RAI

“Prima di Petrecca, la telecronaca della cerimonia olimpica era stata affidata ad Auro Bulbarelli, vicedirettore di Rai Sport, con anni di esperienza nelle principali corse ciclistiche internazionali. Durante la conferenza stampa di presentazione Bulbarelli ha anticipato che il presidente della Repubblica avrebbe riservato una sorpresa “paragonabile a quanto avvenuto alle Olimpiadi di Londra del 2012 con Elisabetta II e James Bond”. Ha fatto il suo mestiere: ha dato una notizia. Troppo bene. Dal Colle sarebbero partite telefonate irritate. Risultato: rimozione. E silenzio generale. Nessuna levata di scudi sindacale per un collega allontanato per aver rivelato un retroscena. Nessuno sciopero delle firme. Poi arriva Petrecca, inciampa in una serie di errori, e improvvisamente scatta la mobilitazione morale” (E. Foscarini, 12.2.26). Rai: di tutto, di più.

MATTARE’

Tiggì: un inviato riassume con dettagliata esposizione quanto ha detto Mattarella. Poi, segue il filmato di Mattarella che ri-dice paro paro quanto anticipato. Finalmente, finito il doveroso omaggio quotidiano, si può venire a sapere che cosa è successo nel mondo e in Italia. Mah, “adda passà ‘a nuttata…” (da “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, già senatore Pci).

INNO

L’inno di Mameli, a giudizio unanime, fa pena. Per giunta non era di Mameli ma di un prete barnabita. Musicato da tal Novaro, nel Paese dei più grandi musicisti di ogni tempo. Ora, poiché Pavarotti e ora Bocelli sono condannati a cantare “vincerò!” ogni volta, perché non adottare questo come inno? Ps. Conobbi Bocelli da giovane in un locale toscano dove lui suonava il pianoforte e io la chitarra. Ma non può certo ricordarsene, dato che, per forza di cose, mai mi vide…

OLIMPICS

Apprendo che la torcia olimpica non risale agli achei ma alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Quelle in cui vinse Owens (ma anche Ondina Valla, dell’Italia “patriarcale”). Non è vero che Hitler non volle stringere la mano al negro Owens, come quest’ultimo testimoniò inutilmente. Anzi, a rifiutarsi di farlo fu Roosevelt. Il tedesco da lui battuto, Luz Long, divenne il suo migliore amico, ma poi morì in guerra. Mentre Owens in guerra non andò mai…