime valli del sud serbo, attraversate dal fiume Ibar. Il confine si avvicina e sentiamo la tensione alzarsi un po’, o meglio la premonizione per ciò che ci aspetterà in Kosovo. In realtà la linea amministrativa (così chiamata dai serbi che non riconoscono il la legittimità del governo di Pristina) la passiamo agilmente così come la linea di confine gestita da Eulex (la polizia dell’Unione Europea chiamata a gestire la transizione dei poteri dai serbi ai Kosovari). Questa parte Nord del Kosovo, che si stende fino alla parte nord della città di Kosovska Mitrovica è abitata solo da serbi. Eulex ci comunica che dovremo però recarci a Mitrovica sud, al terminal doganale dove il materiale trasportato dovrà essere accettato e dove verranno tolti i sigilli posti sul nostro minivan. Per precauzione contattiamo l’Ambasciata Italiana di Pristina segnalando la nostra presenza; le risposte che riceviamo, una volta compreso che il materiale è destinato alle enclaves serbe del sud del Kosovo, non sono di certo incoraggianti. Giunti a Mitrovica prendiamo contatto con i Carabinieri della MSU i quali, molto gentilmente, ci accompagnano fino al terminal doganale… e qui iniziano i problemi. Le autorità doganali albanesi cominciano a richiederci una serie di documentazione difficile a prodursi (teniamo conto che tutto il resto delle dogane sono state passate senza problemi) che riusciamo comunque a consegnare. Alla fine saranno più di tre ore di attesa, in una dogana impossibile a vedersi… tre ore di attesa per sentirci dire alla fine che i beni da noi trasportati, una piccola donazione per motivi umanitari (computer, cancelleria, colombe pasquali) deve essere autorizzato niente di meno che dal Governo del Kosovo. Cioè in pratica ci chiedono che sia la neo insediata Presidente Atifete Jahjaga a firmare l’autorizzazione alla donazione (il che francamente ci pare un po’ esagerato). Cresce in noi il “leggerissimo” sospetto che le autorità locali, vista la destinazione dei beni creino quante più lungaggini burocratiche possibili al fine di spazientire i donatori. Tanto basta, come arrivo in Kosovo, per capire che sotto la patina di un’apparente autorità legittima, covino ancora odi e rancori che la “buona” volontà internazionale non potrà risolvere tanto facilmente. Riecheggiano in noi, come monito, le parole del Sottosegretario serbo “i problemi continueranno ancora a lungo”. Ora siamo in attesa del supporto dell’Ambasciata Italiana, bloccati a Mitrovica nord in una situazione di cui non possiamo prevederne il termine. Sospesi in balia di un arbitrio le cui ragioni sono chiarissime, spiegarlo ai più sarà difficile…
Benvenuti in Kosovo, pensiamo.
Dovrebbe mandarlo ai giornali.
a tutela di http://www.rinocammilleri.it:
si premette che:
1)Il direttore di una testata online, attesa la particolarità del mezzo, non risponde necessariamente per omesso controllo ex art. 57 c.p.
infatti,
alle riviste on line non è applicabile la normativa degli interventi esterni propria della stampa cartacea, giacchè in diritto penale non vige il principio di analogia.
cfr. Corte di Cassazione, Sezione V Penale, Sentenza 16 luglio 2010 (dep. 1° ottobre 2010), n. 35511
2)il presente intervento non esprime giudizi di valore, nè viola la privacy di alcuno. è solo una osservazione amara, che non integra il delitto di diffamazione.
nondimeno, il curatore del sito può fornire i dati dello scrivente in caso di querela (comunque infondata).
CIO’ PREMESSO,
lo scritto di avvocatura si svolge a metà dicembre. l’esito favorevole del medesimo comporta la possibilità di affrontare l’orale. sulle copie di molti compiti corretti,spesso, vi è il timbro di marzo.
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CORTE D’APPELLO DI * – SEGRETERIA ESAMI AVVOCATO – INFORMAZIONI PROVE SCRITTE SESSIONE 2010
Si comunica che questo Ufficio non ha alcuna indicazione relativa agli esiti
delle prove scritte della sessione 2010, svolte a * lo scorso dicembre.
Si pregano le Segreterie degli Ordini in indirizzo di voler informare i
candidati interessati di quanto sopra e di assicurare che non appena si avranno
gli esiti sarà inoltrato a tutti gli Ordini forensi del Distretto l’elenco
degli ammessi che, successivamente, saranno convocati per la prova orale.
Al momento non si hanno date; si può presumere comunque che non ci si discosti
molto da quanto avvenuto lo scorso anno:
– pubblicazione elenco degli ammessi verso la metà di giugno;
– pre-appello 2^ o 3^ settimana di luglio (e comunque non prima di
un mese né dopo due dalla data di pubblicazione dell’elenco degli ammessi, come
previsto per legge).
Il Funz. Resp.*
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questa è proprio una sfida: in quanti si ricordano di questa bella ed eterea figura?
Guy De La Rigaudie
“il mondo in cui viviamo non è proporzionato alla nostra statura, e noi abbiamo talvolta il cuore gonfio di un’immensa nostalgia di cielo”
“il complesso degli sforzi umani verso il bello, il bene, il meglio, fa ascendere continuamente l’umanità come un movimento di onde che gonfia la massa dell’oceano”.
“ho fatto il bagno nel lago di Tiberiade e ho illuminato, nel raggio dei miei fari, la volpe delle Parabole”
“certamente preferirei morire in piena consapevolezza, prendendo tutta la mia vita nel cavo delle mie mani e avere il tempo di innalzarla verso Dio e di presentargliela come la mia umile offerta di uomo. ma andrà ugualmente bene se, invece di aprirsi lentamente sulla Luce, la porta si spalancherà con una brusca spinta”.
“il meraviglioso amore infantile verso Dio cancellerà più tardi tutte le nostre miserie e rimarrà solo e trionfante”.
da : Stella in alto mare, 1951, la tipografica, via S.Salvatore in campo, Roma
oggi quasi dimenticato in Italia, il rover Guido (il rover è uno scout ultraventenne) intraprese nel 1937 un raid automobilistico Francia-Indocina. arruolatosi nell’XI reggimento corazzieri, cadde sulla frontiera del Lussemburgo l’11.V.40.
referendum pro acqua pubblica:
udite, udite!!! la partecipata Publiacqua spa, a maggioranza comunale, regala l’acqua a Firenze, GRATIS ET AMORE DEI! alla prossima bolletta fate ricorso con la stampa di sinistra di questi giorni (11/12.VI.11).
Caro Dott. Cammilleri, leggo regolarmente i suoi “antidoti” (qualcuno un po’ tossico…) perché sono iscritto alla mail list. Ma se volessi fare un’osservazione, anche solo privata, comunque rispettosa, educata e da buon cristiano-cattolico (come spero di essere, o di diventare se non lo fossi), come potrei fare? Non è che mi piaccia molto leggere tutto senza poter mai fare osservazioni. Oppure sarebbe solo questo, che sto utilizzando, il modo consentito? Ma Lei non ha una sua mail? Saluti. William
Critichi pure quanto vuole: i miei Antidoti sono aperti al dibattito.
Riguardo al caso sulla Bussola del 17/6 del coniuge che cambia sesso segnalo che per la vifente legge it, sul divorzio il cambio di sesso di uno dei coniugi è causa di divorzio ma non fa di per sé venire meno il matrimonio (art. 3: “1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi: (..) 2) nei casi in cui: (..) g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164″ (lett. aggiunta già nel 1987).
Perciò tecnicamente il matrimonio omosessuale, benché sopravvenuto, è già previsto nel nostro ordinamento.
Egr. Cammilleri, la cinesica è la scienza che studia il cd linguaggio non verbale (occhi, rossori, posture, timbri vocali etc.). premesso che vi è qualcosa di vero, mi sembra però di navigare nel Lombroso più dogmatico possibile. Con il risultato attuale degli atteggiamenti mutuati in massa dai telefilm americani, con fissità ebetoidi e sorrisini “santoreschi “. può dire la Sua in merito, magari anche per una confutazione con toni chestertoniani?
Ps: ho la riproduzione di un dagherrotipo ove Don Bosco confessa i bambini porgendogli l’orecchio, senza guardarli “ a luci fise”. Che lezione per gli ultras di CSI, Dr. House e C. sarebbe!
Ricordo una confessione senza grata. Il prete, quando gli dissi un certo mio peccato, ebbe una smorfia di disgusto che mi umiliò profondissimamente. Non fosse stato un dovere, mai più mi sarei confessato.
o Cammilleri, mio Cammilleri!
parlando con certi sinistri dalle velleità intellettualoidi (ma butto ancora via il tempo così?), noto che utiizzano il cattolico e monarchico Balzac per criticare la borghesia ai loro soliti, quarantennali fini. può fare qualcosa per sollevare tale contraddizione ed impostura? grazie per l’attenzione.
Non butti via ancora il tempo così.
ha ragione, impieghiamolo nei bona certamina: può lasciare questo messaggio ai fruitori del Suo notevole sito, per aiutare Ida Magli e http://www.italianiliberi.it?
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da http://www.italianiliberi.it:
Chiediamo ai nostri lettori che vogliono aiutarci nella nostra lotta contro l’Unione Europea, di tradurre in una qualsiasi delle lingue che conoscono, anche e soprattutto se è di quelle meno note, come per esempio il polacco, il ceco, il serbo, l’ungherese, il russo, di tradurre qualcuno degli articoli che pubblichiamo o di mandarci il testo originale e la traduzione in italiano di articoli riguardanti argomenti di nostro interesse che hanno occasione di leggere nella stampa straniera. E’ chiaro, ormai, che entrando in vigore il trattato di Lisbona, la nostra azione non può essere altro che tentare, unendoci agli altri movimenti anti UE esistenti in Europa, di convincere qualcuno ad aiutare la nascita di un partito in Italia che si proponga questo scopo
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in occitano del Piemont: mersi, Monsù !!!!!!!!! (o qualcosa del genere)
dal sito della rivista La Tradizione Cattolica:
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A seguito dell’articolo sul Tricolore d’Italia, pregno di simbolismo e significati massonici, almeno stando a quello che scrive il massone Chiarle, un nostro attento lettore ci ha scritto:
“Mi ha fatto piacere leggere i commenti illuminanti della Redazione sull’articolo riguardante il Tricolore.
In risposta all’argomento del Massone, penso che noi cattolici italiani dobbiamo creare una bandiera per significare la riconquista d’Italia a Cristo e alla religione Cattolica. Perchè con essa possiamo raggrupparci e lottare per la causa di nostro Signore Gesù Cristo, Imperatore d’Italia!”
Il suggerimento ci ha fatto riflettere.
La richiesta del lettore è legittima ed opportuna.
Però non abbiamo bisogno di “creare” una bandiera, infatti è sufficiente guardare nella Tradizione cattolica per trovare quello che il nostro lettore desidera (invero assieme a tutti noi).
Da sempre è stato detto e ripetuto che la bandiera di N.S. Gesù Cristo è la sua Croce, per la quale venne al mondo (per vincere il suo nemico col Sacrificio della Croce, per redimerci col Sacrificio della Croce, per conquistarci col Sacrificio della Croce): regnavit a ligno Deus!
La Croce quindi deve essere presente nella nostra bandiera, a significare che noi ci dichiariamo e crediamo sudditi e soldati di Cristo Re. E siccome il nostro è Re di Amore e ci ha amato tanto… fino a farsi ammazzare per noi, fino a versare tutto il suo Sangue per noi, la Croce della nostra bandiera sarà rossa, rossa come il Sangue, rossa come il fuoco dell’Amore.
Noi però siamo coscienti delle nostre debolezze e dei nostri limiti, sappiamo che da soli non possiamo nulla, che senza la Grazia non possiamo alcunché e, con San Paolo, crediamo e diciamo che omnia possum in Eo qui me confortat. In altri termini non possiamo insuperbirci, dobbiamo vestirci e nutrirci di umiltà, memori della nostra debolezza e del nostro essere, “memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris!” Pertanto il nero simboleggerà la nostra umiltà, il nostro essere polvere, terra, e sarà posto alla base, in basso, a fondamento del nostro credere e del nostro operare che dovrà essere puro e ardente, candido e immacolato: la purezza e il candore saranno simboleggiati dal colore bianco.
Il Cattolico inoltre sa che è stato creato per il Cielo, per Dio che è Amore. Quindi il terzo colore della nostra bandiera sarà rosso come l’amore e posto in alto come il Cielo.
Il rosso simboleggerà anche la nostra ferma volontà di servire il nostro Re fino all’estremo sacrificio della vita, fino al martirio, sull’esempio di N.S. Gesù Cristo e dei tantissimi Martiri che ci hanno preceduto.
Quindi alla base l’umiltà (il nero) che si sviluppa e opera in purezza e candore (il bianco) e in alto il Cielo, Dio, l’Amore (il rosso).
La Croce posta al centro assume tantissime simbologie cattoliche:
(in sintesi, NDR)Cristo (é)al centro di tutto;
unico mediatore tra Cielo e Terra, tra Dio e l’ uomo;
Uomo-Dio, s’incarna (il piede della Croce nasce dalla polvere dell’uomo, nel nero), vive purissimo e immacolato, tendendo le braccia a tutti gli uomini, per salvarli tutti quanti (nel bianco, fino ai bracci della Croce), muore per Amore e nell’Amore, offrendosi al Padre per noi (la testa della Croce nel rosso);
dalla terra (nero), avendo vissuto nella purezza e nel sacrificio (bianco), torna nel seno del Padre (rosso);
, con la sua Croce, è l’esempio da imitare e da vivere: chi vuol venire dietro a me, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”…
Ed eccoci così alla nostra bandiera, alla bandiera della Tradizione: in tre bande orizzontali, nera in basso, bianca al centro e rossa in alto; al centro una Croce rossa contornata da un filetto bianco e (più all’esterno) da un altro nero; la Croce inizia a metà della banda nera e finisce a metà di quella rossa; attorno alla testa e ai bracci della Croce è riportata la scritta “In hoc signo vinces”, ad esprimere la fede nella Croce e nella certezza della vittoria, fede e certezza incrollabili fino al martirio (concetto questo espresso dal fatto che la scritta inizia e finisce appena nella banda bianca, ma si estende quasi per intero in quella rossa); in basso è invece la scritta “Quis ut Deus?”, essa è immersa nel nero e con la sua forma arcuata abbraccia il piede della Croce: essa è il grido di battaglia dei soldati di Cristo, stretti umili e compatti attorno al loro Duce, senza la cui guida e grazia non possono alcunché, il grido di battaglia è quello delle schiere angeliche rivolto contro Satana e i suoi seguaci, quello stesso che oggi i soldati di Cristo rivolgono contro la chiesa di Satana (Massoneria) e i suoi seguaci (pornografia, licenziosità, scandali, moda, malcostume, aborto, divorzio, eutanasia…).
È comunque certo che questi tre colori vengono universalmente riconosciuti come quelli della Tradizione Cattolica, riscontrabili negli emblemi delle monarchie cattoliche d’Europa (come ad esempio nell’Impero Austro-ungarico).
Essi sono anche i colori del del Beauceant (il vessillo) templare, costituito da una bandiera a due bande (verticali o orizzontali) una bianca ed una nera con una Croce rossa al centro, dove il bianco simboleggia la SS. Trinità che governa il mondo materiale (nero), quest’ordine naturale è affermato dal Cristo Crocifisso, rappresentato dalla Croce, rossa dal colore del Sangue versato (il rosso è quindi il colore regale del Sangue di Cristo, come è anche quello delle mozzette di Re ed Imperatori cattolici, che erano tali per volere di Dio).
Durante il Medioevo, nel rito d’investitura del cavaliere, il candidato indossava tre vesti: la nera (a rappresentare la morte, il sacrificio), la bianca (ad indicare la purezza) e la rossa (a significare il dovere di versare persino il proprio sangue per difendere la propria fede (l’Altare) e il proprio Signore (il Trono).
È importante notare come i nazisti, riprendendo questi tre colori, li hanno invertiti, ponendo in basso il rosso e in alto il nero a rappresentare il mondo materiale (nero) che sovrasta e controlla l’ordine spirituale (il bianco) nato da quello materiale e grazie al quale e per il quale si ottiene la regalità dell’uomo (rosso) che trova Dio in se stesso (gnosticismo). Inoltre la croce usata dai nazisti è quella nera dei cavalieri teutonici (di nazionalità germanica e ungherese, che combatterono valorosamente durante le Crociate, divenendo motivo di orgoglio per la nazione tedesca: i nazisti si proclamarono –a torto– degni eredi di quei valorosi cavalieri cattolici, pur con le diversità ideologiche a tutti ben note). I nazisti hanno quindi scimmiottato (per non dire profanato) un simbolo prettamente cattolico.
La Redazione
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da luomolibero.it:
L’ospedale di Osojane ha solo cinque posti letto, un vecchio defibrillatore donato dall’Unione europea chissà quanti anni fa e poche medicine, mai quelle che servono. Eppure i serbi del piccolo villaggio vanno avanti così, come capita. A scuola si fa lezione solo quando c’è la luce, solo quando gli albanesi lasciano stare i generatori e non staccano la corrente per dispetto. A fare la spesa si esce poco, sotto scorta e a testa bassa.
In Kosovo il conflitto è finito più di dieci anni fa. L’Onu era intervenuta per garantire una convivenza pacifica tra i serbi e gli albanesi. Ma dal 1999, da quando cioè sono state deposte le armi, si combatte un’altra guerra, silenziosa, quotidiana, sottile. Fra civili. Una guerra fatta di mine anti-uomo nascoste nei campi concessi ai serbi dallo Stato, fatta di furti e di aiuti umanitari intercettati alla frontiera e dirottati altrove. Qualche settimana fa è stato condannato a un mese di carcere un serbo kosovaro del villaggio di Velika Hoca (a ovest del Kosovo) che si era rifiutato di ritirare la bandiera serba issata sulla sua auto. E ora la tensione aumenta: Pristina ha deciso di riprendere il controllo di due punti di frontiera con la Serbia e si è a un passo dal reciproco boicottaggio delle merci.
Durante la guerra i serbi venivano descritti come i «cattivi». Ora quelli che sono rimasti in Kosovo, per lo più donne e bambini, sono vittime costrette a vivere ghettizzate in enclave protette, circondati da popolazioni ostili e sotto il costante rischio di aggressioni. Eccole le nuove «riserve indiane» dei Balcani che resistono alla pulizia etnica e coraggiosamente restano gli ultimi avamposti cristiani in una terra a stragrande maggioranza islamica. Sono dei piccoli villaggi fatti di niente: le case cadono a pezzi, il riscaldamento non sempre c’è. Si va avanti con poco, spesso con il baratto di quei quattro ortaggi coltivati con le proprie mani. Si sopravvive. E ogni tanto si smette di sognare. Però non si va via e l’orgoglio serbo sopravvive, nonostante tutto. Nonostante si sappia di essere una minoranza nella propria terra e per di più sotto sorveglianza come in caserma. Nemmeno la lingua è la stessa degli albanesi e i bambini non giocano assieme, mai. Diversa pure la religione.
A dare una mano ai serbi delle enclave sono numerose associazioni culturali e di volontariato, tante italiane. Tra queste **********, che da anni è impegnata in azioni umanitarie e combatte contro le discriminazioni. Anche quelle dei popoli. Una delegazione di ragazzi del gruppo è partita per Belgrado con scatoloni pieni di giochi, cibo, computer e medicinali da consegnare alle famiglie serbe emarginate in Kosovo. «Far arrivare gli aiuti a destinazione – spiega ********** di Comunità Giovanile – non è stato affatto facile, soprattutto per i computer. Ci hanno bloccato per una notte intera per controllare il materiale che portavamo». Già, perché quella contro i serbi e contro tutti quelli che li aiutano è anche una guerra burocratica, fatta di cavilli inesistenti e di verifiche estenuanti sulla merce per scoraggiare gli aiuti e isolare ancor di più le enclave. Soprattutto se qualcuno vuole portare tra le baracche computer e connessioni Internet, ponte con il resto del mondo.
Il materiale portato a Osojane, Zac, Silovo e Zupce è stato raccolto in collaborazione con l’associazione ********. Tra gli aiuti che vengono e verranno inviati anche strumenti e attrezzi per l’agricoltura, veicoli adatti al trasporto di persone (scuolabus e degenti).
cari miei, ricordatevi sempre che “Don Camillo e i giovani d’oggi” è un testo sottoposto a pesanti tagli e censure, operati dal centrosinistra dell’epoca (un esempio: il Cardinale Ribelle, ovvero lo scomodo prelato ungherese, dal cognome impronunciabile, che venne difeso di fronte all’opinione pubblica internazionale anche dal connazionale Fejto, massone dichiarato, diventa un innocuo Cardinale Magiaro). per gustarsi quest’opera “profetica” e poetica di Guareschi occorre procurarsi una ristampa di metà anni Novanta, intitolata Don Camillo e Don Chichì.
citazione parziale. a tutela del copyright si indica la seguente
Fonte: CulturaCattolica.it
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domenica 31 dicembre 2006
Il 28 dicembre di sessantanni fa nasceva don Camillo, il primo racconto fu pubblicato quasi per caso, per ovviare ad uno spazio vuoto, si doveva andare in stampa con Il Candido, il settimanale di cui Guareschi era il direttore e così venne alla luce il primo racconto che parlava di don Camillo, l’arciprete di Ponteratto.
A distanza di sessantanni, don Camillo è di estrema attualità.
«Pochi istanti dopo s’udì partire a motore imballato la giardinetta della ragazza e don Camillo uscì dal confessionale e andò a sfogare col Cristo dell’altar maggiore la tristezza del suo animo:
“Signore, se questi giovani che si prendono gioco delle cose più sacre sono la nuova generazione, che mai sarà della Vostra Chiesa?”
“Don Camillo” rispose con voce pacata il Cristo “Non ti lasciare suggestionare dal cinema e dai giornali. Non è vero che Dio ha bisogno degli uomini: sono gli uomini che hanno bisogno di Dio. La luce esiste anche in un mondo di ciechi. È stato detto ‘hanno gli occhi e non vedono’; la luce non si spegne se gli occhi non la vedono.”
“Signore: perché quella ragazza si comporta così? Perché per ottenere una cosa che potrebbe facilmente avere soltanto se chiedesse, deve estorcerla, carpirla, rubarla, rapinarla?”
“Perché, come tanti giovani, è dominata dalla paura d’essere giudicata una ragazza onesta. È la nuova ipocrisia: un tempo i disonesti tentavano disperatamente d’essere considerati onesti. Oggi gli onesti tentano disperatamente d’essere considerati disonesti.”
Don Camillo spalancò le braccia:
“Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”
“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”
“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che, in migliaia di secoli, aveva accumulato. Un giorno non lontano si ritroverà esattamente come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne.
“Signore: la gente paventa le armi terrificanti che disintegrano uomini e cose. Ma io credo che soltanto esse potranno ridare all’uomo la sua ricchezza. Perché distruggeranno tutto e l’uomo, liberato dalla schiavitù dei beni terreni cercherà nuovamente Dio. E lo ritroverà e ricostruirà il patrimonio spirituale che oggi sta finendo di distruggere. Signore, se questo è ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”
Il Cristo sorrise.
“Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza.
“Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più; ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede.
“Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini d’ogni razza, d’ogni estrazione, d’ogni cultura.”
“Signore” domandò don Camillo: “volete forse dire che il demonio è diventato tanto astuto che riesce, talvolta, a travestirsi perfino da prete?”
“Don Camillo!” lo rimproverò sorridendo il Cristo. “Sono appena uscito dai guai del Concilio, vuoi mettermi tu in nuovi guai?”»
Ha letto Robi Ronza su La Bussola?
UNA INCRESCIOSA VICENDA
da riscossacristiana.it:
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I fatti: mercoledì 20 luglio 2011 Don Hernan Garcias Pardo, parroco di San Michele, a Ronta, frazione di Borgo San Lorenzo (FI), è stato malmenato da un energumeno che lo ha aggredito e insultato in canonica. Dopo la sacrilega violenza, epilogo (per ora) di una lunga serie di minacce e lettere minatorie, il sacerdote ha dovuto far ricorso alle cure mediche presso il pronto soccorso. L’aggressore è stato denunciato.
Perché pubblichiamo questa notizia solo oggi? Perché su questo fatto è stato steso un pesante silenzio di tipo mafioso, e solo grazie a un valoroso amico, il noto giornalista Pucci Cipriani, la notizia è stata resa da pochi giorni di pubblico dominio. CLICCANDO QUI potete leggere l’articolo che Pucci Cipriani ha pubblicato sul Giornale della Toscana. Poi, rotta la coltre di omertà, la stampa nazionale (vedi La Nazione) si è decisa a fare accenno, en passant, all’aggressione, non senza sottolineare che la prognosi del pronto soccorso è stata lieve, e che da tempo c’erano “tensioni” tra il Parroco e “gruppi di fedeli” che non approvavano le scelte tradizionaliste del Parroco, sia in tema di celebrazioni liturgiche, sia nella gestione della parrocchia. Come dire, insomma, ma questo Parroco le grane se le cercava proprio…
Abbiamo cercato a lungo nel Sito della Diocesi di Firenze. Non abbiamo trovato accenno a questa violenza sacrilega e inaccettabile. Aggredire un ministro di Dio è un peccato gravissimo, ma forse non tutti la pensano così…
Ringraziamo l’amico Pucci Cipriani, che ha fatto conoscere lo scandaloso evento, e vogliamo esprimere la nostra solidarietà e la nostra affettuosa vicinanza a Don Hernan Garcias Pardo, con la lettera che segue. INVITIAMO I NOSTRI AMICI LETTORI AD ASSOCIARSI A QUESTA LETTERA. PER FARLO E’ SUFFICIENTE INVIARE UNA MAIL A info@riscossacristiana.it , con oggetto: “Solidarietà a Don Hernan Garcias Pardo”. L’elenco delle firme sarà quotidianamente aggiornato. NON POSSIAMO TACERE DI FRONTE A UNA VIOLENZA SACRILEGA.
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LETTERA DI SOLIDARIETA’ A DON HERNAN GARCIAS PARDO
31 luglio 2011
Molto Reverendo Don Hernan Garcias Pardo,
avendo appreso della vile e sacrilega aggressione di cui Lei è stato vittima, vogliamo esprimerle la nostra più viva solidarietà e la nostra affettuosa vicinanza. Se il principe di questo mondo gode del vergognoso fatto, e induce i suoi infelici seguaci ad essere vili due volte, prima con la violenza, poi col silenzio, noi invece vogliamo che la notizia sia diffusa, perché la complice omertà è colpevole quanto la violenza. E sopratutto desideriamo che Lei sappia che Le siamo vicini col cuore e con la preghiera, e che Le siamo vivamente grati per la Sua testimonianza di Fede e di fedeltà alla Tradizione, alla Santa Chiesa, al Santo Padre.
Nessuno può fermare il cammino di chi è fedele alla Parola di Nostro Signore Gesù Cristo, e le sofferenze, fisiche e morali, da Lei subite, sono per tutti noi luce di edificante esempio. Non praevalebunt.
Con sincera amicizia e profonda stima
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Ahimè, è venuto a mancare Marco Pirina, un coraggioso che ha dedicato la sua vita a svelare la verità storica delle foibe (le “cavità carsiche” della storiografia italiana). Resta comunque il suo sito: silentesloquimur.it
i Mille
Stamattina io facevo osservazione-
in piazza d’Arno, innanzi al monumento,
(ai caduti di Mentana, ndr)
nel mentre v’era la dimostrazione-
che dei Garibaldini, a stento a stento,
se ne vedea tre o quattro a precisione,
e mezzi stronchi (= a tocchi). E dir che mi rammento
che prima non c’era commemorazione
che non ne sortisse fori du’ o trecento.
Ma, lo dice il proverbio- caro Nanni-
“leva e non metti, ogni gran monte cala”,
e, ne’ giornali di questi ultimi anni,
tu poi vedere da te che , in fila in fila,
solamente dei Mille di Marsala
n’è morti almeno cattro o cinque mila.
Dino Fazzini, 100 sonetti in vernacolo fiorentino, Firenze 1922
là fuori, mentre scrivo, stanno festeggiando la rete dell’Italia alle Faer Oer!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sig.Cammilleri le volevo suggerire di dare un’occhiata alla raccolta di firme per proporre con un referendum l’abrogazione della legge 194(sull’aborto)( http://no194.org/?page_id=5 )nel caso non la conoscesse già.
Purtoppo in 30 anni dalla approvazione della 194 i politici non si sono mai attivati per cercare di contrastarla nè tantomeno rimuoverla,credo sia ingenuo sperare che lo faranno adesso.
Nel mondo ci sono stati degli importanti risultati nel campo della battaglia pro-life come ad esempio in Polonia,Ungheria e adesso il referendum nel Mississippi(che sta per essere imitato da altri otto stati fra cui Florida, Montana e Ohio ).
l’unico modo per muovere qualcosain questa direzione in Italia sembra essere una iniziativa presa dal basso.
Credo che una sua presa di posizione pubblica,magari proprio qui su “antidoti”,sarebbe importante per la sua fama di scrittore pubblicista e apologeta. Mi scusi per la lunghezza del post.
Qui sotto il link per la raccolta firme
http://no194.org/?page_id=30
Come la penso lo sanno tutti. Intanto, metto qui il suo appello, così che tutti lo leggano.
ho appena terminato di leggere il tuo articolo sul Timone n. 107 dal titolo “Un capoluogo, un patrono” (dossier)…. e ho trovato due piccolissime “imprecisioni”… la prima sui santuari mariani…. Loreto non si trova in Abruzzo ma nelle Marche; il Santo Patrono di Pescara è San Cetteo (e non Ceteo)…. ma questo è sicuramente un refuso…. sempre volentieri tuo lettore… paolo
Nei libri che ho consultato c’è scritto Ceteo. Per il resto, grazie.
infatti wikipedia lo riporta in tutte e due le versioni… “San Cetteo o Ceteo, detto anche Pellegrino (VI secolo – 13 giugno 597) è stato un vescovo italiano, venerato come santo e martire dalla Chiesa cattolica: è il patrono della città di Pescara e della sua diocesi”…. mentre su http://www.santibeati.it lo riporta come “Cetéo”…. ma sai com’è…. da abruzzese l’ho sentito sempre come “Cetteo”… ho imparato un’altra cosa…. s.v.t.l. … paolo
Leggo su “Bussola quotidiana” il suo articolo “la Pillola del giorno dopo” saggiamente offerta alle Inglesi che la notte di Natale avessero abusato in bagordi. il suo finalino verte sul fatto che si sta tenacemente cercando di cambiare il nome a questa festa Cristiana. In tempi di aborti di massa legalizzati è assurdo dedicare una festa ad una nascita, mi pare ovvio.
Frequentando americani conosco le assurdità 8e l’orrenda ipocrisia del loro politically and religiously correct. Però non ero preparata a quanto segue, da parte di lontani amici statunitensi:
We wish all of you a joyous Christmas, or whatever holiday you may celebrate – as well as a happy, healthy new year!
Your friends in Michigan, United States –
Come rispondo? Indignata?:Essendo io Italiana e quindi quasi naturaliter cattolica, doveva essere intuitivo da parte vostra immaginarsi che il mio calendario comportasse ancora un Natale (inteso come giorno natale di Cristo).
Spiritosa?: A Roma in questo periodo ci celebrano ancora le feste di Saturno o quelle del Sole Invitto, e persino i sacrifici Mitraici, che però, essendo io donna, mi sono vietati. Ma siccome trovo più chic convertirmi a un culto meno cafone, partirò per la Francia e là in qualche foresta druidica passerò la notte a mietere il vischio né mi farò mancare una scappatina a Stone Henge.
Poi penso all fatica di tradurre il tutto in Inglese e mi passa la voglia.
Come siamo potuti arrivare a questo?
Come possiamo difenderci?
Aiuto!!!!
ecco il testo integrale del discorso tenuto da Nigel Farage al Parlamento europeo, il 16 novembre 2011:
«Eccoci qui, sull’orlo del disastro economico e sociale, e in questa stanza oggi abbiamo quattro uomini che dovrebbero essere responsabili. Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più insipidi e tecnocratici di sempre: state tutti negando. L’euro è un fallimento sotto tutti i punti di vista. Di chi è la colpa? Chi è che ha in mano il vostro destino? Ovviamente la risposta è: nessuno di voi. Perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha avuto la legittimazione democratica necessaria per arrivare ai ruoli che state attualmente ricoprendo. E in questo vuoto è arrivata Angela Merkel. Viviamo in un’Europa dominata dalla Germania, qualcosa che il progetto di Europa unita avrebbe dovuto effettivamente impedire. Qualcosa che chi venne prima di noi ha impedito, pagando con il suo sangue. Io non voglio vivere in un’Europa dominata dalla Germania e neanche i cittadini europei lo vogliono. Ma ragazzi, siete voi che lo avete permesso. Perché quando Papandreu decise di chiedere un referendum, lei, signor Rehn, parlò di “violazione della fiducia”, e i suoi amici si sono riuniti qui come un branco di iene, hanno circondato Papandreu, lo hanno cacciato via e rimpiazzato con un governo fantoccio. Che spettacolo disgustoso. E non ancora soddisfatti, avete deciso che Berlusconi se ne doveva andare. Quindi fu cacciato e rimpiazzato con il signor Monti, ex commissario europeo, anch’esso architetto di questo euro-disastro. Un uomo che non era neanche membro del Parlamento. Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove cerchiamo di indovinare chi sarà il prossimo ad essere fatto fuori. La differenza è che sappiamo benissimo chi sono gli assassini: dovreste essere ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati. E devo dire, signor Van Rompuy, che 18 mesi fa, quando la incontrai per la prima volta, mi sbagliai sul suo conto. Dissi che avrebbe ucciso silenziosamente la democrazia degli stati-nazione, ma non è più così, lo sta facendo molto rumorosamente. Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia a dire: “non è il momento di votare, è il momento di agire”. Cosa, in nome di Dio, le dà il diritto di dire al popolo italiano cosa fare?». chiaramente, si riporta la notizia nei limiti del diritto di cronaca e della libertà di parola. poi, a ciascuno le sue conclusioni
Divertissment/ fantasticheria/ l’è on bagaj / befanata
dest: Gilberto Oneto, Stati Sardi
pc: Rino Cammilleri, Regno delle Due Sicilie
Elena Bianchini Braglia, Ducato di Modena
Don Beniamino, Ducato di Modena
Giorgio Seveso, Regno Lombardo-Veneto
Don Ricossa, c/o Valdocco
Domenico DelNero, Granducato di Toscana
Egr. Oneto, ne “La strana unità” Lei riporta la tradizione secondo cui, durante il soggiorno fiorentino di Carlo Alberto, il vero Vittorio Emanuele II sarebbe deceduto durante l’incendio del Poggio Imperiale. Ed ecco la sostituzione con il pargoletto del macellaio del Galluzzo, la differenza fisiognomica con l’algido re tentenna etc. etc.
Gianni Oliva, ne “I Savoia”, pone l’accento, invece, sulla madre di Carlo Alberto, nobildonna slava: la vera “rottura”, dunque, tralasciando la solita diatriba sul ramo Carignano, sarebbe avvenuta, seguendo quest’ultima ipotesi, con l’eroe di Custoza. Effettivamente, pensando anche al Prinz Eughen, casa Savoia non ha mai corrisposto ai canoni di un Fidia o di un Lisippo! Almeno questa volta, almeno una sola volta, quindi, i Toscani non sarebbero colpevoli……………
G
Ancora d’attualità la profezia di Padre Pio. Tornerà la Monarchia?
11/12/2011
Il Professor Vignoli, dell’Università di Genova, ha riportato a galla la vicenda in occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia a Roma. Il Santo qualche mese prima della morte, incontrando Amedeo di Savoia, vedendo il figlio Aimone, predisse per lui un futuro di regnante. La profezia in un basso rilievo a San Giovanni Rotondo, stranamente fatto spostare in uno spazio difficilmente visibile. Nel quattordicinale “SI” diretto da Maria Giovanna Elmi, in questi giorni in edicola, compare un sibillino articolo firmato da Eugenio Parisi, circa una profezia di San Padre Pio riguardante l’Italia ed un possibile ritorno della monarchia. A regnare sarebbero i discendenti dell’attuale V Duca d’Aosta, Amedeo di Savoia. A fare dell’incredibile vaticinio del frate è stato il professor Giulio Vignoli dell’Università di Genova durante una celebrazione a Roma in Campidoglio per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Presenti il Duca d’Aosta, la figlia di Re Umberto II, Maria Gabriella, Aimone di Savoia, autorità politiche ed amministrative delle Repubblica, nonché storici della caratura di Aldo Alessandro Mola, Vignoli ha ricordato allo sbigottito uditorio come Padre Pio, già prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, avesse annunciato, durante un toccante incontro, alla allora Principessa di Piemonte, Maria Josè – poi ultima Regina d’Italia – che casa Savoia avrebbe perso il trono e che la Pianta principale del casato sarebbe seccata ma che “un virgulto sarebbe sbocciato ridando onore e forza alla famiglia riottenendole il regno”. La profezia fu confermata anche dopo la guerra dalla stessa Maria Josè a diversi testimoni che si sarebbe verificata nella sua prima parte sia nei minimi particolari. Dunque, se la profezia fosse veritiera, all’attuale Repubblica, dovrebbe subentrare una nuova monarchia. Secondo l’articolo di SI , al Santo, qualche mese prima della morte, fu portato il figlio di Amedeo di Savoia e di Claudia di Francia, Aimone. Padre Pio appena visto il piccolo avrebbe esclamato “bimbo innanzi a te vi è onore e regalità”. La frase turbò non poco i presenti e poco dopo il Santo frate, volle parlandone ad alcuni suoi “figli spirituali” che dopo la sua morte fosse realizzato un basso rilievo in cui fosse in qualche modo consacrata la sua profezia. L’opera fu effettivamente scolpita. Posta nella cripta a San Giovanni Rotondo, dove sino a poco fa giaceva il corpo del Santo, il bassorilievo presenta una scena che ha dell’incredibile: vi compaiono la Madonna con Gesù Bambino in grembo e San Giuseppe. Innanzi alla Sacra famiglia, Padre Pio che regge tra le braccia un agnello. Compare poi un gruppo di giovinetti e una ragazzina inginocchiati intorno alla sacra famiglia. Tutti i componenti la raffigurazione sono rappresentati negli abiti tradizionali. Tutti eccettuati due personaggi: lo stesso Padre Pio, con il saio francescano, ed uno dei ragazzi ritratto in abito moderno da cerimonia. A ben guardare quest’ultima figura c’è da rimanere di stucco: il ragazzo ha le sembianze di Aimone di Savoia ed indossa il collare dell’Annunziata (suprema onorificenza sabauda) conferita da Re Umberto II ad Aimone quando il giovane aveva 15 anni. Titolo dell’opera: “Bellezza e regalità ti stanno d’intorno”. Cosa vuole dire questo titolo? Aimone sarà Re d’Italia? Ora con la crisi gravissima che il nostro Paese sta attraversando il bassorilievo è rimasto collocato nella vecchia cripta dove riposava Padre Pio ma è stato spostato in posizione difficilmente visibile. Forse qualcuno ha paura della profezia e che possa cadere la Repubblica?
http://www.ordo-militiae-templi.org/ancora-dattualit-la-profezia-di-padre-pio-torner-la-monarchia–N-246.html