RUS’

“…lo spauracchio di Vladimir Putin. Che nella nostra immaginazione galleggia a metà tra due dimensioni: quella del conquistatore sfrenato che si prepara a invadere i Paesi baltici e la Polonia e quella dello stratega decotto, ormai prossimo alla sconfitta in Ucraina. Due versioni che si contraddicono a vicenda, senza che nessuno si preoccupi di verificare quale delle due sia vera. La “minaccia esistenziale” russa ci serve per mobilitare un popolo sempre più disilluso verso l’integrazione europea e, soprattutto, per giustificare un riarmo che, più che un modo per premunirsi da eventuali strappi americani, è un ripiego forzato dopo che il green e gli altri lacciuoli burocratici dell’Ue hanno distrutto l’automotive” (Il Barista, 22.6.26).

SORELLINE

Le sorelline ritrovate. Domande: che ci facevano in una “casa-famiglia” (le chiamano così) visto che i genitori sono vivi e pure i parenti? Che sequestro di persona è se i sequestratori sono tuo nonno e tua zia? Non è che si tratta di un altro caso “bambini australiani del bosco” con assistentesse sociali e magistrate convinte di aver ragione? Solo domande, tutto qui.

FLOTILLA

Flotilla: “circola per i social il video di una più morta che viva, col collare, gli occhi di fuori, ma perfettamente truccata, che dopo mezz’ora saltella piena d’energia inneggiando ad Hamas coi labbroni turgidi” (M. Del Papa, 26.5.26. Il quale il giorno successivo ha riesumato “una folgorante intuizione marxista di un obliato poeta cannibale, Aldo Nove: “La rivoluzione passa per il buco del culo”).

OSCAR

“Se doveste vincere stasera un premio, non osate usare questo palcoscenico per un discorso politico. Non siete nella posizione di poterlo fare, la maggior parte di voi è andata a scuola meno di Greta Thunberg, non sapete nulla della vita vera là fuori. Prendete la vostra statuetta, ringraziate il vostro agente o il vostro dio, poi andatevene a fare in culo”. Ricky Gervais, comico, dal palco agli attori in sala, in una delle recenti serate degli Oscar. Ridendo castigat mores.

CANIBIS

Scommetto che a segnalare al Comune lo “sfruttamento” dei cani dei mendicanti sono state le figlie di quelle sciure milanesi che, al tempo della giunta Albertini, assediarono il Comune con una museruola in faccia. Infatti, all’ennesimo sbranamento umano da rottweiler, il sindaco aveva ordinato la museruola. Ma i voti non si contano, si pesano. E le sciure ebbero la meglio.