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«La Ong polacca Fundacja Pro ha allestito dei furgoni che riportavano le seguenti scritte: «La pedofilia è 20 volte più comune negli omosessuali. Vogliono insegnare ai tuoi figli. Fermali!». Le lobby Lgbt ovviamente sono insorte e hanno portato a processo i responsabili della campagna. Il caso è stato archiviato. Infatti il giudice Adam Maciński ha affermato che la campagna «dovrebbe essere considerata come avente una dimensione informativa e sociale» ed «è un’espressione della libertà di parola e di credo costituzionalmente garantita per l’imputato» (GwnBlog, 23.2.20).

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Ai primi di maggio 2013 le associazioni gay italiane hanno alzato la voce e il premier Letta ha subito obbedito esautorando il sottosegretario Micaela Biancofiore. Così ha scritto Anna Bono su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 maggio a proposito del potere delle Ong ormai «diventato enorme»: «Le sole organizzazioni non governative sono centinaia di migliaia – più di 37.000 quelle internazionali, secondo le stime dell’UNDP, l’agenzia ONU per lo sviluppo – con una disponibilità complessiva di capitali che ne fa la quinta economia del mondo. Alcune migliaia sono accreditate alle Nazioni Unite dove svolgono importanti funzioni consultive e organizzative. Al Palazzo di Vetro hanno acquisito potere crescente a partire dagli anni Novanta, soprattutto durante i due mandati di Kofi Annan, segretario generale dell’ONU dal 1996 al 2006, che ne ha notevolmente accresciute le funzioni (…). C’è dell’altro. Un’associazione – non è un’ipotesi, succede davvero – può pretendersi portavoce, ad esempio, dei contadini del Kenya, parlare a una conferenza mondiale delle Nazioni Unite in nome loro, reclamando, per citare delle campagne di grande rilevanza, e discutibile opportunità, realmente lanciate dalle associazioni civili, provvedimenti contro il riscaldamento globale, la condanna di Israele per genocidio, risarcimenti per la tratta atlantica degli schiavi e la colonizzazione europea dell’Africa, e ottenere finanziamenti internazionali per proseguire la propria attività, senza aver mai consultato i suddetti contadini, essendo in realtà composta da poche decine di soci mentre i milioni di contadini del Kenya per la maggior parte, o quasi tutti, neanche sanno della sua esistenza, non hanno avuto alcun ruolo nella sua costituzione e tanto meno l’hanno delegata a rappresentarli».