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«L’umanitarismo non riduce la povertà. Anzi. Ingrassa i corrotti, arricchisce i dittatori, abitua la gente a mendicare. Quando non allunga le guerre. Sono gli economisti africani a denunciarlo. In mezzo secolo, a partire dalle indipendenze, l’Africa ha usufruito a vario titolo di aiuti finanziari per oltre mille miliardi di dollari senza che questo abbia portato a una riduzione della povertà. Al contrario, tra il 1970 e il 1998, periodo in cui sono affluiti nel continente i maggiori contributi dall’estero, la povertà è salita dall’11 al 66 per cento» (Rassegna Stampa, 12.7.18).

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«Dalla fine della colonizzazione europea, ogni anno decine di miliardi di dollari, quasi tutti forniti dall’UE, dai suoi stati membri, da Gran Bretagna e Stati Uniti, si riversano sul continente (africano, ndr) per realizzare progetti di sviluppo, far fronte alle emergenze umanitarie, saldare debiti pubblici, pagare le spese elettorali, assistere sfollati e rifugiati, tenere aperti e funzionanti ospedali e scuole, riempire le casse statali, mantenere le missioni di peacekeeping, tenere incollati ai tavoli negoziali i portavoce dei gruppi armati e dei governi in guerra, combattere il terrorismo islamico…» (Anna Bono, La Nuova Bussola Quotidiana 8.6.18).

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Così ha scritto padre Piero Gheddo, decano dei missionari italiani, su Tempi.it del 26 luglio 2017: «Dal 1947 al 1953 gli Stati Uniti lanciavano il Piano Marshall, 20 miliardi di dollari per i paesi dell’Europa occidentale distrutti dalla guerra, che vennero restituiti con l’interesse dell’1 per cento. Il Pew Research Centre di Washington ha calcolato che nei 50 anni dell’indipendenza africana (1960-2010), i doni, gli aiuti e i finanziamenti del “Piano di sviluppo” per l’Africa nera sono stati di 300 miliardi di dollari». Morale: è inutile dargli soldi se prima non gli cambi la testa. Come diceva Montanelli, i soldi è meglio darli ai missionari.

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Puntale come il destino, a novembre ricomincia la lagna postal-natalizia di offerte per l’Africa affamata. E’ da quando sono nato che, commossi, diamo soldi agli africani. I quali li usano per massacrarsi l’un l’altro al fine di strapparseli. Avendoci preso gusto, ora vengono a prenderseli a domicilio. Poi dice che uno passa dalla pietà alle scatole piene…

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Ma davvero i giovani d’oggi sono incapaci di assumersi impegni definitivi come il matrimonio indissolubile o il sacerdozio celibe? Il vescovo africano Adoukonou (uno dei dodici vescovi africani autori del libro “Africa. La nuova patria di Cristo”, Cantagalli) scrive: «La Chiesa non avrà mai la pretesa sacrilega di credersi più misericordiosa che il suo Signore e il suo Dio. Continuiamo da parte nostra a pensare che, proprio come i giovani che si sentono schiacciati dal “moralismo” della Chiesa si rivelano capaci d’impegno radicale della loro vita nelle avventure terroriste e di kamikaze, i giovani delle nostre famiglia cristiane sono, anche loro, oggi ancora di più capaci di impegni definitivi senza i quali la famiglia non può costituirsi».

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Il solito padre Gheddo, intervistato da Luigi Chiarello su “Italia Oggi” dell’8 novembre 2012, ha parlato del problema africano, dicendo senza mezzi termini che il problema dell’Africa sono gli africani. E ha fatto un esempio, raccontatogli dal suo collega p. Carlo Scapin, missionario in Camerun da decenni: “Non molto tempo fa, un nostro cristiano, che è generoso e aiuta in parrocchia, al mattino ha trovato davanti alla sua porta un uovo rotto, che è segno di morte. Disperazione della famiglia, perché pensano che questa è una minaccia di morte. Vado a dare una benedizione a quella casa con i paramenti sacri più solenni, l’acqua santa, l’incenso, il mio crocifisso di missionario, il libretto delle benedizioni in latino. Erano in molti ad aspettarmi, seduti anche per terra, parenti e vicini di casa. Ho fatto una cerimonia solenne e lunga, con canti, letture in ewondo, benedizioni in latino; poi ho benedetto con l’acqua santa e incensato tutta la casa, ho imposto le mani a tutti i membri della famiglia. Infine ho fatto il mio discorsetto dicendo loro: non abbiate paura, con le mie benedizioni Gesù Cristo è entrato nella vostra casa e nessuno può più mandarlo via, se voi pregate con fede; se avete altri segni negativi, chiamatemi. E tutto per un uovo! Se la cosa fosse andata avanti, quella povera gente, che pure sono fedeli a Cristo e alla Chiesa, sarebbe vissuta nel terrore. I casi di questo genere sono molti e spesso non vengono subito alla Chiesa, ma vanno dal marabut (stregone, ndr) che queste cose le capisce più del prete. Il quale fa i suoi segni misteriosi e dà il responso: accusa il tale o il tal altro di voler male a quella famiglia e incominciano i sospetti, le gelosie, le vendette, una famiglia o due sono distrutte o squassate”.